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Segni, parole, significato.

L’inserto del lunedì – un racconto di Elena Vigo

Il brutto di dover gestire un blog da solo, senza l’aiuto di nessuno, è che non riesco a garantire continuità. Mi piacerebbe far uscire un post al giorno, ma a fatica ne scrivo uno al mese.
La cosa bella, invece, è che posso fare quello che voglio. Ad esempio, fare uscire un inserto del lunedì di venerdì, alla sera, perché non volevo aspettare fino a lunedì per condividere questo racconto delizioso di Elena Vigo, che mi ha commosso fino alle lacrime.

 

La torta di compleanno

Elena Vigo

 

Tommy.
Eh.
Questo latte è cattivo.
Stai zitto e mangia.
Tommy.
Eh.
Il latte non si mangia, si beve.

 Tommy mette giù il quotidiano che sta leggendo, fa con gli occhi un leggero movimento verso l’alto, tipico gesto di chi si spazientisce, magari con un figlio un po’ rompiballe – solo che Tommy ha dodici anni e questi gesti da adulto non nascondono del tutto il viso ancora infantile.

 Cos’ha questo latte che non va?
Ha un gusto strano. Non è tanto buono.

 Tommy prende la tazza di latte e fa per assaggiarne un goccio, ma l’odore cattivo gli fa passare la voglia; in superficie vede dei grumi bianchi che galleggiano. Si alza e butta il latte giù per il lavello.
Nessuno va a fare la spesa da giorni, nessuno controlla cosa c’è in frigo. La mamma cucina ogni tanto, a dir la verità, ma ultimamente ciò che lei prepara è immangiabile: tanto per cominciare, completamente senza sale; assolutamente insapore; brutto a vedersi, poco colorato. Hanno cominciato ad aspettare che bruci qualcosa, giusto per mangiare una pietanza che abbia un gusto, magari schifoso, anche di carbone, ma un gusto – che è sempre meglio che mangiare tutto senza sale.
La mamma, Tommy lo sa, è tanto occupata, perché il nonno sta male e lei deve andare tutte le notti in ospedale, e di giorno deve andare a lavorare, e non le resta tanto tempo da dedicare a lui e a suo fratello. Oh, naturalmente nessuno gliele ha dette queste cose, ma non ci vuole mica un genio. Lui se lo ricorda bene il giorno in cui il nonno è stato ricoverato, perché quel giorno era successa una cosa speciale. Lui, il piccolo Dario e la mamma erano stati in pasticceria e si erano fatti una scorpacciata di dolci alla crema. Quel giorno la mamma era felice, e non capitava da tanto – da quando papà se ne era andato, pensava Tommy. Si era chiesto come mai lei fosse così felice quel giorno, ma di fronte ai dolci non ci aveva pensato più: era un bambino riflessivo, ma pur sempre un bambino. Avevano bevuto la cioccolata calda, dolce, dolcissima, lui sentiva lo zucchero che scricchiolava sotto i denti e pensava che avrebbe dovuto subito andare a lavarseli, ma poi se ne era dimenticato e aveva ingoiato un altro pasticcino, quasi con ingordigia nonostante fosse già il terzo o il quarto, quasi per avere una prova tangibile del fatto che fosse tutto reale. La crema fin sul naso era reale e lui se l’era pulita con un dito, per poi leccarsi il dito soddisfatto. Ecco, quella sera stessa avevano chiamato la mamma dall’ospedale, e così era finita l’allegria – non poteva proprio fare a meno di notarlo, sua mamma era una donna sfigata.

Così, da quando il nonno è finito in ospedale, è come se la mamma li abbia un po’ abbandonati. La notte va a dormire da loro una vicina di casa, la signora Anna, una signora grassa e brutta ma abbastanza gentile, che però la mattina deve scappare via e non può nemmeno preparar loro la colazione – sia Tommaso che Dario hanno riflettuto sul fatto che non sarebbe male, averla in casa anche di giorno, ché una donna tanto grassa deve senz’altro mangiare tanto, e bene. Invece i due fratelli al ritorno da scuola trovano la casa fredda, le tazze della colazione ancora sporche sul tavolo, e spesso il frigo vuoto. Qualche volta la mamma riesce a preparare qualcosa per il pranzo, una pastasciutta da riscaldare – rigorosamente scondita – o una minestra, fatta con le verdure che fanno tanto bene ai bambini, ma assolutamente insapore.
Oggi, per la gioia dei bimbi, la mamma ha fatto una sorpresa: pizza! Surgelata, scongelata, da riscaldare – ma è il pensiero che conta. È perfino un po’ bruciata, doppio gaudio.
Tommy non parla molto col fratello, e gli dispiace perché capisce che è triste, ma lui non è capace di stare attento a tutti e due. Sta usando tutte le sue forze per stare bene e per continuare ad aspettare che la mamma torni. Vuol dire che il nonno deve morire? Peggio per lui. Sono Dario e Tommaso ora ad avere bisogno di lei, il nonno l’ha avuta per tanti anni, e non l’ha neanche più di tanto apprezzata – questa è una della cose che Tommy ricorda del suo papà: le litigate con la mamma a proposito del nonno; lei lo difendeva sempre e lui diceva è uno stronzo, proprio così diceva, ti fai usare anche adesso che hai trent’anni, fatti la tua vita, lui non ti ha mai dato niente.
Perso in questi pensieri, Tommy alza gli occhi e vede Dario che con la bocca piena di pizza osserva il calendario.

 Domani è il compleanno della mamma! Facciamo una torta!
Hey.. buona idea. Io qualche soldo da parte ce l’ho, tu tira fuori i tuoi che andiamo a far la spesa.

 Con le tasche pesanti piene di monete e il libro di ricette in mano per non dimenticare alcun ingrediente, Dario e Tommaso vanno al supermercato.

 Tommy.
Eh.
Ma tu l’hai mai fatta una torta?
No.

 Uova, prese. Farina.. Farina di mais? Farina di farro? Oddio….. Farina per dolci, eccola. Presa.

 E se viene cattiva?
Non viene cattiva, basta farla buona.
Giusto.

 Latte, ok. Cacao.. ecco. Zucchero.

 Tommy.
Eh.
Ma la mamma, quando la mangia la torta?
Eh, questo è un problema. Intanto facciamo la torta, poi pensiamo al resto.
Tommy.
Eh.
Mi sembra una buona idea.

 

Nocciole e panna montata. Ecco fatto, tutto spuntato.

Tommy.
Eh.
Ci compriamo una schifezza?
No. Non so neanche se ci bastano i soldi.
E se avanzano?
E se avanzano compriamo un regalo per la mamma.
Tommy.
Eh.
Che regalo compriamo?
Fiori.
Buona idea.

 Tornati a casa, i due fratelli sistemano sul tavolo la spesa e tutto l’occorrente per preparare la torta: una terrina, un po’ di posate, una tortiera, due piatti se servono.

 Tommy.
Eh.
Ma tu lo sai accendere il forno?
(cazzo, il forno)
No.
E come facciamo?
Stasera chiediamo alla signora Anna.
Buona idea.

Tommy.
Eh.
Hai un sacco di buone idee, tu.

 Tommy sorride, orgoglioso. Dai, cominciamo. Io leggo la ricetta e poi facciamo.
Ok.
Montare le chiare a neve.


Io lo so cosa vuol dire. L’ho visto fare una volta alla mamma. Metti nel frullatore e fai partire fortissimo.
Ok.

Dario.
Eh.
Anche tu hai delle buone idee, ogni tanto.

 Dario è felice, e non gli capitava da tanto. Con la lingua tra i denti, concentrato, prende il frullatore, rompe il primo uovo, fa scivolare il rosso nel piatto, mentre l’albume resta nel guscio, e da lì lo mette nella boccia del frullatore.

 Tommy.
Eh.
Il rosso si chiama tuorlo.
Bravo.
Metto un pizzico di sale nelle chiare.
Sale nella torta? Ma stai scherzando?
È scritto nella ricetta.
Forse hanno sbagliato, forse volevano dire zucchero.
No, metto sale. Solo un pizzico. La mamma lo mette. Fidati.
Ok. Fai partire il frullatore, tieni forte il coperchio mi raccomando. Io misuro lo zucchero e la farina. E il lie…… oh, no.
Che c’è?
Il lievito, ce lo siamo dimenticati…
E se non lo mettiamo cosa succede?
Eh, non lo so in realtà. Il lievito fa crescere le torte, credo. Se non lo mettiamo la torta resta piccola.
Beh, ma noi siamo solo in tre, ci basta anche una torta piccola.
No, non si può fare senza. Uffa.

 Dario si immusonisce. Fa partire il frullatore e per dieci, lunghissimi secondi, il rumore assordante dell’elettrodomestico copre qualsiasi altro rumore. I due fratelli non parlano, delusi, intristiti. Tommaso vede gli occhi lucidi di Dario e si sente responsabile. Di colpo sente di odiare la mamma: dovrebbe essere la mamma a insegnarti che per fare una torta ti serve il lievito, e dovrebbe essere lei che ti spiega cosa fare se ti sei dimenticato di comprarlo. Hanno tutto quel ben di dio sul tavolo.. zucchero, panna, nocciole, e non possono fare la torta per colpa del maledetto lievito. Lui ha solo dodici anni, e vorrebbe tanto piangere anche lui. Invece dice – nel frattempo è tornato il silenzio – Vado a chiederlo a qualcuno del pianerottolo, tu intanto apri il sacchetto delle noccioline, attento a non farle cadere, io torno subito.
E torna subito, con una bustina in mano e un bel sorriso stampato in faccia. A volte basta chiedere, pensa, e gli sembra giusto dividere questa scoperta con il fratello, A volte basta chiedere, dice. Dario in pochi minuti ha già sminuzzato le nocciole, pesato zucchero e farina, unito i rossi d’uovo.

Dove cavolo hai imparato a fare il pasticcere? Sei stato bravissimo!

E anche a Dario torna il sorriso sulle labbra, gli occhi ancora lucidi si illuminano e quasi scoppia d’orgoglio mentre dice Adesso devo imburrare la tortiera, se no la torta si attacca. Ho imparato guardando la mamma. Lei non mi ha insegnato, perché ero troppo piccolo, ma quando tu facevi le elementari e io non andavo ancora a scuola, lei faceva tanti dolci e io la stavo a guardare, si divertiva a cucinare, inventava sempre cose nuove. Prima che papà andasse via, pensa Tommaso, ma lui non lo dice, e Dario nemmeno.

Sono circa le otto di sera quando la signora Anna entra in casa e trova i bambini ancora in cucina a leccare improbabili sbobbe dalle terrine. Il tavolo è un po’ appiccicoso di uovo e un po’ bianco di farina, il lavello è pieno di stoviglie sporche, ma nel complesso la cucina non è poi così sottosopra. Come le ha chiesto Tommaso, la signora accende il forno e da una sommaria pulita al tavolo spiegando ai bambini che devono aspettare che il forno sia bello caldo prima di infornare la torta, e che poi non lo devono aprire per nessun motivo. Intanto allora via a preparare la cartella per il giorno dopo, e poi in bagno a lavarsi e a mettersi il pigiama, mentre Anna prepara due panini veloci per la cena.
Tornano in cucina e guardano supplicanti la signora Anna, è forse arrivato il momento giusto per infornare la torta? Certo, dice lei. E si fa forza per non aiutarli. Potete guardare un po’ di tv mentre la torta si cucina. No, la devo controllare, dice Dario. Mettiamo il timer, dice Tommaso. Buona idea, sta per dire Dario, poi i suoi occhi incontrano quelli di Tommaso e entrambi scoppiano a ridere. La signora Anna non sta capendo molto, ma li vede sereni, e li vede uniti, una piacevole novità.
Hanno finito il panino e il cartone animato quando il timer suona ed entrambi si precipitano in cucina. Alt, dice la signora Anna, non aprite il forno, prima bisogna controllare dal vetro. Così accende la luce del forno, e Dario e Tommaso con gli occhi sgranati osservano la loro torta che nel frattempo si è alzata ed è diventata enorme, con la granella di zucchero e le scaglie di noccioline sopra, si avvicinano di più ma il forno scotta e si ritraggono di scatto. L’abbiamo fatta noi, sussurra Tommaso, e si volta verso il fratello, io e te, per la mamma.

 In quello stesso momento Angela, la mamma di Dario e Tommaso, è in ospedale, aspettava notizie del suo papà che è stato operato, e un medico le ha appena detto Signora, mi dispiace, ci sono state delle complicazioni.

 Dario e Tommaso infilano uno stecchino nella torta per verificarne la cottura. Uhm, che profumino..

 Non ha retto all’operazione, il cuore ha ceduto. Mi dispiace, signora.

 Lo stecchino è asciutto, la torta è pronta.

 Non si preoccupi. Ha fatto la sua vita, pensa Angela, ma non dice niente.

 Ultimo tocco di classe, una spolverata di zucchero a velo.

 Adesso è ora che io faccia la mia.

 

————————–

Elena Vgo

Elena Vgo

Elena Vigo è nata nel ’75, filosofa e counselor per formazione, impiegata da 20 anni in attesa di terminare gli studi – che spera vivamente non finiscano mai – figlia grata, sorella fortunata, zia orgogliosa, morosa felice, lettrice appassionata, scrittrice timida.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

6 commenti su “L’inserto del lunedì – un racconto di Elena Vigo

  1. tramedipensieri
    05/09/2014

    Grazie.
    E’ stata una bella lettura.
    Un’alternanza di emozioni.

    Mi piace

  2. Paolovigo
    06/09/2014

    Anch’io mi sono commosso, proprio bello.

    Mi piace

  3. amanda
    06/09/2014

    meraviglioso

    Mi piace

  4. Alice
    07/09/2014

    Letto questo inserto del lunedì in una grigia domenica mattina… per fortuna che non sono stata l’unica a commuovermi, e tanto anche, se no cominciavo seriamente a preoccuparmi per la mia salute psichica…

    Mi piace

  5. Renato
    08/09/2014

    Davvero bello! Grazie a Elena che lo ha scritto e a Paolo che ce lo ha fatto leggere.

    Mi piace

  6. andrea
    08/09/2014

    commovente…

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 05/09/2014 da in Inserto del lunedì, Racconti con tag , , .

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