La fede nel DNA

Qualche settimana fa sono andato a vedere l’ultimo capitolo della saga degli X-Men, uno dei film più confusi e inutili tra quelli prodotti dalla Marvel, e ancora una volta mi sono trovato di fronte a una storia di DNA. Nel caso specifico, le modificazioni delle sequenze cromosomiche sono l’asse portante degli X-Men, creature mutanti (o mutate) e, per questo, contemporaneamente superiori ed emarginate. I fondamenti scientifici che stanno alla base di questa storia, simili a quelli che sostengono anche “L’uomo ragno” o “Capitan America”, sono piuttosto leggerini. Per curare il  mal di schiena del dottor Xavier, mente del gruppo, il suo fido assistente gli inietta, tramite una siringa da cavallo, una sostanza giallastra che ha il potere di modificare in tempo reale il DNA del povero cristo. Una volta si chiamava magia, ora mutazione genetica istantanea. La differenza tra genotipi e fenotipi viene semplicemente ignorata. Tutto è DNA.

DNA_replication_zhD’altra parte con frequenza quasi quotidiana leggo che la maggior parte dei comportamenti umani – la propensione alla generosità, la tendenza alla dipendenza da tabacco, i gusti sessuali, i gusti alimentari, il partito per il quale si voterà, il colore della macchina che si comprerà a quarant’anni – dipendono dai nostri cromosomi, e solo da quelli. Nell’annoso dibattito tra i sostenitori del primato dell’educazione e quelli convinti che tutto sia deciso dalla genetica, i secondi acquistano ogni giorno più punti, con buona pace di chi crede ancora al libero arbitrio. L’identificazione tra essere umano e il DNA alla base del suo progetto è sempre più stretta. Datemi una cellula, e vi descriverò l’uomo. E’ questa la vera fede del ventunesimo secolo; è questa la sua grande presunzione.

streghe_SalemCosì succede che una storia tragica come quella di Yara, la ragazzina uccisa dalle parti di Bergamo nel novembre del 2010, diventi un racconto che sfiora la fantascienza. Su un corpo rimasto all’aperto per tre mesi vengono rinvenute gocce di sangue le quali contengono, ovviamente, un bel po’ di DNA. Un’analisi rivela che è misto: appartiene alla vittima, e a qualcun altro. Qualche mese dopo si scopre che il profilo genetico del “qualcun altro” è simile, ma non uguale, a quello di un ragazzo del posto, che però ha un alibi di ferro. Si ricostruisce l’albero genealogico del tizio fino al 1815, analizzando ogni singolo ramo. Alla fine di più di tre anni di indagini si scopre che dietro al bollo della patente leccato da un guidatore di autobus già morto c’è del DNA compatibile con quello del padre “qualcun altro”; ma poiché l’autista di figli non ne abbia mai fatti: iniziano le ricerche di un figlio illegittimo. Tramite un tampone vaginale, si individua la madre; con la prova del palloncino si becca il presunto colpevole, che viene arrestato qualche giorno dopo. Nemmeno la Marvel avrebbe potuto pensare a una storia così complicata e moderna.

Art Pin I La cortesana comedia Plauto Herculano M Arq NapolesMa gli ingredienti di questa storia di cromosomi che legano tra loro famiglie che neppure si conoscevano sono quelli di una commedia greca, o di un feuilleton dell’Ottocento: figli segreti svelati dopo quarantacinque anni, madri irreprensibili smascherate brutalmente di fronte a tutti, un padre che scopre di non essere il vero padre (il padre biologico) dei suoi figli, i malori, i giuramenti e gli spergiuri. Se Aristofane avesse potuto contare su simili tecniche di indagine avrebbe osato colpi di scena ancora più esilaranti: le sue commedie sarebbero state irresistibili.
E i giornalisti ci sguazzano, in questo brodo di corna, sperma e sangue: è il loro habitat naturale. Con le spalle coperte dalla prova del DNA possono spingersi oltre i limiti consentiti dalle esigenze stringenti del realismo. L’uomo accusato dell’omicidio, inchiodato dai suoi cromosomi, dimostra, con il proprio comportamento, la correttezza del dato scientifico: si professa un buon padre di famiglia ma si ossigena il pizzo. Non solo: una volta alla settimana si fa una doccia solare in un centro estetico. E al lavoro qualche volta ha detto che andava dal dottore e poi non ci è andato. Era dai tempi dei processi alle streghe che non si vedevano prove tanto schiaccianti.

Dal punto di vista narrativo l’introduzione del DNA nella cronaca ripercorre le fasi già seguite dalla cinematografia marvelliana: ogni problema drammaturgico – le trasformazioni, i cambiamenti, l’umana oscillazione tra il bene e il male – viene risolto con un colpo di bacchetta magica, che fornisce la base pseudoscientifica per ogni successiva invenzione. E l’introduzione del DNA nelle indagini è ancora più significativa: le certezze che l’analisi cromosomica fornisce sollevano gli investigatori dallo sforzo di dover capire il mondo degli esseri umani nella sua intrinseca, e spesso irriducibile, complessità. Il sangue nei leggings di Yara conteneva i cromosomi del figlio dell’autista: ma per quale motivo quel sangue era là? Uscendo dal dominio della scienza, ed entrando in quello degli esseri umani, nessuno riesce a trovare una risposta certa. Ci si accontenta della luminosa prova del Luminol. O di un pizzetto ossigenato. O delle ricevute dell’estetista, in un crescendo di ridicolaggini.

Ma la realtà non fa mai ridere: non assomiglia alla commedia ma, piuttosto, a una farsa dal retrogusto amaro. Lo scoperchiamento di questi legami nascosti ha distrutto esseri umani, matrimoni, legami, identità. La famiglia di Yara assiste impotente a questo delirio, offrendo l’unico buon esempio di tutta questa storia; chissà se ancora osa sperare che presto qualcuno ritrovi la ragione. Intanto, dolore inutile, e umiliante stupidità. Il DNA è nato da poco, ma come tutte le religioni sta già chiedendo la sua tremenda razione di sacrifici umani.

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