Rubare tempo all’allegria – Marina Sangiorgi

Esistono i racconti, esistono i racconti lunghi (che gli anglosassoni chiamano novella) ed esistono i romanzi – una classificazione piuttosto becera, che aiuta soprattutto gli editori a prendere le loro decisioni. Ma ci sono, poi, raccolte di racconti che si posizionano in un mondo a parte, dove non è più possibile appiccicare una comoda etichetta. Rubare tempo all’allegria di Marina Sangiorgi, edito da Raffaelli Editore, appartiene a quest’ultima categoria: un pezzo unico, che si oppone a qualsiasi tentativo di classificazione. La raccolta è formata da diciassette racconti, divisi, non equamente, tra due parti; la prima contiene dodici racconti popolati dagli stessi personaggi, che gravitano tutti attorno a una famiglia numerosa – una sorta di romanzo che procede per istantanee autonome tra loro; la seconda contiene i restanti cinque, che presentano personaggi slegati dal contesto della prima, pervasi però dalla stessa atmosfera. Dunque? Un romanzo di racconti? Un racconto lungo con appendice di racconti brevi? Arrivati alla fine, ci si rende conto che la domanda è irrilevante: è un libro bellissimo, e questa è l’unica cosa importante.

Ci sono molti modi per essere anticonformisti; alcuni di questi sembrano ormai appartenere a un genere codificato, un anticonformismo conformista, che da tempo non sorprende più. Rubare tempo all’allegria è un libro anticonformista nel senso più alto del termine, perché non si conforma ad alcuna delle regole editoriali degli ultimi venti o trent’anni. La Sangiorgi sceglie una strada solitaria e di assoluto rigore nel raccontare le sue storie, apparentemente minuscole, di uomini e donne qualsiasi, in una Bologna tra le due grandi guerre; e lo fa scegliendo una lingua levigata, piana, quasi cristallina, dove ogni parola – ogni aggettivo, ogni impercettibile variazione – hanno un significato preciso. Scegliere di descrivere la complessità irriducibile del mondo attraverso uno stile che rinuncia agli artifici retorici più scontati, ai facili trucchi del finale a sorpresa o del climax e dell’anticlimax, alla crudeltà o alla consolazione gratuite, richiede non solo coraggio ma anche una grande consapevolezza dei propri mezzi: la Sangiorgi ha l’uno e l’altra. Un racconto dopo l’altro, l’autrice costruisce un mondo sentimentale ricchissimo, e pieno di sfumature, dove l’amore, il disincanto, il rimpianto e il desiderio si intrecciano tra loro secondo le regole della vita: il caso, i progetti mal definiti degli esseri umani, la rassegnazione e la spinta incessante alla ricerca della felicità. Storie borghesi nel senso più stretto del termine, dove il matrimonio è l’obiettivo che condiziona le vite di tutti; e perciò storie di speranze tradite, di compromessi e di solitudini, di piccole gioie domestiche e di corteggiamenti, dove nessuno pare abbastanza forte da potersi permettere il lusso di essere veramente felice.

Il libro, che si presenta in un’edizione curatissima, sembra scritto non con la penna, o un computer, ma con una spoletta che intreccia la trama elegante a un ordito perfetto: alla letteratura industriale, in poliestere e viscosa, la Sangiorgi oppone, con delicata fermezza, un modo diverso di intendere la scrittura, dove ogni parola è scelta con la cura di un artigiano che compone la propria opera. In Rubare tempo all’allegria c’è qualcosa di flaubertiano – nel tono, nella voce, ma soprattutto nelle intenzioni: nella definizione degli scopi dello scrittore, e dei mezzi di cui egli dispone. In questo rivolgersi al passato, però, non ci sono né nostalgia né rimpianto, ma, piuttosto, la lucida ricerca di una strada che, invece di seguire le mode del tempo, conduca il lettore e lo scrittore (binomio indissolubile) nel misterioso spazio dell’arte. E, per nostra fortuna, qualcuno ancora ci riesce.

Rubare al tempo all'allegria - Marina Sangiorgi
Rubare al tempo all’allegria – Marina Sangiorgi
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