Grafemi

Segni, parole, significato.

L’inserto del lunedì – un racconto di Flavia Gasperetti

Nina - Joshua Held

Nina – Joshua Held

Ho “conosciuto” Flavia Gasperetti grazie al racconto “Night comes on”, pubblicato sul sito dell’agenzia letteraria Vicolo Cannery – un pezzo che, per inciso, consiglio vivamente di leggere.

Poco dopo, sono venuto in contatto con l’autrice (che tra le altre cose ha un blog vincitore del premio Blognotes 2012, istituito dal quotidiano Il Manifesto, e il Premio Ischia di Giornalismo), alla quale ho chiesto se aveva voglia di mandarmi un racconto da inserire su questo blog e lei, con squisita gentilezza, ha acconsentito. La storia che leggiamo oggi è raccontata dal particolare punto di vista di una bambina; mi ha colpito non solo per la sua delicatezza, ma anche per il modo con il quale è stato gestito il “doppio tempo” – quello presente, che scorre lentamente in una giornata, e quello passato, con continue aperture su episodi già accaduti.

E all’onore di postare questo racconto, si aggiunge quello di accompagnare questa storia con un disegno originale di Joshua Held, che è stato realizzato appositamente per questo brano e donato a Flavia (per sapere qualcosa di più su Joshua Held, è possibile leggere questa  voce di Wikipedia).

Hunter’s Lullaby

di Flavia Gasperetti

Your father’s gone a-hunting
And he’s lost his lucky charm
And he’s lost the guardian heart
That keeps the hunter from the harm

Se si sporge da questo muretto bianco Nina può vedere il mare aperto davanti a sé e, sotto, tanti altri muretti uguali che in spire di concentrici terrazzi scivolano giù fino alla spiaggia di Frontone.

La nave è sempre lì. Nina non saprebbe dire di quanto si è spostata rispetto all’ultima volta che ha controllato, l’orizzonte è spalancato davanti a lei e la nave pare immobile. Nina sa che questo non è possibile, deve essere l’illusione che danno certe cose lontane, come la luna che a guardarla fissa pare non si muova ma poi torni a guardarla e vedi che non è più dove l’avevi vista prima.

E poi, perché dovrebbe stare ferma una nave in mare aperto? Dovrebbe essere in avaria, sul punto di affondare. Nina l’ha visto il relitto di una nave, forse non grande come questa ma grande, è un relitto la cui prua affiora dritta al largo dell’isola di Palmarola. Tre domeniche fa, prima che Papà tornasse a Roma, c’erano passati intorno con il gommone. Il padre di Nina aveva anche spento il motore ed erano rimasti tutti insieme in silenzio a guardarlo. Poi Simon e Rob, i figli degli amici di mamma, avevano cominciato ad agitarsi, volevano il permesso di nuotarci intorno con le pinne e la maschera. Gli adulti però avevano detto che no, era pericoloso, che la risacca era troppo forte e rischiavano di finire sbattuti contro qualcosa. Frustrate le loro ambizioni esplorative, avevano fatto un sacco di domande. Che nave era? Era da guerra? Era un mercantile?

Il padre di Nina aveva spiegato, e la mamma aveva tradotto per gli inglesi, che sui fondali di queste isole c’erano un sacco di relitti, anche una nave romana, e gli archeologi subacquei avevano trovato anfore antiche e monete.

Chissà se tutti quelli sulla nave erano morti, pensava intanto Nina. Chissà se era affondata in fretta e se le persone a bordo erano riuscite a nuotare fino a riva. La scogliera è vicina ma non è che una parete di roccia, a strapiombo. Come avrebbero fatto i sopravvissuti a scalarla?

Per tutto il giorno, quella domenica passata a Palmarola, Nina aveva continuato a guardare quella prua immobile e sinistra. Non poteva fare a meno di sbirciarla mentre giocava in riva al mare a fare cataste di sassi. Era più lontana ora ma il vento colpendola rimandava un suono che la turbava, il lamento di un ventre vuoto. Era stata una bella giornata, avevano giocato tutti per ore nel mare. Papà la prendeva e la sollevava in aria di colpo per fare i tuffi. Poi i braccioli la riportavano a galla e il gioco ricominciava.

Ma questa nave non è in avaria. Solo se ne sta lì compatta e luccicante come dovesse aprire una cerniera in quei due lembi d’azzurro. Però non si avvicina, la cerniera resta chiusa e Nina si strugge, vorrebbe con tutte le sue forze che la nave arrivasse al porto. Ogni tanto scommette con se stessa: vuoi vedere che se la guardo fissa senza sbattere le ciglia per un minuto intero la faccio avvicinare? Ma dopo sessanta secondi, contati anche un po’ in fretta, gli occhi le bruciano e l’incantesimo non ha funzionato.

“Oh Ni’! Ma non ci vai alla spiaggia?” Nina fa no con la testa e saluta con la mano la signora che sale su con la tinozza piena di panni. Viene una o due volte al giorno e tutte le sere porta un secchio pieno di pane bagnato per darlo alle galline. La madre di Nina le ha spiegato che la signora è la vera proprietaria della casa dove stanno qui a Santa Maria. L’estate la lascia ai villeggianti e va a stare da qualche altra parte. Ma dov’è che va a stare davvero Nina l’ha scoperto da sola, un giorno che si è messa a seguire un cavo fissato a terra con il nastro adesivo che dalla casa esce fuori e si inerpica su per la stradina. Lo aveva seguito per un bel po’ costeggiando il muretto. Il cavo camminava lungo la parete di roccia e finiva poi all’ingresso di – cos’era? una caverna? – Nella parete rocciosa c’era una grotta, e nella grotta c’era un frigorifero. Era a questo che serviva il cavo! Nella grotta Nina aveva trovato anche la signora e un letto e un fornello a gas. C’erano pure due sportelli di lamiera con il lucchetto, perché la sera quando andava a dormire la signora si chiudeva dentro.

La signora è sempre molto gentile con Nina e non sembra per niente arrabbiata del fatto che ha dovuto lasciare casa sua per colpa loro per andare a vivere in una grotta.

‘Non giochi con i tuoi amici?’

Per un attimo Nina non sa a chi si riferisca, i suoi amici sono tutti a Roma. Poi capisce.

‘No’

Simon e Rob non giocano con lei perché è una femmina e perché è troppo piccola. Quando non vanno al mare passano il tempo a borbottare furiosamente sopra interminabili partite di Backgammon. Ogni tanto sono costretti per necessità a interagire, lei perché senza di loro non si potrebbe allontanare più di tanto e loro perché hanno bisogno di un traduttore. Ogni pomeriggio dopo il mare si avviano verso il paese in silenzio, quasi imbarazzati dalla loro reciproca dipendenza. Vanno al bar, dove Nina può ordinare la Fanta per tutti e tre e poi imbambolarsi a guardare le cose e le persone. I due fratelli nel frattempo si possono accanire sull’unico flipper di Ponza, litigandoselo.

Quando la signora finalmente si allontana, Nina si gira a controllare i progressi della nave che magari mentre era distratta ne ha approfittato per farsi un po’ più vicina. È quasi invisibile adesso, la luce di mezzogiorno è chiara e rende quasi impossibile distinguere i contorni delle cose. Eppure è sempre lì, lontana.

“DARLING!” la voce della mamma, e poi la mamma in piedi sul vialetto che la guarda tenendosi una mano sulla fronte per il sole. Un po’ esitando Nina si avvicina. La sente che le dice di andarsi a mettere i sandali che si scende tutti in spiaggia a Chiaia di Luna. Da lì la nave non si vedrà, pensa Nina. Per arrivare alla spiaggia bisogna camminare in direzione opposta e scendere un mucchio di piccoli, ripidi scalini. Non ha voglia di abbandonare la postazione ma sa benissimo che non la lasceranno a casa da sola ed è pure inutile chiedere.

Ma mentre si allontana dal suo muretto ha il presentimento che andarsene renderà vano tutto il paziente lavoro di questa mattina. Non più trattenuta dal suo sguardo la nave si libererà, scomparirà dall’orizzonte, tirerà in lungo.

‘A che ora arriva papà?’

‘Mah, non l’ha detta l’ora. Viene questa sera’

Nina pensa che stasera può voler dire dopo, a ora di cena, ma potrebbe voler dire anche tardi quando lei sarà già a dormire. Quella domenica di tre settimane fa, quella passata a Palmarola, le avevano dato il permesso di andare a letto tardi perché suo padre la mattina dopo sarebbe ripartito molto presto, senza svegliarla. Ma non è affatto detto che le sarà concesso di aspettare alzata, questa sera.

Quella domenica di tre settimane fa avevano cenato come al solito al tavolo grande in veranda. Will, il papà degli inglesi che di giorno era così taciturno, a cena si animava e beveva un sacco di vino. Parlava a voce sempre più forte e Nina spesso lo sentiva dal suo letto al piano di sopra e faticava ad addormentarsi. Anche quella notte era rimasta a lungo sveglia ad ascoltare la musica e le voci degli adulti che entravano dalla finestra aperta. Ad un certo punto si era anche affacciata, tanto per fare qualcosa. Suonava una canzone lenta e struggente che Nina giudicò essere bellissima anche se non capiva le parole che una voce maschile un po’ arrochita cantava in inglese. Era rimasta ancora a contemplare gli adulti, seduti intorno al tavolo a chiacchierare. Will e Lindsay, sua moglie, che discutevano ad alta voce e ridevano, e anche mamma rideva, ma era troppo difficile capire di cosa parlassero. Il padre di Nina invece fumava in silenzio e guardava altrove, si vedeva che non li ascoltava. Per forza, pensava Nina, parlano in inglese. O magari era la canzone ad aver stregato anche lui. Osservandoli, Nina si sentiva stringere dentro da un grappolo di sensazioni, alcune belle alcune non tanto, tristi, quasi. Poi si era allontanata piano dalla finestra per non farsi vedere.

‘Mum…’

‘Sì?’

‘Ma quella nave che è lì è la nave di papà? Quella che ha preso per tornare qui?’

La madre di Nina si gira verso il mare. Per un momento non sa dove deve guardare, poi il suo sguardo trova la nave e l’afferra. Di colpo scoppia a ridere. ‘Ma papà viene con l’aliscafo! Come quello che abbiamo preso quando siamo arrivati, no?’.

L’aliscafo. Come ha fatto a non pensarci? E’ fatto tutto diverso l’aliscafo, sembra un aereo e viaggia saltellando sulle onde, sobbalzando così forte che quando vi erano sopra sia Nina che il gatto avevano vomitato. L’aliscafo. Nina allunga il passo e si affretta verso casa a testa bassa, senza dire nulla. Non getta più neanche un’ occhiata verso l’orizzonte, verso la nave e la sua rotta misteriosa, e il suo carico senza importanza.

——————————————-

Flavia Gasperetti è traduttrice, ricercatrice, flâneuse, e da trentacinque anni prepara in gran segreto il suo sconcertante esordio letterario. È quanto mai possibile che esso venga pubblicato postumo, o che non lo sia affatto.

Intanto, scrive racconti e sul suo blog, http://brainthatdrained.blogspot.it, con il quale ha vinto il premio Blognotes 2012, istituito dal quotidiano Il Manifesto, ed il Premio Ischia di Giornalismo.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

6 commenti su “L’inserto del lunedì – un racconto di Flavia Gasperetti

  1. marina
    04/02/2013

    trovo particolarmente poetica la visione di questa bambina !!!! Complimenti all’autrice!!!

    Mi piace

  2. carloesse
    05/02/2013

    Mi sono piaciuti molto entrambi: sia questo che “night comes on” sull’altro sito.
    Una scrittura sottile ma di grande forza.

    Mi piace

  3. glamnicism
    05/02/2013

    Amo molto i racconti di Flavia Gasperetti, e una volta letti, ho sempre la piacevole sensazione di non riuscire ad articolare altra opinione che non sia “bellissimo!”, come se le parole dell’autrice bastassero a se stesse e a me, senza necessità di aggiungere altro.
    Antonella

    Mi piace

  4. Nicola Losito
    11/02/2013

    Bel racconto!

    Mi piace

  5. Gianandrea
    11/07/2013

    Ma che bella bambina, Nina! Sola, sempre in cerca del fuori.
    Mi è piaciuto molto.

    Mi piace

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