Anestesia Occidentale

Patty Hearst

Sul blog di Vicolo Cannery, qualche giorno fa è uscito un mio post su Patricia Hearst.

Chissà se qualche volta, mentre sei al telefono con tua figlia, ci pensi ancora. Chissà se quando ti racconta che ha finalmente firmato un contratto con la Puma per una nuova linea di borsette che portano il suo nome, sei davvero orgogliosa, per quel successo, o se invece – almeno per un momento – pensi che l’orrore di un mondo di plastica è arrivato fino dentro a casa tua, in un modo che è diventato… Il post continua qui

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9 risposte a "Anestesia Occidentale"

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    1. Sì, credo che ci siano delle analogie piuttosto strette… nel caso della Hearst, però, le cose sono rientrate nell’alveo della “normalità occidentale”: si è fatta una bella famiglia “per bene” e ora una delle sue figlie, Lydia Marie Hearst-Shaw, è modella, e attrice, e credo abbia anche aperto una linea di scarpe… la nemesi dell’occidente! 😉

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    2. ps durante il processo, i suoi pagatissimi avvocati sostennero che si trattasse di un caso della cosiddetta “Sindrome di Stoccolma”, termine inventato dallo psicologo Nils Bejerot per spiegare un’altra storia particolarmente interessante, che si era svolta nel 1973 in una banca svedese: i prigionieri avevano familiarizzato con i rapinatori che li avevano presi in ostaggio, tanto da considerare come nemico la polizia che stava tentando di liberarli.
      http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma

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  1. la famosa “alleanza col nemico”
    argomento che mi interessa molto
    facendone quotidiana esperienza a scuola
    dove ho visto varie volte vittime di bulli diventare loro amici o complici.
    sono casi in cui il ragazzo non ha abbastanza forze per opporsi all’aggressore e quindi sceglie l’alleanza sperando nel “male minore”…
    mi viene in mente anche il bellissimo sceneggiato “il mercante di fiori”, di Diego Cugia, dove una donna rapita e immessa nella tratta delle bianche diventa a sua volta uno dei capi della banda.

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  2. Ho lasciato il mio commento dall’altra parte, ma mi piace riportarlo anche qui.
    “Leggo solo ora questo splendido testo. Ricordo benissimo quegli eventi, quella foto di Patricia che imbracciava il fucile (o impugnava la pistola?) e l’aura rivoluzionaria che la avvolgeva.
    L’anestesia occidentale (molto ben detto!) riesce a normalizzare non solo le fiammate effimere, come quella di P., che in fondo proveniva da un mondo distante anni luce da quelle istanze che per un attimo ha fatto sue; ma anche le passioni di chi ha dedicato con consapevolezza la parte migliore di sé all’impegno per un mondo migliore e oggi si ritrova, cambiato senza ammetterlo, a vender piadine alla festa dell’Unità”

    Ciao!

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