L’editore digitale – una chiacchierata con Giacomo Brunoro di LA CASE Books (2/2)

editoria digitale

Seconda parte della chiacchierata con Giacomo Brunoro, direttore editoriale di LA CASE Books, casa editrice digitale a cavallo tra l’Italia e gli Stati Uniti. La prima parte si può leggere qui.

Grafemi: Come sarà l’editoria tra dieci anni? Hai voglia di tentare una profezia?

Giacomo Brunoro: Penso sia impossibile sapere cosa succedere tra 10 anni, però ho una mia teoria. Oggi l’editoria si può fotografare con un paragone con il mercato del cinema: tutto quello che esce al cinema arriva poi in televisione, ma non tutto quello che c’è in televisione si vede anche al cinema. Carta e digitale diventeranno un po’ come tv e cinema: tutto quello che verrà pubblicato su carta si troverà anche in digitale, ma non tutto quello che viene pubblicato in digitale finirà per forza di cose su carta. In futuro tranne pochi, grandissimi big, tutto sarà soltanto in digitale, poi chi vorrà il cartaceo sceglierà l’opzione specifica e l’editore stamperà la singola copia.

Nuova uscita LA Case
Nuova uscita LA Case

L’on demand salverà il cartaceo (se si può parlare di salvezza), e secondo me il libraio del futuro sarà quel soggetto in grado di stampare il libro su richiesta partendo da un file epub. Chiaro che in un mercato del genere colossi come Amazon o Lulu, che gestiscono già una logistica importante (soprattutto Amazon) e che sono attivi nell’on demand da anni (Lulu) saranno dominanti. Se io fossi un grande editore italiano punterei su questa strada, investendo proprio nella tecnologia che mi permetta di realizzare un on demand cartaceo a basso costo (ma conosco anche piccoli editori digitali che stanno lavorando in questa direzione).

Già oggi il costo di stampa di una singola copia è molto basso rispetto a qualche anno fa, anche a tirature limitate, quindi il discorso è sostenibile anche economicamente.

G: L’impressione che si ha guardandosi un po’ in giro è che i grandi gruppi editoriali italiani, che gestiscono, in quattro, più del 90% del mercato nazionale, avversino il digitale, o comunque non si stiano muovendo con convinzione in questa direzione. Sei d’accordo? E se sì, da cosa potrebbe dipendere?

 GB: Sono assolutamente d’accordo con te, credo che fondamentalmente i grandi gruppi stiano sbagliando tutto per quanto riguarda il digitale. Di fatto per quasi tutti gli editori ora il digitale è un qualcosa che devono avere ma che non vogliono vendere, e quindi propongono a prezzi alti e fuori mercato per allontanare i lettori. In pratica il digitale viene utilizzato per dare visibilità al cartaceo. Poi quando vanno in digitale fanno operazioni suicide a prezzi bassissimi (i famosi 0.49 o 0.99) svalutando il mercato. Schizofrenia pura.

Il mostro di Firenze
Il mostro di Firenze

Il punto di fondo è che oggi, per quanto riguarda l’Italia, il mercato digitale è antieconomico per un editore molto strutturato. Ma si tratta di un oggi destinato a durare poco. In questo paese nessuno investe e di conseguenza si reitera il vecchio il più possibile finché il mercato non scoppia. Pensiamo alla politica folle di Mondadori di cedere in blocco il suo comparto digitale a Kobo…

Gli editori italiani oggi puntano molto sui titoli italiani ma non si rendono conto che un domani verranno tranquillamente bypassati dai grandi gruppi stranieri. Pensiamo ad esempio a un autore come Stephen King: per big del genere l’Italia è un sottomercato quindi per ora a loro conviene prendere l’anticipo e vendere i diritti e poi non ci pensano più, ma un domani per l’editore americano (o per l’agente che gestisce l’autore) potrebbe essere molto più conveniente spendere 3, 4 o 5 mila euro per far tradurre in Italiano il libro di Stephen King e poi venderlo in digitale su Amazon, iBookstore e Barnes & Noble: certi nomi non hanno certo bisogno di essere spinti dal marketing e si vendono da soli. In questo modo l’editore italiano sarebbe tagliato fuori dal giro dei grandi bestseller internazionali, ma sembra che nessuno ci abbia neppure minimamente pensato.

Nessuno ragiona in termini di lungo periodo, nessuno che abbia pensato di fare un investimento facendo tradurre i grandi classici italiani in inglese, cinese e arabo per aggredire i mercati digitali del futuro (ma anche del presente). Questo poi è un mio vecchio pallino: il ministero della Cultura (sic!) avrebbe dovuto già investire una decina di milioni di euro per far tradurre in inglese e cinese i nostri grandi classici per venderli poi online in tutto il mondo, sarebbe stata una grande operazione di rilancio dell’immagine dell’Italia e della sua cultura (pensate solo al mondo universitario internazionale), operazione che tra l’altro si sarebbe anche ripagata tranquillamente nel giro di qualche anno. E oltre all’indotto diretto proviamo a immaginare l’impatto culturale di un’operazione del genere, che potrebbe essere sfruttata in maniera clamorosa a livello di comunicazione e che si potrebbe far pagare anche agli sponsor giusti (ma fare discorsi del genere con la nostra classe politica è ridicolo, me ne rendo conto.

Comunque i grandi gruppi hanno dimostrato una strategia imprenditoriale pari a zero, nessuna logica d’impresa a tutti i livelli per quanto riguarda il digitale. Si punta solo a limitare i danni e a ripetere fino alla morte processi noti. Adesso stanno iniziando a fare qualche esperimentino facendo esordire nuovi autori in digitale (cosa che nel giro di un anno o due sarà la prassi) per vedere se poi le cose possono funzionare anche in cartaceo (ovviamente no, o per lo meno non sempre perché stiamo parlando di cose diverse).

Poi bisogna sottolineare un punto dolentissimo dell’editoria italiana: i grandi gruppi editoriali da noi sono proprietari anche di librerie, si sono spartiti i grandi gruppi di distribuzione, hanno giornali e chi più ne ha più ne metta. Questo significa che hanno tutto l’interesse a far muovere una macchina enorme che gira tanti, tantissimi soldi. Nessuno ha l’interesse a fare un utile più alto a fronte di minori spese, l’importante è fare più fatturato (ragione in termini di impresa). Ma aumentare il fatturato non serve a niente se poi le spese ti ammazzano (l’ultimo bilancio di RCS parla di -509 milioni di euro, tanto per capirsi).

Infine non possiamo non parlare degli agenti letterari che stanno sbagliando molto nel digitale, pretendendo per i loro autori anticipi importanti in un momento in cui il mercato è in crisi totale e, soprattutto, non rendendosi conto che dovrebbero lavorare sulle percentuali e sulla durata dei contratti (in pratica anche loro ragionano su un’ottica di “prendi i soldi e scappa” e non su una di lungo periodo). Per non parlare del discorso di aggredire i mercati esteri facendo sistema con gruppi di autori vendibili in quei mercati.

Non c’è niente da fare, tutti vogliono l’uovo oggi con il risultato che, molto probabilmente, a mangiarsi la gallina domani saranno gli altri.

 G: Sarai presente al Salone del Libro 2013? Pensi che il Salone sia ancora necessario, o comunque utile, per una casa editrice che si muove nel mondo del digitale?

fiera-del-libro.di.torinoAssolutamente sì, avremo un piccolissimo stand e organizziamo una tavola rotonda (http://www.salonelibro.it/programma/details/2875-Tra-carta-e-digitale.html ) e partecipiamo ad un altro evento (http://www.salonelibro.it/programma/details/2706-Incubatore-e-poi!-Amazing-Spiderman-Awards-per-l-editoria-digitale.html).

Personalmente credo sia molto utile partecipare ad eventi di questo tipo, soprattutto in Italia, perché c’è bisogno di far conoscere il digitale: noi spesso diamo tutto per scontato ma qui siamo ancora nella fase di alfabetizzazione, quindi ben vengano le occasioni in cui confrontarsi con le persone in maniera diretta.

Grazie per la chiacchierata, e in bocca al lupo per la vostra attività!

—-

Versione PDF della chiacchierata completa:

L’editore digitale – Giacomo Brunoro

pdf

———

Chi è Giacomo Brunoro

giacomo brunoro

Vive e lavora a Padova dopo aver vissuto e lavorato a lungo a Milano (Radio DeejaySky Tg24, Controcampo, Radio Kiss Kiss Network, RIN,Push Pull, Dieci, GOODmood, Maxim…).

Dopo aver collaborato a lungo con le radio del gruppo Sphera Holding (Radio Padova la radio del Veneto e Easy Network) attualmente è nello staff di consulenti di Ausonia Consulting ed è Direttore Editoriale di LA CASE Books, editore digitale statunitense.

E’ presidente dell’associazione culturale Sugarpulp con cui organizza a Padova il Sugarpulp Festival.

Annunci

One thought on “L’editore digitale – una chiacchierata con Giacomo Brunoro di LA CASE Books (2/2)

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...