Grafemi

Segni, parole, significato.

Cinquanta sfumature di grigio – oh!

Una delle accuse che più spesso viene mossa a chi scrive recensioni è di non leggere i libri di cui parla. Non so se sia sempre vero – le recensioni che ho potuto leggere sui libri che conosco dimostrano, in molti casi, un’approfondita conoscenza del contenuto, e un’analisi non banale. Nel caso di questa recensione, invece, ammetto, anzi, dichiaro da subito, che io non ho letto “Cinquanta sfumature di grigio”, che non conosco l’autrice (è un’autrice, vero?), che non ho letto neanche gli altri due libri che compongono la trilogia, che ho sfogliato qualche pagina qua e là, per capire se la cosa poteva interessarmi, che nutro alcuni piccoli pregiudizi sulla qualità complessiva dell’opera, che non so spiegarmi il successo così vasto di un porno harmony (è questa l’idea, probabilmente sbagliata, che me ne sono fatto), ma che nonostante questo, parlerò di questo libro, e lo farò usando un approccio completamente diverso: l’analisi della frequenza delle parole.

Ogni romanzo, ogni storia, è formata da parole (che a loro volta sono formate da grafemi…) che rappresentano, nel loro insieme, la tavolozza che l’autore ha usato per narrare una vicenda. Spesso non ci rendiamo conto di cosa caratterizza lo stile di uno scrittore, perché le variabili in gioco sono tante: la punteggiatura, la costruzione dei periodi, un certo modo di procedere nel ragionamento, la scelta delle metafore (il mondo alle quali attingono), il rapporto tra i paragrafi… e le parole. Ci sono autori che ne usano pochissime, sempre le stesse, e grazie a questo costruiscono storie bellissime – penso a Hemingway, a Faulkner – e altri che danno fondo a tutta la loro conoscenza linguistica per raccontare episodi minimi – e qui mi vengono in mente Nabokov e la sua straripanza verbale, e il più grande autore di tutti i tempi, Shakespeare. Un tempo, l’analisi della frequenza con la quale compaiono le singole parole si affidava a un approccio qualitativo, a sentimento… Ora, invece, è possibile, con un semplice programma (che possiedo solo io: me lo sono scritto con le mie mani), conoscere i numeri che caratterizzano un libro. Così, invece di leggere “Cinquanta sfumature di grigio”, l’ho sottoposto a questa elaborazione, che mi ha fornito alcuni risultati che considero interessanti.

La prima cosa che posso dedurre scorrendo quest’arida lista di parole affiancate dalla frequenza con la quale compaiono è che il centro della storia, il fulcro, l’elemento più rilevante, è un certo “Christian”, che compare 892 volte in un libro che, nella mia edizione, ha poco più di 600 pagine; e ho il sospetto che il pronome “lui”, che compare 973 volte, faccia riferimento proprio a questo tizio. La presenza di 652 occorrenze del pronome personale “mia”, e 540 “mio”, mi spinge a pensare che che la storia sia raccontata in prima persona; come indizio ulteriore, noto che “io” compare 538 volte (stiamo parlando di numeri molto alti: per capirci, la preposizione “da” compare 766 volte, meno spesso dell’onnipresente lui-Christian). “Grey”, 548 volte, è un cognome o un altro uomo della storia?

Primo sostantivo: occhi, 500 volte. L’occhio, da solo, 31 volte. Cinque occhiolini, un solo paio di occhiaie, sei occhiatacce, ma quarantasei occhiate. Ma chi è Anastasia? E’ il primo nome femminile che compare (437 volte): l’antagonista della voce narrante? O è la voce narrante stessa? E Steele? E Kate?

Secondo sostantivo, ancora una parte del corpo: la mano. Duecentosettantasei volte. Ma neppure con le centottantuno mani al plurale arriva a superare gli occhi e tutti i termini derivati. Come ci dicevano le commesse nei negozi di giocattoli, guardare ma non toccare… Subito dopo la mano, un campanello d’allarme: l’esclamazione oh compare 273 volte. Ogni due pagine, qualcuno dice oh! Qualcuno (tre volte) dice anche ooh, e una volta si arriva perfino a oooh.  Potrei pensare che sia una storia scritta da Povia, ma poi trovo un AAAAHHHH, un AAAH, un AAAHH, un AAH, settantanove (!) AH, un AHHH, sei AHI (qualcuno si è fatto male?) e un AHIA. E cinquantanove MMH, scritto proprio così, con due M e un H, senza alcuna variante. E ci sono un mugolando, un mugolare, un mugolio. I personaggi parlano per monosillabi.

Primo verbo: voglio, 273 volte. Essere: 257 volte (non tengo conto di tutte le coniugazioni). Sento 239 volte. Dice 234.  E poi, il terzo sostantivo – ancora una parte del corpo: ci sono 232 testa.  Cosa fanno questi personaggi, con la testa? Pensano? Prendendo tutte le formi possibili della radice “pens-“, compresi i pensieri e i pensierosi, abbiamo 495 occorrenze. Andando a cercare altre radici, spicca il verbo mormorare. In “Cinquanta sfumature di grigio” la gente parla, dice, sussurra, grida, urla, ma la gente soprattutto mormora. Lo fa 505 volte. Praticamente mormorano una volta per pagina, prendendosi una pausa ogni sei.

“Molto”, aggettivo molto generico, 255 volte.

Duecentosedici sguardi (che si sommano alle 46 occhiate).  Duecentotré sorrisi – uno ogni tre pagine. Centottanta letti. Centosettanta bocche. Centosessantadue capelli. Il corpo è fatto a fette. E la parola sottomessa, al femminile. Quante volte viene sottomessa, la protagonista principale? Centoquarantadue. Una pagina ogni quattro.

Ok, so che questo libro parla di sesso. So che lo fa con un linguaggio abbastanza esplicito – così, almeno, ho letto in giro. Ma cosa dice l’analisi della frequenza delle parole?

La parola sesso compare 59 volte – si piazza dalle parti della lingua (63 volte), della sensazione (57), del viso (56), del dolce e del bello (entrambi a 54). Mettendo insieme i vari termini derivati da sesso (sessuale, sessualmente, ecc) si arriva però a 95, poco sopra le spalle (94). il cuore (92), l’aria (91), e meno del tempo (101).

Il verbo scopare, in tutte le sue forme (scopando, scoperà, scoperemo, ecc), arriva a 36, superato, abbastanza clamorosamente, dal verbo sculacciare (sculaccerò, sculacciami, un curiosissimo sculacciatori, ecc), che compare 45 volte, superato a sua volta da urlare (urlando, urletto, urla, ecc) che totalizza un notevole 50. Le torture arrivano a 30, picchiare a 15, ci sono 2 sberle, 14 tra manette e ceppi ma si dice o si pensa la parola sadomaso solo 3 volte. Per quanto riguarda liquidi e secrezioni, la saliva compare una volta, ci sono 25 lacrime, il sudore lo si sente 6 volte, il succo 10, il sangue compare 33 volte. lo sperma 4 ma ci sono un po’ di schizzi qua e là (6). Legare compare, con tutte le sue forme (specialmente legata) per 51 volte. Sbattere 41 volte, annusare 11. Leccare, leccando e leccandosi una volta ciascuno, come la parola strangola (!). Succhiare: (succhiarlo, succhiargli, succhiandomi, succhia, ecc), 24 volte. Abbassare (abbasso, abbassandogli, abbassandosi) 51 volte, e 23 volte accelerare (ma solo 4 rallentare) e 57 accarezzare, e per 111 volte qualcuno dice oddio (che io sospetto essere la traduzione del famigerato oh my god), ma, diciamolo perché è importante, ci sono 186 baci in tutte le loro forme. Sono tanti. Ma totale orgasmi: 24. Pochi, rispetto a tutto questo agitarsi. Comunque, pare che i tizi si divertano: in 600 pagine, troviamo solo 3 sbadigli.

Il cazzo compare 16 volte, come genitori, gentile, aereo, bionda, hotel. Il pene una volta sola, ma ci sono 7 penetrazioni, e 15 penetranti. Il membro, solo quattro volte; le verghe, sempre e solo al plurale, 3; non ci sono né minchienerchie, ma compaiono una cappella e 3 palle (mentre non c’è traccia di testicoli scroti). Ci sono 2 bicipiti, e 18 muscoli generici

Sul versante femminile, pare ci sia una certa reticenza: 4 vagine, 4 vaginali e la sorprendente accoppiata vaginali/anali per ben 3 volte; 8 seni ma ben 19 reggiseni e addirittura 28 capezzoli. Il pube compare 3 volte. Se i piedi afferiscono all’area sessuale, be’, ce ne sono 96, un numero assolutamente considerevole. Idem per la gola (53 volte!) che accoppierei alle 83 occorrenze di aggettivi riferiti alla profondità. Solo 2 culi, ma 16 natiche, 2 glutei, 14 peli (solo 3 volte pubici), 2 pelurie, 68 volte pelle, 3 ascelle (ma nessuna puzza), 114 labbra  e le 170 bocche viste sopra. E 3 grembi, un buco, ma neanche un ano. Quindici pance.

Nove calze, 23 scarpe (per 96 piedi, bella media!), 6 mutande, 11 mutandine, 28 slip, 12 boxer, nessun braccialetto e nessuna collana, solo 2 orecchini  su 15 orecchie, un cappello, 3 canottiere, 16 magliette, 39  pantaloni, un paio di calzoncini, 7 gonne, 7 golf. Non ci sono collant e non ci sono giarrettiere. Nove settimane e mezzo, che ha formato l’immaginario collettivo dei maschi italiani cresciuti negli anni ottanta, è un ricordo lontano.

L’ardore compare 3 volte, la passione 27 e sua sorella la compassione 5, la pena 4, il disgusto una volta sola, ma 3 volte lo schifo, mentre la paura si vede 32 volte, il terrore 6, il panico 8, l’orrore 2, e la speranza 10, l’orgoglio solo 3, e c’è spazio per un pudore, 2 vergogne, e 6 verginità per 4 vergini; si vomita 18 volte; ci sono 6 timide, timidi e per 9 volte qualcuno fa o dice (o mormora) qualcosa timidamente.

E’ evidente che si potrebbe andare avanti così per ore, cercando, ad esempio, tutti i colori, o i nomi di città, gli elementi dell’arredamento e quelli della natura, e gli animali, i libri, le posizioni, i verbi… Ma mi fermo qui – credo che ci siano abbastanza informazioni per poter tentare un abbozzo di giudizio: Cinquanta sfumature di grigio  è un romanzo scritto con una lingua semplice, spesso banale, che presenta molti degli stereotipi legati al sesso. Si parla di sottomissione, di torture, di manette, e di orgasmi, di gente che succhia, che scopa, ma sembra che i corpi siano evanescenti, irreali – fotogrammi di uno dei milioni di video porno che circolano in rete, senza il fastidio della realtà circostante. Youporn, e tutti i siti di streaming, hanno di fatto sdoganato il porno (come fa notare giustamente Stefano Sgambati in Fenomenologia di YouPorn), ma solo per chi ha accesso a Internet. Cosa rimane a chi non sa usare il computer, o non può portarselo in spiaggia? Poco tempo fa ero in piscina, ad Ancarano, in Slovenia, e c’era una classica famigliola – padre e madre sulla trentina, figlia di un anno – e la donna, distesa nella sdraio, leggeva uno dei volumi che compongono la  trilogia delle Cinquanta sfumature. Li ha letti anche mia zia, che ha 73 anni. Non c’è niente di male, anzi – sono il primo a dirlo – ma credo che sostituire la letteratura con questo surrogato sia tanto dannoso quanto barattare il l’erotismo con la pornografia: magari nel breve periodo il godimento è maggiore, ma alla lunga si perde qualcosa – qualcosa di importante. Il tempo, non indifferente, che richiede la lettura di queste centinaia e centinaia di pagine (credo che in tutto siano 1800) potrebbe essere impiegato in modo più soddisfacente – leggendo, ad esempio, L’estraneo di Tommaso Giagni, o Sparire di Fabio Viola, o La pelle dell’orso di Matteo Righetto, o Ti ascolto di Federica De Paolis, o I segnalati di Giordano Tedoldi, o Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli. Ne avete mai sentito parlare? Nessun problema: nei prossimi giorni racconteremo qualcosa su ciascuno di questi romanzi. Ma nel frattempo, credo che non sia difficile trovare qualcosa che sia scritto meglio di così:

«Voglio vederti in faccia mentre ti sculaccio, Anastasia» mormora, senza smettere di massaggiarmi le natiche. La sua mano si infila tra i glutei, premendo contro la vagina, ed è una sensazione così… Gemo. Oh, è fantastico.
«Questo è per il nostro piacere, Anastasia, il mio e il tuo» sussurra.
Alza la mano e la abbassa con uno schiaffo sonoro sulla fessura tra le cosce e il sedere… poi lì. Le sfere vengono spinte in avanti, dentro di me, e io mi perdo in un groviglio di sensazioni. Il bruciore sul sedere, la rotondità delle sfere e il fatto che lui mi tiene ferma.
Contraggo il volto, mentre i miei sensi cercano di metabolizzare tutte queste novità. In qualche punto del mio cervello noto che non mi ha colpito forte come l’altra volta. Mi accarezza di nuovo, sfiorandomi con il palmo la pelle e le mutandine.
“Perché non mi ha tolto gli slip?”
Poi la sua mano si allontana e si abbassa di nuovo. Gemo, mentre la sensazione si diffonde. Segue uno schema preciso: sinistra, destra, in basso. I colpi in basso sono i migliori. Tutto viene spinto in avanti, e tra una sberla e l’altra lui mi accarezza, mi vezzeggia, quindi è come se mi massaggiasse dentro e fuori. È una sensazione così stimolante ed erotica, e per qualche ragione, dato che l’ho voluto io, non mi importa del dolore. Non è molto doloroso, o meglio… lo è, ma posso affrontarlo. Diciamo che è sopportabile e, sì, addirittura piacevole.
Continuo a gemere. “Sì, ce la faccio.”
Lui si ferma e mi fa scivolare gli slip lungo le gambe.
Mi dimeno, non perché voglio sottrarmi ai colpi, ma perché voglio di più… voglio il piacere. Il suo tocco contro la mia pelle ipersensibile mi provoca un prurito sensuale, travolgente, poi lui ricomincia da capo. Qualche colpo leggero, quindi sempre più forte, sinistra, destra, in basso. “Dio, che meraviglia!”
«Brava bambina» grugnisce, con il fiato corto.
Mi sculaccia altre due volte, poi tira il filo attaccato alle sfere e me le strappa fuori di colpo. Arrivo quasi all’orgasmo… è una sensazione indescrivibile.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

98 commenti su “Cinquanta sfumature di grigio – oh!

  1. amanda
    13/06/2013

    la domanda sorge spontanea: perché 3 palle? 😀

    cominci a preoccuparmi con il tuo programma di lessicostatistica, l’avevi usato anche alla presentazione di 4 soli a motore, un po’ mi inquieta

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Non saprei, non ho letto il libro.. 😉

      Però sono a coppie, sempre al plurale – quindi tre paia, in realtà

      E, usando lo strumento di ricerca di Acrobat, posso dirti che compaiono in questi punti::
      A pag. 207:
      «Vedi, la differenza è che io non voglio sapere niente della vita sessuale di mio fratello» mormora Christian.
      «Elliot invece è un ficcanaso. Comunque, puoi raccontarle solo quello che abbiamo fatto finora» mi avverte. «Probabilmente mi strapperebbe le palle se sapesse cosa ho intenzione di farti» aggiunge, a voce così bassa che mi chiedo se volesse farsi sentire.

      Sempre a pag. 207, subito dopo:
      «D’accordo» concordo prontamente, sorridendogli con sollievo. Il pensiero di ciò che farebbe Kate con le palle di Christian è qualcosa su cui non intendo soffermarmi. [ndr: e nemmeno noi]

      e infine a pag. 219:
      «Sì, Steve Paton. Scuola superiore, atleta senza cervello.» Rabbrividisce. «È stato brusco, e io non ero pronta. Eravamo ubriachi tutti e due. Sai… il classico disastro da adolescenti dopo il ballo della scuola. Ah… ci sono voluti mesi prima di decidermi a riprovarci. E non certo con quell’essere senza palle. Ero troppo giovane. Hai fatto bene, tu, ad aspettare.»

      In nessuno dei tre casi, dunque, si sta parlando di palle in senso stretto…

      Ti inquieta il programmino di conteggio? Dai, è carino! Spesso ti permette di sgamare quello che sta sotto… ma lo sto perfezionando – mi piacerebbe, ad esempio, calcolare il numero di parole diverse usate per avere una stima della varietà di termini usati, e provare a vedere le parole che compaiono sempre vicine tra loro… ma mi servirebbe un sacco di tempo in più!

      ps secondo atto del mio tentativo di spostare la montagna.. 😉

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      • amanda
        13/06/2013

        allora nessuno può superare per varietà Angelo Maria Ripellino (Praga Magica) ed Hans Tuzzi (Vanagloria) a volte quasi eccessivi 🙂

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      • Matteo Tarquini
        27/06/2013

        Esistono un paio di programmi che mostrano proprio la co-occorrenza di parole, uno si chiama T-Lab, l’altro Alceste. Vengono usati in psicologia per individuare i diversi modi in cui viene “simbolizzata” (diciamo “percepita”) un’organizzazione da chi ne fa parte. Non credo siano open source però!

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  2. Daniele
    13/06/2013

    Da ingegnere apprezzo sempre molto le analisi quantitative. E, scorrendo quei numeri, ero poi interessato a conoscere il tuo parere di scrittore.
    Ti faccio una domanda: quante parole “diverse” contiene il libro? E quante, mediamente, per pagina? Riesci a darmi un valore di confronto estratto da un altro romanzo, per avere un’idea di quanto “povero” sia questo in termini di linguaggio (giustamente ricordando che Hemingway usava poche parole per scrivere storie bellissime)?

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Il mio parere di “scrittore” è condizionato dai miei gusti: so di preferire il “bello scrivere” al “forte narrare”, e poiché “Cinquanta sfumature di grigio” è, oggettivamente (credo anche per quelli che lo hanno amato), uno libro scritto male (vedi il pezzo sopra), non sono riuscito a leggerlo, perdendo così la possibilità di apprezzarne la trama (anche se, sotto sotto, sono convinto che il problema di fondo di E. L. James non sia lo stile, ma la visione dell’essere umano, e delle cose che si muovono dentro).
      Accetto la sfida. Ho aggiunto qualcosina al programma, entro sera confronto “Pastorale americana” e “Cinquanta sfumature di grigio” dal punto di vista delle parole diverse contenute – a tra poco! 😉

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Ho finito con “Pastorale Americana”… Ho escluso le parole con meno di tre lettere (cosa che farò anche con “Cinquanta sfumature”).
      Il risultato è che complessivamente ci sono 120.844 parole, e 17.685 parole diverse. Il rapporto è pari a 146.35 (ho moltiplicato per mille il rapporto, per avere un numero più significativo). E’ ovvio che su libri lunghi la percentuale di parole diverse decresce. Sono a metà elaborazione di “50 sfumature”, appena finisco commento qui sotto!

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Ecco, finito!
      “Cinquanta sfumature di grigio” è composto da 101.875 parole con almeno tre lettere, con 12.233 parole diverse. Il rapporto (moltiplicato per mille) tra parole diverse e totale parole è pari a 120,08 contro il 146,35 di Roth.
      Roth usa una parola diversa ogni 6,8 parole, la James ogni 8,3. In percentuali, Roth usa il 40% di parole in più di quelle usate dalla James per scrivere un libro che ha solo un 20% in più di parole complessive.
      Passo ora alla fase successiva: sono convinto, infatti, che estrapolando diecimila (o cinquemila) parole a caso da ciascuno dei due libri la differenza, in termini percentuali, sia ancora più marcata….

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      • marina sangiorgi
        13/06/2013

        questa faccenda del cercare le parole più frequenti sapevo che si è fatta per vari autori. La parola più frequente in Pavese sarebbe “donna”, in Dante “sguardo” (tutte le parole che si riferiscono al guardare). sono ricordi dei miei anni universitari, non saprei dare le fonti… comunque è un lavoro interessante, buone ricerche future, ciao

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        • Paolo Zardi
          13/06/2013

          Domani provo ad analizzare la Divina Commedia, e ti faccio sapere!
          Ci sentiamo presto,
          Paolo

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Finito anche questo ultimo passo…anche con un insieme più contenuto di parole (circa un ventesimo) le proporzioni rimangono le stesse…
      Il vero salto in avanti sarebbe raggruppare le parole secondo la loro radice… in questo modo i diversi modi di coniugare un verbo non verrebbero considerati in questo tipo di analisi…
      A presto!

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      • Daniele
        14/06/2013

        Beh grazie di questi dati.
        Posto che non si possa scendere sotto ad un rapporto minimo di parole “diverse” rispetto al totale, immagino che una differenza del 40% sia notevolissima.
        Inoltre immagino che in quel 40% si nascondano le parole meno comuni.
        Molto interessante.

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  3. luciaguida
    13/06/2013

    Caro Paolo, chiedo venia ma non ho avuto il coraggio di andare oltre le prime pagine di ovvietà al sapore soft porn del libro di cui sopra. Finendo col restituirlo a chi me l’aveva passato senza rimpianto alcuno se non per il tempo (pochino, in realtà) dedicatogli.
    Complimenti vivissimi, quindi, per la pazienza e la perseveranza dimostrate nela tua analisi testual-lessicale. A conti fatti la James non esce a testa alta nemmeno da questa prospettiva, hot e trasgressiva quanto una commedia recitata in una sala parrocchiale di paese ( con rispetto estremo per quest’utima categoria, beninteso …)
    Un abbraccio e a rileggerci presto
    Lucia

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Cara Lucia, diciamo che ci sono tanti modi di parlare di certe cose – intendo dire la passione, il desiderio, l’attrazione fisica, il piacere – e che la James ha scelto, probabilmente, il più scontato. Quando scrive:
      “È una sensazione così stimolante ed erotica, e per qualche ragione, dato che l’ho voluto io, non mi importa del dolore. Non è molto doloroso, o meglio… lo è, ma posso affrontarlo. Diciamo che è sopportabile e, sì, addirittura piacevole.”
      il problema non sta solo nella scrittura, ma soprattutto nell’idea che la James del sesso – o meglio: dell’idea che la James NON ha del sesso. Non c’è alcun pensiero, nessuna esperienza reale, nessuna profondità. Una sensazione “stimolante ed erotica” è ciò che avrebbe dovuto produrre lei nel lettore, usando l’arte della parola.
      A presto!
      Paolo
      ps ti ho scritto una mail due minuti fa, per scusarmi del mio ritardo… 😉

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  4. ellagadda
    13/06/2013

    Ma davvero, non è che l’ha scritto Povia, oh?
    Credo comunque che lo sfoglierò dopo questa recensione, ho qualche amica che ha avuto la malsana idea di comprarlo, voglio contare gli “oh” e gli “mmh”.

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Eh eh… giuro che il mio conteggio è stato preciso e accurato – da ingegnere!
      Se ti serve, posso procurarti tutte le parole del libro in ordine alfabetico – come tanti piccoli pezzettini di Lego – sfidandoti a scrivere un romanzo esattamente con quelle, e solo con quelle… sono sicuro che il risultato sarebbe decisamente migliore!

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      • ellagadda
        13/06/2013

        Ok, anzi, oh! L‘ho sfogliato e, oh, mmh… Anche no, mr Gray ‘un se sopporta!
        Leggendo a caso ho visto intere frasi che si ripetono identiche, ma che diavolo! Sade e Masoch non si leggono più?

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  5. Zio Scriba
    13/06/2013

    Aaaaahhhhhh!!
    Sai dove sta il vero scandalo? Lo scandalo è che questa robetta banale, sciatta, malscritta, pedestre, insulsa, troppo insulsa persino per gente di dieci anni, satura di luoghi comuni, di primi cantoni, di goffaggine men che dilettantesca, viene considerata TRASGRESSIVA! (????),
    50 flatulenze vaginali, ma banali, banali. E il bello è che c’è pure chi le legge. E sono un esercito.
    Dico questo dopo aver letto il libro? OVVIAMENTE no. Mi basta lo stralcio proposto da te, più altri due o tre letti altrove. Non serve assaggiare la pupù per capire che non ha un buon saporino… Vergogna. Questa robetta dovrebbe essere proibita. E non certo per l’argomento, figurarsi. Ma per il male che fa il diffondersi dell’insulsaggine e del pensiero insipido. Oddio, “pensiero”: ho delle belle pretese… 🙂

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Inutile dire che di flatulenze, nel libro, neanche l’ombra: i personaggi sono fatti di gomma! 😉
      Sto facendo due conti sul tuo libro, a dopo per i risultati delle analisi! 😉

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Al volo

      Pastorale americana
      Parole: 120844
      Parole diverse: 17685
      Coefficiente diversità: 146.35

      50 sfumature
      Parole: 101875
      Parole diverse: 12233
      Coefficiente diversità: 120,08

      Quattro soli a motore
      Parole: 67615
      Parole diverse: 13386
      Coefficiente di diversità: 197,97

      Tu usi più parole diverse di quante ne usi la James, nonostante il tuo libro sia due terzi del suo. Ne usi meno di Roth in Pastorale Americana, ma in percentuale molte di più (anche se, a onor del vero, la crescita delle parole diverse è inferiore alla crescita delle parole di un libro: difficilmente un libro di 670.000 parole, cioè dieci volte il tuo, potrebbe avere 130.000 parole diverse…). Ma sono comunque misure suggestive, no? Non credo che servisse fare questi conti per capire che la qualità del tuo libro è infinitamente superiore a quello della James, ma è bello vedere che anche i numeri confermano questa sensazione!

      Nei prossimi giorni sarò più chirurgico: sto ideando un algoritmo che, a meno di alcuni trascurabili errori, mi raggruppa le parole in base a una radice comune. In questo modo posso vedere escludere le variazioni di uno stesso verbo, o le declinazioni di una parola, e calcolare la reale varietà nella scelta dei vocaboli!

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      • giovanni
        13/06/2013

        Wow 😀 collega (pure io ing.) che cosa usi python o cose tipo Java, C## o C++? 🙂

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        • Paolo Zardi
          14/06/2013

          Mi vergogno a scriverlo… io sono un appassionato di C#, ma questo programmino, iniziato un po’ di tempo fa, è scritto, ebbene sì, in VB6! 😉
          comunque sono a buon punto, caro collega: l’algoritmo che cerca la radice delle parole sta funzionando abbastanza bene – un po’ euristico, ma d’altra parte la lingua non ha regole fisse! Ci sono alcune false parentele, e altri legami non vengono beccati, ma mi pare che la percentuale di errore sia quasi trascurabile… a presto con i nuovi risultati! 🙂

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      • Zio Scriba
        14/06/2013

        E dire che sono un estremista della Semplicità! Ma rispetto a una scrittura “di gomma”, persino la mia sembra ricercata e ricchissima… Sarebbe molto interessante (ma temo impossibile) poter eliminare dal conto anche i sinonimi stretti quando compaiono nella medesima scena: un’altra caratteristica delle scolarette dilettanti è pescare sinonimi a caso dal dizionario per evitare le ripetizioni, di cui hanno un sacro e puerile terrore!

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        • Paolo Zardi
          14/06/2013

          Sto sfogliando ancora il libro, quello della James… ci sono cose davvero esilaranti (mi pare di essere un po’ stronzo, ma vabbè). Questa:

          “Per la miseria… Rimango a bocca aperta, la mia vocina interiore non nasconde lo shock”

          La mia vocina interiore sarebbe l’anima o l’inconscio della protagonista principale?

          Per quanto riguarda la semplicità, la distinguerei dalla povertà di linguaggio. La semplicità è quando si dicono le cose senza aggiungere nulla che non sia necessario ma sopratutto senza togliere nulla che sia necessario! Direi che il tuo stile “scorre”, ma il tuo vocabolario è decisamente ampio.

          Per i sinonimi, la mia regola è questa: piuttosto che andare a cercare un sinonimo, che non è mai credibile, rinuncio a dire quella cosa.

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        • Paolo Zardi
          14/06/2013

          Ps ho provato a vedere quante volta compare “per la miseria”: 22!
          Ecco un altro punto in cui la usa:

          “Mi infila una mano tra le gambe e tira il cordoncino azzurro – “Cosa???” – estraendo delicatamente l’assorbente interno e gettandolo nel gabinetto. “Per la
          miseria!” E poi è dentro di me… ah! Pelle contro pelle… All’inizio si muove piano… con calma, mettendomi alla prova, spingendo… Mi tengo al lavandino, ansimando, e mi muovo per andargli incontro, sentendolo dentro. Che dolce agonia…”

          Bisognerebbe avere molto, molto più tempo… 😉

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  6. morena fanti
    13/06/2013

    La tua analisi ė interessante e divertente. Direi godevole, per stare in argomento. Il brano postato, invece, mi fa venire la nausea. Non per l’argomento (anche se avrei da dire anche su quello, per il modo con cui viene trattato), bensì per la scrittura sciatta e banale. Credo sia un’operazione commerciale e basta. Certo, che lo abbiano letto in tanti, un po’ mi delude.

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    • Paolo Zardi
      13/06/2013

      Sciatta e banale, sì. La cosa che mi sorprende è: non esistevano già centinaia di libri così? Cioè: in cosa consiste la novità? Che si introduce un po’ di porno in un harmony? E’ bastato davvero così poco?

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    • Paolo Zardi
      14/06/2013

      ps le parole legate alla “goduria” non sono poi così tante, nel libro: 28. E’ il “piacere” che fa da padrone, con le sue 74 ricorrenze! 😉

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  7. giovanni
    13/06/2013

    I tuoi articoli sono sempre ricchi di originalità e questo in particolare e poi è davvero divertente.

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  8. Sole
    13/06/2013

    L’ho letto a marzo. Un’influenza mi ha inchiodati a letto, con profonda insonnia. Me lo prestò una cara amica, il primo. “non credo lo leggerai Elena, però potresti trovarci molti spunti, capisci cosa vuole l’uomo e che una donna deve sottomettersi”. Lei leggendolo decise di farsi crescere i capelli per potersi fare la treccia… (non so ancora perché…). Ad agosto lo riposi accanto al letto, a marzo nella prima notte insonne da febbre, lo iniziai. In due notti finito. Credo sia stato allenamento alla lettura…non ci si può trarre nemmeno uno spunto erotico-sessuale da sperimentare, talmente ovvio mi è sembrato. I paradossi logici sono molti, quello che più stupisce è sta Anastasia vergine, che diventa regina dell’eros in pochi giorni 😉
    Tu tratti un argomento, le parole, che colpì pure me…ripetizioni costanti. La più impressa a me è stata”sorriso sardonico”…. Che è sto sorriso????

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    • Paolo Zardi
      14/06/2013

      Quello della sottomissione mi pare un tema molto presente, in questo libro… Anche se, a occhio, si tratta di una forma piuttosto stereotipata, fatta di sculacciate e qualche sberla… L’impressione è che la storia sia raccontata da qualcuno che ha scoperto il sesso, ed è convinto che nessuno se ne fosse accorto prima.
      Per quanto riguarda le ripetizioni, posso dirti che nel libro ci sono 203 sorrisi (ma mettendo insieme tutte le parole riferite alla stessa radice, arriviamo a 424), e 8 volte compare la parola “sardonico” – un aggettivo che andrebbe usato sì e no due volte in un libro. Una delle direzioni verso le quali vorrei muovermi è l’analisi non solo della frequenza delle parole, ma anche quella delle coppie di parole – probabilmente sarei riuscito a trovare anche questa accoppiata che, ripetuta otto volte, diventa insopportabile.
      Tempo fa ho chiesto a un’amica che aveva letto tutti e tre i libri se le erano piaciuti veramente; lei ha detto di sì. Io le ho chiesto perché; lei mi ha detto che ogni donna sogna di essere amata così intensamente da un uomo così eccezionale. Mi sono detto, tra me e me, che probabilmente l’universo femminile mi sfugge!

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      • Sole
        14/06/2013

        Io non vorrei essere amata così! Ma ho letto e mi fermo al primo 🙂

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  9. rota
    14/06/2013

    Ciao Paolo!
    Articolo assolutamente illuminante, questo, oltre che spassoso. Mi porta a pensare che, a ben vedere, l’azione del “recensire” libri del genere, che altro non sono se non mere operazioni di marketing editoriale – il che mi spiega pure lo stile tremendamente sciatto, ma certamente assai nazional-popolare, con cui vengono scritti – è veramente fuori luogo, ovvero superflua. Conviene ben di più analizzarli, tali libri, come tu qui fai. Come fossero nuovi modelli di elettrodomestici, di utilitarie o d’altro di ugualmente “ordinario”, appunto. Anche perché a mio parere una vera recensione dovrebbe pure cercare di estrarre ed evidenziare, di un libro, il suo valore prettamente letterario (altrimenti di “libro”, cioè di opera d’arte letteraria, non si dovrebbe parlare), che nel caso del titolo su cui hai disquisito mi pare sostanzialmente nullo.
    Ribadisco: articolo meraviglioso. Grande Paolo!
    A presto! 🙂
    Luca

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    • Paolo Zardi
      14/06/2013

      Ciao Luca,
      in effetti un approccio numerico è il più adatto per un libro il cui successo è dovuto, in gran parte, al marketing. Sarebbe bello capire se, dato questo insieme di parole, è possibile costruire una storia alternativa che però abbia un qualche valore artistico. Penso alla musica: con sette note puoi costruire la sinfonia K550 di Mozart, e “Che fretta c’era maledetta primavera” di Loretta Goggi! 😉
      Grazie per le belle parole, a presto!!
      Paolo

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  11. Roberto Albini
    18/06/2013

    Tu sei un mostro 🙂

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  12. Daniele Trevisan
    20/06/2013

    Caro Paolo,
    scopro per caso il tuo blog, esattamente come presunto nella pagina di presentazione, mi sono fermato a leggere qualcosa e mi sono incuriosito ritrovandomi a ridere mentre scorrevo le statistiche relative a “cinquanta ecc. ecc.” (malignamente non completo il titolo perchè dal mio modo di intendere la VERA letteraturam questo libro non ha dignità sufficiente).
    Complimenti, non posso dire altro e grazie di aver allestitto un blog intelligente ed efficace.
    Daniele

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  14. Maurizio Paolucci
    27/06/2013

    Mamma mia quanto siete snob!
    A prescindere dall’analisi, molto divertente, sul numero di parole presenti nel libro, voi state valutando un’opera d’arte e d’ingegno (perchè di questo si tratta, anche se voi non la riconoscete), senza averla mai letta. La sua forma e il suo modo di parlare sono immediati, poveri, asciutti, ripetitivi, ma arrivano. Un libro come una qualsiasi opera d’arte è ben riuscita quando riesce a parlare al cuore della gente. C’è un qualcosa di inspiegabile, un quid in più che questo libro ha rispetto agli altri in libreria che lo ha fatto vendere.
    Sforzatevi di leggerlo.
    Saluti, e Oh, mmh!
    😉

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      E’ vero, c’è qualcosa di snob nel valutare un libro senza averlo letto – ma, se non altro, l’ho dichiarato subito! 😉
      In realtà, non mi sono limitato a contare le parole: ho letto dei brani qua e là, e devo dire che nessuno mi ha invogliato a continuare. E’ possibile che questo libro arrivi al cuore della gente (anche se sospetto che vi sia stato infilato a forza con un marketing sapiente), ma allora la vera sfida sarebbe analizzare questo cuore: di cosa è fatto, cosa si aspetta, perché trova piacere nel leggere un libro che non dice nulla di nuovo, con uno stile che non è nuovo per niente. Su un blog curato dagli studenti di una scuola superiore leggo questa recensione:

      “l libro Cinquanta Sfumature, è un libro molto accattivante, rispecchia molto i giovani di oggi, le coppie del nuovo millennio..! è una storia erotica, ma allo stesso tempo romantica, un libro che secondo me, possono leggere solo persone mature e dotati di un carattere abbastanza forte, talmente forte, da non farsi prendere da questa scia di erotico, ma trarre la parte romantica!”

      Davvero questo libro rispecchia le coppie del nuovo millennio? Un uomo che sculaccia una delle sue tante ragazze? In un dialogo lui dice a lei che l’ha sconvolto quando lei ha indossato i suoi (di lui) boxer… Io credo, invece, che rispecchi soprattutto l’idea che le persone giovani, o i lettori meno esperti, hanno di un mondo che non vivono in prima persona – esattamente come milioni di persone guardano serie televisive che parlano di stilisti, mafiosi, medici attraverso i più consolidati luoghi comuni. E’ un libro rassicurante perché riduce il “desiderio oscuro” a innocue sculacciate… Allora ti do ragione: c’è qualcosa di inspiegabile, in questo libro! 😉

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  15. Gaia
    27/06/2013

    Ciao Paolo, molto interessante questo approccio. Una curiosità e un suggerimento: la parola “sensuale” (che compare anche nel passo che hai riportato in fondo) quante volte compare? E il suggerimento: http://evllabs.com/jgaap/w/index.php/Main_Page
    è un programmino per l’analisi stilometrica, magari ti può aiutare o dare spunti.
    Buon lavoro!
    Gaia

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Ciao Gaia, al volo – poi rispondo meglio:

      SENSAZIONE -> 57
      SENSAZIONI -> 16
      SENSI -> 12
      SENSIBILE -> 3
      SENSO -> 30
      SENSUALE -> 25
      SENSUALI ->4
      SENSUALITÀ -> 5

      Grazie per il suggerimento, che guardo dopo – a presto!

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  16. gipi
    27/06/2013

    Come si fa per diventare suo amico sig. ing. Zardi? 🙂
    Lei e il suo software mi avete rimesso in sesto la giornata.

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Fatto! 😉 Da questo momento sono un sostenitore del suo blog! 🙂
      A presto, e grazie per essere passato!

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  17. daniele marotta
    27/06/2013

    Non vedo perchè inspiegabile, si parla di sesso esplicito e diretto, l’hai detto su, è un Harmony erotico, per signore, aggiungo io: in mano a un editore mimimamente in grado di vendere libri è un successo annunciato. Il sesso si vende bene dai tempi dei tempi, E’ Facile, eccitante e non imbarazzante da comprare. Una letteratura di pura evasione e piccante. Evasione pura, senza pretese letterarie, come Twilight, il codice da vinci, e molta altra della roba in cima alle classifiche di sempre.
    Perdonami ma secondo me il giudizio sulle parole non vale una cicca perché le parole dipende da come si usano e non solo da quante e quali si mettono. E’ una vivisezione inutile anche per una libro di basso livello come le sfumature.
    Daniele

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      La vivisezione è un gioco, che però rivela qualcosa di innegabile: il mondo erotico che viene raccontato nelle Cinquanta sfumature di grigio è banale, stereotipato, e inverosimile. Probabilmente, con uno sforzo, sarebbe possibile raccontare una buona storica “erotica” con questo insieme di parole – con le sculacciate, le sberle, le mutandine – ma ne varrebbe la pena?
      Io, comunque, non contesto il fatto che abbia successo, ci mancherebbe, e i motivi mi sono abbastanza chiari… il mio, però, è un invito a cercare qualcosa di meglio, che con un piccolo sforzo si può trovare…

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  18. Gianni Tetti
    27/06/2013

    illuminante post!
    scomposto con questo software micidiale che possiedi, il libro della James sembra interessante, se non altro divertente… ma pastorale americana, bisogna ammetterlo, perde parecchio, meglio una lettura classica 😉

    saluti Paolo!

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Pensa che la sto rileggendo per la terza volta in otto anni, la Pastorale – e a ogni lettura mi sembra più grande! 😉
      A presto, caro Gianni!

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  19. Ciao. Molto carino.

    Ti segnalo velocemente un errore tipografico nell’ultimo paragrafo (l’articolo “il” prima di “l’”): “Non c’è niente di male, anzi – sono il primo a dirlo – ma credo che sostituire la letteratura con questo surrogato sia tanto dannoso quanto barattare il l’erotismo con la pornografia”

    Faccio anche un appunto. Non sono sicuro che la tesi (non tua, se ho capito bene) che questa new wave di narrativa soft porno sostituisce la pornografia online per chi non ha accesso a Internet sia accurata. Credo i dati di vendita del libro la smentiscano almeno in parte. In Gran Bretagna ad esempio ci sono circa 63 milioni di persone. Il 10%, secondo questi (http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/submitViewTableAction.do;jsessionid=9ea7d07d30e43a7fdefe4f6b44d9815beb7516b3c30b.e34OaN8PchaTby0Lc3aNchuMc38Ne0) non ha mai usato Internet (quindi un po’ più di 6 milioni di persone). Nel 2012, il Guardian (http://www.guardian.co.uk/books/2013/may/01/fifty-shades-of-grey-boosts-book-trade)dice che il primo volume ha venduto 4 milioni e mezzo di copie (più, sembra, 1.5mln di copie digitali). Plausibilmente ci sono perciò persone che hanno accesso a Internet e navigano e hanno deciso di leggere questa cosa (peraltro il target del libro penso fosse precisamente quello delle donne tra i 35-55 anni, e non le donne sopra i 60). Per queste persone questa lettura non può essere un surrogato della pornografia online (alla quale hanno accesso e per i quali sarebbe apparentemente ormai sdoganata).

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  20. Giulio Mozzi
    27/06/2013

    Ho citato l’articolo qui, e si è aperta un’ulteriore discussione.

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  21. Vincenzina Pace
    27/06/2013

    gustosissima recensione, scoperta tramite interno2. quasi quasi verrebbe da sottoporsi alla tua macchina della ver(b)ità…..

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Eh eh… io sono a disposizione: se ricevo un file di testo lo sottopongo alla macchina della ver(b)ità (bellissima idea!), e restituisco un file excel con tutte le occorrenze. Tutto questo garantendo, ovviamente, che non rivenderò i testi ricevuti a qualche editore! 😉

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      • Vincenzina Pace
        28/06/2013

        dai, ti prendo in parola! mi piace troppo l’idea di scoprire quello che le mie parole raccontano oltre e malgrado le. mie intenzioni.

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  22. Eleonora Lazzarini
    27/06/2013

    Io ho letto il libro. Anzi, li ho letti tutti e tre. Alcuni mesi dopo, però, aver letto Justine di Sade. Devo dire che nel mio caso è stata più la curiosità a farmelo leggere e continuare poi la lettura degli altri episodi. Volevo capire come e perchè potesse aver venduto così tanto ed essere così apprezzato. Non serve dire che l’ho trovato piatto, noioso, pieno di cliché abominevoli e con molte pretese. Sono d’accordo con l’utente che lo compara ad un Harmony, perché sembrava veramente di leggere una storietta qualunque estremamente semplice e banale, dove però per il sesso – a volte estremo – e il romanticismo sono presenti in larga misura.Voglio però anche spezzare una lancia in favore degli Harmony: se compro un Harmony, so di comprare un Harmony, e so cosa ci troverò. Qui si tratta di spacciare per grande innovazione qualcosa che di innovativo non ha nulla. E quindi torno a Sade: se qualcuno volesse leggere un libro veramente trasgressivo, legga Justine, il cui scopo è quello di veicolare potenti riflessioni sulla moralità e l’etica.
    Penso comunque che il successo sia derivato proprio dal fatto che l’ha scritto una donna per le donne. L’ha scritto da lettrice, ha scritto esattamente quello che lei, come lettrice, avrebbe voluto trovare in un romanzo un po’ licenzioso, che però non trascurasse il lato (scusate la ripetizione) romantico – altrimenti era solo porno o sadismo. (Lo stesso errore che ha fatto, giudizio opinabile, Faletti con “Niente di vero tranne gli occhi” – che è anche l’unico dei suoi che ho letto). Gli stessi cliché di Twilight si ritrovano in grande copiosità qui: lui bello, misterioso, di successo e con un passato oscuro; lei semplice ragazza vergine, impacciata, insicura e con i capelli sempre in disordine. Tutto questo lo rende molto attraente ai lettori poco esperti. Credo inoltre che sdogani il porno versione più hard per le donne in un’epoca di rivendicazione di uguaglianze. Anche le donne si sentono titolate ad avere il loro porno, che magari le sculaccia e le schiavizza, ma poi gli regala fiori, auto, vestiti, gioielli e, per finire, -spoiler alert – il matrimonio.

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      La tua analisi è molto più accurata della mia e, per quello che ne so del libro, mi sento di condividerla, in particolare sulle domande poste da de Sade sulla moralità e sul moralismo. Le “Cinquanta sfumature” invece sono rassicuranti – disinnescano il sesso, il desiderio, persino la pornografia.
      Unico punto riguarda il legame tra sdoganamento del porno e l’epoca di rivendicazioni di uguaglianze. Siamo davvero in un’epoca di rivendicazioni di uguaglianza? Una donna che legge “Cinquanta sfumature” ha la percezione di rivendicare un proprio diritto? Sono d’accordo sul fatto che venti o trent’anni fa sarebbe stato impensabile trovare una signora di 73 anni (l’età di mia zia) con un porno in mano, ma non sono sicuro che questo vada nella direzione di diminuire le disuguaglianze – o se lo fa, lo fa al ribasso.
      A presto!

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  23. lepaginestrappate
    27/06/2013

    Questa è la prima recensione (?) a le cinquanta sfumature che abbia letto dall’inizio alla fine e che mi abbia interessata 😀
    Una sola domanda: secondo te nella versione originale ci sarebbe ancora meno varietà?

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Me lo sono chiesto anch’io… In particolare su “slip” e “mutande”.;)
      Già nel titolo si è perso qualcosa: il “Grigio” che compare nel titolo del primo volume è “Grey”, che è anche il nome del personaggio principale. Se recupero la versione in inglese, faccio qualche prova!

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      • Sole
        27/06/2013

        Che noia sto cognome Grey. A Seattle. Dove fanno Grey ‘s anatomy… Zero fantasia, o calcolato ad hoc??

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  24. Pingback: Senza leggerlo (due link) | lepaginestrappate

  25. RobySan
    27/06/2013

    Di canguri neanche a parlarne, eh!

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  26. giovanni
    27/06/2013

    Chissà se non si possa trovare un algoritmo per stabilire la qualità di un libro analizzando in numero di diverse occorrenze di parole e il non ripertersi di certi tipi di parole, chiaramente dico di no perché dovrebbe essere dotato di intelligenza artificiale non da poco e in ogni caso i criteri non sono universali, ma applicando regole, filtri chissà che non si possa ricavare una sorta di indice orientativo. Ci hai mai pensato, Paolo?

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Onestamente, spero proprio di no! 😉
      Io credo che con un programma si possano individuare alcune debolezze di un libro – sostantivi o aggettivi usati con frequenza troppo elevata, forme dialettali – e certe caratteristiche abbastanza vaghe di significato, ma la qualità di un libro, la sua grandezza, non sono misurabili.

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  27. Niccolò
    27/06/2013

    Ciao,
    complimenti per il blog: analisi tecniche e dettagliate (tipicamente poco emozionali) unite a un vero amore per la letteratura. Non sarebbe facile, a mio avviso, e per me, unire queste due sfere.
    Una curiosità: i testi da far analizzare al tuo programmino come te li procuri? Da file mobi o epub è possibile risalire a word, text (che immagino siano quelli necessari per il programma)?
    Oppure hai qualche escamotage particolare?
    Grazie, un saluto

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    • Paolo Zardi
      27/06/2013

      Ciao Niccolò,
      grazie!
      Nel caso specifico, il “programmino” lavora solo su file di testo. Ci sono quindi due strade: o ci si procura un file che consenta la copia del contenuto (come ad esempio un pdf, o un epub non protetto) o ci si copia a mano il libro su un notepad. Inutile dire che io ho scelto la seconda strada! 😉
      A presto!
      Paolo
      ps maggiori dettagli via mail

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      • Niccolò
        27/06/2013

        Grazie mille!
        …one more follower for you…

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  28. Barney Panofsky
    27/06/2013

    L’ha ribloggato su BarneyPanofskye ha commentato:
    Analisi scientifica di un fenomeno letterario inspiegabile.

    Da applausi.

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  29. enrico
    27/06/2013

    Ottima prospettiva d’analisi.
    Come già qualcuno ha detto e per quello che ne so, la lingua inglese ha un uso molto più limitato di sinonimi rispetto all’italiano. Il tutto credo stia nel valutare la traduzione (non me ne intendo). Se si cerca di stare molto fedeli al linguaggio anglosassone, la ripetizione eccessiva è molto probabile. Vero è che hai anche analizzato Pastorale americana…
    Personalmente sarei curioso di vedere queste analisi su un Signore degli anelli o un Infinite jest, o i libri di King (per la mole e per il valore letterario) e un confronto con best seller italiani più o meno di valore: Solitudine dei numeri primi, Il nome della rosa, Q, o qualsiasi altro.
    aaahh anche raffrontare cento colpi di spazzola e le sfumature…
    Questa applicazione ha moltissime possibilità. Giusto per curiosità, non certo per riuscire a scrivere best sellers. O capire i perché del marketing.

    Ciao

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    • Paolo Zardi
      28/06/2013

      Sì, sarebbe bello trovare, come suggerisce Giovanni Venturi, degli indici che, sperimentalmente, discrimino Infinite Jest e Cento colpi di spazzola..
      Sto provando a trovare un algoritmo, per forza di cose euristico, capace di raggruppare le parole appartenenti ala stessa radice e lavorare su questo: quante radici diverse utilizza un libro? L’indice dovrebbe essere ricalibrato in modo che tenga in considerazione la lunghezza del libro.
      Poi, sarebbe bello trovare le coppie di parole che compaiono sempre accoppiate, per individuare le descrizioni sempre uguali – occhi penetranti, gambe tornitr, scollatura generosa. Poi sarei curioso di trovare qualcosa legato al variare della lunghezza delle frasi..
      Sono tutti criteri non sufficienti, che pero’ potrebbero orientare la scelta.. Immagina se nella quarta di copertina fosse indicato il numero di parole diverse, l’indice dei dieci verbi e dei dieci sostantivi più usati, come nei bugiardini: attenzione, questo libro contiene il verbo “sculacciare” 54 volte! 🙂

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      • giovanni
        28/06/2013

        sarebbe bellissimo 🙂

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      • enrico
        29/06/2013

        Bè, l’idea dell’accoppiata di parole sarebbe un ottimo detector per smascherare il cliché, che in genere nel linguaggio letterario ammazza lo stile. Quindi un ottimo primo sistema per orientare una critica diciamo “preventiva”.
        Una quarta di copertina così come dici non esisterà mai (purtroppo) perché è totalmente antimarketing 😉
        Sulla lunghezza delle frasi mi ricordo che in word c’era già una qualche analisi che dava le percentuali su periodi lunghi e corti ma non ricordo.

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  30. Start from Scratch
    28/06/2013

    Un’articolo davvero interessante su una trilogia che appare più come un fenomeno di massa che come una semplice produzione letteraria (tant’è che orde di fan potrebbero linciarti anche solo per aver pensato ad un articolo del genere!).
    A me è piaciuta molto la tua analisi, molto bello anche il confronto con Pastorale america che conferma, seppur attraverso “fredde” percentuali, che l’interpretazione quantitativa della parola riesce a fornirci qualche dato sul testo anche a libro chiuso. Cerco sempre di limitare i pregiudizi quando approccio un libro o un autore ma in casi del genere mi concedo delle eccezioni. Non ho mai letto questi libri e mai li leggerò (a maggior ragione adesso, avendo scoperto il tuo articolo).
    E se qualcuno ci accusa di snobismo? E snobismo sia! 😉
    Un saluto

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    • Paolo Zardi
      28/06/2013

      Esiste una versione deteriore del relativismo culturale secondo la quale non è possibile esprimere giudizi di merito su un’opera, specialmente se questa ha avuto un grande successo. Ma a ben guardare anche il numero di copie vendute è un indice che racconta qualcosa – non tanto sul libro quanto piuttosto su una società che lo sceglie. Nel 1857 il romanzo scandalo fu Madame Bovary, cento anni dopo, Lolita; ora è Cinquanta sfumature. Cosa è successo, nel mezzo? Tv? Internet? Il consumismo elevato a modello onnicomprensivo? La mercificazione della letteratura? E tra trenta o quaran’anni cosa leggeremo?

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  31. Silvia
    28/06/2013

    Molto interessante, non ho letto il libro anche se naturalmente ne ho sentito parlare, la quantità di certe parole da proprio il quadro di quello in cui consiste “l’opera” , un apologia del tipo di maschio narcisista , dominante, paternalistico ecc… di cui stavamo cominciando a lasciarci le vestigia alle spalle , ma che non vuole proprio saperne di scomparire ed estinguersi…… 🙂
    Questo tuo metodo è davvero rivelatore !!! 🙂

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    • Paolo Zardi
      28/06/2013

      Sarebbe interessante sapere se i 2 libri successivi mantengono lo stesso andazzo..
      Un’amica mi ha detto che tutte le donne vorrebbero essere amate come il personaggio del libro da Grey: questo sembra far pensare che il maschilismo sia talmente radicato che finisce per trovare donne complici che desiderano essere trattate come oggetti.. Triste, no?
      A presto!

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      • Gaia
        28/06/2013

        Non ho letto il libro, ma a quanto ne so l’aspetto della sottomissione sessuale è una valvola di sfogo che alla fine si chiude: Grey scopre le sue fragilità, presenta la protagonista ai genitori e vivono per sempre felici e contenti. Insomma, il sesso è solo un condimento per un romanco che realizza alla perfezione la più banale fantasia da crocerossine: “ho preso il cucciolo sofferente e spietato e l’ho reso di nuovo capace di amare”. Credo che analizzando il terzo libro ti imbatteresti in molti più “sguardi teneri” e generi affini!

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        • Paolo Zardi
          28/06/2013

          Recupero il terzo e provo a vedere cosa ne viene fuori.. Ma quindi basta sculacciate? Basta sberle e manette? Spesso si legge che la maggior delle donne che vengono picchiate (o uccise) dai loro compagni sono convinte (o lo erano) che il loro compito sia salvare un uomo fragile dalla propria debolezza. Da quello che dici, il libro conferma questa convinzione, ma sarebbe bello scrivere il quarto volume in cui Grey non riesce più a trattenere la sua natura di uomo violento..

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          • Gaia
            28/06/2013

            Non credo che sculacciate e manette scompaiano del tutto, ma di certo si addolciscono (la voce wikipedia parla di forme di amore “più soft, alla vaniglia”).

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  32. Silvia
    28/06/2013

    Io più che dalle parole che rimandano ad un certo tipo di sesso (sottomissione), sono stata colpita dai:
    Christian 892
    lui 973
    Grey 548
    mia 540
    ecc….
    Le parole fanno capire tante cose…il fulcro di tutto lo si capisce chi è, la donna gira attorno al re sole Christian Grey , lui, che la possiede…
    Che poi questa mentalità venga fatta passare come positiva da una donna ( quarantenne mi pare sia ) mi fa pensare a quei telefilm con l’avvocatessa femmina che difende es. lo stupratore, per far passare nella mente dei giurati il messaggio subliminale che se lo difende una donna allora non dev’essere così male, forse è la donna violentata che l’ha provocato ecc….
    Sono stata un pò estremista nell’esempio ma qui uomo e donna non son certo sullo stesso piano, la donna non si sottomette solo a letto, tra l’altro la sottomissione a letto può esser una scelta di gusto come un altra è la sottomissione fuori che stona….insomma, come appunto dite voi una mentalità femminile che conosciamo e che nella realtà porta ai risvolti che sappiamo ….
    Un quarto libro dove si faccia vedere la realtà e non sogni da crocerossina sarebbe veramente inusitato in questo filone commerciale Harmony/porno!… Una salutare doccia fredda che rompe schemi preimpostati in certi cervelli ! 🙂

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  35. redpoz
    18/07/2013

    il modo migliore per smontare un successo letterario.
    bravo!

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    • redpoz
      18/07/2013

      fra l’altro, approfitto del post per chiederti: che software hai usato?
      ce n’è qualcuno che posso recuperare freeware?

      Mi piace

      • Paolo Zardi
        18/07/2013

        Il programma l’ho fatto io, con il vecchio tragico VB6. Ho provato a condividerlo con qualcuno, ma ci sono sempre stati problemi di installazione e alla fine ho rinunciato…se vuoi, se hai bisogno di un’analisi di un testo specifico, me lo puoi mandare e io, nel giro di due o tre giorni, ti mando il file excel con i dati.
        Di freeware non so cosa ci sia…

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        • redpoz
          19/07/2013

          no, nessuna richiesta specifica… solo curiosità di provare su qualche testo.
          grazie comunque!

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    • Paolo Zardi
      18/07/2013

      grazie! 😉

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  36. Maurizio Gandolfi
    24/07/2013

    Lettura davvero spassosa, ed assai più seri di quanto potrebbe sembrare a prima vista 😉
    Mi hai fatto ricordare che scrissi qualcosa di analogo (certo, molto meno elaborato) una vita fa, in prima liceo. Doveva essere un riassunto-commento di un brano dell’Eneide: la storia di Didone. La professoressa mi cazziò dicendo che scrivevo per un pubblico immaginario. Io ci rimasi male, ma continuai a scrivere allo stesso modo. Ciao!

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  39. Laby Lab
    05/12/2013

    Ho letto tutta la trilogia in ebook (passatami gratis). Da persona che vive nella realtà un rapporto di dominazione/sottomissione, posso dire di vergognarmi profondamente al pensiero di essere accomunata al contenuto di questi “libri”. Eppure ha avuto un enorme successo, non sapete quante novelle sottomesse son saltate fuori. Mah.

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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