Grafemi

Segni, parole, significato.

L’inserto del lunedì – Sebastiano Sinigaglia, il vecchio e il mare

L’anno scorso ho fatto parte della giuria del concorso Incibricks, frutto della collaborazione tra ConAltriMezzi e Scuola Twain – il trait d’union è stato Alberto Bullado, motore di entrambe le associazioni culturali. Il regolamento prevedeva che i partecipanti scegliessero uno tra i dodici incipit proposti e scrivessero un racconto che, in qualche modo, li completasse. Una sfida contro dei giganti della letteratura – il menù tra il quale scegliere era questo:

  1. Jane Austen: Orgoglio e pregiudizio (1813)
  2. Paul Auster: Mr Vertigo (1994)
  3. Ray Bradbury: Fahreneit 451 (1953)
  4. Carlo Collodi: Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino (1883)
  5. Giancarlo De Cataldo: Romanzo criminale (2002)
  6. Fëdor Michajlovič Dostoevskij: Ricordi dal sottosuolo (1864)
  7. Don DeLillo: Cosmopolis (2003)
  8. Ernest Hemingway: Il vecchio e il mare (1952)
  9. Elsa Morante: La storia (1974)
  10. Amélie Nothomb: Stupore e tremori (1999)
  11. Chuck Palahniuk: Diary (2003)
  12. Banana Yoshimoto: Kitchen (1991)

Tra i diversi racconti che ho ricevuto, ce n’è stato uno che mi è piaciuto particolarmente. Solo qualche mese dopo la conclusione del concorso ho scoperto che il racconto era stato scritto da una mia vecchia conoscenza, Sebastiano Sinigaglia, che mentre il concorso era ancora aperto, molto signorilmente mi aveva giurato di non aver mandato nulla. Il punto di partenza è Il vecchio e il mare, uno dei romanzi più celebri di Ernest Hemingway – quello che, a detta dei giurati dell’Accademia di Stoccolma che assegna ogni anno il Nobel, il Nobel glielo fece vincere. Buona lettura!

Il vecchio e il mare

di Sebastiano Sinigaglia ed Ernest Hemingway

Era un vecchio che pescava da solo su una barca a vela nella Corrente del Golfo ed erano ottantaquattro giorni ormai che non prendeva un pesce. Nei primi quaranta giorni lo aveva accompagnato un ragazzo, ma dopo quaranta giorni passati senza che prendesse neanche un pesce, i genitori del ragazzo gli avevano detto che il vecchio ormai era decisamente e definitivamente salao, che è la peggior forma di sfortuna, e il ragazzo li aveva ubbiditi andando in un’altra barca che prese tre bei pesci nella prima settimana.

Il vecchio l’aveva supplicato di tornare ma il ragazzo non ne aveva voluto sapere. Ogni mattina andava a svegliarlo e gli portava il caffè dentro a una lattina di latte condensato. Il ragazzo lo trattava malamente e gli diceva di non farsi più vedere perché non voleva diventare salao come lui. Il vecchio, nonostante tutto, continuava a tornare. Ogni giorno, prima che il sole sorgesse, si fermava a prendere il caffè in un locale aperto il mattino presto per i pescatori e arrivava a casa del ragazzo con la bevanda ancora calda. A contatto con la pelle della mano, la superficie tiepida della lattina alleviava per un attimo il dolore perenne provocatogli dagli antichi tagli della lenza. Spingeva la porta, che non era mai chiusa a chiave, e lo svegliava stringendogli un piede con delicatezza.

Il ragazzo non dimostrava alcuna compassione. Gli avevano insegnato che se non voleva morire di fame, doveva pensare prima a se stesso. Non poteva concedere pietà in un mondo spietato. Da settimane la pesca andava bene per lui. Non era più capitato che la sua barca fosse tornata vuota, nemmeno un giorno. Aveva braccia forti, fatte apposta per remare e i suoi occhi erano pieni di giovinezza. Quando partiva dal porto, nella semioscurità, guardava verso ciò che lo attendeva, ma tra lui e il mare aperto, c’era sempre la barca del vecchio a ostruirgli la visuale. Ogni volta, superandola, per un piccolissimo istante il suo sguardo sicuro incontrava quello smarrito di chi si avvia a combattere una battaglia persa. Arrivato al largo, però, nel momento in cui si voltava verso la terraferma che andava scomparendo, sentiva una fitta di dolore. Era qualcosa di profondo e lancinante. Per quanto si sforzasse, non riusciva a risalire alle origini di quella sofferenza. Non capiva cos’era.

Per il vecchio i remi erano pesanti e le braccia troppo deboli per far correre la barca come una volta. Gli occhi erano ormai spenti e nessuno avrebbe detto che sarebbero tornati a brillare. Scendeva in mare ogni giorno. << Conosco il mare meglio degli uomini, se c’è una morte giusta per me, deve darmela il mare >> diceva a voce alta. Ripeteva spesso queste parole, e quando le sentiva risuonare il pensiero della morte non era più così terribile per lui.

Tutto scorreva, sempre uguale: il vecchio al mattino con il caffè, la malagrazia del ragazzo, l’incrocio degli sguardi, la forza dell’uno e la debolezza dell’altro, la fitta di dolore in mare aperto, la barca vuota, la barca piena di pesci.

Fu un giorno di settembre l’ottantacinquesimo. Il vecchio non andò a svegliare il ragazzo e da allora non lo fece mai più. La sera tornò al porto con un pescespada. Gli sembrava strano, come quando ricominciava qualcosa interrotto da troppo tempo. La bellezza argentea che caricò sul piccolo asse apparteneva a una vita precedente. Non era stato difficile farlo venire su e fiocinarlo. Un marlin di dimensioni modeste, niente di eccezionale, ma era quanto bastava per restituirgli fiducia. Ne aveva bisogno più che del cibo.

Quella stessa sera la barca del ragazzo tornò con una buona pescata, ma un po’ più scarsa di quelle dei giorni passati. Quando i loro sguardi si incrociarono nuovamente, quello del vecchio era più sicuro rispetto al mattino, mentre quello del ragazzo aveva perso un poca della sua giovinezza. L’indomani, come sempre, il ragazzo trovò la barca del vecchio nella stessa posizione, a ostruirgli la visuale. Lo sguardo che incontrò, superandola, era ancora più rinvigorito, mentre lui si sentiva meno forte del giorno precedente.

Passò il tempo e le braccia del vecchio riconquistarono forza, lo sguardo sicurezza, la camminata vigore. Poco alla volta sua moglie, che da anni aveva veduto solo nella fotografia che teneva in un angolo della mensola, sotto la camicia pulita, cominciò a fargli compagnia la sera, quando tornava stanco della lunga giornata di lavoro. L’amava come mai aveva saputo fare durante gli anni in cui lei non era ancora diventata fotografia.

Passò il tempo e le braccia del ragazzo diventarono pesanti, la vista debole, anche se non era mai andato a caccia di tartarughe, la camminata lenta e incerta. Ben presto ebbe bisogno di un bastone per sorreggersi.

La barca del vecchio tornava carica di pesci sempre più grandi, mentre il ragazzo cominciò a non pescare più nulla. Un giorno il ragazzo arrivò al largo e sentendo la quotidiana fitta di dolore, capì che era quella la causa di tutto. << Mi piacerebbe poter vedere questo dolore, almeno una volta, per capire contro cosa sto combattendo. >> Aveva preso l’abitudine del vecchio di parlare da solo a voce alta. Iniziò a fermarsi al largo, la mattina. Smetteva di remare e se ne stava a sentire la voce del mare. Rimaneva in silenzio per udire la risposta alla domanda che lo tormentava. Ascoltava sempre più in profondità, tenendo gli occhi chiusi. Un giorno la ruvidezza della mano del vecchio che stringeva il suo piede gli fece alzare le palpebre. Davanti a lui c’era solo mare ma in quell’azzurro si stagliava un’immagine costruita dalla sua mente. Per molto tempo era stata la prima della giornata.

Ripensò a quante volte, in mezzo al mare, si era detto che la sera al porto, vedendolo, l’avrebbe abbracciato. Poi, non c’era mai riuscito. Le sue intenzioni, così forti in mare aperto, si facevano fragili in terraferma.

Gli vennero in mente le notti nelle quali prometteva a se stesso che l’indomani gli avrebbe detto che senza di lui non sarebbe mai diventato un pescatore e nemmeno un uomo. Ancora una volta, però, la convinzione di quegli istanti in cui la realtà diventava sogno, svaniva al mattino.

Era stato il vecchio a insegnargli tutto quello che sapeva. Che cosa glielo faceva odiare quand’era vicino e amare quand’era lontano? Capì allora che quel dolore non era il suo. Quando si distaccava dalla terraferma e raggiungeva la massima distanza dagli uomini, non poteva impedire alla sua anima di sentire la sofferenza destinata al vecchio. Era il suo modo di amarlo. Stava consumando vita per lui, per questo invecchiava precocemente.

Il vecchio aveva provato grande gioia per la forza ritrovata, ma dopo essersi abituato alla nuova giovinezza, iniziò a interrogarsi sempre più frequentemente su ciò che gli stava accadendo. Come poteva ringiovanire anziché invecchiare? Da dove veniva quella forza e chi gliel’aveva data? Pensava sempre a questo quando arrivava al largo. Un giorno, in alto mare, sporse il corpo oltre la barca e si specchiò nell’acqua per un tempo che non volle misurare. Dal suo viso erano scomparse le rughe profonde e anche le chiazze del cancro della pelle, frutto dei raggi solari che lo colpivano di riflesso dopo aver accarezzato il mare. << Non può essere così giovane la mia faccia >> disse. Continuò a osservare, sempre più in profondità, si concentrò sugli occhi e ad un tratto riconobbe quello sguardo. << Non ho accettato di essere un vecchio debole e stanco come è giusto che siano gli uomini che hanno consumato la loro esistenza a lavorare il mare. Mi sono illuso che la vita del ragazzo, messa accanto alla mia, colmasse la mancanza di qualcosa che non potevo più avere. Per questo lo supplicavo di tornare. Invidiavo la giovinezza che avrei voluto per me, ma io ne avevo già goduto e non era più tempo di desiderarla. Ora il mare mi mostra questa faccia che non è la mia, ma quella che la parte peggiore di me ha rubato al ragazzo. >>

Nello stesso momento, nello stesso mare, solo infinitesimamente più a est, il ragazzo ascoltava l’origine del suo dolore.

Il giorno seguente, senza parlare, salirono sulla barca del vecchio. Entrambi sapevano esattamente quello che era giusto fare. In silenzio presero il largo. Durante il tragitto continuarono a guardarsi negli occhi. In alto mare il ragazzo si voltò verso la terraferma che andava scomparendo e non sentì quella fitta di dolore. Il vecchio si distese sul fondo della barca, non aveva paura. Il ragazzo, appoggiato il bastone, fece capo alle poche forze che gli rimanevano e lo sollevò. Fu faticoso ma lo tenne in braccio per un lungo tempo e guardandolo negli occhi, aiutato dalle onde del mare, lo cullò come si fa coi bambini. Piano sporse il corpo del vecchio oltre la barca e lentamente l’immerse nell’acqua. Mentre lo abbandonava al mare, non scesero lacrime dal suo viso. Neanche Santiago pianse. Sprofondando nel sogno più profondo ripensava alle coste africane e dopo un lungo istante nel quale vide gli occhi di Manolin riconquistare giovinezza, il vecchio sognava i leoni.

 

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SebastianoSebastiano Sinigaglia, nato nel 1974 a Padova, vive a Bastia di Rovolon, paese ai piedi dei Colli Euganei. Pratica la libera professione di geometra ed è laureato in Tutela e riassetto del territorio. Nel 2013 ha vinto il concorso indetto da Edizioni Piemme “Segui la piuma incontra Khaled Hosseini” per la recensione del romanzo “Il cacciatore di aquiloni”. Con un gruppo di amici,  appassionati di scrittura, scrive sul blog 12gradifahrenheit.wordpress.com.

 

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

Un commento su “L’inserto del lunedì – Sebastiano Sinigaglia, il vecchio e il mare

  1. amanda
    10/02/2014

    semplicemente bello

    Mi piace

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