Grafemi

Segni, parole, significato.

A Pordenone oggi si legge!

In giro per Pordenone – troppe code, troppe bancarelle – ma per qualche giorno un sacco di persone che hanno voglia di parlare di libri.
Sotto rimane il dubbio di essere al crepuscolo della letteratura – continueremo a leggere, e persone piene di volontà continueranno a scrivere, ma le parole, le idee, le visioni dei racconti e dei romanzi saranno sempre più marginali…

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

8 commenti su “A Pordenone oggi si legge!

  1. rota
    21/09/2013

    E’ il mio stesso dubbioso pensiero, e da parecchio tempo ormai. Si continueranno a scrivere libri, certo, ma si continuerà pure a fare letteratura? Ancora “scrittori”, o in futuro sempre più solo “scriventi”?
    🙂

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    • Paolo Zardi
      21/09/2013

      A mio parere il problema è leggermente differente: si continuerà a fare letteratura, ma saranno sempre meno le persone disposte a farsi cambiare la vita da un libro..
      Qualsiasi trasmissione della De Filippi (un nome a caso – non è peggiore di altri) viene vista da sette, otto milioni di persone; un ottimo libro di Covacich non supera, per sua stessa ammissione, le 6000 copie, salvo ristampe. I libri hanno smesso da tempo di essere una base culturale condivisa – esperienze personali, solitarie, frastagliate.. Gli affreschi hanno lasciato il passo ai fumetti, le sinfonie alle compilation, la politica al marketing.. Entropia, insomma, o declino..

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  2. Sole
    21/09/2013

    Io ci vado domani. Concordo Paolo, soprattutto con la tua descrizione di entropia nel commento precedente. Purtroppo la base sociale si sta sfibrando, ho questa sensazione. Anche i significati delle parole hanno subito questo peso: penso a “sociale” (social) e non mi ci ritrovo con il suo significato originario.

    Certo mi spaventi con il fatto delle code!!! mi costringo a partire presto quindi!

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  3. giovanni
    21/09/2013

    E anche chi legge, non legge più come una volta, molti hanno smesse e la tv è sempre più lì pronta a sostituire i libri e ci riesce bene.

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  4. paolo majolino
    23/09/2013

    comprarsi una nuova vita – by paoma
    L’apoteosi dell’apparenza, la necessità di fare sempre bella figura, non sono più esclusiva del Sud poiché tutti noi oggi, complice la crisi economica, anziché vivere vediamo la nostra vita rappresentata in foto, nei social network, provando a controllare ogni dettaglio e l’intensità dell’uso di Facebook, ad esempio, è tale che se qualche Amico non lo frequenta per qualche giorno, ovvero non aggiorna la sua pagina, il pensiero dominante degli ‘Amici’ è che non stia bene!
    Piuttosto che guardare noi e gli Altri con ironia, investiamo i nostri pensieri nel ritratto della gente così come propostoci dai media ed in cui tutti proviamo ad immedesimarci.
    Via dalla propria vita, via dalle responsabilità, per tuffarsi in una realtà diversa, quasi sempre solo onirica, e se ciò non può accadere il minimo è affidarsi allo schermo del cinema o della tv che riesce, anche se per poco tempo, a farci sognare di cambiare pelle per indossare una che ci piace di più; nei fatti è come comprarsi una nuova vita, nel più semplice dei modi così come accade se si ha voglia di un gelato, che lascia a casa la razionalità facendo abbandonare al surrealismo assoluto per far succedere cose ottenibili solo nel rifugio dell’immaginazione, tra il fiabesco ed il fantastico, per lo più sognando di essere giovani ricchi anelanti il grande Amore.
    Si vive trasportati in un mondo che ci appare il paese delle meraviglie, finché la realtà, quella vissuta di tutti i giorni con le sue improrogabili necessità, ci fa rientrare nella concretezza quotidiana ed il passaggio porta sempre con sé una tragica domanda ‘ma vale la pena di viverci?’ perché, lo sappiamo bene, l’Amore vuole restare fuori dal mondo!
    Buona Stella!

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  5. Elle
    27/09/2013

    Un po’ son d’accordo con te, un po’ no. Quand’ero piccola, leggere era considerato una perdita di tempo: si nasceva per lavorare, si andava a scuola perché l’avevano resa obbligatoria, eppure io sono diventata una lettrice, mi piace molto, nonostante nessuno mi abbia insegnato a leggere come piacere, e non penso di essere unica né in via di estinzione.. siamo solo una minoranza, come sempre.

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    • Paolo Zardi
      28/09/2013

      Però penso a libri come “Se questo è un uomo”, o “Il gattopardo”, o “Il dottor Zivago”… Il mio sospetto è che la lettura stia diventando un fenomeno sempre più privato, personale – anche se il numero complessivo dei lettori dovesse aumentare… I libri – mi pare – incidono in modo sempre meno significativo sui modi con i quali si forma la “cultura” nazionale, quell’insieme di idee sottoposte al confronto… Esce un libro, se l’autore è famoso va da Fazio, c’è una fiammata nelle vendite, ma dopo un anno non esiste più… anche un fenomeno sociale come “Gomorra” non ha nemmeno sfiorato le stanze dove si fa politica, o il voto degli elettori…

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      • Elle
        28/09/2013

        Hai ragione, la lettura è personale, solo la vendita è collettiva. I libri famosi, lo sono se vendono. Sopratutto titoli come quelli che citi, non incuriosiscono, sembrano pesanti, passati. La nostra lingua è cambiata molto, dall’unità a oggi, è più immediata di quella usata nei classici; la società è cambiata moltissimo, e ci si identifica meno in certe storie; ma anche quando un autore dà voce a queste nuove esigenze, non c’è la capacità nel lettore comune di riconoscere la qualità, di cogliere materiale utile a formare la cultura nazionale, a plasmarla grazie a un incontro felice fra l’autore, i suoi personaggi e il lettore, la sua rielaborazione, perché non essere analfabeti non significa saper leggere, purtroppo. Al giorno d’oggi, anzi, a me pare che il “libro che cambierà la vita” sia più spesso quello che si pretende di scrivere (durante opportuno corso di scrittura creativa in dieci lezioni), che quello che si spera di leggere tutto d’un fiato.

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Questa voce è stata pubblicata il 21/09/2013 da in Editoria, Satura Lanx.

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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