Grafemi

Segni, parole, significato.

Frattaglie di idee

Una delle prime regole che mi sono dato, quando ho iniziato a scrivere in un blog, più di otto anni fa, è semplice e banale: non iniziare mai a scrivere un post se non hai almeno un’idea da condividere. La seconda è: non basta un’idea da condividere per scrivere un post.

Quando ho tempo, e soprattutto quando ho la testa sgombra di preoccupazioni, mi piace coltivare i miei piccoli pensieri, con la speranza che prima o poi diventino mezza pagina del mio editor di testo. Quando invece corro da una parte all’altra, inseguendo le emergenze, tamponando le difficoltà, cercando di mantenere la presa sul mondo, accatasto chili di spunti che non trovano mai una forma adeguata per essere raccontate. E in questo periodo non ho tempo, e non ho la testa sgombra – me ne rendo conto anche dal poco tempo che dedico alla lettura, praticamente ferma da due mesi (cosa ho letto? qualche pagina a caso del dizionario dei simboli dei miti, il volume n. 12 di un’enciclopedia della storia per capire meglio la dinamica con la quale iniziò la prima guerra mondiale, un bel saggio sulla democrazia nell’epoca digitale, dei racconti di fantascienza scritti nel 1880…. cose sparse, a caso, e nessuna che mi ha lasciato davvero il segno).

Primo spunto: la guerra in Ucraina. Sono stato da quelle parti nel 2011, per il matrimonio di mio cognato, prima Kiev, poi Poltava, verso est, verso i ribelli. Un’esperienza che mi sarebbe piaciuto raccontare in un post, ma che poi invece ho riversato in un romanzo ancora chiuso nel cassetto. E’ un mondo diverso da quello che possiamo immaginare qua. Se si cercasse una definizione di “secondo mondo”, un po’ sopra il terzo mondo, e sotto lo stile di vita dell’occidente, l’Ucraina farebbe al caso nostro. Ma non basta. C’è una tetraggine, da quelle parti, che non è semplice da capire. Un’amica di mia cognata mi ha spiegato, mentre eravamo rinchiusi nel museo della città (sale piene di cinghiali impagliati, divise di militari russi, diorami della steppa ucraina) per un temporale che ha riversato un fiume di acqua marrone alta un metro per tutte le strade, mi ha detto che il motivo per cui è tanto difficile ottenere un visto per uscire dal paese è perché se fosse facile, qui – e con la mano mi ha indicato il mondo che la circondava – qui in Ucraina non rimarrebbe nessuno nel giro di due anni. Là, poche cose funzionano per il verso giusto. Siamo rimasti chiusi fuori di casa perché un catenaccio a molla della porta è scattato da solo mentre eravamo in giro. L’acqua era talmente oleosa che non si riusciva a sciacquarsi dal sapone. Il comune di Poltava aveva comprato degli autobus dismessi dal comune di Goteborg, e questi giravano ancora con le scritte svedesi – perfino quelle sopra il parabrezza davanti che indicano la destinazione. Per sbaglio abbiamo portato via un cucchiaino dalla casa in cui vivevamo: è di latta opaca, e spiega quel paese più di mille parole. A Kiev ho mangiato una pizza in un ristorante che si chiamava Mafia: accanto alla pizza Riina e Corleone, c’era anche la Berlusconi. Le macchine hanno i vetri scuri. Davanti ai locali ci sono dei buttafuori in gessato e con le spalle larghe come la mia Citroen Picasso, e gli occhiali da sole a mezzanotte. L’eleganza mafiosa là detta legge. E allora la guerra che stanno combattendo, i russi contro gli ucraini, gli ucraini contro i russi, non mi stupisce affatto: è una mera conseguenza di quella tetraggine, di quei cucchiaini di latta, delle cose che non funzionano e nessuno se ne cura. Il fatto che siano morti così tanti non rende quella guerra un fatto serio.

Secondo spunto: ancora una guerra, quella in Medio Oriente. Guerra di religione. Tra i dieci gruppi terroristici più pericolosi al mondo, otto sono su base religiosa (e sono convinto che gli altri due si ispirino a qualche ideologia con aspirazioni mistiche, come il comunismo e il nazismo). Credo che Dio sia la più pericolosa, tra le malattie mentali, una specie di tara genetica che ci portiamo dietro da diecimila anni – un carattere dominante e, con buona evidenza, vincente nella gara per la sopravvivenza. Gli atei non hanno mai cercato di imporre la loro idea a nessuno, salvo il caso ridicolo dell’Unione Sovietica e della Cina: ma in quel caso si trattava di un aspetto incidentale. Jaynes, nel suo meraviglioso “Il crollo della mente bicamerale”, sostiene che le prime divinità erano re morti: le loro tombe si trasformavano in templi per mantenere vivo il ricordo degli ordini impartiti in vita. Ora, qualche miliardo di persone obbedisce a comandi tramandati di generazione in generazione, senza porsi alcuna domanda. Soprattutto uomini. Anzi, praticamente solo uomini: le donne sembrano immuni da questa follia; sono, piuttosto, il materiale sul quale la follia applica la propria violenza. Questo pomeriggio tre suore di ottant’anni sono state violentate, uccise e decapitate, in Burundi. Sempre Jaynes riteneva che la nascita della coscienza abbia zittito la voce degli dei, prodotta dall’emisfero destro: evidentemente la coscienza non si è ancora affermata a livello globale. Oggi, a Milano (dove vado quando non sono a Roma), ho visto una signora con una croce appesa al collo: ho pensato che è una tradizione curiosa, quella di andare in giro con un Dio che noi umani abbiamo pensato bene di uccidere. E’ un ammonimento rivolto verso il cielo? Tipo: la prima volta hai visto cosa ti abbiamo fatto… ecco, pensaci.

Il terzo spunto è molto meno serio, e mi espone a infinite critiche. Riguarda Renzi. Quando è comparso, praticamente dal nulla, l’ho guardato con molto sospetto. Non mi piaceva la violenza delle sue parole, la superficialità del suo approccio, la faciloneria con il quale parlava di tutto… Renzie come Fonzie. Be’, ora, anche se non ho cambiato il mio giudizio, sto dalla sua parte. Ecco, l’ho detto. Perché mi pare che il vero problema dell’Italia, quello che la attanaglia da almeno cinquant’anni come un cancro, sia l’ostinazione con il quale tutti difendono i propri privilegi. Contro Berlusconi, per contrastare l’orrore che giustamente provavamo per lui e per la sua combriccola (è sufficiente ricordare Ferrara, Minzolini e Brunetta per comporre un trio circense) , abbiamo sostenuto la peggiore sinistra di sempre. Che lo sapeva, di fare schifo. E che sapeva che non avevamo alternative. E Renzi è meglio. Non è il mio tipo di uomo – sognavo un politico con la statura di… di chi? Di Roosvelt? Non so, mi sarei accontentato di Prodi (l’altro giorno, in albergo, mi sono guardato una sua intervista, rilasciata nell’agosto del 2013: era un grande). Ma ora ci sono Bersani, Vendola (che non mi dispiace, ma non basta), Alfano (ecco), La Russa, e l’altro tipo bassotto, quello che diceva di aver partecipato allo Zecchino d’Oro, e che aveva un master a Chicago… E Monti. L’ho visto, in stazione (questa volta a Roma). E’ più alto di quello che credevo. E sembra meno in forma di Mick Jagger. Sorrideva, mentre camminava verso il treno. E poi mi piace, l’ottimismo così ingenuo di Renzi. Ho visto anche un suo video, che si è fatto da solo mentre tornava da un suo giro in Africa. Diceva cose sensate – cose sensate come non ne sentivo dire da un politico italiano dai tempi di Berlinguer: certo, meno profonde, meno serie, ma d’altra parte sono cambiati anche i tempi. Ora la gente usa Facebook, non dimentichiamocelo, e condivide con il mondo le foto dei propri gatti. Meglio l’ottimismo ingenuo che il livore senza motivo. Metà della gente che si lamenta non muove un dito: parla di rivolta popolare, ma intanto cerca il modo di evitare qualsiasi coinvolgimento. Ne conosco almeno due o tre, di persone così. Gente alla quale non affiderei il mio paese neanche per mezz’ora. Ho sempre creduto che le cose buone non vengono da sole. Poi ci sarà sempre qualcuno che dice “sì, ma…”. Sì ma cosa? Stai dicendo che il problema è un altro? Intanto, risolviamo questo.

Il quarto e il quinto spunto riguardano due libri dei quali vorrei parlare da tempo: “Sottobosco” di Simona Castiglione, e “Bowling” di Nicola Manuppelli. Ho avuto la fortuna di leggere entrambi quando erano ancora piccoli, quando ancora cercavano un editore che li portasse alla luce. Li avevo amati entrambi. Ed è sempre una bella emozione trovarsi di fronte a libro capace di farti vibrare, e che nessuno ancora conosce – un piacere privato. Avrei voluto parlarne prima della loro pubblicazione; e una volta usciti, avrei voluto condividere il mio punto di vista. Non ci sono mai riuscito, perché volevo essere sicuro di scrivere qualcosa che lasciasse il segno, e non ho mai avuto abbastanza forza per farlo, in questi mesi. Non voglio gettare la spugna, ma intanto dico “Sottobosco” è un libro potente sulla maternità, sull’amicizia tra donne (una cosa che gli uomini non potranno mai sperimentare: esiste anche un’amicizia virile, ma è squadrata come un cubo di marmo; quando le donne sono amiche, parlano tra loro una lingua segreta), e sull’esperienza di essere in un mondo che non è il proprio – l’esperienza dei migranti, e quella degli occidentali che hanno perso le loro radici. “Bowling” è curiosamente complementare a “Sottobosco”: piccola provincia (anche se siamo dalle parti di Milano), legami tra uomini, l’amaro che si sente in bocca quando la giovinezza, e i suoi sogni, iniziano a perdere smalto… Potrebbe essere “The river” di Bruce Springsteen. Dopo aver letto “Bowling” ho sentito risuonare dentro di me, per giorni e giorni, la voce morbida e vellutata di Manuppelli. “Sottobosco” è un amaro alle erbe, “Bowling” un whisky doppio malto; “Sottobosco” è una montagna con la neve, “Bowling” un tramonto a fine ottobre.

Cos’altro? C’è l’idea, non ancora abbandonata, di raccontare cosa mi ha fatto “Viaggio al termine della notte”, l’esperienza letteraria più importante del 2014, per me. Una recensione di “Ciò che non siamo” di Sabrina Campolongo, un romanzo inedito che, a mio parere, dovrebbe trovare un editore al più presto. Qualcosa legato ai corpi e all’attrazione – l’assurdità delle gambe e delle braccia, e il fatto che ci siamo abituati alle orecchie, quelle presine di pelle attaccate ai lati della testa. E poi i viaggi a Roma. La mia ripugnanza verso i tifosi delle squadre di calcio. Un progetto di analizzare un autore come se fosse un musicista, o un cantante (“dimostra una grande abilità sulle note alte, sulle metafore e nella conclusione dei paragrafi”). Servirebbe avere più tempo, due vite, una forza da ventenni. Per il momento, mi accontento di mettere insieme un po’ di frattaglie, prima che diventino così tante da non sapere più dove metterle.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

6 commenti su “Frattaglie di idee

  1. Elle
    08/09/2014

    Credo, a proposito di religioni, che una delle regole di quella cattolica sia proprio non porre domande: vedi cos’è successo ad Adamo ed Eva? Hanno mangiato dall’albero della conoscenza e sono stati puniti, Eva con più dolore di Adamo, perché ha iniziato lei, anche se secondo me è stato Adamo a fare la spia e avrebbe dovuto ricevere lui la punizione peggiore, potrei dire che è per questo che gli uomini hanno il cervello più piccolo delle donne e non lo sanno, ma non credo a nulla di quello che ho scritto, credo solo che la regola esista e che, anche per questo, tu abbia ragione a dire che dio è una malattia mentale.
    Sul tempo che passa senza che abbiamo occasione di fare le cose che ci ripromettiamo dico solo che a me succede anche se non sono troppo impegnata, mi sento grave..

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  2. beabea414
    08/09/2014

    Come al solito, i post di Paolo Zardi lanciano mille suggestioni…ma questo li supera tutti, è davvero un bignamone!
    Ecco, tra i ricordi dell’estate più strana che mi sia capitato di vivere finora…ci saranno anche tantissime parole e pensieri zardiani da meditare davanti a una bel punch….giuro ci sto pensando anche stasera…brrrr!
    Non son se sono del tutto d’accordo sulle donne e su Renzi.
    Mi sa che di punch ne dovrò bere più d’uno….
    🙂

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  3. Renato
    09/09/2014

    E’ buffo che gli atei abbiano, in generale, certezze sul Cristianesimo che io non possiedo.

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  4. fausto
    09/09/2014

    Molta roba tutta assieme, anche se interessante. Di prodi direi che non è un disonesto (e non è poco), ma che ha sbagliato moltissimo ad assecondare una architettura europea che se ne frega totalmente dei cittadini. Sospetto che se ne renda conto lui stesso.

    I governanti di oggi sono ormai ridotti a maggiordomi, non hanno capacità di manovra significative. Possono scrivere tutte le leggi che vogliono, ma alla fine se hanno qualche soldo da spendere lo decide qualcun altro. Inutile arrabbiarsi eccessivamente con loro.

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  5. Branoalcollo
    14/09/2014

    non avrei immaginato che ti piacesse Renzi…sì vero che è propositivo, e forse il confronto con gli altri politici non aiuta, c’è sempre questa tendenza al confronto tra peggio e meno peggio, molti altri spunti, curiosità: perché disprezzi i tifosi?

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  6. Marina
    14/09/2014

    molta carne al fuoco….per la maggior parte concordo con le tue riflessioni…Renzi continua a non piacermi!

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