A. I.

Ieri sera mio zio, fratello di mia madre, mi ha chiamato per sapere dove poteva comprare il mio ultimo libro (e qui scatta il momento spam: “Il signor Bovary”, del quale hanno parlato anche Il Corriere della Sera Il Giornale, è un ebook dal prezzo ridicolo, edito da Intermezzi, e che si può acquistare qui: http://www.intermezzieditore.it/80mila/ ) e, già che c’era, per condividere una sua ricerca. Sua figlia, infatti, cioè una delle mie tante cugine, gli ha parlato della catena che sta spopolando (altro verbo terribile) su Facebook – quella, per chi non è stato investito dal fenomeno, che chiede di condividere i dieci libri che ti hanno cambiato la vita. Mio zio, grandissimo lettore, ne ricordava uno che aveva letto intorno ai dieci anni (quindi più di sessant’anni fa) e che aveva trovato nella biblioteca della scuola. Narrava di un pascià che, dopo che era stata imposta una tassa per il passaggio del Bosforo, in Turchia, dovendo andare da Scutari a Istanbul, e non volendo pagare la tassa, intraprende la circumnavigazione (anche se tecnicamente è l’esatto contrario) attorno al Mar Nero.

turchia

Durante questo viaggio viene in contatto con le strane popolazioni che si affacciavano al mare, scoprendo un mondo del quale non sapeva nulla.

Di questo libro, però, mio zio non ricordava né l’autore né il titolo. Mi ha chiesto se ne avevo mai sentito parlare, e in caso negativo se sapevo un modo per tirare fuori dall’oblio questo libro. Tempo fa cercavo di scoprire il titolo di un film del quale avevo visto alcune scene da bambino: un ragazzo, invece di andare a scuola, si ferma in una giostra; quando arriva in classe, al professore infuriato racconta che è morta sua madre. Ho pensato a questo film per anni. Una sera ho scritto su Facebook se qualcuno avesse mai sentito parlare di questo film: dopo tre minuti sapevo la risposta (che ovviamente non riporto qui: è giusto che i blog non godano delle scoperte di Facebook). Allora ho detto a mio zio che avrei fatto così anche con il libro:mi sarei affidato ala rete.

httpwallpapersimageneshdanime.blogspot.com+%2830%29Queta volta, però, è stato più semplice. Mi è bastato fare qualche ricerca su Google per arrivare a scoprire il titolo. Mi sono emozionato, lo ammetto; e sono stato felice di aver fatto questo piccolo regalo a mio zio. Più tardi, mentre a letto svogliavo un vecchio numero de “Il mago”, la migliore rivista di fumetti mai pubblicata in Italia (per capirci, i direttori erano Fruttero e Lucentini), ho pensato a chi, a cosa, avesse risposto alla mia domanda, e sulla base di quale conoscenza. Cos’è un motore di ricerca? E’ un sistema (software più hardware più dati) che scarica tutte le pagine pubblicate su Internet – qualche miliardata – e le memorizza da qualche parte. Poi, quando un utente invia delle parole, cerca le pagine che in qualche modo rispondono alle esigenze dell’utente stesso.

Esiste un criterio per valutare se l’intelligenza di una macchina è umana: ponendole delle domande, non è possibile capire dalle risposte se dall’altra parte c’è un uomo o un computer. Nel caso di Google. è evidente che non c’è un uomo: nessun essere umano, infatti, avrebbe saputo darmi una risposta così precisa e in così poco tempo. L’unica caratteristica che distingue le nostre domande da quelle che porremmo a una persona è la sintassi: così, invece di chiedere “per caso, ti ricordi di un libro in cui un tizio decide di girare intorno al Mar Nero per evitare di pagare una tassa sul Bosforo?”, ho scritto “tassa Bosforo scutari viaggio mar nero”. D’altra parte, se avessi posto la mia domanda a islandese, avrei dovuto farlo con una frase altrettanto assurda (qualcosa tipo “tilviljun, manstu bók þar gaur ákveður að snúa Svartahaf til að forðast að borga skatt á Bosphorus?”), e non avrei pensato che il  mio interlocutore sia meno intelligente di me per questo…

algoritmo-googleTornando al motore di ricerca: abbiamo dei dati, memorizzati da qualche parte, e poi un algoritmo, o un insieme di algoritmi, che organizzano questi dati in modo da rispondere nel modo migliore possibile. Nonostante un’iniziale simpatia per i ragazzi di Google, il loro strapotre, specialmente in Europa, non mi piace. Ho provato allora ad eseguire la mia ricerca su altri due motori di ricerca, l’italiano istella, di proprietà di Tiscali, e l’americano Bing della Microsoft. Nel primo caso, i primi accenni al libro che cercavo compaiono alla terza pagina, nel secondo alla fine della prima, anche se in modo meno evidente. A parità di dati (perché credo che tutti e tre i motori analizzati abbiano incidizzato tutta Wikipedia), qualcuno pare ragionare meglio degli altri. In ogni caso, e questo è l’aspetto più importante, nessuno dei tre motori è stato addestrato per rispondere alla mia domanda, ma per dare una possibile risposta per qualsiasi domanda venga posta. In che modo questo è diverso dall’intelligenza umana? Quando io chiedo a qualcuno “parlami della paura del diverso”, quel qualcuno parlerà in base alla propria esperienza, cioè sulla base dei dati raccolti – dati che non ha prodotto lui -, applicando una qualche forma di ragionamento, e risolvendo, ad esempio, secondo la propria visione il problema legato all’ambiguità di quel genitivo. Dati più algoritmo. L’intelligenza non è così banale, ma assomiglia a questo. E se analizziamo tutti i tentativi di creare un’intelligenza artiticiale portati avanti nella seconda metà del ventesimo secolo, scopriamo che tutti si sono concentrati sull’algoritmo, tralasciando sempre l’aspetto legato ai dati, e quindi all’esperienza. Google, a parità di algoritmi, di giorno in giorno sta aumentando la propria intelligenza, cioè la propria capacità di riispondere bene alle nostre domande: lo fa sfruttando i nostri feedback involontari (che clicchiamo su un link piuttosto che su un altro), e il ranking delle pagine, e mille altre regole empiriche ed euristiche; e soprattutto aumentando la propria mole di informazioni disponibili. E come spesso accade, si arriva a risultati importanti perseguendo obiettivi completamente diversi. Così quando questa mattina ho raccontato questa storia a mio papà, scienziato a tutto tondo (fisico nucleare, filosofo cognitivista, e mille altre cose) ho finalmente capito una frase che aveva condiviso con me in altre occasioni: “L’intelligenza artificiale non sarà inventata, ma scoperta…”

Annunci

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

Penitenziagite! (Un cadavere nella Rete)

La prima Social Network Novel in assoluto

RdC: la rubrica del complimento

Mi prendo in giro da sempre. Perchè smettere proprio ora?

Settepazzi

Riflessioni sulla letteratura Latinoamericana di Antonio Panico

50 libri in un anno

COLLETTIVO UMILE DI LETTORI E RECENSORI

Cartoline dalla Terra dei Libri

Leggo un libro, scrivo una cartolina

Tre racconti

Storie brevi e voci nuove

Episodi (abbastanza) brevi

Spero, credo, insomma.