Grafemi

Segni, parole, significato.

Megattera di mamma

Riprendo un post scritto in un vecchio blog, tanti anni fa. 

Avere un figlio significa anche riprendere abitudini ormai perse. Tipo guardare i documentari sugli animali.

Ho comprato, per i bambini, una serie completa di dvd dove vengono spiegate – con semplicità e un pizzico di ironia – le caratteristiche principali di scimmie, leoni, elefanti, zebre, serpenti. Questi documentari, che durano circa mezz’ora, presentano sempre la stessa struttura: la nascita, la crescita, come ci si procura da mangiare, i pericoli che si incontrano, lo svezzamento, l’adolescenza, il distacco dai genitori, la creazione di una nuova famiglia, la nascita di un nuovo cucciolo – andando così a chiudere il cerchio della vita. Ad essere pignoli, manca la morte, ma tutto sommato se ne fa volentieri a meno.

Ho scoperto cose meravigliose.
In particolare, sono impazzito per le formiche. Ce ne sono di un tipo – credo in Brasile – che in un giorno sono capaci di togliere tutte le foglie di un albero. Lungo il tronco, si vede una fila lunghissima di formichine – alcune che salgono, a mani vuote, altre che scendono portando una foglia come una grande vela.
Le foglie finiscono nel formicaio, dove formiche più piccole le fanno a pezzi. Per mangiarle? No, le passano ad un ulteriore livello, dove altre formiche ancora più piccole le masticano fino ridurle in granelli simili allo zucchero – granelli che passano a formiche ancora più piccole, le quali – finalmente – lasciano cadere questo nutrimento su una specie di campo sotterraneo, dove crescono dei funghi. Questi funghi sono la sola cosa che queste formiche mangiano. E ovviamente questi funghi compiono il percorso inverso – dalle formiche più piccole verso quelle più grandi.
Cos’è un formicaio, allora? Un insieme di formiche o un organismo vivente a sè stante? Io, dopo questo documentario, propendo per questa seconda ipotesi….

Con questo spirito ingenuo, dunque, mi siedo accanto al mio bambino, e guardo. E ho scoperto che coss’è l’amor – proprio dove meno me lo sarei aspettato.

megattera

La megattera è un tipo di balena – non una delle più grandi: pesa venti tonnellate – che vive più o meno in tutto il mondo. Viaggia in piccoli gruppi, attraversando oceani alla ricerca di un po’ di calduccio. La sua patria è il mondo.

A vederla, non fa una bella impressione – cioè: stiamo parlando di una balena, un sacco enorme pieno di carne con le pinne. Ma ama.

Nella stagione dell’amore, il maschio si innamora di una megattera – con quali occhi la sta guardando? cosa vede in quelle venti tonnellate che noi non riusciamo a capire? – e la desidera. Allora la corteggia, intonando un canto – una musica, una canzone, che si può udire a centinaia di chilometri. Canta per il suo amore, cerca di toccarle le corde del cuore.

Non si limita a cantare: agita le sue pinne, esce dall’acqua sbattendo l’enorme “coda” come un pagliaccio che gioca, fa capriole e salti, vola nell’acqua veloce, disegna cerchi nei sogni di lei. Ama, ama, ama, desidera quella creatura come nessun altro sa fare, e la desidera come nessun’altra cosa. Il suo cuore si riempie di gioia.

Lei, alla fine, cede, a quell’amore – a quella forza che crea la vita, e dopo mesi, anni, di gestazione, mette al mondo un cucciolo di megattera – che pesa due tonnellate.

Il suo piccolo, il suo bambino, la sua ragione di vita.

Per sei mesi, la madre non dorme – mai. Suo figlio, che beve più di cinquanta litri di latte al giorno, non ha capito di non essere un pesce – non sa che sotto acqua non si respira. Così, quando si addormenta (e chi ha un figlio, sa con quanta frequenza e velocità un bambino lo fa) qualcuno lo deve far respirare. La madre veglia su quella tonnellata di dolcezza, con il muso lo spinge verso l’aria – di giorno, di notte, ad ogni ora – perché possa continuare a vivere. Per sei mesi.
Non è, questo, l’amore? Vedere oltre? Sentire quello che nessuno sente? Riconoscere nella nostra balena – e nei nostri bambini – il destino di una vita?

***

E noi non siamo diversi da queste balene – più smilzi, certo, ma dentro abbiamo le stesse cose che si muovono – il desiderio di amare, il desiderio di essere amati.

Perché è proprio questo, ciò che amiamo – questo dare e questo ricevere – non la forma il profilo l’altezza il profondo degli occhi la curva del seno, non le parole i pensieri le astuzie e le occhiate maliziose – quelli sono solo segni, chiodini sul muro al quale noi vogliamo appendere tutto il nostro sentire.

E quando siamo soli, quando c’è nebbia e il treno parte in ritardo, quando la sera non c’è nessuno – perché la gente accanto a noi è solo di passaggio – quando il male che abbiamo nel cuore fa male davvero, be’, non ci basta pensare che c’è stata una balena che ha cantato la musica del suo cuore per noi? che ha visto in noi – che ci vedevamo brutti e goffi, venti tonnellate – quello che neppure noi avevamo mai visto? e che qualcuno ci ha spinti per mesi, con il suo muso di mamma, verso la vita? e che per qualcuno – per la nostra balena – noi siamo davvero unici al mondo?

***

La megattera ascolta, rapita, quella melodia – sublime, per chi la sa ascoltare.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

5 commenti su “Megattera di mamma

  1. Branoalcollo
    07/02/2014

    davvero sublime.

    Mi piace

  2. tramedipensieri
    07/02/2014

    Tutto questo è stupendo, la natura stupisce sempre!

    D’altra parte ci sono donne (anche pochissimiissimi uomini) che svolgono questi atti d’amore (chiamiamoli così che è bello e che in fondo d’amore si tratta) anche tutta una vita.
    Pensa ai bimbi che nascono con handicap, ma anche bambini che non hanno nessuna sintomatologia ma che vivono in precarie condizioni ambientali.

    Molto bello questo post!
    grazie
    .marta

    Mi piace

  3. amanda
    08/02/2014

    sublimi ripescaggi 🙂

    Mi piace

  4. nou
    08/02/2014

    L’amore esiste per davvero.

    Mi piace

  5. Jessica
    03/02/2016

    Le megattere sono gli esseri viventi più belli che nostra Madre Natura ci abbia donato (ne ho anche una tatuata sul braccio), altro che sacco (solo per gli esseri umani grasso significa brutto, per gli animali vuol dire sopravvivenza). Sono meravigliose. Pensate che, in realtà, le balene riescono a far dormire metà cervello per volta, infatti, essendo mammiferi marini, devono respirare per vivere e non riuscirebbero a farlo se si addormentassero. L’evoluzione di questi stupendi cetacei (che a quanto pare milioni di anni fa erano terrestri) li ha portati a sviluppare un cervello altamente complesso che permette loro di riposare e, allo stesso tempo, di ricordarsi sempre di andare in superficie per respirare (servirebbe a tutte le mamme). Il canto della megattera è il più complesso dell’intero regno animale (non c’è uccello che tenga) e, pensate, non sono dotate di corde vocali (gli scienziati non sanno ancora spiegare il fenomeno)! Il maschio compone delle vere e proprie canzoni, formate da versi o temi che collega a matrioska e che modulerà in frequenza e intensità per giorni interi. La gestazione dura 12 mesi esatti. Il tuo paragone è stupendo. Ti ringrazio per le tue belle parole.

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Questa voce è stata pubblicata il 07/02/2014 da in Ricordi, Scrittura con tag , .

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