5 libri brutti che inspiegabilmente sono diventati famosi

Prendendo spunto dalla divertentissima serie di post che Giacomo Brunoro ha pubblicato sul suo blog sul tema – segnalo il più famoso, rilanciato da un sacco di socia: 10 donne brutte che inspiegabimente sono considerate belle – ho deciso di mettere insieme cinque libri che sono piaciuti a un sacco di gente e che io invece ho trovato, o sto trovando, assolutamente brutti. Si tratta ovviamente di un gioco, che però nasconde una finalità catartica, purificatrice. La letteratura è fatta anche dai lettori, che non devono avere alcuna soggezione nei confronti dei libri; poi possono uscire dei giudizi più stupidi dei libri ai quali si riferiscono, ma è giusto voler correre questo rischio.

Inizio dal libro che ha venduto più copie negli ultimi tre o quattro anni, caso editoriale ovunque, e ora anche un film.

Cinquanta sfumature di grigio – E. L. James

50-sfumature-di-grigio1E’ un libro talmente brutto, che non l’ho letto. Mi sono limitato ad analizzarlo con uno strumento che conta la frequenza delle parole – un modo molto più serio di andare in profondità. Ho raccolto poi i risultati della mia analisi in un post che può essere letto cliccando su questo link. Il risultato è sconcertante: si tratta, sostanzialmente, di una storia di sculacciate, membri infilati fino all’elsa, sequenze di mmmm, aaaaah, ooooh, e poi mutandine, seni, sospiri, labbra, e sberle. E alla fine, giusto per capire fino a che punto si era spinta la mia presunzione, ho preso il libro e ho iniziato a sfogliarlo. Perché, mi sono chiesto, così tanta gente ha perso così tanto tempo a leggere questo libro? Non credo che nel ventunesimo secolo qualcuno pensi ancora che la pornografia sia qualcosa di riprovevole. Youporn, e mille altri siti di streaming porno, esistono, sono gratuiti, aperti a tutte le ore, e là, bisogna ammetterlo, la gente scopa per davvero. Perché allora cercare quel ridicolo surrogato? Cinquanta sfumature è il porno per chi si vergogna: ne sdogana una versione plastificata, minore, senza però aggiungere nulla di valido. Ho visto delle vecchie leggersi la trilogia, senza nascondersi: non sarebbe stato meno ipocrita chiedere a un nipotino di mostrargli come si fa ad entrare nei siti porno? Ma se non è porno, assomiglia ancora meno al sesso vero: Cinquanta sfumature di grigio è reale come un cartone animato – ecco, è un libro che potrebbe aver scritto Candy Candy immaginando cosa sarebbe stato il sesso per lei, una volta diventata grande. Chi può far sognare, un libro così? Gli adulti che lo hanno letto non si sono sentiti in imbarazzo confrontando la propria esperienza vissuta con quegli amplessi pieni di mugolii? Leggere Cinquanta sfumature di grigio è come lavarsi i piedi con i calzini, o mangiare il pesto senza aglio: non ne vale la pena.

Cosmopolis – Don DeLillo

5016-cosmopolisE’ probabile che io abbia un problema, con Don DeLillo. Ho iniziato Rumore bianco, sono arrivato a metà e l’ho abbandonato. Ho qualche simpatico ricordo, di quel libro, l’impressione che ci fossero due o tre idee davvero buone, affogate in una struttura poco convincente. Mi hanno regalato Underworld, che moltissimi considerano un libro memorabile. Ho iniziato a leggerlo, ma arrivato alla fine del primo capitolo non mi è venuta voglia di continuarlo: affronto libri grossi solo se sono degli evidenti capolavori. E poi, due estati fa, ho preso Cosmopolis. Arrivato a pagina settanta, l’ho chiuso e ho deciso di mettere una croce sopra quello che è considerato padre del post- moderno. Mi è dispiaciuto, lo ammetto, ma io e DeLillo non abbiamo nulla da dirci, davvero. Sembra un’imitazione delle sue imitazioni. Non ha talento, come scrittore. Non fa ridere, e non fa piangere. E’ tutto cervello e niente cuore. Gli mancano il fuoco di Philip Roth, la capacità inventiva di Wallace, la follia di Pynchon. So che ogni anno è tra i candidati al Nobel, ma io davvero non mi spiego perché.

Norwegian wood/Tokyo Blues – Murakami

Copertina-di-Norwegian-Wood-Einaudi-2006Una delle più grandi delusioni della mia vita di lettore. Avevo letto, da qualche parte, che Murakami era un autore simile a Nabokov; in altre, che ricordava il Salinger del giovane Holden. Dopo un sondaggio su Facebook tra gli amici, ho scelto di leggere Norwegian wood. Lo ammetto, avevo una certa aspettativa. E’ per questo che ho continuato a leggere dopo pagina venti, che non ho smesso a pagina quaranta, che non mi sono arreso a pagina sessanta, che non ho dato fuoco al libro a pagina ottanta… A pagina cento, però, ho gettato la spugna. Rischiavio di morire di sonno. Questo libro è di una noia terrificante! Sono tutti così gli scrittori giapponesi? O peggio, vivono davvero così gli uomini e le donne giapponesi? In modo così sciapo, scialbo, sciocco? Sono di questo tipo, le loro storie d’amore? Ridono davvero di queste scemenze? Si dice che i tedeschi siano sostanzialmente privi del senso dell’umorismo: è per questo che si sono alleati con il Giappone durante la seconda guerra mondiale? E non credo che sia un episodio sfortunato, il suo libro meno riuscito: qui manca, nel modo più assoluto, qualsiasi scintilla di genio, che non è qualcosa che va e viene. O c’è, o non c’è. Murakami, mi spiace per lui, proprio non ce l’ha.

Nemesi – Philip Roth

nemesiE invece Philip Roth è uno che di genio ne ha, e in grandissima abbondanza. Il teatro di Sabbath Pastorale Americana stanno tra i dieci migliori libri del ventesimo secolo, assieme a romanzi come Viaggio al termine della notte L’uomo senza qualità, e se la gioca alla pari con opere immortali come Amleto. E gli altri suoi romanzi sono tutti notevolissimi – da Lamento di Portnoy Il fantasma esce di scena. Roth è uno scrittore vigoroso, che porta avanti le sue storie con una forza di volontà indomabile. Si è scavato dentro, si è scarnificato, ha fatto della propria vita, della propria identità, del proprio vissuto, il suo tavolo delle autopsie. Lo si capisce in modo clamoroso nella sua pseudo-biografia I fatti, della quale avevo già parlato in questo post. Ma alla fine, ahimé, ha ceduto anche lui, e mi ha fatto davvero male assistere al tristissimo epilogo della sua carriera. Nemesi è la nemesi di tutto quello che ha fatto Roth per cinquant’anni: una storia sostanzialmente banale, raccontata con una prosa fiacca e ottocentesca, priva del vigore delle sue opere precedenti. E’ un pugile che non ha più la forza di alzare le braccia. Altri autori, più dotati di lui dal punto di vista stilistico, sono riusciti a salvarsi, nella debolezza della vecchiaia, continuando a tirare di fioretto; ma lui, che aveva fatto dell’aggressione del lettore la sua arma più potente, è diventato la parodia di se stesso. Non mi ha stupito, quindi, leggere che, dopo Nemesi, il più grande scrittore della seconda metà del ventesimo secolo abbia deciso di arrendersi e non scrivere più. Se non lo avesse fatto, glielo avrei chiesto io.

Guarda gli arlecchini! – Vladimir Nabokov

coverCaro Nabokov, avresti mai pensato di trovare un tuo libro nella lista dei cinque libri più deludenti compilata dal tuo più devoto e fedele ammiratore? Io amo Nabokov. Trovo che sia un gigante. LolitaDisperazione, Pnin, La vera vita di Sebastian Knight, Fuoco pallido, e anche Ada o ardore, pur con tutti i suoi limiti, sono delle opere d’arte immortali. Ma poi… cosa ti è successo, caro Nabokov? Ho letto, questo inverno, un estratto della tua corrispondenza con tua moglie Vera, tuo figli Dimitri (che ha curato la raccolta), i tuoi editori, le segretarie delle università americane, i giornalisti che osavano criticarti, e ho trovato che, da un certo punto in poi, diciamo da Lolita in poi, ti sei convinto di essere uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo, il che non è un problema, e sarei anche disposto a darti ragione, se non fosse che ti sei convinto di essere uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo per i motivi sbagliati! La tua grandezza non stava nelle tue metafore, come credevi, e neppure nel modo con il quale parlavi delle tue ninfette, della tua vacanza nella Costa Azzurra quando avevi dieci (Lolita), nove (Ada o ardore), undici (altri libri) anni, e non erano neanche il tuo stile funambolico, il tuo elegante cinismo, ma nel palpito vero e umano che batteva sotto. Cosa c’è di più bello di un libro perfettamente confezionato dietro il quale senti vibrare l’umanità più profonda di un altro essere umano? Ma tu te ne sei dimenticato, hai iniziato a credere che le tue provocazioni, così bene raccolte in Intransigenze, non fossero un modo per stanare i critici, gli scrittori e i lettori privi di talento, ma delle verità assolute. Così, un po’ alla volta, hai svuotato i tuoi libri, che sono diventati, negli ultimi anni, dei centrini da tavolo perfettamente lavorati. La prova? Ho letto Guarda gli arlecchini!, il tuo ultimo libro uscito mentre eri ancora in vita, un anno fa, e non ricordo praticamente nulla di quello che ho letto. C’erano delle belle scene slegate tra loro, degli assolo piuttosto divertenti, piccole prove di genio – carambole, capriole, fuochi d’artificio – e un finale davvero notevole… ma era tutto così finto, così vuoto, così artificiale, che sono costretto a punirti ficcandoti in questa lista.

Ci sono diversi libri che potrebbero finire in questa lista, ma ho contenuto il danno scegliendo sempre con una certa attenzione le cose da leggere. A breve, nelle prossime settimane, ci sarà invece la lista dei cinque libri che ho amato e che nessuno, di fatto, si fila.

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12 thoughts on “5 libri brutti che inspiegabilmente sono diventati famosi

  1. Mi hai fatto venire in mente “Il padiglione d’oro” di Mishima. A un certo punto ne parlavano tutti e allora l’ho letto. L’ho detestato. Era così male che non ci credevo, continuavo a leggerlo per capire dove potesse arrivare e. Poi sono arrivata alla fine e, per sfregio, non ho letto l’ultima pagina.

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  2. La seguo da un po’, commento qui per la prima volta perché ringrazio il cielo che ci sia qualcun altro che quando sente dire che Don DeLillo è candidato al Nobel fa la faccia perplessa!

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  3. Post notevole, complimenti.
    Le Sfumature non le ho nemmeno prese in considerazione, è paraletteratura anche scadente. Di quello che affermi su De Lillo e Nabokov vado a fiducia, la Nemesi di Roth è deludente e Murakami mi ha trifolato le gonadi a fuoco lento, ma sono riuscita con grande fatica, a finirlo. Fatica inutile! Avrei fatto meglio a seguire il consiglio della canzone alla quale si ispira… So I lit a fire, isn’t it good, Norwegian wood.
    Aspetto con curiosità i cinque preferiti.

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  4. Sontuoso, strepitoso post (come spesso accade da ‘ste parti…)
    Su quelle che io chiamo “50 flatulenze vaginali” preferisco stendere un peto veloso. (Anzi, una cosa la dico: ci sono libri talmente brutti e stupidi che le loro stroncature finiscono col diventare opere divertentissime e geniali, come geniale è quella tua definizione “il porno per chi si vergogna” – ma non si vergogna a leggere infime banalità, aggiungo io).
    Di DeLillo (“Underworld” lo lessi tanti anni fa, apprezzandolo ma senza entusiasmarmi) ho letto di recente “I nomi”. La mia idea è che sarebbe un portentoso romanzo se depurato da certe barbose pretenziosità filosofeggianti e da altre pesanti e pedanti zavorre: non puoi infliggere implicazioni cosmico-esistenziali a ogni cazzo di descrizione di nuvola! (Né inserire a forza i cosiddetti massimi sistemi in ogni dialogo alcolico). Forse è stato considerato troppo presto “un Maestro”, mentre invece è un buonissimo autore che però necessiterebbe (Sik sarà d’accordo… :D) di una squadriglia di quattro editors dalle mani di forbice…
    Un altro brutto libro che sta spopolando adesso (e che fucilerò nei prossimi giorni sul mio blog, soprattutto per punire me stesso per la dabbenaggine di averlo comprato di corsa) è “Sottomissione” di Houellebecq: evidentemente il “non aver più nulla da dire” è cosa di cui scrittori anche grandissimi non riescono a rendersi conto.

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  5. Sik è d’accordo sull’utilità dell’editor (potrebbe mai asserire il contrario?) ma si riserva di commentare “Sottomissione”. E’ in dirittura d’arrivo…

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  6. Ecco, anch’io ho letto “Norvegian Wood” di Murakami e l’ho trovato di una noia mortale. L’ho pure finito, ma proprio non andava avanti. Mi domandavo se fossi troppo stupido per capirlo e aspettavo che svoltasse. Probabilmente sono comunque troppo stupido per altre ragioni, ma mi consola che anche tu l’abbia trovato noioso. 😉

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  7. completamente d’accordo con te… l’unico che non ho letto è quello di Nabokov, ma gli altri sono proprio deludenti. Tieni presente che quando inizio un libro, per una sorta di perversione personale devo per forza arrivare alla fine, anche quando questo non mi prende. Il problema è quando raggiungo l’ultima riga, consapevole di aver sprecato del tempo, ma tant’è, se noi siamo gli unici esseri viventi che riusciamo a torturare un proprio simile, allora mi consolo rileggendo un libro epocale, tanto per dileggiare ulteriormente quello di prima. Anche questa è vendetta…

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  8. Don DeLillo mi sta antipatico a pelle, quindi non lo considero nemmeno.
    Concordo pienamente su Murakami, non tanto per lo stile (la scrittura scorrevole – anche se piuttosto piatta – è stata forse l’unica caratteristica che mi ha permesso di portarlo a termine), ma mi è parso un racconto che doveva finire a pagina 30 e probabilmente per questioni economiche è stato portato avanti.

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