Grafemi

Segni, parole, significato.

Se per assurdo

Nel settembre del 2012, dopo aver letto lo splendido “HHhH – Il cervello di Himmler si chiamava Heydrich” di Laurent Binet, ho fatto un po’ di ricerche su Internet per approfondire l’episodio di Babij Yar, letteralmente il burrone della nonna, dove, tra il 29 e il 30 settembre del 1941 l’esercito tedesco, aiutato da solerti cittadini ucraini, massacrò 33.711 civili ebrei; nei due anni successivi, furono uccisi e sotterrati nella stessa area, alle porte di Kiev, altri 90.000 esseri umani, in gran parte zingari e comunisti.

Babij Yar

Babij Yar – foto tedesca

Durante queste ricerche sono atterrato in un sito che smentiva la fondatezza storica di questo episodio. Secondo l’autore del post  (che si può facilmente trovare tramite Google) esistono foto aeree della zona che dimostrerebbero come il burrone contenesse, in realtà, vittime della polizia comunista tra il 1922 e il 1935.

Quella che emerge adesso è la prova incontrovertibile che nessun massacro ebbe luogo a Babi Yar durante l’occupazione tedesca di Kiev; la prova che il fosso non venne utilizzato come fossa comune per gli ebrei uccisi dai tedeschi. Esso fu invece un luogo di sepoltura, tra il 1922 e il 1935, per le vittime della Cheka/NKVD.

Babij Yar - foto tedesca

Babij Yar – foto tedesca

Di cosa si occupa, questo blog? Ecco i titoli di alcuni post:

– Davvero Gesù era “ebreo”?
– Auschwitz: l’esistenza occultata delle camere di disinfestazione [ndr quindi non erano camere a gas, ma docce]
– L’assurdità delle “camere a gas” a diesel: nuove conferme
– Omicidio rituale ebraico – il caso Ariel Toaf [è vero che gli ebrei, a Pasqua, uccidevano bambini]
– ANTIDEDALO: La psicologia sistemico relazionale ed il pericoloso “dedalo” delle massonerie deviate
– L'(a)teologia della Shoha e l’effetto che produce sui gentili [cito: “Come può regnare Cristo Re quando la truffa gigantesca delle camere a gas omicide di Auschwitz – che costituisce la base della Shoah, che è de facto la religione civile dell’Occidente – diventa una rivale di Cristo nei cuori e nelle menti delle persone?”]

e via dicendo. Quando avevo navigato tra i suoi post avevo trovato anche le foto di alcune piazze di fronte a importanti edifici pubblici (il Campidoglio, l’Hotel de Ville di Parigi) nelle quali era possibile intravedere una croce a sei punte, segno inequivocabile del dominio degli ebrei sul mondo.

(In questi giorni si sta discutendo sulla possibilità di emanare una legge dello Stato che preveda il reato di “negazionismo”: in pratica, sarà illegale affermare che l’Olocausto non è mai esistito, o che il numero dei morti è inferiore a sei milioni, ecc. ecc. Personalmente, sono contrario a questa legge: è un modo semplice per lavarsi le mani di un problema reale e forse esteso, che andrebbe invece affrontato con strumenti “culturali”).

La cultura dei negazionisti

La cultura dei negazionisti

Qual è l’obiettivo del blog che ho trovato cercando Babij Yar? La verità in generale, o una verità finalizzata a qualcosa? Tutti i post che ho letto hanno un solo scopo: dimostrare che il potere degli ebrei sul mondo si basa sul grande inganno della Shoah; smontata questa truffa, sarà chiaro che gli Occidentali, o i gentili, come qualche volta vengono chiamati, si sono piegati a una falsa religione, perdendo la propria identità e la propria supremazia. Non si tratta quindi di un “negazionismo” per amore della verità – una spinta che chiunque potrebbe condividere –  ma di un “negazionismo” teso a dimostrare una tesi che, allo stato attuale, si basa sul nulla.

E sfogliando le pagine di quel blog, leggendo decine e decine di articoli che mettono a confronto foto, testimoni, ricostruzioni, diari, registri, ricevute, mi sono chiesto: e se avessero ragione? E se davvero ad Auschwitz non ci fossero state le camere a gas, se davvero non fossero esistiti i camion con i tubi di scappamento verso l’interno? E se davvero gli ebrei uccisi dai tedeschi non fossero stati sei milioni, ma un milione, o cinquecentomila, o duemila? Come cambierebbe la storia del mondo dando credito a queste farneticazioni? Ho osato pormi queste domande: per un attimo ho provato ad assecondare il dubbio, come in quei teoremi in cui la dimostrazione si ottiene ragionando per assurdo. E la risposta è stata Anna Frank.

Ragazza di tredici anni

Una ragazza di tredici anni

Anna Frank è morta a 16 anni, a Bergen-Belsen, un campo di concentramento tedesco nella bassa Sassonia. La sua morte è annotata nei meticolosi registri di chi gestiva il campo e non è quindi negata nemmeno dai negazionisti. Prima della guerra, Anna Frank viveva ad Amsterdam. Interrogando le mappe di Google, scopro che da Amsterdam a Bergen-Belsen ci sono 930 km. Novecentotrenta chilometri. Perché una ragazza di quindici anni viene costretta a fare novecentotrenta chilometri con la sua famiglia? Qual era la sua colpa? Esiste qualcosa capace di giustificare un’organizzazione che costringe una ragazza di quindici anni ad abbandonare la città in cui vive per spostarsi a novecentotrenta chilometri da casa sua, e morire?

C’è una mostruosità irriducibile alla base del progetto nazista (ma io preferisco dire tedesco), un’aberrazione che non dipende dai numeri, dalle tecniche utilizzate per far fuori la gente, dalla coerenza delle foto, dalla credibilità dei testimoni: un male assoluto, incommensurabile e indifendibile. Nessuno, nemmeno il negazionista animato dalla peggior malafede, può negare che Anna Frank è morta a sedici anni in un campo di concentramento a novecentotrenta chilometri da casa sua. E questo, per me, è tutto ciò che conta.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

5 commenti su “Se per assurdo

  1. Joseph Goebbels, gerarca nazista e ministro della propaganda diceva :“Ripetete una bugia cento volte, mille volte, un milione di volte, ed essa diventa una verità”.

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    • Paolo Zardi
      04/02/2014

      Il problema della verità è che è una sola, mentre le bugie continuano a cambiare forma e obiettivi. L’importante è non piegarsi mai.

      Mi piace

  2. amanda
    05/02/2014

    e dove si sono nascosti gli altri milioni che mancano all’appello da allora?

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    • Paolo Zardi
      05/02/2014

      Bisognerebbe chiederlo ai negazionisti, che probabilmente ti risponderebbero che si sono nascosti per far credere che la Shoah fosse vera…. Sai, il delirio, tipicamente, si può permettere qualsiasi ipotesi!

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  3. carloesse
    05/02/2014

    Non credo che le teorie negazioniste riescano a trovare poi molti seguaci, se non in poche menti ottuse, becere e già bacate di loro. Mi preoccupa di più l’ignavia, l’indifferenza di fronte alla storia, il possibile e lento scomparire della meoria, la “presa” di teorie razziali anche fregandosene altamente se quella della shoah sia una storia vera o falsa. Anche io sono contrario all’antinegazionismo per legge. Salvo non applicarlo come corollario a leggi che più ampiamente trattino il reato di “razzismo” in un più ampio contesto, più pratico che teorico. Poi come te credo che l’arma della cultura sarebbe la più efficace per sconfiggerlo da sè. Ma la vedo sempre più spuntata in un mondo che va ampiamente “deculturizzandosi”…

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Questa voce è stata pubblicata il 04/02/2014 da in Politica, Storia con tag , , , , .

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