Six minutes

Negli ultimi anni mi è capitato, in più di qualche occasione, di capire come doveva sentirsi Little Tony quando gli chiedevano di suonare “Cuore matto” per la centomillesima volta: anch’io, come lui, nel mio piccolo ho un cavallo di battaglia, un racconto che “funziona” molto bene nelle presentazioni, qualcosa che potrebbe essere considerato un eloquente biglietto da visita, e che mi si ripropone in mille occasioni. E’ “Sei minuti”, cronaca in prima persona di una ragazza che subisce una violenza sessuale. Apriva “Antropometria”, la mia prima raccolta di racconti; è stato pubblicato in alcune riviste nazionali, in siti di letteratura, ha vinto un concorso, è stato interpretato da attori, e addirittura suonato. Talvolta è una presenza ingombrante, come “Cuore matto” per Little Tony: sono sicuro di aver scritto cose migliori di quel racconto, ma so bene che nessuno ha la forza e l’immediatezza di “Sei minuti”.
parallel textsE forse è proprio per questa forza e immediatezza che Matilde Colarossi, autrice canadese di origine italiana, curatrice del bellissimo sito Parallet Texts, lo ha tradotto e, con il supporto della Neo Edizioni, sottoposto all’attenzione di una rivista californiana, Lunch Ticket, legata all’Antioch University di Los Angeles. Risultato? Per la prima volta, un italiano viene pubblicato nella sezione Translations. E vedere il mio racconto in un’altra lingua è stato particolarmente emozionante – non pensavo così tanto. Sono un sognatore, lo ammetto, e pensare che qualcuno in California ha letto il mio racconto mi riport, non so perché, alla mia infanzia – una di quelle storie di terre lontane, il cui fascino cerco di tenere vivo con Google Maps e altri simili ammennicoli.

One night, walking along the sidewalk that coasts a little park that is not enclosed, a park with wooden benches covered in sentences written in permanent marker, a swing on the edge of a very protective silence, in an almost residential area, enveloped (I) in the damp of an autumn that had just begun, ten seconds after a car passes me on the road (inside, I can hear the echoes of Wish you were here), the pavement almost wet, twenty minutes after I say good-bye to a friend with a kiss on both cheeks (the smell of peppermint chewing gum, tired eyes, and a bye, see you tomorrow) and to my boyfriend too, with a light kiss on the lips…

Il resto del racconto, direttamente sul sito della rivista: Six Minutes – Lunch Ticket. E un grazie particolare a Matilde Colarossi che ha creduto nel racconto, e ad Arabella Bertola, senza la quale tutto questo non sarebbe mai successo!

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