I pacchi e la corteccia prefrontale dorsolaterale (destra)

Mia suocera ha la passione per “Affari tuoi”, noto anche con il nome de “il gioco dei pacchi”, in onda tutti i giorni dopo il telegiornale, su Rai Uno. Ogni volta che vado a Trieste osservo come Irma, persona sempre molto attiva e generosa, non voglia mai rinunciare a questa sfida. Che, nonostante le apparenze, contiene un problema “morale” piuttosto interessante. I giocatori compiono un percorso del tutto casuale, scegliendo i pacchi che vanno via via eliminati: queste scelte si basano su strani calcoli astrali – date di nascita, di morte, di matrimoni –  e quindi il gioco risulterebbe del tutto privo di suspense se non intervenisse il confronto con la Dottoressa, entità invisibile che offre dei soldi al giocatore se questo decide di sospendere la sua ricerca. Tenendo conto che i soldi offerti sono certi, e che il giocatore, nel momento in cui inizia la partita, non ha alcuna vincita in mano – non parte, cioè, da un montepremi che erode con il passare del gioco – il buon senso direbbe che qualsiasi offerta dovrebbe essere accettata. Eppure, nella maggior parte dei casi il giocatore rifiuta l’offerta, prosegue e, quasi sempre, vince meno di quanto avrebbe vinto se l’avesse accettata. Credo sia questo il motivo per cui mia suocera guarda “i pacchi”: perché la tragedia richiede una partecipazione attiva dell’eroe che con le proprie mani demolisce il proprio destino.

Delirio televisivo
Delirio televisivo

Ora, leggendo un libro di scienze cognitive, “Chi comanda?” di Michael Gazzaniga, Codice Edizioni (casa editrice davvero interessante) che affronta il problema del libero arbitrio e delle sue basi organiche, scopro il meccanismo del gioco, cioè il motivo per cui i giocatori si rovinano con le proprie mani. Riporto testualmente:

Spesso riteniamo che i problemi che hanno a che fare con l’onestà siano problemi morali. Una scoperta affascinante e nota è quella legata all’esperimento conosciuto come gioco dell’ultimatum. Ci sono due soggetti, ciascuno dei quali ha a disposizione un solo turno di gioco. A uno dei due vengono dati venti dollari ed egli deve dividerli con l’altro giocatore, ma è lui a decidere quanto dare. Entrambi i giocatori devono valutare la somma di denaro offerta. Tuttavia, se il giocatore a cui è offerto il denaro rifiuta, nessuno dei due prenderà nulla. In un mondo razionale il giocatore accetta qualunque somma gli venga offerta, perché è l’unico modo per prendere qualcosa. Eppure, non è così che le persone reagiscono: accettano il denaro solo se pensano che sia un’offerta equa, ossia tra i sei e gli otto dollari. Ernst Fehr e colleghi hanno utilizzato la stimolazione elettrica transcranica per inibire il funzionamento della corteccia prefrontale, trovando che, quando la funzione della corteccia prefrontale dorsolaterale destra veniva disturbata, i soggetti accettavano offerte più basse, pur giudicandole non eque. Il fatto che la soppressione di quest’area aumenti le risposte egoistiche a offerte non eque suggerisce che di norma quest’area inibisca l’interesse personale (accettare qualunque offerta) e riduca l’impatto dei bisogni del singolo sui processi decisionali, e che quindi abbia un ruolo chiave nel favorire comportamenti equi.

In altre parole, peggiore è il funzionamento della corteccia prefrontale dorsolaterale destra, e maggiori sono le probabilità che il giocatore torni a casa con un bel gruzzoletto, vanificando gli sforzi degli autori del programma che puntano, invece, alla rovina dei partecipanti. Il loro trucco consiste nel formulare offerte leggermente sotto ciò che può essere considerato equo; il concorrente, che pure è convinto di scegliere in base al proprio ragionamento, viene piegato dagli ordini della corteccia prefrontale dorsolaterale destra, che gli impone di rifiutare. Tutto questo, però, a mia suocera non glielo dico: non vorrei rovinarle questo piccolo divertimento quotidiano.

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7 thoughts on “I pacchi e la corteccia prefrontale dorsolaterale (destra)

  1. Salve, interessantissimo blog- mi ci sono imbattuto davvero casualmente, partendo da Durenmatt dopo aver terminato la serie de “I Racconti” di Feltrinelli, ma questa è un’ altra storia. Vorrei segnalare sulla teoria delle basi organiche del senso morale il famoso lavoro di Antonio Damasio, L’ Errore di Cartesio, anche se credo lo conosciate già. Saluti , mi riprometto di passare a trovarvi più spesso, Federico.

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    1. Salve Federico, grazie per il commento! 😉
      Sì, conosco Damasio, del quale avevo letto proprio “L’errore di Cartesio”. Mi era piaciuto talmente tanto, che ci avevo scritto qualcosa: https://grafemi.wordpress.com/2009/10/12/del-libero-arbitrio/
      Gazzaniga (e non solo lui…) lo cita in almeno tre punti; mentre non cita mai il folle Julian Jaynes, e il suo bellissimo “Il crollo della mente bicamerale” del 1975 che contiene diverse idee presentate da Gazzaniga. E’ un post un po’ lungo, ma se le interessa, è qui: https://grafemi.wordpress.com/2012/09/21/il-crollo-della-mente-bicamerale-julian-jaynes/

      Grazie e a presto!
      Paolo

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      1. Grazie al suo post finalmente riesco a comprendere alcuni passaggi che mi sono risultati oscuri del saggio, pur ritenendo di averne colto a grandi linee il significato delle tesi esposte. Ciò che mi difetta è però un apparato concettuale idoneo a metabolizzarne a fondo le implicazioni, essendo quasi del tutto a digiuno di cultura filosofica e neurobiologica. A parziale attenuante invoco l’ incoscienza – o forse supponenza cognitiva- che mi ha spinto a leggerlo a vent’ anni, su consiglio di un amico che ci stava impostando il lavoro di tesi. Quali sarebbero secondo lei le tappe necessarie per un’ educazione sentimentale allo studio- razionale- della mente? Mi sia perdonata l’ espressione.
        Saluti.
        PS da ieri ho ripreso anche il meraviglioso “il teatro di Sabbath” di Roth.

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        1. Caro Federico, sono un’autodidatta tanto quanto lei e quindi non saprei davvero consigliare un percorso formativo.. Io ho ricevuto i consigli di mio padre, uomo rinascimentale per ampiezza di interessi e fiducia nelle capacità dell’uomo..

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