Grafemi

Segni, parole, significato.

La recensione perfetta

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Mi capita abbastanza spesso di leggere recensioni di libri, e devo dire che raramente ho deciso di comprare un romanzo, un saggio, o una raccolta di racconti dopo averne letta una – anche se è scritta bene. Poiché la trama non mi interessa particolarmente, né quando leggo né quando scrivo – se mi raccontate il finale di un libro che sto leggendo non mi fate un torto – cerco un particolare punto di vista che mi consenta di entrare in sintonia con l’intenzione dell’autore: un’attività praticamente impossibile.

Carlo-Vanin_avatar-96x96Ma Carlo Vanin (del quale era stato pubblicato, qui su Grafemi, un toccante racconto) ce l’ha fatta, scrivendo quella che io ritengo, anche a distanza di quasi un anno, la recensione perfetta. Il libro di cui parla è un piccolo gioiello pubblicato dalla Neo Edizioni (della quale, per pudore, tendo a parlare molto meno di quanto vorrei e meriterebbe) e scritto da Alessandro Turati, un ragazzo che non ho timore di definire un “folle genio” (per avere un assaggio – solo un assaggio – del suo talento, consiglio vivamente di leggere questo editoriale scritto per il sito della sua casa editrice). E la recensione riesce a cogliere l’essenza più pura di questo romanzo sui generis, raccontando ciò che il libro “ha fatto” su di lui – cosa ha prodotto nella mente e nel corpo del lettore: un libro, quindi, non come un oggetto distante e a sé, ma come parte della propria esperienza di vita. 

Ne copio le prime righe, invitando chiunque passi di qui di andare a leggere la recensione completa sul sito di Sugarpulp.

Adesso vi dico una cosa che non c’entra niente con la recensione di “Le 13 cose”. Quando ero alle medie alcuni bulli con la faccia a zampogna, che non so cosa sia ma rende l’idea, ci rubarono tutte le cartelle. Era l’inizio dell’estate e la scuola stava finendo. Qualcuno dei miei compagni di classe già fumava. Alcuni dicevano di aver già fatto sesso. A me non interessava il sesso a quell’età: volevo solo la mia cartella e tornare a casa a giocare con gli exogini e disegnare.

Così, nell’indecisione generale, sono andato verso i bulli zampogna con passo deciso. I tizi ci tenevano sotto scacco con la minaccia di alcuni gavettoni, io pensavo vabbé che c’è l’acqua dentro ma fa caldo, si asciuga subito: al più mi rinfresco. Mentre mi avvicino, i tizi cominciano a bombardarmi di gavettoni. Probabilmente quel giorno il dio degli sfigati vede la scena e si impietosisce: nessuno dei gavettoni mi prende. Solo uno mi colpisce la gamba ma rimbalza e si spiascia al suolo. Lo so che la parola spiascia non esiste ma facciamo di sì per oggi, ok? Ad ogni modo, i bulli, a vedermi così deciso se la danno a gambe. Che scemi, penso, potevano darmele. Io prendo le cartelle e le riporto ai compagni. Quelli mi dicono: che scemo, potevi prenderle.

Questa è stata una delle volte della mia vita in cui sono stato coraggioso.
Si contano sulle dita di una mano.

Per leggere il seguito (ne vale la pena!): accedi alla recensione completa di Carlo Vanin.

Per comprare il libro: vai sul sito di Ibs, ma giusto per fare un esempio.

Alessandro Turati

Alessandro Turati

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

5 commenti su “La recensione perfetta

  1. lepaginestrappate
    27/03/2013

    Io ho un’idea piuttosto precisa di recensione… ossia che negli spazi personali – non nella critica letteraria/quotidiani/portali – quella che funziona meglio è la NON recensione. Ed è così che cerco di scribacchiare di libri che leggo. Perché che senso ha porsi come lettore oggettivo, esterno, freddo?
    Di solito, quando si legge, si ha sempre uno sguardo filtrato e intimo.

    Bella la recensione che hai linkato e cui ti riferisci 🙂

    Mi piace

  2. Sik
    28/03/2013

    Solo tu potevi fare la recensione di una recensione.
    🙂

    Mi piace

  3. marina
    31/03/2013

    molto bello!

    Mi piace

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