Grafemi

Segni, parole, significato.

La realtà del tatuaggio anale

Nella sua celebre introduzione a Lolita, Vladimir Nabokov affermava che la realtà è una parola che ha senso solo se scritta tra virgolette. Stevenson, l’autore de L’isola del tesoro e di La freccia nera, una settantina di anni prima scriveva al suo amico Henry James che la gente è convinta che, nei romanzi, sia la materia quella che conti, e non si rende conto, invece, che i prodigiosi sentimenti che scaturiscono, ad esempio, da un’opera di Shakespeare, si ottengono attraverso soppressioni furiose; in un’altra lettera diceva che un postulato geometrico non compete con la vita, e che proprio il postulato geometrico è un ottimo paragone per l’opera d’arte.

La realtà, la natura, la vita da una parte, dunque, e l’opera d’arte da quella opposta. Guy de Maupassant diceva che che ‘far vero’ consiste nel dare l’illusione del vero e che i realisti di talento andrebbero chiamati, piuttosto, illusionisti. Il romanzo, e la narrativa in generale, cercano di proporre una rielaborazione del mondo – un particolare punto di vista capace di dare significato a fatti tra loro sconnessi, una trasformazione dei fatti in una storia.

Philip Roth, in un ormai celebre saggio scritto all’inizio della sua carriera, nel 1960, dal titolo Writing American Fiction, colpevolmente mai tradotto in italiano (così succede che Franzen, in Come rimanere soli, lo citi esplicitamente, e il suo riferimento cada nel vuoto), racconta una breve storiella (vera) fatta di omicidi stupidi ed efferati, di articoli giornalistici sulla madre delle vittime, sulla madre dell’assassino, e sulle due madri che si incontrano e si abbracciano, e di talk show, e di prime pagine, e di pappagallini, di iniziative benefiche, e alla fine si domanda: qual è la morale di questa storia? La sua risposta è lapidaria: l’unica conclusione che si può trarre è che gli scrittori americani del ventesimo secolo sono bloccati perché sopraffatti dallo sforzo immane, e vano, di cercare di capire, descrivere e quindi rendere credibile la realtà americana – una realtà che stupisce, fa soffrire, fa infuriare ma che alla fine arriva ad imbarazzare lo scrittore, costretto ad ammettere che la propria immaginazione è, tutto sommato, abbastanza scarsa, rispetto alla fantasia della vita che lo circonda: siamo immersi in un mondo che racconta, propone, e inventa storie che farebbero l’invidia di ogni scrittore.

Mi sono reso conto di quanta ragione avesse Roth quando, per caso, ho trovato in rete il video di una donna che si è fatta tatuare il nome del suo fidanzato attorno all’ano (leggi: buco del culo). L’operazione è stata eseguita pubblicamente, durante la diciassettesima fiera del Tatoo che si è tenuta a Miami, in Florida; la ragazza, vestita solo con un paio di calze, e con i capezzoli coperti da due pezzi di scotch neri, si è distesa su un lettino, a pancia in giù, e ha imprecato per tutta la durata della sessione (così lunga da far sospettare che il fidanzato non si chiamasse Joe o Bill ma, piuttosto, Jonathan o William). C’erano telecamere, e c’erano giornalisti, e ora su Youtube è possibile vedere il video nel quale, oltre alla cronaca dell’intervento vero e proprio, la ragazza tatuata, e mezza rivestita, abbassa le mutande a richiesta, per mostrare il risultato dell’operazione a chiunque glielo chieda. Tutto l’episodio ha una struttura narrativa solida – non è la vita brutale, incoerente, sconnessa, piena di catastrofi inesplicabili, illogiche e contraddittorie di cui parla, ancora una volta, Stevenson: qui c’è già un abbozzo di trama ripulita dalla casualità, un personaggio pronto per essere raccontato, un evento che è fiction allo stato puro. Qualsiasi autore che cercasse di trasformare questo episodio in un racconto correrebbe due rischi: quello di non essere credibile, e di non riuscire ad aggiungere nulla.

Ecco il paradosso del ventesimo secolo, che il ventunesimo rilancia con rinnovato vigore: la narrativa è stata superata dalla realtà proprio nel campo che le era proprio, cioè quello dell’irrealtà. La vita contemporanea è diventata così incredibile, così paradossale, così raccontata, da assumere i contorni di una colossale opera di fantasia, per quanto sgangherata e grottesca; i tentativi di trasformarla in narrazione sono intrinsecamente faticosi, perché la realtà nella quale siamo immersi – la realtà televisiva, la realtà di Internet, e dei social network – è già la rappresentazione fittizia di un mondo dal quale ci stiamo allontanando sempre più velocemente. L’identità delle persone, ad esempio, viene costruita quotidianamente, attraverso lo streaming di informazioni che, più o meno consapevolmente, produciamo su Facebook, su Twitter, o su un blog: dell’individuo scorgiamo una proiezione narratizzata e rielaborata – una timeline dove i fatti sono filtrati, selezionati, e trasformati secondo un canone estetico che, per quanto grossolano, riorganizza la realtà; le notizie sono vere solo quando vengono riportate su un media – anche quando non sono vere affatto. Non è un caso che il nostro termine reality indichi ormai un format televisivo, e non il mondo nel quale viviamo. Ma, riprendendo ancora Roth, di cosa dovrebbe occuparsi, allora, uno scrittore? Del paesaggio?

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

11 commenti su “La realtà del tatuaggio anale

  1. “le notizie sono vere solo quando vengono riportate su un media – anche quando non sono vere affatto”
    Penso che Orwell stesso, se potesse vedere dove siamo arrivati, si farebbe quattro risate.
    Ottimo spunto di riflessione per chi, come me, con questo problema ci si confronta sempre più spesso!

    A rileggerti
    F.

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  2. Renato
    29/11/2012

    Vado sicuramente fuori dal tema squisitamente letterario di questo post, ma la tua analisi mi ha provocato un’illuminazione.

    Da molti anni ormai le persone di buon senso, e mi ci metto in mezzo anch’io, vanno ripetendo che tv e internet non sono di per sé buoni o cattivi, ma sono solo dei mezzi, attraverso i quali si possono compiere azioni, quelle sì buone o cattive.
    E che l’uomo e i suoi sentimenti sono sempre gli stessi, cambiano solo i mezzi e i luoghi dove si esprimono.
    Fino ad arrivare a dire che, per esempio, il ragazzo che si è suicidato a causa del gruppo Facebook che lo accusava di essere gay è stato vittima della stessa violenza che fino a qualche anno fa si sarebbe consumata in piazza, o in un bar.

    Comincio a pensare, invece, ed il tuo post mi aiuta in questo senso, che tv e internet abbiano una qualche valenza negativa di per sé stessi, causata da una abnorme bulimia di dati e informazioni e da una velocità intrinseca che di fatto soffoca riflessione e ragionamento.

    Ma ci devo pensare meglio.

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  3. Pingback: Cose lette e mangiate nel web « lepaginestrappate

  4. Marina Salomone
    03/12/2012

    il problema che io considero è però com’è possibile che un fatto del genere possa far notizia al punto che n molti sono interessati a vederlo? Oggi siamo di fronte a innumerevoli eventi che vanno dal paradossale al mostruoso e al patologico. Non voglio fare un ragionamento talebano sia chiaro ma la morbosità sta ancor più in chi si nutre di simili notizie che in chi ne è protagonista. Vedere un ano tatuato a me non passa neanche per l’anticamera del cervello e sono certa che se anche acconsentissi a vederlo, mettiamo , per cortesia verso il protagonista che me lo chiede, la cosa non mi darebbe alcun godimento neanche estetico!!! il problema, quindi per riallacciarmi, è com’è possibile che queste realtà facciano un certo richiamo di spettatori? La comunicazione ormai è libera con internet e questo è un fatto positivo, ma forse il danno era stato fatto prima dalla tv quando spettacolarizzava (e continua a farlo con gusto) tragedie familiari con morti di incidente e per lo più di violenza-follia domestica.Alcunianni fa girava in rete l’esecuzione su una sedia elettrica. Poi si disse che era finta : tuttavia faceva parecchio impressione e tutto questo per me è solo oscenità. Forse ragiono in modo semplicistico ma certe cose appunto preferisco evitarle che sorbirmele! un abbraccio e buona settimana!certo poi tanti fatti veri superano la fantasia ma gli scrittori sono sempre indispensabili per nutrire la mente 😉

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    • Paolo Zardi
      09/12/2012

      Nel bagno di casa mia, anni fa mi sono fatto costruire da mio suocero un piccolo ripiano dove appoggiare dei libri da leggere al volo: quindi poesie, e brevi racconti.
      Durante le ultime sedute, mi sono concentrato su “L’arte di amare” di Ovidio, e quello che ho capito è che gli interessi delle persone non sono mai cambiati: fanno parte del modo con il quale funziona il nostro cervello. Non credo quindi che quest’epoca sia peggiore di altri: diciamo però che la facilità con il quale è possibile comunicare ha reso più eclatanti certe tendenze naturali… Fino a meno di un secolo fa, giravano dei carrozzoni pieni di “freaks” – scherzi della natura, donne barbute, gemelli siamesi – e la gente andava a guardarli – faceva la fila! Ora abbiamo i tatuaggi anali, gli attori porno, le olgettine. Cambia solo l’oggetto… Il problema attuale riguarda la scrittura: come raccontare questo mondo che si sta già raccontando da solo?

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  5. Sik
    04/12/2012

    Non hai più Facebook, quindi non puoi leggere il commento che ha postato Stefano Sgambati in relazione a questo tuo articolo. Lo riporto di seguito:

    .. Paolo Zardi è uno scrittore eccezionale, di una modernità pazzesca (di lui qualcuno ha detto che “sembra un americano tradotto”) autore di una delle più interessanti raccolte di racconti degli ultimi anni (“Antropometria”, Neo Edizioni – se volete leggere degli eccellenti racconti italiani leggete QUESTO libro, non “Dentro” del griffatissimo Sandro Bonvissuto che tutti fanno rimbalzare ovunque e che non vale uno sputo) nonché di un romanzo densissimo, doloroso e avvincente (“La felicità esiste”, Alet Edizioni) e autore anche di un blog che nutre la mia più assoluta invidia per qualità di aggiornamenti e costanza. Vi segnalo questo post che dà una prova esemplare della sua bravura letteraria e lucidità intellettuale.

    🙂

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    • Paolo Zardi
      09/12/2012

      che dire? Se dicessi che adoro lo stile di Stefano Sgambati (tanto da proporre uno dei suoi racconti in un corso di scrittura), e che da tempo sto cercando di portare qualcosa di suo qui su Grafemi, rischierei di scivolare in un imbarazzante (per chi lo guarda) sessantanove letterario… accolgo quindi con orgoglio questa sua segnalazione!

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  6. Claudio
    04/12/2012

    sarà bene riscoprire la supposta banalità, dove con supposta non si fanno riferimenti all’incisione di miami.

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Questa voce è stata pubblicata il 28/11/2012 da in Arte, Letteratura, Politica, reality, Romanzo, Scienze, Teatro, tv con tag , , , , , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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