I pomodori di Ivo

Qualche anno fa mio suocero Ivo ha comprato dei semi di pomodoro a Fossalon, da un contadino che si impegna a preservare alcune specie ormai trascurate, e li ha piantati in un orto dalle parti di Repen, ai confini con la Slovenia. Per qualche estate abbiamo mangiato cuori di bue rossi e carnosi; al piacere del gusto e della consistenza, si è aggiunta quella meraviglia un po’ ingenua che provano i cittadini cresciuti in mezzo all’asfalto quando scoprono che da un seme grande come la capocchia di uno spillo si può produrre il contorno di un pranzo eccellente.
Due anni fa avevo portato quegli stessi semi a un mio collega, Leone, che nel giardino di casa, qui a Padova, ha creato un piccolo orto; nello stesso periodo Ivo ha smesso di coltivare i pomodori, e le zucchine, e tutto il resto. Non aveva più la forza di farlo. Ora, erbacce, rovi, e piante ipertrofiche senza nome che hanno occupato tutto il terreno, con l’irruenza che hanno solo le creature selvatiche.
Oggi Leone mi ha portato un sacchetto con i pomodori che ha prodotto. Ce li ho sul tavolo, rossi e carnosi, accanto al monitor del computer, vicino a un manuale di Oracle, a un quadretto che ha fatto mia madre, ai regali che Jurij e Matija mi hanno dato per la festa del papà, qualche mese fa. Oggi, è un anno esatto che Ivo ci ha lasciati. La vita è un mistero doloroso e dolce.

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6 risposte a "I pomodori di Ivo"

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  1. Tu scrivevi pomodori e io leggevo cuori. Che belli quelli rossi e carnosi come il tuo. Di questi tempi penso spesso a quel mistero doloroso e dolce, perché fra pochi giorni saranno dieci anni che è morta mia mamma.
    Un dolce pensiero per Ivo e per i suoi pomodori.

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  2. io ho una autentica passione per i pomodori, ereditata da mio padre.
    mi piacciono le piantine prodotte da seme, così gracili all’inizio.
    vederle crescere, toccare la pianta per “mugnara”, e poi annusarmi le mani, ha un odore così particolare e intenso.
    mi piace raccoglierli quando sono belli maturi, facendo attenzione a non far cadere il vicino.
    mi piace schiacciarli nel pane, con un goccio d’olio, impregnanndo ben bene la mollica.
    ma anche sbollentarli, sbucciarli, sentire la polpa tra le dita, tagliarla a pezzetti, fare un assaggio, cuocerla, metterla nei vasetti e ritrovarla intatta dopo mesi.

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