La morte non è mai stata così nuda

La morte nuda
La morte nuda

Inizio a domandarmi, abbastanza seriamente, come mai mi capiti di parlare sempre più spesso di morte. I tempi? L’età? La vita? La necessità di esorcizzare la più antica, la più profonda,  la più inguaribile delle paure?

La morte è il più grande tabù del ventesimo (e quindi del ventunesimo, che del precedente è una triste scia) secolo. Vietato parlarne. Ma poiché, come scriveva Carrère ne “La vita come un romanzo russo”

se è proibito raccontare una cosa, capisci anche tu che fatalmente c’è solo quella che si possa e si debba raccontare

ecco l’antologia “La morte nuda”, curata dalle bravissime Simona Castiglione e Caterina Falconi, ed edita da Galaad (è il tredicesimo volume della collana “La Quercia e il Tiglio”…).

La folta schiera degli autori, in ordine di apparizione, è questa:

Patrizia Rinaldi, Francesca Bonafini, Andrea Ponso, Laura Liberale, Elena Maffioletti, Marco Candida, Pier Giuseppe Cavalli, Caterina Falconi, Simona Castiglione, Giovanni Di Iacovo, Janis Joyce, Romano De Marco, Luca Bathory, Paolo Zardi, Gianluca Morozzi Davide Sapienza, Berarda Del Vecchio, Michele Monina, Luca Martini, Michele Toniolo, Mascia Di Marco, Cynthia Collu, Francesca Genti, Valentina Ferri.

E venerdì 29 novembre 2013 (cioè domani), alle ore 18,  il libro sarà presentato alla libreria “La forma del libro”, in via XX Settembre 63, a Padova. Saremo in cinque a presentarlo: Laura Liberale, Marco Candida, Michele Toniolo, Piergiuseppe Cavalli e il sottoscritto. Si parlerà di morte, e di nudità. Vi aspettiamo, prima che sia troppo tardi…

La quarta di copertina
La quarta di copertina
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7 thoughts on “La morte non è mai stata così nuda

  1. La morte è divenuta un tabù forse anche perché, molto banalmente, è l’unica vera certezza della vita. E nella nostra vita sempre più forzatamente farcita di incertezze, effettive e pure indotte, una certezza del genere, così ineluttabile, diventa qualcosa di spaventosamente alieno.
    Peraltro mi vanto – in modo obiettivamente ingiustificato, perché non è che faccia chissà quali cose! – di appartenere per passione a una categoria di persone, gli alpinisti, che molto più di tante altre devono fare i conti con la morte e ne hanno generato un concetto probabilmente più concreto e pragmatico.
    Gran bel progetto, Paolo. Lo leggerò con molto interesse.

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  2. Viviamo un’eterna giovinezza, il web ci rende eterni, perché parlare di morte? Tema poco attuale, come i peli, la moda idiota di depilarsi, uomini o donne … non si muore più, al limite si decade.

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    1. La morte è stata ospedalizzata, e i moribondi vengono trattati come dei minus habens – spogliati del diritto di scegliere come morire – perfino del diritto di dire “sto morendo, vorrei sistemare le mie cose”. L’eterna giovinezza assomiglia molto a un incubo nazista.

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