Un attimo di realtà (e la presentazione con Bonolis del 26 settembre)

bonolisQualche mese fa su Facebook ho visto la foto di una pagina di un settimanale tipo “Oggi” nella quale Paolo Bonolis leggeva il mio libro, “Il giorno che diventammo umani”. Poiché la foto me l’aveva mandata il mio editore, ho pensato che fosse un simpatico fotomontaggio. Nel giro di qualche ora, però, ho scoperto che la foto era reale. E la cosa mi ha fatto innegabilmente piacere, come è facile immaginare, tanto che a un certo punto mi era venuta una mezza intenzione di farmi fotografare mentre guardavo “Ciao Darwin”, giusto per ricambiare la cortesia… Ma poi, finita quella sottile euforia, non ho potuto evitare di pormi una domanda: cosa c’è di tanto divertente nel fatto che Paolo Bonolis è stato fotografato mentre leggeva un mio libro?

“Il giorno che diventammo umani” è arrivato alla terza edizione, il che significa, molto banalmente, che in giro per l’Italia ci sono diverse centinaia di persone – persone che non ho mai visto e delle quali non sono nulla – che hanno letto i miei racconti. L’idea che mi sono fatto dei “miei” lettori, un’idea senza alcun valore statistico, basata soprattutto sulle mie ingenue speranze, è che siano persone che leggono una cinquantina libri all’anno, attente alla piccola editoria indipendente, in cerca di opere fuori dal coro. Lettori forti, talvolta impegnati in attività di scrittura, persone che curano blog letterari, che lavorano in case editrici o in riviste che si occupano di letteratura. Di Bonolis, invece, so quello che vedo: presenta trasmissioni televisive, faceva la pubblicità della Lavazza, ha condotto alcune edizioni molto seguite di San Remo, ha contribuito a creare il successo di “Affari tuoi”. E’ un uomo indubbiamente brillante, dotato di un senso dell’umorismo graffiante, ma il fatto che lui stesse leggendo i miei racconti non ha niente a che fare con la letteratura. Il fatto che lui stesse leggendo i miei racconti ha a che fare con l’esistere..

existenz
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Per anni Gianluca Nicoletti ha sviscerato il rapporto che la gente ha con la televisione. Uno dei temi dominanti della trasmissione radiofonica Golem (sto parlando di più di dieci anni fa) era che i famosi quindici minuti di celebrità di cui parlava, credo, Andy Wharol, si erano trasformati in quindici minuti di esistenza. Il comparire in televisione ha il potere di prendere un individuo e tirarlo fuori da un nulla indistinto. Non importa cosa si fa, in concreto, in televisione: è sufficiente anche riuscire a prendere la linea in una trasmissione con il pubblico da casa – ce ne sono ancora? – per poter dire: io sono.

Nel frattempo il fenomeno della televisione ha perso un po’ della sua centralità. Qualche mese fa, un compagno di classe di mio figlio mi ha detto: “Ho scoperto che sei famoso: se cerco il tuo nome su Google vengono fuori foto di te”. Sono questi, i nuovi criteri. Il palcoscenico è cambiato, si è ampliato: dentro, ci sta più gente, per più tempo. Anche il successo del nuovo Presidente del Consiglio lo dimostra: Renzi sta a Berlusconi come il web sta alla televisione, ed è il motivo per cui il primo vince e il secondo perde. Chi sa usare bene Twitter ha più potere di un imprenditore che possiede tre reti. Tuttavia, il tipo di reazione che ha suscitato la foto di Bonolis sorpreso con il mio libro in mano – la mia reazione, e la reazione delle persone che l’hanno vista – è stato diverso: più intenso, più stupito. L’ingenuità legata alla televisione, al suo potere, alla mitologia dei personaggi che la riempiono, non è ancora scemata, neppure in me che non vedo la tv da una ventina di anni. E’ stato come se qualcosa avesse sancito definitivamente l’esistenza de “Il giorno che diventammo umani”: prima era una cosa che riguardava me, il mio editore, i lettori; poi, comparendo dall’altra parte, è diventato vero. Vedendo il mio libro su una pagina di “Oggi”, nelle mani di un personaggio televisivo il cui nome mi viene proposto dal mio smartphone quando scrivo Paolo, ho avuto l’impressione di guardarmi da fuori – di guardare il mio libro da una prospettiva oggettiva e non personale.

D’altra parte, il problema della realtà è centrale, in letteratura. In quale spazio, in quale mondo esiste Madame Bovary? Tra i criteri di ricerca usati per arrivare a questo blog ho trovato: “colore degli occhi di Madame Bovary”. La risposta, per chi non lo sapesse, è neri, ma dove sono, questi occhi? In quale universo? In questo preciso momento (che non è il preciso momento in cui tu ora stai leggendo queste parole) sono seduto nella carrozza 6 di un treno partito da Roma alle 17.25 e diretto a Padova. Da qui vedo una donna con gli occhiali da sole, le cuffiette, una giacca jeans usata come una coperta, lo sguardo verso il finestrino, verso la campagna toscana, i pantaloni neri, i capelli corti. Nonostante la sua corporeità, che non posso negare, io credo che esista meno di Emma: che esista in modo meno definito, per meno tempo, con un significato minore, e una minore compiutezza. E se tuttavia qualcuno la descrivesse, ad esempio in un post, che relazione ci sarebbe tra la persona davanti a me e la persona che respira lentamente tra le parole del suo autore? Esisterebbe di più, di meno, o in modo diverso? Ne “Gli eroi imperfetti”, il giovane e biondo scrittore romano Sgambati descrive un presentatore, anch’esso romano, che entra nel bar della libreria Pallotta di Roma e si prende un caffè. Alla presentazione de “Gli eroi imperfetti” alla libreria Pallotta era presente anche Paolo Bonolis, cioè quel personaggio. Non solo: un fotografo ha scattato la stretta di mano tra l’autore del libro e il presentatore, e l’ha pubblicata su una rivista. Dove inizia la realtà? E dove finisce? Cosa c’è di reale nella foto di Bonolis che stringe la mano a un autore che l’ha infilato tra le pagine di un libro?

Sebbene queste domande possano sembrare vuoti esercizi retorici, sono convinto che rappresentino i dubbi fondamentale che ogni autore, e ogni lettore, dovrebbe porsi. Chi dice che un romanzo è una rappresentazione fedele del mondo, o sta mentendo in mala fede, o non ha mai considerato la questione in concreto. In ogni caso, questa storia di Bonolis, e dei libri che legge Bonolis, e dei libri in cui compare Bonolis, presenta una coda divertente: il 26 settembre, a uno dei due estremi del Ponte Milvio (attorno al quale si svolge tutto il romanzo “Gli eroi imperfetti”), Paolo Bonolis leggerà i miei racconti in pubblico. Ci sarò anch’io, al suo fianco. E l’editore Francesco Coscioni e il relatore Graziano Dell’Anna e Carmelo Calì, il libraio della “Bar & Libri Pallotta” che ha organizzato la rassegna “Libri a mollo”. Per un’ora, esisteremo tutti, nello stesso posto, contemporaneamente. Poi, finita la presentazione, torneremo tutti alle nostre esistenze, qualsiasi cosa la parola esistenza possa significare.

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6 thoughts on “Un attimo di realtà (e la presentazione con Bonolis del 26 settembre)

  1. l’importante è che quelle storie siano state incubate nella tua testa, alimentate dal liquido amniotico delle tue fantasie, limate dalla tua penna, partorite tramite una tastiera e finalmente arrivate tra le pagine odorose di inchiostro a me in un momento di grazia che me le ha fatte conoscere

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