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Segni, parole, significato.

La fortuna dei Wise – Stuart Nadler

Sono arrivato a La fortuna dei Wise un po’ per caso: qualcuno ne ha parlato in un post su Facebook, ho iniziato a cercare qualche recensione, a trovare degli ottimi commenti in rete, e, una volta tanto, mi sono fidato. La lettura è una bestia strana: per mesi dormicchia, pigra, sotto il letto; poi si risveglia, e può succedere che sia ben disposta, oppure che non lo sia affatto. In questo secondo caso, ci sono due possibilità: o, stanca, torna a dormire sotto il letto, o divora ogni libro alla ricerca di un autore per il quale valga la pena perdere la testa. Mi spinge la segreta indomabile speranza di trovare un altro genio dopo i diversi (non abbastanza, purtroppo) che ho trovato sulla mia strada di lettore: l’emozione provata verso la fine della prima parte di “Pastorale Americana” di Philip Roth, o quando Kundera inserisce lo spartito dell’Es muss sein ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, o quando compare la figura esilarante del marito della prima moglie di Humbert Humbert in “Lolita” di Nabokov, o dopo due pagine del primo saggio di “Considera l’aragosta” di Wallace, o dopo tre righe de “L’informazione” di Martin Amis. E’ una ricerca faticosa, piena di piste abbandonate (penso a Franzen che mi ha illuso con il meraviglioso “Le correzioni”), falsi indizi (il giovane Adam Thirlwell, eterna promessa), strade in salita (perché sono costretto a leggere Bellow nelle terribili traduzioni degli anni sessanta?), cocenti delusioni (posso dire che DeLillo è una grande sòla?).

Stuard Nadler

Stuart Nadler

In queste settimane, sto leggendo parecchio – libri editi e libri inediti (sto scodando un po’ alla volta gli arretrati). E nell’ultimo mese l’unico romanzo che mi ha fatto esclamare “questo avrei voluto scriverlo io!” è stato Dinosauri di Giorgio Specioso, di cui parlerò, spero ampiamente, in uno dei prossimi post: la casa editrice che pubblicherà questo autore sostanzialmente inedito (non vorrei sbagliarmi, però, al riguardo) potrà mettere tra i propri trofei questo gioiello perfetto. E ora ho appena iniziato un libro inedito di F. F., un’autrice laziale, e sto trovando molte cose che mi piacciono. Ma ho letto anche l’ultimo romanzo di Philip Roth, Nemesi, ed è stata una delusione cocente, e ho finito in due sere Il senso di una fine di Julian Barnes, che mi ha toccato il cuore ma che non mi ha fatto gridare al capolavoro. E ora, La fortuna dei Wise, romanzo d’esordio del giovane Stuard Nadler (che si era già fatto conoscere con una raccolta di racconti, considerato la promessa della letteratura americana), pubblicato in Italia da una casa editrice dal fascino innegabile, la Bollati Boringhiericon la traduzione particolarmente felice di Costanza Prinetti.

Cape Cod

Cape Cod

Nonostante le sue 359 pagine, La fortuna dei Wise si legge in poco tempo: qualche sera con gli occhi semichiusi dal sonno, una domenica mattina prima che i bambini si fossero alzati, e in un dopopranzo molto rilassato. Lo si può leggere anche con un occhio chiuso e uno aperto, oppure ascoltando un po’ di musica in sottofondo; cambia poco. La trama procede spedita. I personaggi sono ben caratterizzati. Cape Cod  è un’ambientazione perfetta. L’intreccio funziona, così come i colpi di scena – tre importanti, uno per ciascuna delle parti di cui si compone il romanzo, e qualcuno minore, per mantenere alta la tensione. Lo stile è lineare, sicuro. I dialoghi sono veloci, anche se talvolta un po’ banali. Cosa si può rimproverare a questo romanzo? E’ la storia di un rapporto sofferto tra un padre ricco e affamato di vita e di successo, e di suo figlio, la voce narrante, più insicuro e incerto, capace di coltivare il dubbio, o incapace di risolverlo; sullo sfondo, il razzismo negli Stati Uniti d’America, un grande amore idealizzato, le prime action class contro le multinazionale in cerca di profitto, i figli che crescono, i soldi che rovinano la vita alla gente e i soldi che invece quella vita la salvano. Non gli si può rimproverare proprio niente, a Stuard Nadler. Perfino il finale, con un colpo di scena ben congegnato, è credibile e bello, e originale. Non una cosa fuori posto. Non una stonatura. Non un’ambiguità, un punto irrisolto, un’ombra. Il trionfo del politicamente corretto – perfino nei pochissimi punti in cui tenta di non esserlo.

Credo fosse stato Orson Welles, a dirlo:

In Italia per trecento anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità, spargimenti di sangue. Ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, hanno avuto cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? L’orologio a cucù.

Ecco: La fortuna dei Wise è un ottimo orologio a cucù svizzero. Non perde un minuto. L’uccellino che viene fuori allo scoccare delle ore è pure simpatico. E se tutti gli orologi prodotti avessero queste caratteristiche – questa qualità di costruzione, questa cura per il dettaglio, questa quantità di idee e questa capacità di metterla in pratica – il mondo sarebbe decisamente un posto migliore. Averne, di orologi a cucù fatti così bene. Ma è pur sempre un orologio a cucù.

sabbathProprio ieri un amico mi ricordava la scena in cui Sabbath trova una foto un po’ discinta della figlia dell’amico che lo sta ospitando: se la porta in bagno per masturbarsi (lui ha 64 anni, lei una ventina) ma viene sgamato e quindi restituisce la foto; ma non appena l’amico esce, lui se la va a riprendere e se la riporta in bagno per finire il lavoro. E Barney? Non il Barney edulcorato del film, ma quello originale del libro di Mordecai Richler: la sua irriverenza, la sua insopprimibile carica vitale, la sua insofferenza alle stupide costrizioni del mondo. E John Self, che scoreggia, si masturba, si ubriaca, vomita, ama, si dispera – vive, insomma! – in Money? I monologhi interminabili di Roth e il suo solipsismo, la volgarità dei personaggi di Amis e la crudeltà di quelli di Nabokov… tutti quei difetti, quelle ossessioni, quegli eccessi, gli stravolgimenti, la misoginia, la pornografia, l’autoreferenzialità, la presunzione, l’arroganza: dove sono, in Nadler? Possibile che uno scrittore così giovane non provi neppure per un momento ad alzarsi in piedi sulla sedia del corso universitario dell’Università dell’Iowa per dire, per gridare: cazzo, Cazzo, CAZZO? Ma la cultura occidentale sta vivendo la sua fase svizzera. Il contrasto, la voce fuori dal  coro, l’aggressività o la follia, sono stati rimossi. A Kafka ora verrebbe chiesto di spiegare meglio in che cosa consista, di fatto, questa benedetta accusa di cui nessuno dice niente; a Nabokov di aggiungere sei anni a Lolita e di togliere la sigaretta di bocca a Humbert Humbert; a Celine, di dedicarsi ad altro.

La fortuna dei Wise è un buon libro che non serve a niente. Fa arredamento, al limite – la copertina è molto bella – ed è sicuramente piacevole da leggere, come un buon quadro di un paesaggista inglese dell’ottocento può rendere accogliente il salotto di una casa di campagna. Intrattiene con garbo. A tratti, appassiona – come resistere a una storia scritta con intelligenza e buon gusto? E arrivo al punto di dire: leggetelo, ne vale la pena. Lo regalerò a mia madre per il suo compleanno, e lo presterò a chiunque mi chieda “hai qualcosa di buono da leggere?”. Ma, come diceva qualcuno, tanto tempo fa, la vita è altrove.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

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