Dinosauri – Giorgio Specioso

Che cos’è la coscienza? Non c’è concordanza di pareri, sull’argomento: alcuni la fanno coincidere con la capacità di pensare, altri con quella di risolvere problemi, altri ancora con l’anima. A me, invece, piace la concezione (che io semplifico fino alle estreme conseguenze) dello psicologo James Jayne: la coscienza sarebbe una sorta di voce narrante che racconta la vita dell’omino, della sua metafora interna, nella quale alberga. Questa narrazione è intrinsecamente imperfetta, quasi sempre mistificatoria – disonesta, amorale, artistica – e risponde alle regole estetiche del romanzo. Le persone ai margini della storia vengono trasformate nei “tipi” della commedia o della tragedia; ogni evento è rilevante e rientra in una sorta di progetto; le coincidenze generano significato. Ripensando alla nostra vita, al modo con il quale abbiamo conosciuto la persona che amiamo, a come abbiamo trovato lavoro, alla nascita dei figli, agli incidenti che hanno messo in moto evoluzioni inaspettate, intravediamo un disegno che, se siamo onesti, riconosciamo essere posteriore a quasi tutto quello che è successo. Di fatto, organizziamo la nostra vita secondo i nostri scopi attuali. Qualche anno fa un amico mi raccontava gli anni passati con una ragazza non per quello che erano stati ma per quello che erano dovuti diventare per consentirgli la futura sopravvivenza.

E come in molti romanzi, anche nella nostra vita ci sono giorni, date, che, con il senno di poi, appaiono cruciali. Non ce ne accorgiamo subito – non ce ne accorgiamo mentre accadono. Ce ne rendiamo conto dopo, sulla base delle esperienze successive: o, meglio, le riempiamo di significato sulla base dell’attitudine artistica alla trasformazione della nostra vita in un romanzo. Il 17 giugno del 1986, il 14 luglio del 1989, il 2 agosto del 1992, il 15 settembre del 1997, il 24 marzo del 2001, il 5 gennaio del 2006… Sono bivi, snodi, salti, terremoti, inizi di nuove vite. Nella mia vita recente c’è un giorno che sta assumendo sempre più importanza: il 21 settembre del 2013. Pordenone. Martin Amis, Una mail all’amica Federica, scritta sui gradini di un teatro, con la quale riesco, finalmente, ad ammettere la mia depressione. Tommaso e una bella chiacchierata sui periodi di transizione. Un giorno in cui sono successe piccole cose di cui avevo bisogno: un giorno capace di spiegare, retrospettivamente, un cambio fondamentale nel mio modo di considerare la letteratura e la vita che, in certi casi, per certe persone, coincidono.

L’aspetto interessante è che quel giorno ha finito per trascinarsi dietro, nella sua scia luminosa, altri eventi per certi versi marginali, dando loro un maggior rilievo. Tra questi, il fatto che mentre stavo pranzando, proprio quel 21 settembre del 2013, l’amico Corrado mi ha presentato un certo Giorgio Specioso che, mi aveva detto Corrado, sottovoce, aveva scritto un libro bellissimo che parlava di dinosauri, nebbia e lavoro. Sei mesi dopo, ho ricevuto, proprio da Giorgio, quel libro, attualmente inedito: l’ho trasformato in epub, l’ho copiato sul mio eReader e ho iniziato a leggerlo.

Un romanzo rappresenta il campo di battaglia tra due vite – quella dell’autore e quella del lettore; è un composto chimico, un originale mix di sostanze che, poste a contatto con la sostanza di cui sono composti il cuore e la mente di chi legge, producono una reazione; tale reazione, e l’esito della battaglia, dipendono non solo dallo scrittore, ma anche dal lettore. E leggere un libro è un’attività pericolosa, e non è un caso che spesso venga vista come una minaccia da parte delle dittature: significa far entrare qualcuno nella propria testa, pensare con la sua voce, vedere il mondo con i suoi occhi, giudicare secondo la sua morale. Cerchiamo qualcuno che ci sia affine e che allo stesso tempo non dica ciò che già sappiamo; che combatta secondo le nostre regole, ma con la sua forza; che, con una metafora abusatissima, viaggi sulle nostre stesse frequenze, pur raccontando un mondo sconosciuto.

Già dopo due pagine di “Dinosauri”, il romanzo di Giorgio Specioso di cui mi aveva parlato Corrado, ho capito di aver trovato il libro che stavo cercando da tempo. La voce narrante, la rappresentazione distopica, eppure tragicamente realistica, del mondo del lavoro, l’invenzione di un mondo parallelo o, meglio, il disvelamento di un mondo sotterraneo, nascosto ma sempre presente, e il rigore di questa costruzione – un rigore assoluto, degno di Kafka – e l’ironia, anche questa kafkiana, nel quale sono immersi il dolore e la disperazione… Andando avanti, ecco cosa pensavo: questo è il libro che avrei voluto scrivere io. Esattamente così: la stessa leggerezza, la stessa profondità.

Di cosa parla? Mentre provo a riassumere la trama, mi rendo conto di come questa sia ben lontana dall’esaurire il significato del romanzo – e questo è sempre un ottimo segno. Un primo Grande Evento Nebbioso ha lasciato, per le strade della città, avanzi degli anni settanta; il secondo Grande Evento Nebbioso ha provocato il drammatico ritorno dei dinosauri. La vita aziendale continua a scorrere tra scalate, mancate promozioni, storie d’amore clandestine: anche la minaccia, concreta, del nemico preistorico, che porta via famiglie e colleghi, viene gestita attraverso procedure. E qualcuno inizia a costruire un bunker per salvarsi dalla fine… “Dinosauri” non è un’allegoria del mondo moderno; assomiglia piuttosto a una metafora, ma, come accade solo per le grandi opere, è impossibile individuare con esattezza il metaferendo. In filigrana, ci sono le inquietudini contemporanee, il senso di una perdita irreparabile, lo svuotamento dei rapporti tra le persone; ma sono tessere di un mosaico che, visto da lontano, non assomiglia ad alcuna delle tessere che lo compongono.

*

Nell’ultimo mese ho letto Roth, Barnes, e la promessa americana Stuart Nadler, ma Specioso, con i suoi “Dinosauri”, è l’autore che mi ha dato più soddisfazione. Il suo romanzo è un piccolo gioiello perfetto. Ed è inedito. Oggi è il 30 marzo del 2014. Mi siedo sulla sponda dell’editoria, in attesa di vedere passare questo libro con la veste che si merita. Fortunata, e brava, la casa editrice che lo pubblicherà.

Ci ritrovammo uno di fronte all’altra, lei con il vestito arricciato intorno alla vita, io con i pantaloni alle caviglie, Notai la patina di sudore che le si era formata all’attaccatura dei capelli: anche lei era umana.
Distolsi lo sguardo. La consuetudine prevedeva che il più basso in grado si concedesse in cambio di ferie, permessi, straordinari retribuiti e orari più flessibili. Scopare fra colleghi di pari grado era una pratica inusuale e mi fece pensare all’incesto.
Mi rivestii e corsi fuori.

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