La selezione darwiniana delle idee – un’intervista

Sabato 2 gennaio mi sono svegliato alle sette, ho fatto una doccia, mi sono preparato un tè, ho mangiato una banana (la dico tutta: tagliata a fette, in micro-onde per 35 secondi a 900 W, e con un biscotto sbriciolato sopra), mi sono lavato i denti e mi sono messo davanti al PC alle 8, per fare una chiacchierata su Skype con Sara Meddi, per la rivista Pagina Successiva. Lo ammetto, per me è molto più semplice parlare scrivendo che parlare parlando: mi pare che la tastiera mi permetta un maggiore controllo di quello che voglio dire, e questo è, probabilmente, il motivo per il quale Sara ha insistito per usare Skype – nessuna mediazione, ma solo la voce vera.

E oggi è uscita l’intervista, e mi sono un po’ sorpreso a rileggere le cose che ho detto: ho riconosciuto la mia voce, che sembra un po’ più americana di quello che pensavo, e di questo sono contento. Nell’introduzione Sara dice “Zardi è uno scrittore di vero talento ma non un intellettuale da salotto, preferisce che siano le sue storie a parlare per lui“. Non avevo mai riflettuto su questo aspetto. Non sono un intellettuale. E’ vero! Credo di avere delle idee, ma non sono mai sistematiche. Leggo a caso, intuisco quello che mi interessa. Certe volte mi sento naif, e la cosa buffa è che non mi dispiace affatto.

L’intervista inizia così:

Partiamo dal principio. In che ambiente sei cresciuto? C’erano dei libri e come hai iniziato a leggere?

Mia madre è una maestra, mio padre è un ricercatore di fisica nucleare, quindi era un ambiente stimolante. A casa mia c’erano veramente tanti libri, e io andavo a curiosare, a prendere quello che mi sembrava interessante da queste librerie…

Il resto dell’intervista si può leggere seguendo questo link o cliccando sull’immagine qui sotto.

intervista

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2 thoughts on “La selezione darwiniana delle idee – un’intervista

  1. Avevo già letto e apprezzato l’intervista, ma qui e adesso ho amato, e voglio sottolineare, le bellissime intuizioni della tua breve introduzione: avere idee ma non sistematiche, leggere “a caso”, intuire quello che ci interessa, sentirsi naif, sono cose che a mi parere non significano “non essere intellettuale”, bensì l’unico modo di essere, oggi, intellettuale in modo nuovo, autentico, intelligente e onesto!

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