L’inserto del lunedì – un racconto di Carlo Sirotti

alba sulle montagne

Sono sempre più convinto che esista una distanza, per certi versi incolmabile, tra la scrittura e la pubblicazione: sebbene la seconda richieda la prima, non è affatto vero e necessario il contrario. Per questo motivo sono convinto che l’unico buon motivo per scrivere sia scrivere, e nient’altro – uno scrittore è come una mamma che prepara una torta per i suoi figli: prima di tutto deve essere soddisfatto del risultato, poi guarda il piacere negli occhi delle persone alle quali ha donato il proprio amore; se poi la torta diventa la ricetta di un libro, il proprio amor proprio ne viene gratificato, ma probabilmente solo quello.

Per questo motivo provo sempre un grande piacere quando trovo persone che si “accontentano” di scrivere quando ne hanno voglia, e per i motivi più vari, e non si preoccupano di cercare di andare oltre questo obiettivo – e non perché non abbiamo i mezzi. Carlo Sirotti è uno di questi: collabora con alcuni blog (ma non ne ha uno), scrive per il piacere di farlo. Il racconto di oggi, particolarmente delicato, mostra il suo talento.

La veglia

Carlo Sirotti

-… i raggi del sole nascente illuminavano la cima, dietro l’ultimo sperone di roccia, lei si adagiò, e si lasciò investire dalla luce.
– Bella, nonna, me ne racconti un’altra?
– No tesoro, che è già tardi. Ora dormi tranquilla, fino a domattina.
E le rimboccò le coperte, prima di darle un bacio sulla guancia e spegnere la luce.
Piano piano si incamminò anche lei verso la sua camera da letto, sapendo già che non sarebbe riuscita a dormire tanto facilmente.
La cima, e l’ultimo sperone di roccia illuminati dalla prima luce del giorno lei li vedeva già, anche se era solo tarda sera, anche se la notte era appena iniziata, e sarebbe stata lunga.

Si stese nel letto, nel buio, ma senza chiudere gli occhi che rimanevano sbarrati a scrutare tra i suoi ricordi, quasi che il calare delle palpebre potesse cancellare la sua vita, il suo passato, la sua memoria, che in quel momento stava rivivendo nel suo pensiero con un tale senso della realtà da confonderla e non capire più se era una vecchia stesa in un letto di una camera di un villino in quella cittadina vicina ai monti, o una giovanetta di paese, spensierata e felice che aveva passato la prima notte della sua vita fuori di casa, da una qualsiasi casa, senza alcun tetto a frapporsi tra lei ed un cielo che mai più avrebbe potuto essere così luccicante di stelle.
Tonio era stato accanto a lei. Per l’intera notte. Per la prima volta.
Tonio veniva dal paese vicino, nessuno sapeva di loro. Una volta scoperti, i loro incontri segreti sarebbero stati certamente sulla bocca di tutti e ostacolati. Per questo era letteralmente fuggita a notte già fonda, senza fare rumore, quando tutti, che dovevano svegliarsi presto per dare da mangiare agli animali, dormivano già. Per quello sarebbe dovuta tornare prima dell’alba, rincantucciarsi nel letto e fare finta di avervi dormito profondamente per tutta la notte.
Tonio se ne ara andato prima che si potesse intravedere qualsiasi luce. L’aveva svegliata e le aveva detto:
– Vai anche tu ora, che se i tuoi lo vengono a sapere lo sai che son guai per tutti e due!
Ma lei no, cioè sì, aveva detto che sarebbe andata, ma non lo fece. Si era adagiata di nuovo sul prato con gli occhi aperti, proprio come ora, ad aspettare i primi chiarori del cielo, e i primi raggi di sole che illuminassero la cima del monte proprio di fronte a lei. Perché quella notte fosse perfetta doveva compiersi del tutto, fino a vedere nascere il nuovo giorno.

E così fu. E così anche i timori di Tonio amaramente si avverarono. Lei fu mandata da una zia, in un altro paese, lontano. Lui in città, a lavorare in fabbrica, e non capì mai il perché quella sciocca si fosse fatta beccare così ingenuamente. Non capì mai che il loro amore, così come l’amore di tutti, non è eterno nemmeno nel momento in cui si sarebbe portati a crederlo. A meno che non si voglia rendere un momento infinito, e dilatarlo in modo del tutto artificiale e falso, attraverso una storia destinata non a sé, ma agli altri, per essere raccontata o letta sulle pagine di un libro. Attraverso il solo modo in cui una menzogna diventa vera, e qualche volta eterna.

Questo la giovanetta non lo sapeva ancora, stesa su quel prato nel momento in cui decise di rimanere a vedere nascere il sole, ma lo scoprì dopo, divenuta prima ancora che mamma o nonna una scrittrice affermata di romanzi e di racconti, e una poetessa.
Tuttavia in quella notte di confusione tra realtà, ricordi e fantasia, una notte faticosa e insonne, a rigirarsi e ad alzarsi più volte dal letto, per bere un po’ d’acqua, per andare in bagno, o anche solo per sedersi qualche minuto appoggiata ai cuscini, la nonna non ne fu più così tanto sicura, e per un momento non fu più sicura di niente.
Pensò a Tonio, e si ricordò che da allora non l’aveva mai più visto, e pensò alla sua nipotina che placidamente dormiva nella sua cameretta, la stanza accanto, e le pareva perfino di sentirne il respiro.
Pensò alle mille vite diverse che avrebbe potuto vivere e che non aveva vissuto, ma che aveva raccontato, anche se in fondo non erano le sue. Pensò a queste e a tante altre cose.

Poi si addormentò, proprio quando l’alba investiva della sua prima luce le cime dei monti lì intorno. Ma quella luce con le persiane chiuse lei non l’avrebbe comunque mai vista, anche se quella veglia fosse continuata.
E proprio allora incominciò a sognare.

 

Carlo Sirotti – Novembre 2008

 

Pubblicato in rete tra le tessere di “DOMINO” nel Blog “Lestoriedilaura&lory”

(L’incipit era stato lasciato da Cristina Bove)

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11 thoughts on “L’inserto del lunedì – un racconto di Carlo Sirotti

  1. Questo racconto è, allo stesso tempo, delicato e duro – perché è verosimile.
    Non manca di nulla. Mi ha commossa. Molto.

    Grazie a te, Paolo, per averlo presentato e complimenti, di cuore, a Carlo S.

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  2. Per prima cosa vorrei ringraziare Paolo per avere riesumato questo racconto, che risale già ad alcuni anni fa, nato per gioco, tra quei giochini letterari (in questo caso un “domino” dove ci si deve riallacciare, come incipit, all’ultima frase del racconto di chi ti ha preceduto) che ogni tanto si propongono in un blog. Dovevo quindi iniziare forzatamente con quelle prime due righe in corsivo, che infatti non sono mie, ma di Cristina Bove, una poetessa vera, che apprezzo e stimo enormemente. Ricordo che ero in ufficio quando uscì il racconto di Cristina con questo finale, era il mio turno, avevo quindi pochi giorni di tempo per scrivere le mie nonmiricordoquante battute al massimo (ed avevo numerosi impegni di lavoro per i giorni a seguire) e francamente non sapevo che pesci prendere. Stavo già per chiedere a laura & lory (le titolari di quel blog, e del gioco) una dilazione di qualche giorno, quando improvvisamente mi si presentò l’idea di questa nonna che legge quelle due righe alla nipotina. Scrissi il tutto in non più di una decina di minuti, come se questa storia venisse fuori da sola, in una specie di raptus nel quale le dita scorrevano quasi da sole sulla tastiera. Poi ripresi il lavoro di ufficio ed al termine della mattinata , durante la pausa pranzo, lo rilessi per fare qualche ultima piccola correzione e lo inviai.
    Trovo che le cose migliori che io abbia scritto (in realtà assai poche) siano nate tutte, come questa, con un intento un po’ ludico. Giocare infatti è una cosa seria. Mi fa ora un enorme piacere che Paolo riproponga questo racconto e che così qualcun altro, oltre a quelli che avevano partecipato al gioco entro al quale era nato, lo possa leggere, e mi fa un piacere ancora più grande che a questi qualcun altro (Elinepal, Tramedipensieri) sia piaciuto e lo scrivano. Un grazie quindi anche a loro.

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    1. Grazie anche a te, ed anche a Nicomaz qui sopra (il suo commento si è incrociato con il mio e non ho fatto a tempo a ringraziare anche lei): sono un po’ confuso da tutte queste lodi che non mi aspettavo.

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  3. Iniziare un racconto da un incipit obbligato (e che incipit in questo caso) è difficile. Deve venire l’idea giusta, e In questo caso direi che Carlo ha lavorato bene. Dai versi poetici di Cristina ha tratto l’immagine di questa ragazza divenuta scrittrice che raccontava storie nella storia della vita. Magari è la storia vera di chi ha scritto l’incipit…
    La scrittura deve suscitare l’idea di verità e qui mi pare ci siamo. Bravo Carlo

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