Grafemi

Segni, parole, significato.

L’inserto del lunedì – un racconto di Marina Sangiorgi

Sabato 2 febbraio scorso ho avuto il piacere di presentare “La felicità esiste” a Imola, invitato dall’associazione culturale ViaEmiliaVenticinque, della quale fa parte anche Marina Sangiorgi. Di lei conoscevo il racconto pubblicato nell’antologia Giovani cosmetici edito da Sartorio nel 2008, a cura di Giulia Belloni: quell’antologia, al di là del suo valore letterario (che fatico a giudicare, essendo io parte in causa), ha avuto il merito di farmi conoscere persone veramente interessanti tra le quali Francesco Coscioni, Nicola Manuppelli, e, appunto, Marina Sangiorgi.

La presentazione è andata bene: Marina è una relatrice molto brillante, che mescola divertimento e una lettura molto approfondita. E dopo la chiacchierata in libreria, siamo andati con i ragazzi dell’associazione a prendere un aperitivo, e poi a mangiare qualcosa (al Calma e gesso, un locale che eleva la piadina a piatto nobile). Là, davanti a buon bicchiere di vino, abbiamo avuto modo di chiacchierare – di libri, di come siamo arrivati a scrivere, di cosa ci piace – e queste chiacchiere sono il motivo per cui mi piace accettare di presentare le cose che scrivo: perché poi si trovano persone piene di passione e intelligenza. In questa pagina del sito molto ricco di ViaEmiliaVenticinque è possibile fare una prima conoscenza con un gruppo che si muove seriamente nel mondo della scrittura.

Dopo la cena, mi sono permesso di chiedere a Marina se voleva condividere un suo racconto, e mi ha mandato La vita azzurra vola. E’ un racconto praticamente perfetto – se fossi un editor, non cambierei una virgola. Mi ha ricordato quello che Jane Austen diceva della propria arte, simile alla pittura su chicchi di riso eseguita con sottilissimi pennelli. E’ una storia minima, che parla dell’insopprimibile voglia di vivere e amare. 

La vita azzurra vola

Marina Sangiorgi

La direttrice si ferma sulla porta e mi chiama: – Magda! –
Alzo gli occhi.
– Il fax non è ancora arrivato – dice, e mi guarda.
– Be’, riprovo –
Accidenti al fax, non si poteva mandare una mail?
La direttrice osserva per un attimo il cactus fiorito sulla mia scrivania, se ne va.
Stefano si alza, dice: – Ci penso io –
– Grazie, ti offro un caffè –
Spingo il pulsante del caffè lungo, mi chino a guardare che scenda il liquido nel bicchiere, sollevo la paretina di plastica, prendo il bicchiere, che scotta un po’, glielo porto.
– Come va oggi? – chiede.
– Insomma – dico.
È un periodo abbastanza buono. Certo, a volte la sento la voragine che si spalanca sotto i piedi. Da quando ho compiuto i quarant’anni piango tutti i giorni alle undici. Vado in bagno, seduta sul coperchio del water singhiozzo piano, torno al mio posto con gli occhi rossi.
– Che hai? – mi chiede Stefano.
– L’allergia –
È così, una specie di allergia alla vita, che pure mi piace così tanto; mi piace stare in spiaggia anche se la pelle si brucia, mi piace il mare anche se ho paura dell’acqua, mi piace la linea laggiù tra i due azzurri, la linea che intravedo nettissima tra il mare e il cielo.
In pausa pranzo chiedo a Stefano perché non fa figli. Da cinque anni vive con Cristina. Li vado a trovare, lei cucina, d’inverno fa lasagne squisite, larghe come strade.
– Stiamo bene così – mi dice – Non è sempre necessario –
Non è necessario, ma è meglio. Che buon utilizzo del tempo e del corpo, dello spazio, i bambini.
– Neanche tu fai figli – dice.
– Certo, sono moderna -, e addento il panino con tanto slancio che la farcitura di tonno e uova cade nel piatto.
Che donna moderna che sono. Sono sola, e questo è così moderno. Ma tutte le cose moderne sono vecchie come il cucco, e di donne sole ce n’erano anche mille anni fa. Facevano le zie, anche a quei tempi. Le mie nipotine mi strillano dalle altre stanze – zia, zia – e io corro, mi faccio pettinare, seduta sul tappeto gioco con le Barbie.
Invecchio e la vedo la striscia bianca allargarsi nei capelli.
Invecchio e mi piace l’odore di plastica morbida della Barbie: le metto un vestito sgargiante, da sera, e i sandaletti minuscoli ai suoi piedi fintissimi, forzati al tacco dodici. Per me niente tacchi, poco trucco e sciarpa al collo appena accendono l’aria condizionata. Per me un’altra estate allegramente disperata. Per me un po’ d’amore, se possibile, per favore.
Mi toccherà fare un’ altra volta tutto io, in quest’epoca moderna in cui donne moderne prendono l’iniziativa. Farò qualcosa, mi conosco, non starò zitta, non farò finta di niente aspettando che mi passi.
Lui ha occhi belli e grandi, intensi, scuri. È appena arrivato, la direttrice ha detto di mettere a posto l’archivio, ci siamo visti due pomeriggi. Parla poco, è gentile, ogni tanto fa battute che mi fanno ridere davvero.
Lo incontro all’uscita, – Mi offri da bere? – propongo, purtroppo deve andare, ha un impegno, un’altra volta si può fare, certo, bene, ciao.
Che sospiri mi escono dal petto, sospironi angosciosi, potenti come uragani, immensi. Il fatto è che desidero, terribilmente, ancora.
E stamattina vago per i corridoi, scendo e salgo le scale, – Buongiorno Magda -, incrocio la direttrice: sempre molto elegante, piega perfetta, rossetto color pesca.
– Buongiorno -, cammino spedita, non sto lavorando ma giro sperando di incontrarlo, infatti eccolo, alla fotocopiatrice, – Ciao – dico, lui mi sorride, e tutto comincia di nuovo, tanto simile a un ennesimo precipitare che sento già lo schianto, la caduta finale – a meno che stavolta per miracolo dopo la rincorsa e il salto, mentre affondo nel vuoto, a un passo dal suolo invece di rovinarmi, di frantumarmi in mille pezzi, io riesca a sollevarmi, con una spinta delle gambe, e impari a spalancare le braccia, a planare, a volare, a salire, e infine appoggiarmi, delicatamente, nell’aria come fosse acqua, e galleggiare.

NB: la vita azzurra vola è un verso di Stefano Maldini, poeta di Cesena nato nel 1972.

——————————————————————————–

Marina Sangiorgi, nata nel 1972, laureata in Lettere a Bologna, vive a Imola e scrive racconti.

Ha pubblicato i libri Frammenti di un’autobiografia imperfetta, Il Vicolo edizioni, Cesena (2000), e Rubare tempo all’allegria, Raffaelli editore, Rimini (2008). Suoi racconti sono presenti su riviste (La luna di traverso, Graphie, Fernandel), e in varie antologie, tra cui Giovani Cosmetici, Sartorio editore, Pavia (2008).

presentazione imola

Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

6 commenti su “L’inserto del lunedì – un racconto di Marina Sangiorgi

  1. Marina
    18/02/2013

    molto bello con un certo ottimismo nella malinconia!!!

    Mi piace

  2. Sabina Ceglia
    18/02/2013

    Mi piace molto ma Marina nn delude mai!!

    Mi piace

  3. carloesse
    18/02/2013

    Molto incisivo nella sua brevità: la migliore dote per un racconto.
    Scrivi anche romanzi?

    Mi piace

    • marina sangiorgi
      22/02/2013

      no, se comincio un romanzo mi areno, ho il respiro da racconto breve

      Mi piace

  4. Nicole
    30/05/2013

    Mi commuove e mi dona energia, come ogni racconto che scrivi e che ho avuto il piacere di leggere.
    Nicole

    Mi piace

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