La vita sobria

Ho aperto il mio primo blog il 5 gennaio del 2006, su una piattaforma che ancora esiste ma che non è mai riuscita a crescere, almeno qui in Italia. Era sera, il giorno dopo ero in ferie, non sapevo ancora di aspettare il secondo figlio (che però già cresceva nel grembo di mia moglie), e per caso, senza pensarci troppo, ho compilato un form di iscrizione, ho scelto il nome e ho iniziato a scrivere. A distanza di quasi dieci anni sono ancora convinto che quella scelta abbia, in qualche modo, cambiato la mia vita.

Negli ultimi mesi ho trascurato questo blog, nato intorno al 2008, come diversivo, e con scopi ben diversi da quelle che avevano tenuto in piedi il primo pabloz.blogs.it – meno cose personali, maggiore attenzione al mondo della letteratura e dell’editoria. Quindi recensioni, qualche intervista a persone interessanti, alcune riflessioni sulla scrittura. Poi ho perso il ritmo, anche perché negli ultimi mesi la mia vita è molto cambiata, da un punto di vista logistico – faccio avanti e indietro tra Padova e Roma da agosto, vedo molte persone che prima conoscevo solo via mail – e leggo meno, con più fatica, non trovo qualcosa che mi faccia spalancare la bocca dalla sorpresa da quasi un anno (l’ultimo fu Céline), e per pigrizia rinvio sempre il momento in cui decido di mettere giù, su queste pagine, quello che mi frulla per la testa. Ho provato, ad esempio, a organizzare le mie idee su quanto è successo il 7 gennaio a Parigi, e nei giorni successivi nei suoi dintorni… Ho seguito praticamente in diretta l’assedio alla cartiera e quello al supermercato in Porte San Vincennes, e il loro tragico epilogo. Ho recuperato, tramite mio padre, una vecchia copia di Kara-Kiri dell’ottobre del 1968, versione italiana del padre di Charlie Hebdo, interamente dedicata ai “negri”. E ho vissuto per giorni su Facebook, non solo per cogliere, usando una metafora ginecologica, gli “umori della rete” ma anche per cercare conforto, e questa ricerca mi è sembrata paradossale, e per certi aspetti disperata… Siamo soli, non esiste alcun luogo di aggregazione dove si possa parlare di qualcosa – sono spariti anche il bar con le sue chiacchiere, i circoli dopolavoro…. E in Facebook ho avvertito che tutti, me compreso, stavamo cercando conforto contro la sensazione di essere soli contro questa paura. Le vignette sull’attacco a Charlie, pur con tutta la loro retorica, hanno significato qualcosa, per me; vederle comparire prima timidamente, poi occupare tutte le bacheche… Era l’equivalente di una sfilata, di una marcia silenziosa. La rete non può sostituire la vita reale; ma la vita reale sta diventando la rete, si sta trasformando il modo con il quale si interagisce con gli altri, e può essere che questo processo sia un’involuzione, ma può essere anche, invece, che sia semplicemente una trasformazione, una delle tante che accadono nella storia dell’uomo. Chi potrebbe dire che l’invenzione delle Poste abbia reso gli uomini più soli?

Mi sarebbe piaciuto farmi un’idea più chiara sull’integralismo, sul fanatismo religioso, sulle somiglianze evidentissime tra l’attacco del 7 gennaio e quello successo in Norvegia qualche anno fa, quando un rappresentante dell’ultra destra europea aveva compiuto un gesto simile: colpire chi non riconosce il valore assoluto della religione o della patria. Non si tratta di una guerra di religione, di questo ne sono sicuro, ma di uno scontro durissimo tra assolutismo e relativismo. I terroristi non hanno colpito la Le Pen, o altri simboli del rifiuto all’integrazione, ma chi si era permesso di non considerare nulla più sacro della vita delle persone. Le vignette di Charlie, talvolta pessime, spesso di cattivo gusto, servivano solo come termometro della libertà in Europa. Parlando con alcune persone che sostenevano che quelli di Charlie avevano comunque esagerato, che in qualche modo se l’erano cercata, provocando inutilmente un nemico molto suscettibile, mi sono venuti in mente quei consigli che si danno, certe volte, alle donne che vivono con un marito violento: era proprio necessario che tu volessi uscire con le tue amiche, quella sera? Se tu non lo avessi fatto, lui forse non ti avrebbe spaccato la faccia: ci tenevi davvero così tanto? Charlie provocava, certo, ma solo per dire: attenzione, in Europa nessuno può essere punito per il fatto di non credere nei valori assoluti di qualcun altro. Era una testimonianza, un atto di forza, un modo di tenere duro su ciò che, io credo, sta alla base della nostra cultura, ciò che sta rendendo l’Europa, ancora adesso, il miglior posto dove qualcuno può desiderare di vivere, che non è il Cristianesimo, o il presepe della Meloni, o i crocefissi in aula, ma l’accettazione della diversità, lo sforzo, forse paradossale, di ammettere che i propri valori assoluti non sono necessariamente i valori assoluti degli altri. Forse questo deriva da Cristo, ma di sicuro non passa per la Chiesa, che differisce da altre chiese più sanguinarie solo perché è passata sotto la rivoluzione francese e, prima, l’Illuminismo.

la-vita-sobria-copertina-Neo-Edizioni-x-sito(2)DI quali altre cose mi sarebbe piaciuto parlare, in questi ultimi giorni? Ho tralasciato di trascrivere, in questo mio diario, il fatto che ai primi di dicembre è uscita una nuova raccolta di racconti della Neo Edizioni, curata dall’ottimo Graziano Dell’Anna, dal titolo “La vita sobria – racconti ubriachi”. O forse ne ho parlato e me ne sono dimenticato? E’ una raccolta che sta avendo un certo riscontro: Radio Fahrenheit, il Venerdì della Repubblica, inviti del curatore a trasmissioni televisive…Sembra che piaccia, che interessi, forse per l’argomento che tratta, forse per gli autori (in ordine di apparizione: Claudia Durastanti, Gianni Solla, Fabio Viola, Alessandro Turati, Francesco Pacifico, Olivia Corio, Dario Falconi, Paolo Zardi, Stefano Sgambati, Filippo Tuena), forse perché quelli della Neo sono bravi. Da qualche parte devo anche aver scritto che è uscito un mio racconto su Nuovi Argomenti… o ricordo male? E poi ci sono altre cose che ho seguito, cose legate sempre al mondo dell’editoria – delle interviste, dei racconti che usciranno qua e là – e le ultime attività legate al mio romanzo che uscirà nei prossimi mesi: la scelta della copertina, l’esergo, i ritocchi dell’ultimo momento.

Uno dei primi scopi dello scrivere è spiegare a se stessi qualcosa. I pensieri vaghi, affastellati, o i sentimenti, diventano strutture solide quando vengono trasformati in parole. Si cerca se stessi, scrivendo – un lavoraccio che fa bene. Peccato che in questo periodo scrivo poco – qui, ma non solo. Sono mesi che cerco un’idea per un romanzo – ne ho tante, ma nessuna mi convince. Credo che il problema principale abbia a che fare con la lingua: quando penso a una storia, cerco di immaginare come la vorrei raccontare, con quale voce, quale stile, e devo dire che niente di quello che ho immaginato funziona. In questi ultimi giorni, però. è in corso una piccola rivoluzione copernicana: sto cercando una storia per la quale la precisa lingua che ho in mente, un certo modo di raccontare, sarebbe perfetta. Molto più semplice, no? E molto più divertente, lo devo ammettere. So di non aver nessun talento per la trama: la uso per quello che voglio dire, ma non riesco a immaginare intrecci, tanti personaggi, piani temporali diversi. Mi piace andare avanti una parola alla volta, cercando un modo particolare di raccontarle. Ora sento di essere sulla strada giusta, ho voglia di dedicarmi a un bel progetto, e forse è anche per questo che mi è tornata la voglia di scrivere qualcosa qui dentro…

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6 thoughts on “La vita sobria

  1. Che bello questo post!
    A parte il contenuto…che condivido e che mi sembra una delle migliori riflessioni che ho letto a riguardo dei fatti di Parigi e della libertá sempre piú ridotta in europa e non solo…
    Trovo che questo scritto dicevo mi sembra piú “parlato”
    Nel senso che mentre lo leggevo mi sembrava di ascoltare la tua voce…
    É possibile….?
    Pochissime volte mi é capitato ed é questo che mi piaciuto…al di lá del resto

    Buon cammino
    .marta

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    1. Cara Marta,
      sì, credo che questo post sia molto più personale di tanti altri… Su pabloz.blogs.it avevo messo la mia vita, con qualche esagerazione e un po’ di retorica, ma ero io; sono rimasto talmente ferito dagli esiti di quell’esperimento che ho deciso di mettere un muro – e questo muro è Grafemi. Ma forse è arrivato il momento di aprirsi nuovamente… Vedremo!
      Intanto un abbraccio, e grazie per essere passata di qua e aver voluto far sentire la tua voce,
      Paolo

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  2. Gran bel post veramente, perché segnala un’uscita editoriale interessante (mi piacciono i libri di racconti, mi piacciono i libri della Neo, mi piacciono i racconti di Zardi), e anche per il discorso sul virtuale, sulla Rete, che ha cambiato anche la mia di vita. La cambia fuori da facili ricerche giornalistiche o di chi in Rete non ci vive (o ci vive per cercare di cambiarla, o percercare il successo “politico”). Quanto hai fatti di Parigi, faccio fatica a scrivere e/o pensare qualcosa di sensato.

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    1. Caro Alligatore, grazie come sempre per la tua attenzione alle “mie” cose, ma spero di non deluderti dicendoti che il prossimo libro per la Neo è un romanzo… 😉
      E a proposito di romanzi, nei prossimi due mesi ne escono due che sto aspettando con impazienza: il nuovo di Nicola Pezzoli, che ho letto e che ho trovato splendito, e il nuovo di Fabio Viola, che non ho ancora letto ma che sono sicuro saprà convincermi.
      Un abbraccio, e a presto!
      Paolo

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    1. Cara Amanda, durante la scrittura del romanzo ho pensato alla mail che mi avevi scritto su “Il signor Bovary” – credo che questa volta ci siano sentimenti più belli, e più buoni…. 😉

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