Io ero l’Africa – Roberta Lepri

Qualche anno fa un’amica mi aveva consigliato di partecipare a un concorso di racconti promosso da un’azienda siciliana di caffè, la Moak. Il tema era, ovviamente, il caffè. Accettai, per il motivo per il quale si dovrebbe accettare di partecipare ai concorsi: per cercare nuove strade. Feci molta fatica a scrivere quel racconto, e il risultato non mi convinse affatto: era un racconto quasi gotico, con un piccolo intreccio amoroso, e nel complesso non centrato. In ogni caso, fu selezionato per entrare a far parte della raccolta dei racconti migliori e qualche mese dopo mi arrivò a casa un bel volume, con il mio racconto alla fine (il vantaggio di chiamarsi Zardi). Lo rilessi – rileggersi è la prima cosa che si fa quando si ha in mano un libro con un proprio racconto – e mi confermai nell’idea che si trattasse di un racconto scarso. D’altra parte, cosa si può dire di interessante sul caffè? Lessi anche il racconto vincitore. E fu allora che capii che, se hai talento, anche il caffè può far nascere una storia bellissima. Fu la prima volta che invidiai qualcuno.

Due anni dopo, grazie a Facebook (!), trovai un libro che mi pareva interessante: una raccolta di racconti tutti incentrati sull’arte e sul suo misterioso potere, Il volto oscuro della perfezione. I personaggi? Leonardo, Michelangelo, Raffaello e altri geni del passato, colti in un momento preciso della loro vita. Lessi il libro d’estate, in un appartamento con le finestre che si affacciavano su un mare sempre agitato, e ne fui entusiasta. Poi, casualmente, ho scoperto che l’autrice, Roberta Lepri, era la vincitrice del concorso Moak e ho trovato, in questa coincidenza, qualcosa di bello.

io ero lafrica 2“Io ero l’Africa”, edito da Avagliano, è un nuovo romanzo che Roberta Lepri ha pubblicato nel novembre del 2013. Ho aspettato il Salone del Libro di Torino per averne una copia – ora ce l’ho accanto al letto, con una simpatica dedica. L’ho letto con il pudore che si prova quando si legge un libro scritto da qualcuno che si conosce – con il timore di entrare in un mondo troppo privato, e quello, più sottile e pericoloso, di non trovare ciò che si cercava. Dopo averlo finito, non so dire quanto il mondo che la Lepri ha raccontato sia il suo, in che modo si intrecci con la sua vita e la sua storia, ma di sicuro ho trovato più di quanto stavo cercando.

Roberta Lepri
Roberta Lepri

Ambientato tra presente e passato, “Io ero l’Africa” è la storia di una famiglia che, qualche anno dopo la seconda guerra mondiale, viene costretta a separarsi per la mancanza di lavoro: i genitori, infatti, vanno a vivere in Africa con il sogno di diventare ricchi, e lasciano i tre figli a crescere da soli. Le cose, però, non vanno per il verso giusto: l’Africa, infatti, finisce per trasformare Teo ed Angela, fino a renderli irriconoscibili. Perfino a se stessi. La convivenza obbligata con gli abitanti del luogo, le malattie, la violenza, la sensualità, la potenza della natura capace di strappare ogni cosa, e il desiderio, la forza e la sopraffazione, e una nuova forma di libertà: ogni certezza viene spazzata da questo continente che abbraccia ma che non si lascia cogliere in alcun modo

writersTempo fa avevo iniziato a collaborare con un’azienda inglese per tradurre uno strumento finalizzato alla costruzione di un libro. L’applicazione, multipiattaforma, consente, tra le altre cose, di gestire più trame intrecciate tra loro, di prendere appunti strutturati, di evitare errori di costruzione. C’era anche un’area dedicata ai personaggi: là, si potevano creare le schede personali usando i diversi tab: Physical Appearance, Spirituality, Personality, Likes, Dislikes, Greatest Strength, Basic Goal, Desires… Foto accurate di un individuo, certo. Ma come le foto, tutto questo non riesce a rendere conto di ciò che realmente caratterizza gli esseri umani, e cioè il cambiamento, la trasformazione, la mutevolezza della propria identità. Chi è Angela? La ragazza che cerca di sottrarsi a una famiglia opprimenti? La fidanzata appassionata? La madre amorevole? La moglie che segue il marito in Africa per senso del dovere? La donna che scopre di essere diversa da tutte le etichette che fino a quel momento l’avevano definita? E chi è Teo, che in Africa sembra incapace di contenere l’istinto a sopraffare ereditato dal padre? Perché è così diverso dal ragazzo che si era innamorato di Angela, e dal nonno che racconta a Bianca il proprio passato? Ogni personaggio di questa storia è irriducibile a una semplice definizione; nessuno di loro potrebbe essere inscatolato nelle schede personali del programma per scrivere libri.

E il romanzo, quando funziona (e qui funziona tutto: grande scrittura, grande storia, grandi personaggi), si presenta proprio così: un composto magmatico dove tutto cambia e tutto si trasforma. Ian McEwan dice di preferire la novella al romanzo perché la prima può essere tenuta in mente tutta, e contemporaneamente; io credo invece che la grandezza del romanzo, questo strumento che in qualche modo continua a rinnovarsi, stia proprio nella resistenza che oppone a qualsiasi tentativo di semplificazione. In “Io ero l’Africa” ogni cosa si trasforma, e tutte le volte che ci sembra di essere arrivati a una conclusione, ecco che il romanzo apre una nuova finestra sul mondo interiore dei personaggi. Arrivati alla fine, sentiamo che Angela e Teo, e tutte le altre persone che si muovono tra queste pagine, non sono foto ma esseri umani in trasformazione. Che fascetta si potrebbe mettere, attorno a questo libro? Fossi l’editore, scriverei solo “Romanzo”. Tutto il resto, lo si trova dentro.

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3 thoughts on “Io ero l’Africa – Roberta Lepri

  1. Uno di quei romanzi che mi terrebbe inchiodata.
    Chissà perché mentre leggevo di questo cambiamento che avviene nelle persone che si spostano da un luogo conosciuto ad un altro di quegli esperimenti dove chiudono delle persone isolate per lungo tempo per vedere i loro reazioni ai cambiamenti…

    Bella pagin
    Grazie è bentornato
    .marta

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  2. ma come e cosa ho scritto? 😦 a parte il “benvenuto” che è comprensibile per il resto non mi resta che dire, a mia discolpa, che con l’ipad non si riesce a rileggere e correggere ….

    Bontà tua e di chi legge se riesce a comprendere il concetto…

    a presto
    .marta

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