I segnalati – Giordano Tedoldi

Di cosa si è occupata la letteratura, in questi ultimi tremila anni? Di guerre, di viaggi, di uomini che uccidono il padre per sposarne la moglie; per tutta la prima metà dell’ottocento, soprattutto del matrimonio, della famiglia e di eredità. Poi di amore in senso lato, poi di morte, e poi di Morte, e poi di sesso, e infine di Sesso. Dal particolare al generale, dal concreto fino ad arrivare all’astratto. Ma in sottofondo, e sempre presente, si può dire che la letteratura, quella vera – la Bibbia, Shakespeare, Kafka, Roth – sia una lunga e articolata riflessione sul male. Cos’è, da dove viene, cosa significa, cosa produce sul mondo, sugli esseri umani.

Probabilmente l’uomo più malvagio della letteratura è Jago, che usa la propria intelligenza per distruggere Otello e questa distruzione (qui c’è il genio di Shakespeare) passa attraverso il sacrificio dell’innocente Desdemona. Jago lavora sull’amore, smascherandone la vera natura mortale. Ci si chiede da secoli cosa ci fosse dietro un progetto così spietato: a un certo punto Jago fa intendere che Otello gli avesse scopato la moglie, ma anche se questo fatto fosse vero si tratterebbe di un banale pretesto. Dietro alla lucida crudeltà del piano di Jago intravediamo qualcosa di meno definito del rancore, della vendetta, dell’invidia, qualcosa di più lungo, di più denso, e privo di forma. Questa visione fugace e terribile ci sgomenta perché parla, inspiegabilmente, di noi.

Scendendo molto più in basso: anni fa, in un periodo in cui i libri erano, per me, un mero passatempo, ho letto un libro di Patricia Cornwell, famosa per il personaggio che ha creato, la dottoressa Kay Scarpetta, esperta, mi pare di ricordare, nell’arte dell’autopsia. Nei libri della Cornwell c’è sempre un serial killer alla quale si dà la caccia attraverso gli strumenti di cui dispongono gli investigatori in tutti i romanzi polizieschi: l’analisi degli indizi, lo studio delle analogie, e la ricerca delle cause che potrebbero spingere l’assassino a compiere i suoi crimini. Nel romanzo che ho letto, alla fine del libro si scopre che il movente del serial killer, la causa che lo spinge a far fuori un po’ di persone, è che il suo sudore puzzava di sciroppo d’acero; questa menomazione lo ha tormentato per anni, fino a trasformarlo in uno psicopatico. Questa non è letteratura: assomiglia, piuttosto, a una barzelletta raccontata male. E’ probabile che la Cornwell si sia letta un manuale sulla psicologia di Freud, uno di quei libricini della Newton Compton a mille lire che uscivano negli anni novanta, e l’abbia preso alla lettera, come se si trattasse di una cosa vera. Come se del male fosse possibile fornire una qualche spiegazione sensata.

E’ lungo/è denso/è senza forma/il male”: lo scriveva Franco Marcoaldi in una poesia della raccolta “A mosca cieca”. Questa frase mi tormenta dall’autunno del 1992, mezza vita fa: mi tormenta non solo per la sua irresistibile bellezza, ma anche, e soprattutto, perché riassume, in quattro righe, tutto quello che si può dire sull’argomento.

Giordano Tedoldi
Giordano Tedoldi

I segnalati di Giordano Tedoldi è il libro più inquietante che mi sia mai capitato di leggere. Il nucleo di questo romanzo, il suo elemento costitutivo, è il male; ma poiché il male è senza forma, e Tedoldi lo sa, l’autore non commette l’errore di provare a descriverlo: si limita a rappresentarlo, a metterlo in scena con una lingua ricchissima e sontuosa. Ne I segnalati non c’è il male contro il quale combatte la Chiesa da duemila anni, non c’è il male che la psicologia ha provato a spiegare e a curare, non c’è neppure il male esistenziale che affliggeva soprattutto i giornalisti francesi tra gli anni trenta e gli anni cinquanta… Ecco, alle medie, durante le ore di educazione tecnica, si imparavano a fare le proiezioni ortogonali, cioè disegnare una figura tridimensionale su un foglio bidimensionale. Il procedimento consente di osservare l’effetto, l’ombra, che un oggetto produce su tre piani. E questo è il procedimento seguito dalle religioni, dalle scienze cognitive, e, purtroppo, anche da molta letteratura, quando affrontano il male: cercano di rappresentarlo secondo una particolare angolazione, cercano di spiegarlo, tagliandole a fette, semplificandolo, e, quasi sempre, mortificandolo. Ma se in taluni casi la semplificazione, la riduzione della complessità, la perdita della tridimensionalità, possono produrre risultati interessanti – l’avventura freudiana, pur nella sua grossolanità, entusiasma qualsiasi persona di buon senso e la religione, con i suoi diavoli cornuti e gli esorcismi, è una miniera d’oro per la pittura e il cinema – in altri casi finiscono per nascondere ciò che il male è.

Il serial killer al gusto di acero, Don Rodrigo, i cattivi di Dickens e la quasi totalità dei villain della letteratura contemporanea stanno ai personaggi de I segnalati come la fenomenologia sta all’ontologia. Tedoldi non proietta il male sul mondo e poi ne osserva l’ombra: si immerge invece nel suo magma e, con un talento letterario fuori dal comune, ne racconta l’esistenza tridimensionale. Nella sua forma più alta, e più estrema, la letteratura è uno strumento di esplorazione e di conoscenza: la fisica studia la natura, la biologia la vita; la letteratura, quella vera, quella che è arte, affronta tutto ciò che non ha nome.

Giorgio-De-ChiricoLa storia inizia con un incidente: la ragazza del personaggio principale, stanca degli schiamazzi dei bambini che giocano sotto casa, lancia un secchio vuoto da una terrazza; nella fuga precipitosa, uno dei piccoli cade e muore. Tutto quello che succede dopo discende solo in parte da questo evento; le mosse dei protagonisti, le loro scelte, sembrano dipendere, piuttosto, da forze inspiegabili che vanno oltre i rapporti di causa ed effetto, oltre la ragione, e perfino oltre l’irrazionale nelle sue forme più canoniche. In una Roma che sembra disegnata da De Chirico, con un sottofondo musicale di ossessioni e perversioni degno di Thomas Bernhard, il libro costruisce, con implacabile coerenza, un universo folle, terribile e magicamente vero, dove il motore di tutto è il male – il male in sé. Come nei racconti di Kafka, qui tutto è metafora, simbolo o allegoria di qualcosa che ci sfugge, ma che allo stesso tempo ci è intimamente chiaro: lo percepiamo con un organo di senso profondissimo. La trama è complessa ma di fatto inessenziale per gli scopi dell’autore, che utilizza strumenti molto meno banali dell’intreccio, dei colpi di scena, dei ganci narrativi per raggiungere il suo obiettivo.

I segnalati non è un libro facile: serve coraggio per scriverlo (o così credo), e serve un coraggio ancora più grande per pubblicarlo (e per questo motivo la mia ammirazione per Fazi è incondizionata, nonostante la scelta incomprensibile della copertina), ma serve anche un grande coraggio per leggerlo, perché ci fa male, ci trascina in un gorgo di dolore e follia e umanità: ma è proprio questo il coraggio che ogni buon lettore dovrebbe possedere.

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6 thoughts on “I segnalati – Giordano Tedoldi

  1. Ho letto “I segnalati” in primavera. Non è effettivamente un libro facile e non è facile affezionarcisi. Ottima la riflessione sul Male e le sue accezioni nella letteratura ma la frase “esperta nell’arte dell’autopsia” mi è suonata molto strana. L’autopsia non è arte, è scienza, come scienza è tutta la medicina. Scusa l’appunto ma ormai, in tempi in cui gli stessi medici si sono auto-declassati al ruolo di prostitute, se si può evitare di svilire la disciplina ne guadagnamo tutti.

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    1. Daniele, da qualche parte ho letto che il medico coltiva una scienza e pratica un’arte – questo salverebbe entrambi i punti di vista. Ma capisco il tuo appunto: io mi riferivo alla medicina nella fiction, e non nella vita reale. Nei romanzi e nei film chi fa autopsie assomiglia a un indovino che, leggendo le viscere di un animale, predice il futuro o intravede il passato grazie a degli improvvisi flashback in bianco e nero, dove tutti parlano con l’eco e il cameraman non è in grado di tenere ferma la telecamera (nei libri, parte il corsivo). Se ti può consolare, i libri in cui il personaggio principale è uno scrittore sono ancora meno seri.

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  2. quanti spunti…Iago fa leva più sul senso di inferiorità di Otello, le corna sono un agguato possibile, ma è il fatto di non essere apprezzato per quello che è, il suo essere straniero, Patricia Highsmith attira un tipo di pubblico preciso, gli amanti delle autopsie e degli incidenti, magari lo sciroppo all’acero è una stronzata, eppure interi drammi si consumano dietro a piccole manie, ossessioni…

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  3. Bellissimo questo post, entusiasmante. Mi piace molto come è descritta la forza della letteratura che è arte, e che sempre ricerco,. Non mancherò di leggere questo libro, che finalmente sembra appartenere alla categoria della vera e buona letteratura.

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