La conversazione – un racconto di Stefano Sgambati

Con grandissimo piacere pubblico su Grafemi questo velocissimo racconto di Stefano Sgambati, scrittore romano del quale ho parlato qualche volta su questo blog, e verso il quale ho grandissima stima. 
La conversazione
di Stefano Sgambati
– Perché non ti dimetti anche tu?
– E dargliela vinta?
– Non pensano a te così tanto. Ti dimetti, due ore di fotomontaggi su Facebook e da domani ti avranno dimenticato.
– E ti sembra una bella cosa?
– Prendi me.
– E allora?
– Dico, non vedi?
– Che cosa dovrei…
(si sporge verso di lui, mettendosi a favore di luce)
– Mi sto facendo crescere i baffi.
– Ma per favore…
– No aspetta, aspetta! Ascoltami!
(ma l’altro scuote la testa. Dà un sorso alla birra che è quasi finita. Tutto è quasi finito)
– È inutile…
– Non è solo che puoi farti crescere i baffi: se vuoi puoi tingerti i capelli di biondo o cominciare a indossare magliettine coi loghi punk. Dimettersi da incarichi pubblici è bellissimo, non so perché nessuno lo faccia mai! Ti fa tornare alla vita. Dammi retta, tu è di “vita” che hai bisogno.
(il segretario sbatte un pugno sul tavolo, ma non fa rumore)
– La mia vita è la politica, il partito!
– Da quant’è che non guidi una macchina?
– Ma cosa vuoi che…
– Rispondimi.
– Lo sai come vanno queste cose, no? Non te la fanno guidare, la macchina. L’autista, il protocollo, la sicurezza…
– Da quanto tempo?
– Saranno dieci anni o quindici o…
(l’ex pontefice sorride da un solo lato della bocca. Come una stella del cinema)
– Non te lo ricordi.
– Be’…
– Però hai la patente, giusto?
– Certo che…
– Be’, io no.
– Ah.
(lo chiama con un cenno del dito. Il segratario gli si avvicina tanto che le fronti si toccano)
– Senti, ho una Ferrari.
(si allontana di scatto, facendo cadere un sottobicchiere)
– Che-cosa-hai?
– Una Ferrari. Un dono dello Ior.
– Un dono dello…
– Shhhhh!
– Ma è…
– Rossa.
– …
– St. Moritz.
– Cosa?
– Andiamo a St. Moritz.
– Ma Castel Gandolfo, il pellegrino! Tu devi…
(occhi sbarrati. Indignazione. Panico)
– Andiamo a St. Moritz, tanto per cominciare.
(il segretario abbassa la voce a un sussurro)
– No, no, non se ne parla, è una pazzia. Non siamo mica qui a smacchiare…
– E SMETTILA CON QUESTE PUTTANATE!
– L’elettorato…
– … CHE NON FANNO RIDERE PIU’ NEMMENO IL PUBBLICO DI CROZZA!
– …
– Tu, io, i nostri fallimenti, le debolezze e una Ferrari. La strada!
– E non pensi ai giornali?
– Quali giornali? Qualche conoscenza ce l’ho ancora. Non uscirà una foto. Nessuno saprà niente. Tu, io, i nostri fallimenti, le…
– Ho capito, ho capito!
– Allora, ci stai?
– Dove sta parcheggiata questa Ferrari? Come facciamo ad arrivarci? Guarda come sei vestito!
– Ho dei jeans sotto. E… guarda qui.
– Ma quelle sono delle Converse All Star!
– Comode. Pratiche. Ho preso quelle con le borchie.
– E poi cosa faremo?
– Vivremo giorno per giorno.
(c’è un momento di silenzio, a questo punto. Passa il cameriere ad occhi bassi, ma i due avventori non lo considerano. Dopo una decina di secondi di imbarazzato silenzio, il ragazzo se ne torna dietro al bancone, ignorato)
– Dio bòno.
– Non nominare…
– Ma per piacere!
– Deformazione.
– Però non ti stanno male questi baffi.
(il pontefice si passa un pollice appena sopra la rima labiale)
– Ringiovaniscono, vero?
– Credi che anche io…
– E via quei capelli. Ti invecchiano di cinquant’anni. Rasati a zero.
– Non lo so…
– Ti ho già convinto.
(di nuovo quel sorriso)
– Il partito sentirà la mia mancanza.
– Tra due ore staranno tutti ballando la mazurka a braccetto di Renzi.
– Come ti è venuta questa…
– Dieci anni che mi fanno girare su quella ridicola macchinetta per mongoloidi con la scusa della “massima sicurezza”! E quell’esperienza sull’elicottero mi è piaciuta… Voglio andare a 220 orari!
– Sarà la nostra fine…
– … E sentire il vento nei capelli…
– Ci faranno neri…
– … Caricare autostoppisti…
– Cadremo nel ridicolo…
– … Magari giovani autostoppisti…
– Ci faremo arrestare…
– … Autostoppisti MOLTO giovani…
– E poi che ne so se so usare il cambio sequenziale!
– … Mangeremo in bettole di quart’ordine…
– E se fondiamo il motore? E se buchiamo!?
– … Scappare via senza pagare il conto…
– E se dovessimo ripensarci a metà strada?
– … Farci inseguire dalla polizia per tutti gli Stati…
– Non lo so, non lo so…
– … Dormire in motel scalcagnati, forzare posti di blocco! Potremmo andare a caccia e…
(questa volta il pugno del segretario si sente. Il riverbero rimbalza contro le pareti del locale deserto)
– JOSEPH PER DIO!
– Scusa…
– Senti, siamo vecchi per…
– Anche Tabacci è vecchio e scopa il doppio di te.
– !?
– Con rispetto parlando.
– Un cambio di immagine…
– Un cambio di… tutto.
– Va bene, facciamolo.
– Un’ultima cosa.
– Spara.
(L’ex pontefice sussurra qualcosa all’orecchio del segretario che via via spalanca sempre di più gli occhi, poi entrambi scoppiano fragorosamente a ridere. Il cameriere viene richiamato da uno schiocco di dita: litigano un po’ per chi debba pagare il conto, ma sempre senza smettere di ridere.)
chiacchiere da bar
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