Chi la fa, l’aspetti

Un po’ di tempo fa mi ero divertito a recensire “Cinquanta sfumature di grigio” senza leggerlo, ma contando le parole che lo componevano. Giacomo Brunoro, editore de “La Case Books” (con lui avevamo chiacchierato qui e qui) ha fatto la stessa cosa con “Il giorno che diventammo umani”, la mia raccolta di racconti uscita per la Neo, sul Corriere della Sera, edizione Veneto: credo di essermi sentito come quando un dentista va dal dentista, o, usando una metafora più colorita, un anatomopatologo subisce un’autopsia. Non avevo mai trovato il coraggio di usare il mio programma di conteggio sulle cose che ho scritto. Brunoro l’ha fatto.

Il giorno che diventammo umani di Paolo Zardi è formato complessivamente da 56.471 parole per un totale di 333.605 caratteri spazi inclusi (280.378 se si escludono gli spazi). Le parole uniche utilizzate da Paolo sono 8.650, il termine più ripetuto è una congiunzione, e cioè “di”, che troviamo per ben 1793 volte.

La parola più utilizzata da Paolo è “casa”, che viene ripetuta per 148 volte. Seguono “anni” (147), “cosa” (130, mentre “cose” è ripetuto 42 volte), “moglie” (114), “vita” (93), “marito” (88), “testa” (83), “mano” (80), “mani” (72), “figlio” (71), “letto” (70), “donna” (66) e “figli” (63). Si direbbe un libro che parla di relazioni famigliari in modo molto fisico, concreto.

Per leggere il seguito della recensione: la recensione di Giacomo Brunoro.

ps nella recensione c’è un link a un pezzo scritto da Carlo Vanin e pubblicato Sugarpulp, che mi ha commosso….

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2 thoughts on “Chi la fa, l’aspetti

  1. che parli di relazioni umane, o di non relazioni, è indubbio, che poi molte relazioni umane, siano, nella nostra società, incentrate sulla famiglia, non fa una piega, quindi tutto sommato direi che l’analisi statistica rispecchia il succo del libro 🙂

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  2. >il termine più ripetuto è una congiunzione, e cioè “di”

    da te, mai e poi mai me lo sarei aspettato. quel computer è peggio del lettino di Freud. vergognati!

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