Grafemi

Segni, parole, significato.

Per una teoria dei denti del giudizio

1. I denti del giudizio iniziano a crescere la sera, e smettono di farlo quando devi andare al lavoro.

2. Se i denti del giudizio crescessero a 15 anni, l’homo sapiens sarebbe già estinto.

3. Se i denti del giudizio servissero a qualcosa, gli Americani ne avrebbero oitto a testa, e gi Africani nessuno.

4. Chiunque abbia inventato i denti del giudizio aveva intenzioni malvagie.

5. Di fronte ai denti del giudizio la teoria evoluzionistica di Darwin traballa.

6. I denti del giudizio sono l’argomento più convincente da opporre alla teoria del progetto intelligente.

7. Se Dio esiste, sara’ bene che inizi a trovare una buona scusa per l’invenzione dei denti del giudizio.

8. I denti del giudizio amano colpire il venerdì sera, cioè nel momento più lontano dall’apertura di un qualsiasi dentista.

9. Quando mi togliero’ il dente del giudizio, la fatina mi lascerà un assegno in bianco.

10. I denti del giudizio te lo fanno perdere.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

17 commenti su “Per una teoria dei denti del giudizio

  1. crisalide77
    10/11/2013

    Esatto…
    ti fanno perdere il sonno, la voglia mangiare e pure il giudizio!

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  2. amanda
    10/11/2013

    povero, tanto dolore? prova il dentinale all’aloe come i bambini, o in alternativa del paracetamolo oppure una ciliegia sotto grappa e non ci pensi più 🙂

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    • Paolo Zardi
      10/11/2013

      Provato tutto: tea tree oil, Jagermaister, Dicoflenac.. Due notti che non dormo! Inizia alle otto di sera, si attenua alle cinque di mattina – credo per sfinimento. Esperienza per certi versi mistica.. 😉

      Mi piace

    • Paolo Zardi
      10/11/2013

      Ma quando si attenua il dolore, la gioia che provo potrebbe farmi convertire al cattolicesimo, per dire!

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  3. Zio Scriba
    10/11/2013

    Per quel che vale ti sono vicino. In un paese civile sarebbe facile e ovvio farsi prescrivere e acquistare un antidolorifico oppiaceo, ma la nostra non civiltà è discorso vecchio, e non voglio rispolverarlo: temo ti farebbe solo aumentare il dolore…

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  4. Elle
    10/11/2013

    Non dovresti giudicarli, solo perché ti fanno del male.

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    • Paolo Zardi
      10/11/2013

      L’ambiguità del genitivo… qual era l’esempio che ci facevano a scuola? la paura dei vinti… ecco, il giudizio dei denti ci assomiglia… 😉

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  5. Branoalcollo
    10/11/2013

    come ti capisco, tolto uno a marzo…e lo ricordo bene…

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  6. Elle
    11/11/2013

    Io propongo il rinvio a giudizio.

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  7. In verità il comportamento dei denti del giudizio (ovvero che li stiamo “perdendo”) confermano Darwin, vabbè, non è che sono venuta qui a rompere… adoro le liste!

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Questa voce è stata pubblicata il 10/11/2013 da in Satura Lanx.

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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