I colori del buio – Laura Boerci e Filippo Visentin – una recensione di Anna Quatraro

Grafemi è lieta di ospitare una recensione curata da Anna Quatraro del libro “I colori del buio” di Laura Boerci e Filippo Visentin.

L’armonia della musica risplende al buio
Recensione di Anna Quatraro

Ci sono opere che si presentano al lettore non solo per divertirlo, ma anche per colmare vuoti che tuttora permangono nella coscienza sociale nei confronti delle voci rimaste ai margini, per ragioni fisiche o politiche. Come è noto, le idee che circolano sulla condizione della cecità spesso non rappresentano l’effettivo vissuto dei ciechi, e nonostante si sia imposta l’adozione di una sensibilità politically-correct, spesso ipocrita e fautrice di maggiore distanza, una cultura che riconosca e valorizzi la differenza è ancora un processo, nei casi migliori, in fase di acquisizione.

Difatti, l’occidente ha assimilato la cecità, non senza una certa ambiguità, a una forma di  menomazione, al disagio di una malattia ingombrante, relegandola a una dimensione sacrale che coinvolge innate capacità di preveggenza e una singolare apertura al mondo della psiche. In realtà, dietro a una visione addomesticata rispetto ai canoni sociali della normalità, si celano insinuanti pregiudizi, indizi di un’emarginazione feroce e ignorante, già presente nel pensiero dell’antica Grecia, dove la cecità era la più grave punizioni inflitte dagli dei e il prezzo da pagare per ottenere la divinazione, è il caso di Tiresia. Mentre altre culture hanno espresso una maggiore considerazione verso tatto, gusto e olfatto, l’occidente ha confermato la superiorità della vista e il conseguente disdegno verso la cecità, connotata da termini malsani e ingrati.

In questo quadro, si capisce l’importanza di I colori del buio di Laura Boerci e Filippo Visentin (Ibiskos Editrice, 2009), sia come libro di testimonianza, sia come opera rivolta a un’analisi critica dei preconcetti che ancora avvolgono la condizione della cecità. Non sono certo colori materiali, i colori evocati dal titolo di questo libro dallo stile fluido e composto. Sono sensazioni molto più interiori e invisibili, vissute da Sergio Bramanti, giovane ventenne, cieco, figlio unico di una famiglia benestante proveniente da Milano, nonché brillante promessa del pianoforte. Sarà Marta, primogenita di una famiglia numerosa e disagiata a far vibrare le corde del suo animo, in un incontro denso di reciproca empatia e curiosità. Divenuta domestica presso la villa dei Bramanti, grazie alla mediazione dell’amico Fausto, la giovane è molto orgogliosa di poter contribuire al magro patrimonio familiare. Le differenze di censo alla fine degli anni ’40 non sono certo un nodo risolto, ma a queste naturali resistenze, si sommano le discriminazioni verso un povero cieco, in grado di ispirare rassegnata compassione e mite sconforto nei compaesani di Marta.

Come l’aria, la luce e l’esplosione del colore, l’amicizia che nasce a poco a poco fra i due ragazzi darà loro la possibilità di espandere le proprie definizioni di alterità e di sé stessi: per lui, rappresenterà la rottura di una sfiancante solitudine, per lei la ricerca di uno spazio di autonomia rispetto ai veti imposti alle donne. Significativa è la scelta di ambientare la vicenda proprio nel 1948, pretesto ben impiegato per affrontare il discorso del diritto di voto alle donne, l’altra categoria discriminata ben ritratta dagli autori, le cui intenzioni di realismo sono esplicite.

La vicenda si innesta infatti su una vivace e dettagliata ricostruzione storica del secondo dopoguerra, che intercetta le attese dell’Italia, la tensione verso una difficile pace sociale, promessa della DC. Un’Italia rurale e fortemente condizionata dalla Chiesa; un Paese che ammira Milano e Torino, non senza diffidenza e invidia verso il benessere americano, che fa sperare in un accordo fra popolo e capitale. Le trasformazioni sociali sono descritte dalla singolare prospettiva di Badile, un paesino a poca distanza da Milano, ma racchiuso in un altro mondo rispetto alla città. Una campagna avvolta da un’ottundente ignoranza e piegata in ginocchio da una sussistenza lacerante: aspetti che compongono una storia della mentalità appassionante e puntuale, disposta dentro una rete leggera e agile di riferimenti, che non disturba la lettura.

A tratti poetico, a tratti storico e realistico, il racconto dell’amicizia spontanea e preziosa fra Marta e Sergio si snoda con toni aggraziati e sensibili, per trasmettere un messaggio di speranza e omaggio alla vita da parte di due autori eclettici – Laura, affetta da atrofia spinale e Filippo, cieco alla nascita. Un testo che permette di vivere la riconciliazione con il buio dell’ignoto, senza trasfigurare i margini del reale verso un buonismo affettato o un disimpegnato cinismo. Una forma di salvezza offerta dall’arte che gli autori hanno saputo cogliere evitando sia la faciloneria sia il rischio opposto di un’eccessiva specializzazione.


Gli autori:

Filippo Visentin è nato a Padova, dove vive e lavora nell’ambito della comunicazione pubblica. Non vedente, si è laureato a pieni voti in Lettere Moderne nel 1995. Nel 1997, per Unipress ha pubblicato il volume “L’opera di Carlo Rosselli. Contributo Bibliografico”. Nel 2009, a quattro mani con l’autrice milanese Laura Boerci ha scritto e pubblicato con Ibiskos Editrice Risolo, il romanzo “I colori del buio”.
Musicista, ha conseguito a pieni voti nel 2013 il diploma in Pianoforte Jazz presso il Conservatorio Pollini di Padova.
Nel 2014 ha composto le musiche del documentario “Otto Weidt. Uno tra i giusti”.
Tiene recital pianistici e collabora con autori ed attori teatrali.
Attualmente frequenta il II anno del corso di Laurea Magistrale in Scienze Filosofiche.

Laura Boerci è nata nel 1969 a Milano. Nel 1996 ha conseguito la Laurea in Scienze Politiche, indirizzo sociologico. L’anno successivo ha dato inizio alla sua carriera di autrice e regista teatrale, fondando la Compagnia Legamani per la quale ha scritto 19 commedie rappresentate in diverse regioni d’Italia. Nel 2007 ha pubblicato per Ibiskos il suo primo romanzo L’Aura di tutti i giorni, giunto alla sua quinta edizione, nel 2009 I colori del buio, scritto con il pianista padovano Filippo Visentin e nel 2014 Un sogno vero, la prima favola al mondo illustrata a bocca.

Affetta da atrofia spinale, una malattia totalmente invalidante, ama affrontare le sfide con grinta e scoprire ogni giorno i colori della vita, che poi immortala nei suoi quadri dipinti a bocca. E’ Assessore presso il comune di Zibido S. Giacomo (Mi), dove risiede, e gestisce assieme ad amici  il Mi-Rò, un circolo culturale molto amato dai musicisti blues e jazz della Lombardia.

Nel 2013 ha collaborato con Striscia la Notizia, vestendo i panni dell’inviata a spinta con Max Laudadio. Ora è titolare dell’agenzia di servizi alla famiglia Sì può fare!


Anna Quatraro
Anna Quatraro

Anna Quatraro nasce a Padova nel tardo febbraio del 1989. Le piacciono molto i gatti e i romanzi di Virginia Woolf.

Mentre gli altri bambini giocano, legge, fantastica storie sue al gabinetto e con dedizione massimalista dichiara che leggerà tutti i libri esistenti. Però non traduce l’ebraico e il greco a dodici anni.
Nel 2012, si laurea alla triennale in Mediazione Linguistica e vattelapesca, a Padova. Si avvicina quindi alla scrittura e all’editoria frequentando il master breve di Oblique a Roma. Nel frattempo, ha iniziato a collaborare con recensioni di narrativa sulla webzine Flanerì, letto manoscritti come stagista e proseguito gli studi. Tuttavia non ha ancora nessun romanzo in fase di stesura.

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