Grafemi

Segni, parole, significato.

La complessità, l’immoralità e altri (presunti) nemici del lettore

Libri o autori?

Parlando con le persone che conosco, credo di avere intuito che esista un criterio che consente di dividere i lettori in due grandi gruppi: ci sono quelli che, una volta trovato un buon libro, vogliono leggere ogni cosa scritta da quell’autore, e ci sono quelli, invece, che si spostano da un libro all’altro, tipicamente rimanendo all’interno di un genere. Mia madre, ad esempio, appartiene al secondo gruppo: una volta scoperto il giallo scandinavo, si è pappata tutto quello che ha trovato sul mercato, in ordine sparso; io, invece, appartengo decisamente al primo.

Nel corso degli anni, ho avuto la fortuna di trovare alcuni autori molto interessanti: negli anni novanta, Le Carrè (al quale ero arrivato leggendo tutti i Follet: una lettura che non rinnego) e Kundera; nel 2003 Philip Roth; nel 2007 David Foster Wallace; nel 2008 Vladimir Nabokov; nel 2009 Martin Amis; nel 2010 Flaubert. Negli ultimi anni le letture sono state più sparse, meno sistematiche, e in effetti sono di nuovo alla ricerca di uno scrittore capace di trasformare la mia vita, e il mio modo di vedere il mondo.

Quando trovo un autore, desidero leggere tutto quello che ha scritto; non solo: voglio sapere come si è evoluto, quali strade ha intrapreso, se ha prodotto degli scritti con i quali ha enunciato le proprie idee sulla scrittura o su altri autori. Ma cerco sempre di non abbuffarmi, per il timore di saziarmi e perdere il gusto della lettura, e perché odio vedere la pila dei libri che ancora mi rimangono da leggere che via via si abbassa. Solo gli autori viventi mi danno qualche garanzia: ma Roth ha smesso di scrivere, Le Carrè ha 81 anni, Kundera va per gli 85, e Wallace, che prometteva bene, si è impiccato quando non aveva ancora 50 anni. Mi rimane Martin Amis, sessantatreenne in discreta salute, che anche quest’anno ha scritto un nuovo libro per Einaudi, cioè Lionel Asbo – Stato dell’Inghilterra. 

Perché non leggevo Yellow Dog?

E di Martin Amis, in effetti, ho letto praticamente tutto. L’informazione, Koba il terribile, La casa degli incontri, Money, La vedova incinta, La freccia del tempo, Il treno della notte, London Fields, e, quest’anno, Lionel Asbo. Ogni volta non è stato semplice scegliere il libro successivo – Amis è un autore che pur rimanendo fedele ad alcune idee forti, ama spaziare in generi diversi. In ogni caso, ho sempre rinviato la lettura di Cane giallo, romanzo del 2003, uscito in Italia nel 2006. Perché? Come si forma il parere su un libro che non si è mai letto?

Un punto di partenza può essere la famigerata Wikipedia. Nella versione inglese trovo che il critico letterario Tibor Fischer ha scritto:

Yellow Dog isn’t bad as in not very good or slightly disappointing. It’s not-knowing-where-to-look bad. I was reading my copy on the Tube and I was terrified someone would look over my shoulder… It’s like your favourite uncle being caught in a school playground, masturbating.

Tibor Fischer è, a sua volta, uno scrittore di romanzi, un novelist, come dicono gli inglesi, e nonostante sia uno scrittore, mentre leggeva Yellow Dog in metro, aveva il terrore che qualcuno gli guardasse da sopra la spalla e intuisse il contenuto del libro. Il parere è espresso in un articolo scritto per The telegraph e pubblicato nell’agosto del 2003. Titolo? Qualcuno dovrebbe dire una parola a Martin Amis.

So I won’t tell you anything about the contents of Yellow Dog, but what I will tell you is that it’s terrible.

[…]

Halfway through, Louis reached into his pocket, pulled out a railway ticket, scrawled on it and handed it to me. It was a signed authorisation to shoot him if he ever became an old bullshitter. I think I’ll be sending Louis an authorisation to shoot me if I ever produce anything like Yellow Dog.

dove Louis è Louis de Bernières, altro autore inglese (Il mandolino di Corelli, ad esempio). Dunque Tibor Fischer autorizza Louis de Bernières a ucciderlo nel caso in cui producesse qualcosa simile a Yellow Dog.

Anche su IBS non ne parlano bene

Un altro modo per farsi un’idea su un libro mai letto è provare a leggere i pareri che i lettori lasciano sulle relative schede – un’abitudine che anch’io ho da anni. Sotto Cane giallo, leggo:

Facendo la premessa che io adoro Amis, e che secondo me è uno dei tre o quattro scrittori contemporanei veri e che vale ancora la pena leggere, trovo che ‘Cane giallo’ sia veramente quanto di peggio abbia mai scritto – un déja-vu, innanzitutto, dei suoi romanzi precedenti ma nel senso peggiore – sembra che abbia messo insieme tutti gli scarti di altri romanzi e ne sia venuto fuori uno sconclusionato pastiche quasi illeggibile e senza nemmeno una trama decente.

Qualcun altro dice:

non é il miglior Amis beninteso, e questo dimostra quanto talento abbia lo scrittore inglese, visto che al suo ritorno alla fiction dal 97, scrivendo evidentemente con la mano sinstra, ha prodotto una “cosa” (dico “cosa” perché questo – cosí sconnesso e discontinuo – certo non é un romanzo) comunque superiore all´80% di quanto molti suoi detrattori, Tibor Fischer in testa, riescono a fare “at their best”.

E infine:

Un probabile passo falso, una svendita, magari un libro scritto per il dovere di farlo. Amis è stato molto più intelligente, sagace, sconcertante di come appare in questo libro senza la volgarità di un postmodernismo gratuito come esperienza e raffazzonato di eccessi e depravazioni pescate nel peggio possibile ma oramai inflazionate anche loro e, dopo una prima parte in cui l’Amis conosciuto esce fuori a tratti ed ancora la lettura è godibile (la famiglie reale è potenzialmente grandissima), nel seguito viene del dispiacere per quanti non lo hanno conosciuto prima e da qui potrebbero abbandonarlo. Recuperare L’informazione, un capolavoro e Money, ottimo libro per sapere di cosa sia capace l’autore, quando ne ha voglia.

Cosa risponde Martin Amis?

Martin Amis, dopo aver letto diverse critiche al suo romanzo (non credo anche quelle pubblicate su IBS, ma il tenore era più o meno quello), risponde, in un’intervista rilasciata a The London Times dopo, parole testuali, his crucifixion over Yellow Dog:

No one wants to read a difficult literary novel or deal with a prose style which reminds them how thick they are. There’s a push towards egalitarianism, making writing more chummy and interactive, instead of a higher voice, and that’s what I go to literature for.

Martin Amis da giovane

Martin Amis da giovane

Il rapporto tra Martin Amis e la critica non è dei migliori. Considerato per anni l’enfant prodige della letteratura inglese, assieme a Ian McEwan, viene “espulso” dal circolo letterario britannico nel 1995, a causa di un profondo litigio con Julian Barnes, altro autore inglese (suo è Il pappagallo di Flaubert). Su un articolo del Corriere della Sera del 1995, ci sono alcune ipotesi: Amis che lascia sua moglie per Isabella Fonseca, Amis che va a vivere in America, Amis che scrive L’informazione, storia di due scrittori agli antipodi, Amis che ottiene 500.000 sterline di anticipo sul suo nuovo libro, abbandonando il vecchio agente – tutte storie che, con la letteratura, non c’entrano nulla… Eppure, dal 1995 in poi Amis verrà crocifisso a ogni nuova uscita – perfino sbeffeggiato e deriso per un costoso e imponente intervento ai denti… Ad esempio, sul suo ultimo libro, Lionel Asbo, il The Wall Street journal afferma:

He reads like a university don telling dirty jokes to astonish the groundlings while never letting them forget how well he knows his Milton.

Cane giallo, finalmente

Per tutti questi motivi, ho rinviato a oltranza la lettura di Cane giallo. Avevo paura di rimanerne deluso. Di perdere la mia considerazione per uno dei miei autori preferiti – l’unico ancora realmente in attività. Alla fine, mi sono deciso. E il mio parere su Martin Amis è, se possibile, ancora migliorato. Manca una trama decente, come sostiene un lettore di IBS? Può essere. C’è da vergognarsi se qualcuno sapesse cosa stiamo leggendo? Può darsi. E’ disconnesso e discontinuo? Impossibile negarlo. Quindi? Quindi è un capolavoro. Il punto è che tutti i grandi autori si trovano a dover lottare contro alcuni (presunti) nemici del lettore: la complessità, l’immoralità, la mancanza di un lieto fine, l’incoerenza della storia, la volgarità e la pornografia, una forma elaborata, il politicamente scorretto. Ma cosa cerchiamo, in un libro? A cosa serve, un romanzo? Nel 1926, Virginia Woolf lesse il romanzo “C.” di Maurice Baring. Ecco cosa scrisse nel suo diario:

Mi sorprende trovarlo così buono. Ma in che senso è buono? Facile dire che non è un grande libro. Ma quali sono le qualità che gli mancano? Probabilmente, che non aggiunge nulla alla nostra visione della vita. Pure è difficile trovarvi un vero difetto. Il mio stupore è che opere decisamente di second’ordine come questa, pubblicate a profusione da almeno venti (sic) persone l’anno, direi, valgano tanto. Non leggendone mai, mi abituo a credere che non esistano. E così è, parlando con il massimo rigore. Vale a dire che non esisteranno nel 2026; ma attualmente hanno un grado di esistenza, che mi rende un poco perplessa.  (da Diario di una scrittrice, Virginia Woolf, traduzione Giuliana De Carlo, minimum fax)

Ma già nel 2014, chi leggerebbe “C.” di Baring? Esiste ancora? Qualcuno ne ha mai sentito parlare?
Eppure, ai suoi tempi, la gente preferiva Baring alla Woolf, adducendo, magari gli stessi motivi con i quali ora si critica Amis e si loda Barnes. Ma la letteratura non è consolazione, non è trama, non è lieto fine e non è rispetto della morale o del buon gusto; non aspira alla semplicità, ma alla rappresentazione fedele della complessità del mondo, per quanto tragica, incomprensibile, folle, disconnessa essa sia; non fugge di fronte a ciò che non si può dire, ma lo affronta, e lo affronta proprio perché non si può dire: perché questo è il compito della letteratura, questo è il compito di chi scrive. Tutto il resto, nel 2114 non esisterà nemmeno.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

25 commenti su “La complessità, l’immoralità e altri (presunti) nemici del lettore

  1. Muninn libri
    03/01/2014

    Complimenti come al solito. Molto bene. 🙂 Sono sempre molto soddisfatto, l’ho già detto, di imparare qualcosa di nuovo. E ovviamente d’accordo sul giudizio dei posteri, il motto del mio blog è “libri da ricordare”, Muninn significa “memoria”. Non potresti trovarne uno più d’accordo 😉

    Un po’ meno d’accordo sul manicheismo dei tipi di lettori. La realtà è complessa e mai bicromatica. E poi ci sono tanti cadaveri eccellenti! I classici devono essere saccheggiati continuamente.

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      Eh eh… è vero, l’introduzione fa pensare a una sorta di manicheismo: ma la realtà non è così. Si leggono tanti autori – talvolta ci si sposta all’interno di un genere, talvolta si esplora uno scrittore fino in fondo, e talvolta ci si lascia condurre dal caso. Per me, la scelta dell’autore – la curiosità di conoscere il suo percorso artistico – ha quasi sempre la meglio sugli altri criteri, ma non credo che sia un modo migliore di scegliere libri – anzi, tutto sommato risulta spesso alquanto limitante… Prima di far entrare un autore nella mia libreria, passa un sacco di tempo; qualche volta ho preso delle cantonate, come quando credevo che Franzen fosse un genio dopo aver letto “Le correzioni”, e altre ho rinviato per troppo tempo l’ingresso di grandi autori, come era successo con Wallace.
      E sono d’accordo sul fatto che i classici vadano sempre saccheggiati – ho citato Flaubert ma ho dimenticato Cechov, altro genio immenso, e Shakespeare, che andrebbe letto ogni volta che se ne presenta l’ocasione…
      Buon anno, e grazie per essere passato!

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      • Muninn libri
        04/01/2014

        Grazie a te e auguri…continuerò a saccheggiare il tuo blog finché sarai così….completo. Approfondisci ogni aspetto con cura. Anche per me gli autori che considero tra i miei preferiti sono una sicurezza…il piacere della lettura è fatta del sottile equilibrio tra mantenimento delle aspettative e sorpresa, originalità. Se sapessimo sempre come va a finire non leggeremmo più! Così funziona con gli autori. Ma non fai malissimo ad aspettare prima di buttarti…meno letture più scelte! E fai una cosa che ammiro molto, rileggere uno stesso libro, mi avevi detto che lo facevi con Roth, sono tutti modi per trovare qualcosa di nuovo nello stesso libro e lo puoi fare solo se è particolarmente ricco. Solo un autore fidato può farlo 🙂 A presto!

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  2. andrea
    03/01/2014

    Sono felicissimo di leggere che anche tu hai apprezzato Cane giallo…finalmente qualcuno…e anche io apprezzo tantissimo Amis e Lionel Asbo è stata una delle più belle letture degli ultimi tempi. Aggiungo che mi sembra che in pochi se lo siano filato.

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      Ciao Andrea, il 21 settembre 2013 ero a Pordenone, dove ero andato proprio per vedere la presentazione di Lionel Asbo con la presenza di Martin Amis. Prima di lui, nel teatro di Pordenone, c’era Susanna Tamaro; io ero in coda per entrare (avevo già il biglietto, ma volevo una poltrona in prima fila!), e ho visto la folla accalcarsi per avere un autografo dell’autrice che aveva appena concluso la sua presentazione: soprattutto donne, con pile di dieci libri – l’opera omnia della Tamaro – da far firmare.
      Con Amis, c’è stato un lungo applauso, e più di qualcuno si è fatto autografare il libro, ma non eravamo molti. E il personaggio di maggior successo della giornata è stato Natalino Balasso – che stimo, ma che metterei qualche gradino sotto Amis… Che dire? Non voglio semplificare, ma la mia sensazione è che ci sia un generale “impigrimento”. I libri che mettono in discussione qualcosa, che criticano il mondo contemporaneo senza usare i soliti luoghi comuni, che non dividono la gente tra buoni e cattivi, perdono il confronto con tutto ciò che presenta materiale già masticato e già digerito. Probabilmente è sempre stato così, ma ora – questo è il mio sospetto – nessuno considera questa situazione come un limite da superare…
      Sono contento di aver trovato un altro estimatore di “Cane giallo”! 😉

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  3. Sole
    03/01/2014

    Non mi trovi d’accordo sulle tipologie dei lettori. Mi ritrovo in gran parte sul primo gruppo, però non sono maniacale. Cerco di centellinare le letture per poter avere un giudizio più obbiettivo sugli autori che preferisco. E perché la garanzia di una buona lettura devo pur averla nei tempi di magra!!! (anche se ultimamente sono decisamente soddisfatta). Quindi Hemingway, Kundera e Yoshimoto solo uno all’anno.
    Quando dici di essere alla ricerca di uno scrittore capace di farti vedere le cose con un altro occhio e capace di cambiarti la vita, non posso che essere d’accordo. Credo sia il motivo per cui leggo e ne godo. Senza il piacere non riesco evadere, e la letteratura aiuta.
    Secondo me i libri si fanno attrarre e capiamo quando è il momento giusto per leggerli. Dei giudizi delle recensioni on line o delle battaglie tea autori, non ci faccio più caso, preferisco argomentazioni come le tue, che danno spunti non solo sul libro, ma anche sulle motivazioni che spingono a leggerlo.
    Ultima cosa! Un buon libro è quello che non ci aspettiamo! E quindi ben vengano la forza, il trash, la violenza, i finali inaspettati, quello che non riuscirei a fare o dire. Gli occhi degli altri che diventano i propri…questa cosa mi ha cambiato la vita nell’ultimo anno!!!

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      Sono d’accordo con il tuo non essere d’accordo! 😉 Quella sui lettori era una semplificazione per arrivare a Martin Amis – i lettori sono molto più vari di così, e non esiste un criterio migliore di un altro.
      E sono d’accordo anche sul fatto che sono i libri a “scegliere” quando essere letti. Penso a “Le correzioni”: ho rinviato, e poi rinviato, e poi rinviato ancora, ma sapevo che prima o poi avrei dovuto leggerlo… E quando l’ho letto, l’ho trovato davvero un libro gigantesco. E qualcosa di simile è successo con Nabokov, e con Wallace… Poi, la ricerca di un grande autore non finisce mai. Su un sito che crea delle mappe della letteratura (si mette un nome, lui ti mostra una specie di costellazione con gli autori più vicini a quello che hai inserito) avevo visto che Murakami era molto vicino a Nabokov; ho iniziato a leggere “Norwegian wood”, e arrivato a pagina 100 l’ho gettato… Altra delusione? Don DeLillo. Ora mi sto guardando ancora intorno…

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  4. Zio Scriba
    03/01/2014

    Anch’io come te vado per Autori, anche se un minimo di scelta “di genere”, magari istintiva, viene probabilmente ancora prima, a monte. (Per esempio non mi interessano i romanzi rosa, e se fra chi li scrive si celasse – ma ne dubito – il più grande genio di sempre è quasi certo che me lo perderei…)
    E comunque questo Cane giallo (che mi mancava, ma per puro caso, pur essendo Martin Amis uno degli Autori che mi piacciono) lo metto subito in cima alla lista… (quasi inutile aggiungere che se mi fossi imbattuto subito in quella recensione ibs che gli dà 1/5, con quelle motivazioni, col carattere che mi ritrovo mi sarei PRECIPITATO a leggerlo molto tempo fa :D)

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      Proprio ieri un’amica mi chiedeva: qual è stato il libro d’amore più bello che tu abbia mai letto? Ci ho pensato un po’, e non mi è venuto in mente nulla! 😉
      Credo che gli autori che amiamo sappiano scegliere per noi il genere giusto…. 😉 Ma c’è stato un tempo in cui non leggevo nulla – ti parlo dei primi anni novanta – e la scoperta del legal thriller mi ha portato a leggere tutto Grisham; poi mi sono spostato su Follett, e ho letto decine di libri sul genere… che genere è, Follett? Intrattenimento? Thriller? Quindi Forsyth (!) – praticamente tutto… E poi, però, mi sono spostato su Le Carré… E da là ho scoperto la grande letteratura. Quindi i generi possono servire a spostarsi da autori mediocri verso veri scrittori…

      “Cane giallo” parla di pornografia, incesto, monarchia, violenza fisica, violenza verbale, ricatti. Fa paura a molti. Te lo consiglio! 😉

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      • Zio Scriba
        05/01/2014

        Sì, direi che fa per me.
        Tornando agli Autori, quando uno mi conquista veramente di lui prima o poi voglio leggere tutto quello che ha scritto, anche la lista della spesa. Non credo abbia molto senso il discorso delle “opere minori” (e poi chi decide al posto nostro quali siano? I criticozzi? Oppure sono “minori” quelle con meno pagine?) Quante volte uno scrittore mi ha regalato le sue chicche più geniali in qualche singolo paragrafo (o singola frase!) di qualche sua opera snobbata o semisconosciuta…

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  5. luciaguida
    04/01/2014

    In genere io vado per autore, ma non è detto che non mi lasci intrigare da titoli, copertine e quarte di copertina seduttivi… Buona giornata, Paolo

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      Fortunatamente, non so valutare le copertine, per cui sono immune a quei richiami… 😉
      Buon anno, cara Lucia!

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  6. Branoalcollo
    04/01/2014

    Difficilmente leggo di un autore che mi piace, tutto, perché penso che a volte ci siano dei libri che hanno la funzione di prepararne altri…quindi a volte l’evoluzione non è lineare, molto spesso si riscrive in forme diverse lo stesso libro… “Cane giallo” non l’ho letto, ma lo leggerò, se non altro per il titolo che già mi incuriosisce.

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      E invece a me interessa proprio il percorso di un autore – come è arrivato da qui a là. Prendi Philip Roth: nei primi anni sessanta ha scritto dei libri inutili (che ora Einaudi sta riproponendo), poi trova la sua voce con “Lamento di Portnoy” del 1967, e la riperde per altri dieci o dodici anni. In mezzo, esperimenti, tentativi, passi falsi… Nel 1974, però, pubblica un libro, “My life as a man” dove uno scrittore, Tarnopol, tra le altre cose scrive un racconto il cui personaggio principale è un altro scrittore, Nathan Zuckerman, che qualche anno e qualche libro dopo diventerà il personaggio principale, e talvolta voce narrante, di quasi tutti i libri di Roth. “My life as a man” non è un capolavoro, ma permette di capire come Roth è arrivato a essere se stesso…
      Se non hai mai letto nulla di Amis, ti consiglio di partire con “Money”o “L’informazione” – “Cane giallo” in alcuni punti è davvero “estremo”…

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      • Branoalcollo
        04/01/2014

        per percorso non lineare intendevo questo, una lettura che necessariamente porta o invia ad altro, un’involuzione solo apparente…grazie per la dritta su Amis, leggerò leggerò…

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  7. Zio Scriba
    04/01/2014

    A proposito di immoralità: leggo solo oggi che fu negato a Nabokov, proprio per “l’immoralità” del suo Romanzo “Lolita”, quello stesso Premio Nobel per la Letteratura che ci si ostina a negare, fra gli altri, a Philip Roth, mentre invece lo si è dato a Churchill (?!?) e a Dario Fo (!?!)
    Ormai è provato: i Premi sono immorali (nel vero senso deteriore). Mentre i grandi Scrittori, in barba ai premi non ricevuti, sono quasi sempre sia “immorali” (nel senso intelligente e anticonformista del termine) che “immortali”. 😉

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      Oltre a Nabokov, e a Roth, anche Borges e Joyce non hanno mai ricevuto il Premio Nobel: chi scrive, e non ha vinto nulla, può vantarsi di essere in bella compagnia!
      Quella dell’immoralità, comunque, è un’accusa che è stata rivolta verso tanti grandi autori: Flaubert, Joyce, Pasolini, perfino Bertolucci. Potrebbe essere un criterio per individuare i grandi autori! 😉
      “Lolita” fu pubblicato per errore: l’editore, un francese che pubblicava letteratura pseudo-erotica, non sapeva di cosa parlava il libro, e Nabokov non sapeva chi fosse l’editore. Prima, gli era stato rifiutato da tre diversi editori…

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    • Paolo Zardi
      04/01/2014

      ps
      “Nessuna offesa per Alice Munro – confesso di non averla mai letta – ma dare il Nobel a lei invece che a Philip Roth è come dare il premio Miglior Smartphone al Blackberry (mi spiace per i Canadesi) quando in giro c’è l’iPhone”
      William Kolbrener

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      • Zio Scriba
        05/01/2014

        Sono sempre più convinto che chi sta dietro a certi premi sia nella peggiore delle ipotesi un disonesto, e nella migliore un trombone (anche se ovviamente vi saranno virtuose eccezioni… :D)
        I principali premi italioti, poi, sono da tempo per me una guida sicura per decidere cosa NON leggere.

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  8. Elle
    05/01/2014

    Anche a me piace seguire un autore dall’inizio alla fine, cioè cronologicamente. Sono partita anche io da Grisham e Follet, ma arrivata a Le Carrè mi sono bloccata: ho fatto l’errore di leggerlo in tedesco e non ho capito una mazza! Ma sospetto sia interessante, perciò un giorno o l’altro lo recupererò in italiano. Negli ultimi anni ho provato a saltellare (per cause di forza maggiore, a dir la verità) e la cosa non mi soddisfa, e ora che ne parli tu (e leggendo anche i commenti qua sopra), delineo questa semplice teoria: i lettori in realtà si dividono tra chi cerca la pura evasione (o la crescita attraverso la semplice lettura) e chi cerca anche un predecessore a cui si vorrebbe assomigliare (che cambia assieme a noi). Direi che chi a sua volta scrive vuole capire come scrivono gli altri, seguire il percorso degli autori, lo dico perché credo che sia il motivo per cui anche io quando mi piace un autore che scopro per caso (e non necessariamente dal suo ultimo libro) voglio sapere cos’altro ha scritto, come, quando, cos’è venuto prima e cosa dopo, voglio scoprire se qualcosa pubblicato dopo è stato in realtà scritto prima e se prima di pubblicarlo l’ha modificato e magari scovare la prima stesura. Saltellare non porta a nulla, da questo punto di vista, se non a leggere una miriade di bei libri (se lo sono) e trascorrere qualche ora piacevole, ma non aiuta ad inquadrare (o instradare) noi stessi attraverso un altro autore.
    (spero di essermi spiegata)

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    • Paolo Zardi
      11/01/2014

      Faccio gli stessi percorsi anch’io, per gli stessi motivi. Mi piace vedere come certe idee affiorino, poi spariscono per poi ritornare molto tempo dopo – “Il teatro di Sabbath” di Roth, ad esempio, riprende diverse idee di “Lezione di anatomia”.
      Le Carrè è un grande autore, ingiustamente sottovalutato e relegato a scrittore di genere. Anche il suo primo romanzo importante, “La spia che venne dal freddo”, meno di 200 pagine, è un piccolo gioiello… Poi “La talpa”, “Casa Russia” e soprattutto “L’onorevole scolaro” (ma anche “Single & Single”, “La spia perfetta”, “Il portiere di notte”)… sono grandi libri, di notevole spessore. Se ti capita, ti consiglio di dargli un’altra chance! 😉
      a presto!
      ps ti sei spiegata bene!

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  9. ehm… possiamo aggiungere che esiste anche una terza categoria? quella dei lettorti farfalloni. Quelli cioè che saltano di palo in frasca, oggi un fantasy, domani un neo-neorealista, dopodomani sci-fi, poi un classico russo, uno francese eccetera. Insomma quelli del tipo “verso l’infinito e oltre”. Noi ne conosciamo pochi, in verità, ma ci sono. Essi vivono. 🙂

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  10. Berenice
    10/01/2014

    Io ho scoperto Emmanuel Carrère un paio di anni fa e ne sono diventata dipendente. Hai letto qualcosa? Se no, ti consiglio sicuramente L’avversario. Ma anche Vite che non sono la mia. Ma tutto… Anche Limonov. E poi lui è sceneggiatore, quindi coglie dettagli che a volte diventano imprescindibili; e conosce (bene) il russo e i russi… Insomma: incarna (per ora, poi si vedrà) la funzione primigenia della lettura, per me: comprensione e consolazione. Che vuoi di più?

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    • Paolo Zardi
      11/01/2014

      Ciao Berenice, sì, ho scoperto anch’io Carrère l’anno scorso – ne parlavo giusto tre post fa https://grafemi.wordpress.com/2014/01/01/tra-il-2013-e-il-2014/
      😉
      Sua madre è russa – ne “La vita come un romanzo russo” parla del suo tentativo di riappropriarsi delle sue origini e della sua lingua madre (o meglio, della lingua di sua madre) anche se mi pare che confessi di non esserci riuscito poi così bene…
      A presto!

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  11. evarachele
    07/02/2014

    Molto interessante complimenti! Io credo di appartenere ad una terza categoria di lettori compulsivi: i divoratori. Tendo a non seguire nessun criterio se non quello di leggere qualsiasi cosa mi si pari davanti, al di là dell’autore, tematica, filone letterario! questo è visibile anche sul mio blog, dove è ben difficile trovare un libro che abbia qualcosa in comune con gli altri…insomma sono una gran casinista!
    Spero tu possa fare un click a trovarmi
    A presto
    Eva

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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Non ho la pretesa di avere una finestra sul mondo. Mi basta un oblò.

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