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Segni, parole, significato.

I libri che non voglio leggere (più)

india_qx4ny.T0I libri che non voglio leggere (più) ovvero le 14 cose che mi fanno buttare un romanzo nel cesso.

Ho imparato a leggere nell’autunno del 1974, quando avevo compiuto da poco 4 anni, grazie all’amorevole cura di mio fratello Alberto, che aveva appena iniziato la prima elementare. Il suo metodo era intuitivo: leggeva, e io seguivo con lo sguardo. Non ricordo il primo libro che ho letto. Credo di aver iniziato con i fumetti che trovavo ne “Il mago”, un meraviglioso giornale fondato da Fruttero e Lucentini che proponeva Quino, Mordillo, B.C., Wizard, Dick Tracy (del quale ero un grandissimo estimatore, soprattutto per i suoi lombrosiani nemici, come Faccia di Prugna e 88 tasti), Dagoberto & Blondie e i loro antesignani Arcibaldo e Petronilla. Amavo il libro “Caro bruco capellone”, al quale ancora adesso penso con infinita nostalgia. Poi i sussidiari di Alberto, le poesie di Rodari illustrare da Munari, e poi tutto quello che trovavo in casa. Ma non riesco a ricordare il primo romanzo che ho finito. Tra la seconda e la terza elementare la mia maestra mi aveva invitato a casa sua per scegliere qualcosa da leggere e io avevo portato a casa tre libri, dei quali ricordo solo “Tre uomini a zonzo”. Ma non li lessi, e non li restituii mai. A Grado mio padre mi propose “L’isola del tesoro” di Stevenson, quel genere di libro che tutti i genitori, prima o poi, cercano di propinare ai propri figli adorati. Ricordo la copertina, e le prime complicatissime pagine, ma non lessi neanche quello. Sicuramente lessi “Tom Sawyer” perché quando una domenica pomeriggio vidi la versione cinematografica, a casa mia, nella tv in bianco e nero (per inciso, un film meraviglioso, che non ho più rivisto) sapevo già come andava a finire. Il primo ricordo certo risale all’estate tra la prima e la seconda media, quando in una giornata piovosa lessi “Vita con gli orsi” e poi, nello stesso giorno, le prime 106 pagine de “Il giovane Holden”. Passai la notte a vomitare, ma l’impresa non mi era sembrata una novità, il che significa, per deduzione, che leggevo parecchio (e infatti ricordo che quando in prima media leggemmo, in classe, “La scoperta di Troia” la trovai scritta male). Era già da parecchio che leggevo romanzi, anche se non riesco a ricordare quali. Anzi, uno lo ricordo bene, intorno agli otto anni: “Il diario di Anna Frank”. Mi fece una grandissima impressione.
Negli anni successivi, tra le medie e i primissimi anni del Liceo, ho letto di tutto: Kafka, Camus, Dostoevskij, Salinger, Poe, Flannery O’Connor, De Amicis, Conan Doyle e Agatha Christie, tanto Hermann Hesse, Pratolini, Primo Levi. Orwell… A 16 anni vengo folgorato da Kundera, e dalla sua insostenibile leggerezza dell’essere. Nei nove anni successivi, praticamente il nulla: qualche manciata di libri, controvoglia, a fatica (tra questi anche Lamento di Portnoy che avevo trovato divertente e un po’ pesante). Nel 1995, scopro Grisham. Un libro a settimana. Poi Follet, e Forsyth. Dopo aver scoperto i loro trucchi, ed essermi stufato di loro, passo a Le Carrè. Riprendo Kundera, e Salinger. Inizio a divorare libri su libri. Rileggo i romanzi che avevo affrontato da ragazzo. E da allora, con poche interruzioni, non mi sono più fermato. Sono passati quasi vent’anni, in effetti, da quando ho ripreso a leggere sul serio. Ho una libreria che sta esplodendo, e un ereader pieno.
How_boring_ki118-vCon il tempo però, sono diventato selettivo. E sono arrivato alla conclusione che i romanzi hanno senso solo se sono grandi. Esistono modi migliori per crescere, e stare bene, di leggere un libro noioso che non ha nulla da dire: meglio un film della Marvel che certe tristezze che si trovano nelle librerie. In questi giorni mi sono domandato cosa non mi piace, cosa non mi interessa. Non mi sono chiesto il motivo: diciamo che ho letto abbastanza per sentire di avere un gusto mio. Certe cose mi fanno impazzire. Certe cose le trovo insopportabili. Non sono un critico letterario – nessuna teoria – ma sento di non avere più soggezione per i libri. Ci sono romanzi che fanno cagare, lo si può dire, non c’è niente di male. E’ come con i quadri: se vediamo un Teomondo Scrofalo non ci facciamo nessun problema a dire che è orrendo. Perché con i romanzi dovrebbe essere diverso?
Allora ho cercato di buttare giù una lista delle cose che mi fanno chiudere un libro alla terza pagina, o che mi impediscono di arrivare alla cassa con il libro in mano. Sono per lo più pregiudizi che ho accumulato nel tempo, cose di pelle, di pancia, e più giù. Cose che mi fanno venire l’orticaria, ecco. Magari mi sto perdendo un sacco di libri belli, ma la vita è così corta (e non è affatto un modo di dire) che so già che non potrò leggere tutto. Meglio perdere un inaspettato capolavoro, che leggere dieci libri orrendi per trovarlo. E quindi, non voglio leggere (più) i romanzi che soddisfino una di queste condizioni (escludo già a priori saghe, trilogie, fantasy, libri sullo shopping).

A) Compare una delle seguenti parole: precariato, lavoro precario, call center,

B) Il personaggio principale ha una figlia anoressica, o è una donna anoressica, o abita sopra o sotto una famiglia in cui una ragazzina è anoressica e passa il tempo ad ascoltare musica con le cuffiette

C) Il titolo contiene una delle seguenti parole: ossa, male, sangue, odio, collezionismo/collezionista, carnefice, o altri sostantivi che fanno intendere che il personaggio principale è crudelissimo, lucidissimo, e si diverte a compiere omicidi mostruosi e complicatissimi al fine di formulare un indovinello a un poliziotto incasinato che lo deve risolvere prima che.

D) Il personaggio principale va da un analista al quale racconta i propri sogni, o il personaggio principale è un analista che si innamora di una sua paziente (commedia o tragedia è indifferente), o i personaggi principali fanno terapia di coppia, o il personaggio principale esce da una “brutta storia” per conoscere la quale dobbiamo leggere cento pagine.

E) Non c’è alcuna traccia di umorismo, tutti i personaggi sono serissimi per tutto il tempo, e tutti patiscono per anni le conseguenze di un evento che nel mondo reale sarebbe del tutto insignificante per qualsiasi persona sensata, compreso l’autore del libro, a nessuno viene mai da ridere, e il grottesco e il ridicolo – il grottesco e
il ridicolo inseparabili dalla vita – sono banditi.

F) Ogni cosa succede in ossequio a meccanismi freudiani, jungiani o definiti da una qualsiasi altra presuntuosa pseudoscienza dell’anima.

G) La storia è una complicatissima allegoria di qualcosa che poteva essere raccontata in dieci pagine di un saggio.

H) Il libro è politicamente corretto o il libro è politicamente scorretto.

I) I protagonisti hanno nomi o cognomi che significano qualcosa (tutti i buoni hanno un nome che inizia con una lettera e tutti i cattivi con un’altra), oppure descrivono il carattere di chi li porta, oppure appartengono a qualche dominio (nomi di stelle o di fiori o di eroi dell’Iliade).

L) La storia parla di vecchie donne del sud che fanno la pasta in casa, lavano il bucato a mano, aprono le finestre di casa sul mare, o su campagne d uliveti e arance, amano i loro figli sopra ogni cosa, hanno perso un marito in guerra o se è vivo è una specie di mostro che la picchia tutto il tempo o passa le giornate a intagliare il legno con un coltellino e non parla mai, donne che da giovani, per far capire a qualcuno che sono pronte per scopare, danno un morso a un frutto succoso che inizia a grondare sulla pelle sudata, dove ogni cosa è immersa in un misterioso afrore e le ascelle sono afrodisiache, oppure la storia parla di bellissime puttane romantiche degli anni cinquanta, il che è più o meno lo stesso.

M) I personaggi sono mossi da inclinazioni, ossessioni o perversioni che io non riuscirei mai a considerare interessanti o comunque plausibili: no a coprofagi, necrofili, spose romantiche, suore, santi, pedofili, serial killer, amanti compulsivi di libri o quadri o statue, sì a pornografi incalliti, omosessuali in incognito, feticisti, erotomani e ninfomani, voyeur, segaioli, ossessionati dal lavoro.

N) Il protagonista, privo di lavoro, vive d’aria, oppure ha un lavoro di successo che lo porta a vivere in case bellissime, ad avere macchine molto lussuose, e nonostante questo è incredibilmente infelice, oppure ha un lavoro del cazzo – pescatore di vongole, espurgo pozzi neri, editor in un’improbabile casa editrice – che lo rende felicissimo.

0) Qualcuno, nel romanzo, è convinto che i romanzi o le poesie possano salvare la vita.

P) Non c’è traccia di punti e virgole.

E sul punto E) e sul punto P), non sono disposto a transigere per nessun motivo.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

21 commenti su “I libri che non voglio leggere (più)

  1. lonza65
    24/10/2014

    Q) il libro ha una fascetta fluo che riporta il numero di copie vendute e/o il numero di paesi in cui è stato tradotto

    Grande post, quasi quasi lo “ribloggo”… posso? 🙂

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    • Paolo Zardi
      24/10/2014

      Giusto! Le fascette dell’orrore! 🙂

      ps certo, “riblogga” pure, tutto quello che è su Internet appartiene a Internet! 😉

      ps2 grazie! 😉

      Mi piace

    • amanda
      25/10/2014

      odio le fascette, volano appena arrivo a casa, anche se il libro è interessante

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  2. morena fanti
    24/10/2014

    Si potrebbe riassumere in un punto solo:
    Se il libro è scritto male e con poca cura ed è pieno di cliché.

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  3. Ross
    24/10/2014

    se ne desumi che giudichi (anche) i libri in base ai paratesti (e titolazioni) editoriali e non in base a cosa scrive l’autore.

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    • Paolo Zardi
      25/10/2014

      Certo! 🙂 penso che un libro che si intitola “Il collezionista di ossa” non contenga cose che potrebbero interessarmi… giusto per fare un esempio…

      Inviata con Windows Phone

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  4. elinepal
    25/10/2014

    Tosto trovare tutto questo nelle prime tre pagine. Però molto e intuibile dalla presentazione. (Ho conservato tutti i primi libri letti da ragazzina, e non so perché dato che oggi i miei figli me li tirerebbero dietro compreso l’isola del tesoro e tutto salgari)

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  5. Zio Scriba
    25/10/2014

    Eheh… se tutti ragionassero come te (e come me, che sono ancora più esigente e selettivo) nelle classifiche italiane tornerebbero a comparire, in modo inaspettato e incredibile… gli Scrittori, questi sconosciuti. 🙂

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  6. amanda
    25/10/2014

    il punto L mi ha fatta schiantare dal ridere 😀

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  7. tuttotace
    25/10/2014

    Spose romantiche incluso tra le perversioni/ossessioni che non riusciresti mai a considerare interessanti o comunque plausibili è geniale. Bellissimo post. Sull’uso della punteggiatura sono assolutamente d’accordo con te, però poi ci rifletto e penso che magari avrei scartato Cecità di Saramago che rimane per me un assoluto capolavoro e allora tentenno sulle mie convinzioni…

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  8. giacinta
    25/10/2014

    Mi hai fatto morire dal ridere con il punto L)
    ( aggiungerei i negozi di spezie e il flavour mediorientale + sequenze con cuochi non professionisti che della cipolla, dello zenzero e del termometro da cucina fanno gli elementi portanti del loro sistema di valori. ; a questo proposito propongo un mio punto Q 🙂

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  9. luciaguida
    25/10/2014

    Mi sa che mi sono salvata, mi sa … 🙂

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  10. nanageisha
    25/10/2014

    sembra la storia dei miei libri, con un passaggio in più nella letteratura erotica che ha segnato gli anni della mia adolescenza

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  11. silvia
    25/10/2014

    bhè ma con una lista così lunga prima di capire che il libro non ti gusta te lo devi leggere quasi tutto!

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  12. Giuliano
    25/10/2014

    Grazie, elenco spettacolare…

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  13. Pavolo
    25/10/2014

    Grazie li condivido praticamente tutti 🙂

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  14. Antonio
    27/10/2014

    Peccato per il punto P, ti precludi Saramago, molte pagine di Joice (in lingua originale intendo), Proust e, se non ricordo male, anche Giuseppe Bonaviri. Meglio che ognuno si costruisca un decalogo personale.

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    • Paolo Zardi
      27/10/2014

      Confermo: il decalogo è l’espressione delle manie e dei pregiudizi che ogni lettore si costruisce nel tempo. Lungi da me l’intenzione di pensare che sia condivisibile in ogni suo punto! 🙂

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  15. Claudio Bagnasco
    29/10/2014

    La H è sublime.

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  16. Ferruccio Gianola
    29/10/2014

    In poche parole il 90 per cento dei libri pubblicati

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  17. Nicola Losito
    11/11/2014

    Il tuo elenco è troppo esaustivo per aggiungere i miei no. Comunque se chi ama scrivere, sognando la pubblicazione, ascoltasse il parere dei lettori che, come te, hanno un background, come ha già detto Ferruccio Gianola che mi ha preceduto, in Italia (e forse anche all’estero) i banconi delle librerie sarebbero quasi vuoti. 😀
    Nicola

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Questa voce è stata pubblicata il 24/10/2014 da in Recensioni con tag , .

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