Grafemi

Segni, parole, significato.

Intermezzi Editore – una chiacchierata con Chiara Fattori

fiera-del-libro.di.torinoTra giovedì 16 e lunedì 20 maggio 2013, il Lingotto di Torino ospiterà il ventiseiesimo Salone del Libro, l’evento che molti considerano il più importante in Italia. In attesa che la kermesse abbia inizio, inghiottendo decine di migliaia di visitatori, autori, editori, agenti, traduttori e comparse, qui su Grafemi usciranno alcune chiacchierate con editori, traduttori, agenti letterari e recensori; non c’è alcuna pretesa di esaustività, ma solo il tentativo di fornire un piccolo contributo alla causa.

La prima chiacchierata che abbiamo fatto è con Chiara Fattori, una delle fondatrici (con Manuele Vannucci e Attilio Scullari) della casa editoriale Intermezzi Editore, presente sul mercato dal 2008. Tra i libri pubblicati, ci sono “E’ tutto qui” di Matteo Scandolin (del quale avevo parlato ampiamente in questo post) e “Il paese bello” di Stefano Sgambati, autore verso il quale ho grandissima stima, e che era comparso su questo blog con un racconto e una citazione.

Nei prossimi giorni usciranno altri post dove si parlerà di editoria digitale, delle sfide che deve affrontare una piccola casa editrice, delle fatiche dei traduttori e della serietà di chi legge i libri e condivide le proprie idee. Alla fine, le chiacchierate saranno raccolte in un unico volumetto che sarà reso disponibile in formato epub.

Grafemi: Quando nasce Intermezzi? E’ stata la follia di un momento, o c’è stato un lento percorso di avvicinamento che vi ha portato ad aprire una nuova casa editrice? In questi cinque anni ci sono stati momenti di scoramento, o siete sempre stati sicuri di aver fatto la cosa giusta?

chiara fattori

Chiara Fattori

Abbiamo fatto una cosa che ci piaceva e che se non l’avessimo fatta ce ne saremmo pentiti, se questo significa fare la cosa giusta, credo che sì, abbiamo fatto la cosa giusta.

 G: Un piccolo editore è costretto a fare i conti con i colossi dell’editoria, i quattro o cinque gruppi editoriali che detengono il 90% del mercato nazionale. Come si fa a sopravvivere nei piccoli spazi? Quali strategie avete adottato? Avete trovato difficoltà nel farvi distribuire? Ritenete che la stampa sia imparziale nel prendere in considerazioni le proposte dei diversi editori?

 CF: Prima di tutto credo che non si debba cercare di entrare in competizione con i colossi che comunque si è destinati a perdere. E’ importante piuttosto ritagliarsi un proprio spazio, puntando su una distribuzione e una promozione alternative, originali e soprattutto stando sempre molto attenti alla qualità delle cose che si fanno. Perciò abbiamo scelto di non avvalerci di un distributore tradizionale ma di sforzarci per trovare da soli librai interessati a esporre e vendere i nostri libri e abbiamo puntato molto sulla distribuzione online. Per quanto riguarda la stampa, “imparzialità” non è certo la parola più adatta per definire quella italiana.

(cliccando qui si accede all’elenco delle librerie dove è possibile trovare i libri di Intermezzi)

 G: Come avviene la selezione degli autori? Vi affidate agli invii spontanei, vi avvalete di agenti, fate scouting sul web, o cos’altro? Una volta che avete trovato un libro che vi piace, quali sono le fasi successive?

 CF: Facciamo un po’ tutto, non si sa mai da dove può spuntar fuori un buon autore. Una volta che abbiamo trovato un testo che ci piace contattiamo l’autore, gli proponiamo un contratto e cominciamo a lavorare a editing, copertina e tutto il resto.

 G: Qual è il vostro rapporto con gli ebook? Tutti i vostri libri sono stati pubblicati anche in formato digitale: scelta obbligata, o decisione strategica?

 CF: Il nostro rapporto con gli ebook è ottimo. Siamo editori nativi digitali anche se le prime pubblicazioni sono state cartacee, ma solo

Manuele Vannucci

Manuele Vannucci

perché nel 2008 ancora non c’erano le condizioni per partire subito con il digitale. E’ in uscita la nostra prima collana esclusivamente digitale, Ottantamila, dedicata alla narrativa breve e credo che a questo in futuro affiancheremo altri progetti simili.

 G: Questa collana digitale Ottantamila punta a un tipo di scrittura che non trova spazio nell’editoria cartacee – le storie cosiddette “fuori formato”. troppo corte per essere racconti, troppe lunghe per essere considerate un romanzo. Pensate che sarà questa la strada dell’editoria digitale? Cioè andare a colmare quei “buchi” lasciati vuoti dall’editoria tradizionale?

 CF: Potrebbe essere una strada certo. Non la sola, però.

 G: So che tutti i figli sono piezz’e core ma c’è un libro nel vostro catalogo al quale siete particolarmente affezionati, anche per motivi non strettamente letterari?

 CF: Come si fa a rispondere a questa domanda? Ovviamente da lettori abbiamo le nostre preferenze, poi ci sono autori con cui abbiamo cop_ringostarrlegato in modo particolare, ma tutti i nostri libri sono stati scelti con un criterio e curati con passione. Se proprio, mi sbilancerei a favore di Io volevo Ringo Starr di Daniele Pasquini, un romanzo che al di là della piacevolezza che una buona prosa e una storia coinvolgente possono dare, porta in sé il disagio e la disillusione delle generazioni nate e cresciute dopo il ’94.

 G: Immagino che, per la vostra attività, vi capiti di leggere parecchi manoscritti. Cosa trovate, in questi libri che, per la maggior parte, non verranno mai pubblicati? Ci sono delle tendenze comuni, dei generi che prevalgono su altri? Quali sono i modelli prevalenti di questi aspiranti scrittori? E il loro errori più comuni? Dopo aver chiuso il centesimo libro che non vale la pena pubblicare, rimane ancora la forza di leggere un buon libro, per il solo gusto di farlo?

 CF: Sì ci sono tendenze comuni: sono libri scritti generalmente bene, in buon italiano, che però sono carenti dal punto di vista della storia, mancano di originalità. Per quanto riguarda i generi c’è veramente di tutto, dal thriller all’avventura, all’intimismo al romanzo erotico. Modelli veri e propri non saprei anche perché la mia idea è che tutti questi aspiranti scrittori in realtà abbiano letto ben poco.

Sì la voglia di leggere non se ne va mai via, almeno per quanto mi riguarda, anche se ultimamente mi lascio più volentieri tentare da altre forme d’arte, come le serie per la tv.

 G: Nel vostro catalogo sono presenti alcune raccolte di racconti – penso a quella di Matteo Scandolin, e a quella di Stefano Sgambati. In Italia si ripete che i libri di racconti non vanno: sulla base della vostra esperienza diretta, ritenete che questa idea abbia qualche fondamento?

Attilio Scullari

Attilio Scullari

 CF: No, questa è una convinzione dei distributori, promotori e librai ma la realtà è diversa. Molti lettori sono interessati a questo genere e molti altri non fanno differenza tra i romanzi e i racconti, cercano solo una buona lettura. Certo finché librai e critica ostracizzeranno le raccolte saranno sempre vendute meno dei romanzi.

 G: Potendo scegliere, c’è un libro uscito in Italia negli ultimi dieci anni che avresti voluto pubblicare tu con la Intermezzi? Nessun limite alla fantasia!

 CF: Il tempo materiale di Giorgio Vasta.

 G: Se non sbaglio, è già qualche anno che siete presenti al Salone del Libro. Quali sono i risultati che avete ottenuto nelle precedenti edizioni? E cosa vi aspettate da quella del 2013? Anche quest’anno aggregherete le vostre forze con quelle di altri editori indipendenti, come l’anno scorso? Prevedete di presentare nuove uscite?

 CF: Tornare al Salone del Libro è sempre un gran piacere, è la manifestazione di settore più importante d’Italia ed è un’occasione  importante per confrontarsi con i lettori e con i colleghi. Nelle precedenti edizioni abbiamo sempre avuto un discreto riscontro e quest’anno non ci aspettiamo di meno. Anche quest’anno divideremo lo stand con i Nuovi Editori Indipendenti. Presenteremo la nostra collana in ebook, Ottantamila, con le prime tre uscite.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

2 commenti su “Intermezzi Editore – una chiacchierata con Chiara Fattori

  1. marina
    05/05/2013

    molto interessante ed appagante la mia curiosità, questa intervista!!! in particolare ero anch’io curiosa del genere di libri che vengono rifiutati. Apprezzo molto la “linea” di questa casa editrice, complimenti!!!

    Mi piace

  2. Pingback: Intermezzi BLOG! » Blog Archive » Intermezzi su Grafemi

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