Grafemi

Segni, parole, significato.

5 libri meravigliosi e inspiegabilmente sottovalutati

Come promesso qui, dopo i 5 libri più deludenti della storia, arriva il momento di parlare di 5 libri che possiedono una singolare caratteristica: io li trovo bellissimi, ma pochi sembrano condividere il mio punto di vista, o non hanno avuto il successo che avrebbero meritato. Si sa che in letteratura, donne e politica i pareri sono piuttosto eterogenei, e spesso tra loro in contrasto, ma la maggior parte delle volte mettendoci un pizzico di buona volontà riusciamo a capire perché gli altri non la pensino come noi. Su questi libri, invece, io vivo in un mistero irrisolvibile: perché sono meno conosciuti di quanto meriterebbero?

Il giorno della locusta – Nathanael West

cop TuenaEcco un libro che in Italia è praticamente sconosciuto. Scritto alla fine degli anni trenta da uno dei migliori amici di Scott Fitzgerald (talmente uniti che morirono a distanza di un giorno l’uno dall’altro – Fitzgerald per un attacco di cuore, West attraversando un incrocio con il rosso, ubriaco fradicio per il dolore causato dalla perdita del suo più caro amico), racconta del mondo che gravitava intorno a Hollywood – stellline del cinema, produttori, vecchie attrici falciate dal sonoro, bellocci – con uno stile incredibilmente moderno. Trassero anche un film, da questo breve romanzo. In Italia uscì negli anni settanta per l’Einaudi, tradotto da Fruttero & Lucentini; poi l’oblio, Di recente, approfittando dei 70 anni dalla sua morte che hanno fatto decadere qualsasi diritto sui suoi testi, è stato riproposto in diverse traduzioni (segnalo quella di Nicola Manuppelli per Mattioli 1885), ma in nessun momento ha mai sfiorato la fama di Fitzgerald, nonostante questo libro sia, a mio parere, superiore a tutti i libri di Fitzgeral (anche se l’opera omnia di Fitzgerald supera di gran lunga quella dell’assai poco prolifico Nathanael West).. Perché? Il giorno della locusta , così come il precedente Signorina Cuorinfranti, è un capolavoro della letteratura contemporanea: anticipa i temi, i personaggi, le situazioni, addirittura le inclinazioni e la lingua, di tutto ciò che è stato prodotto dagli anni cinquanta in poi. C’è ironia e delicatezza, disincanto e una disperata ricerca della bellezza. Cosa si scriveva, in Italia, alla fine degli anni trenta? Chi c’era? Mi viene in mente quell’aforisma che diceva che quando a New York erano le cinque del pomeriggio, a Roma era il 1300.

The overhead lights of the chapel were suddenly dimmed. Simultaneously other lights went on behind imitation stained-glass windows which hung on the fake oak-paneled walls. There was a moment of hushed silence, broken only by Faye’s sobs, then an electric organ started to play a recording of one of Bach’s chorales, “Come Redeemer, Our Saviour.” Tod recognized the music. His mother often played a piano adaptation of it on Sundays at home. It very politely asked Christ to come, in clear and honest tones with just the proper amount of supplication. The God it invited was not the King of Kings, but a shy and gentle Christ, a maiden surrounded by maidens, and the invitation was to a lawn fete, not to the home of some weary, suffering sinner.

Per far capire la diffusione, la popolarità, di questo libro negli Stati Uniti, credo sia sufficiente un piccolo dettaglio marginale: uno dei personaggi si chiama Homer Simpson. Per chi fosse interessato a leggerlo in lingua originale, un po’ di tempo fa hoimpaginato un pdf che può essere scaricato qui:

The day of the locust

It is hard to laugh at the need for beauty and romance, no matter how tasteless, even horrible, the results of that need are. But it is easy to sigh. Few things are sadder than the truly monstrous.

Cane giallo – Martin Amis

Di questo libro, lo scrittore Tibor Fischer ha detto:

Yellow Dog isn’t bad as in not very good or slightly disappointing. It’s not-knowing-where-to-look bad. I was reading my copy on the Tube and I was terrified someone would look over my shoulder… It’s like your favourite uncle being caught in a school playground, masturbating.
[…] So I won’t tell you anything about the contents of Yellow Dog, but what I will tell you is that it’s terrible.

cane gialloCane giallo, dice FIscher, ti fa vergognare se lo leggi mentre sei in metro. Ebbene, non è quello che dovrebbe fare ogni buon libro? Le nonne rassicurano, i gentiluomini si comportano bene, i bravi bambini non dicono le parolacce; i libri, invece, devono avere il coraggio di sputarti in faccia, di schiaffarti davanti il loro culo e dirti: questo sei tu. Ma Fischer ha preso paura. Cane giallo racconta, tra le altre cose, di un uomo che a causa di un trauma perde ogni inibizione, di un re che scopa la regina secondo le date impostate nel calendario dal suo ciambellano e che viene ricattato per le foto della principessima minorenne scattate da una banda di balordi, di un giornale che ha una rubrica dedicata ai segaioli, di un padre che analizza il proprio rapporto con la vagina di sua figlia di un anno mentre è intento a cambiarle il pannolino… Qual è la colpa di Cane giallo? Quella di avere il coraggio di andare fino in fondo quando parla di pornografia, o devianza, o violenza domestica? Di farlo con uno stile elettrico, nervoso, barocco e potentissimo? O di non esprimere, ogni tre pagine, magari in una parentesi di note dell’autore, la sua distanza da tutto questo? Non c’è morale in questo libro, caro Fischer, perché la morale la devi mettere tu che leggi: funziona così dai tempi di Flaubert. Se vuoi leggere qualcosa di rassicurante, prenditi l’elenco telefonico, o un libro di Harmony, o qualcuno dei romanzi che hai scritto tu. A proposito, quale mi consiglieresti? Sotto il culo di una rana Viaggio al termine di una stanza?
Nel breve periodo, comunque, ha vinto Fischer. Il libro è stato stroncato quasi ovunque, e credo che abbia costretto Martin Amis a ritornare, almeno in parte sui suoi passi. Ma chiudo questo paragrafo dedicao al bellissimo Cane giallo riprendendo alcune considerazioni che Virgina Woolf faceva parlando di un romanzo di Maurice Baring, intitolato “C.”, che negli anni venti era decisamente più famoso dei libri della Woolf e che oggi praticamente nessuno conosce, e che probabilmente ai nostri giorni farebbe parlando di un libro di Fischer:

Mi sorprende trovarlo così buono. Ma in che senso è buono? Facile dire che non è un grande libro. Ma quali sono le qualità che gli mancano? Probabilmente, che non aggiunge nulla alla nostra visione della vita. Pure è difficile trovarvi un vero difetto. Il mio stupore è che opere decisamente di second’ordine come questa, pubblicate a profusione da almeno venti (sic) persone l’anno, direi, valgano tanto. Non leggendone mai, mi abituo a credere che non esistano. E così è, parlando con il massimo rigore. Vale a dire che non esisteranno nel 2026; ma attualmente hanno un grado di esistenza, che mi rende un poco perplessa.  (da Diario di una scrittrice, Virginia Woolf, traduzione Giuliana De Carlo, minimum fax)

Inganno – Philip Roth

Philip+Roth+-+IngannoQuando mi capita di parlare di Philip Roth con qualcuno, e indago sui libri che ha letto, i titoli più frequenti sono Pastorale americana, L’animale morente e poi qualcuno degli ultimi libricini usciti negli ultimi anni, tipo Umiliazione, Indignazione, Nemesi. La produzione di Roth è stata molto varia: in quasi cinquant’anni di attività ha prodotto dei capolavori assoluti, e cose un po’ meno pregiate, soprattutto le cose scritte all’inizio e alla fine (non fatevi ingannare dai titoli che Einaudi sta sfornando ultimamente: tra Addio Columus Quando Lucy era buona non saprei davvero a chi dare la palma di Libro Inutile Che Non Serviva Affatto Pubblicare). Se un lettore parte da quelle, c’è il rischio che non voglia pià sentire parlare di questo grandissimo autore.
Quasi nessuno, invece, mi dice di aver letto Il teatro di Sabbath, che quanto a grandezza rivaleggia con Pastorale americana; e proprio nessuno ha preso in mano Inganno. Ed è un vero peccato, perché questo romanzo è l’opera più complessa, sperimentale e bella che Roth abbia mai prodotto. Si tratta di una serie di dialoghi tra soggetti che non vengono mai nominati: non ci sono descrizioni, ma solo scambi di battute; ancora più sobrio del testo di un’opera teatrale, dove ci sono indicazioni per l’interpretazione e i nomi dei personaggi. Chi sta parlando? Quando si svolgono le conversazioni? In quali luoghi? E’ come essere in una camera buia nella quale si gira con circospezione cercando punti di riferimento con le mani, e succede che, ad esempio, la testa che riconosciamo sia in realtà un peluche. Roth gioca magistralmente con l’ambiguità, con il metatesto (un esempio: uno dei personaggi trova i dialoghi tra un uomo e una donna e accusa il marito, che si chama Philip, di aver scritto qualcosa che è successo veramente; lui nega indignato ma in una successiva conversazione lo stesso uomo racconta a una donna che la moglie ha trovato la trascrizione dei loro dialoghi), con i rischi connessi all’autobiografia, all’autocensura dell’autore… Pastorale americana è grande come il Partenone, un’opera epica, immensa, di marmo; Inganno, invece, assomiglia a un quadro di Picasso, in cui le dimensioni si confondono, o a un gioiello lavorato con una cura. Raramente qualcuno è riuscito ad andare così a fondo nel mettere in scena questioni cognitive di tale portata, e in modo così sorprendentemente originale. Volete conoscere il talento puro di Roth? Leggete Inganno. 

inganno

Quattro soli a motore – Nicola Pezzoli

quattro soli a motore.aspUscito nel 2012, questo romanzo è un piccolo gioiello di umorismo e nostalgia – una via di mezzo tra il bellissimo La vita davanti a sè di Romain Gary, per il quale ho pianto lacrime copiose, nel settembre del 2013, e Libera nos a malo di Meneghello, un libro bellissimo che però risulta essere debole dal punto di vista drammaturgico – o almeno questo è il mio parere.
Quattro soli a motore racconta di una provincia in via d’estinzione, e di un periodo, la fine degli anni settanta, ormai estinto, e lo fa evitando qualsiasi luogo comune, tenendosi alla larga dalla retorica melensa con la quale tanti scrittori parlano di ragazzini e di estati in cui si è scoperto di non essere più dei bambini. Ma cosa ha letto la gente nel 2012? Cosa c’era in classifica, in Italia? Cerco su Google e trovo una classifica pubblicata da Panorama. La copio qui, per tenerla a mente:

Cinquanta sfumature di grigio – E.L. James – Mondadori
Fai bei sogni – Massimo Gramellini – Longanesi
L’infanzia di Gesù – Benedetto XVI – Rizzoli
Venuto al mondo – Margaret Mazzantini – Mondadori
Open – Andre Agassi – Einaudi
Il manoscritto ritrovato ad Accra – Paulo Coelho –  Bompiani
Madama Sbatterflay – Luciana Littizzetto – Mondadori
Il seggio vacante – J. K. Rowling – Salani
Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico – Luis Sepùlveda – Guanda
Mettiamoci a cucinare – Benedetta Parodi – Rizzoli

Li rileggo con calma: Cinquanta sfumature di grigio… Massimo Gramellini… Il papa e la Littizzetto… Sepùlveda e la Parodi… Cosa salverei, di questa classifica? Forse Agassi (non l’ho letto, ma ho il sospetto che sia un buon libro: l’autore che ci sta dietro, il premio Pulitzer Moheringer è una garanzia), forse la Rowling, della quale ho letto i primi due Harry Potter ai miei figli, e che non mi è dispiaciuta. Ma perché non c’è anche Pezzoli, in questa lista? Perché la gente gli preferisce la Parodi? Perché la gente entra in libreria e si porta a casa un chilo di banalità scritte dal più furbo, più ruffiano, più falso scrittore degli ultimi anni, il messaggero della pace Coelho? Io credo che il problema stia proprio nella definizione di “libro”. Cerco ancora su Google, e trovo:

Serie continua di fogli stampati della stessa misura, cuciti insieme e forniti di copertina o rilegatura; rispetto al formato: l. in folio, in ottavo, in sedicesimo; alla presentazione esteriore: l. in brossura, legato in pelle, in tela; alle condizioni materiali: l. nuovo, vecchio, usato; al contenuto: l. di storia, di poesie; allo scopo: l. di lettura, di devozione; al carattere o al valore.

Ecco dove sta l’errore: nella definizione non si fa alcun riferimento al contenuto di questa serie continua di fogli stampati! E’ troppo vaga, questa parola, troppo generica – indica Lolita Bomber – autobiografia di Roberto Pruzzo, Pastorale Americana Di notte contavo le stelle di Cristina Chiabotto… E’ come la parola quadro, che indica le croste dei pittori della domenica e L’assunzione di Tiziano. Come ovviare a questo problema? Potremmo usare le maiuscole: ci sono libri, Libri, LibrI, LIBri e LIBRI. Non so quante maiuscole abbia esattamente Quattro soli a motore  – ma sarei tentato di dire non meno di quattro. Perché la gente non fa la coda in libreria per comprarlo? Pezzoli non è mai stato in televisione, non gioca a calcio, non cucina, non si è fatto trombare da qualcuno di famoso, non si spaccia per un profeta new age. Lui scrive, e scrive bene. Sa raccontare storie che commuovono e fanno ridere. Evidentemente, tutto questo non basta per arrivare tra i primi dieci. Me lo conferma, signora Parodi?

Ingenuo e sentimentale amante – John Le Carrè

3Dnn+9_8B_med_9788804390831-ingenuo-e-sentimentale-amante_originalScrivere “libri di genere” può semplificare la vita agli autori mediocri, che sfruttano i cliché per sopperire alle proprie lacune. Non è Il caso di John Le Carrè, uno scrittore fenomenale che ha scelto di esprimere il suo talento attraverso le cosiddette spy story. Le Carrè ha venduto tantissimo, in tutto il mondo; dai suoi romanzi sono stati tratti diversi film di grande successo (La spia che venne dal freddo, Chiamata per il morto, Lo specchio delle spie, La talpa (1979), Tutti gli uomini di Smiley, La tamburina, La casa Russia, Il sarto di Panama, The constant gardener, di nuovo La talpa (2011), e La spia, del 2014, ultima film interpretato da Philip Seymour Hoffman prima di morire). Uno scrittore popolare, insomma, il cui talento è stato riconosciuto più volte. Ecco, io credo che non sia stato riconosciuto abbastanza, George Smiley, personaggio centrale dei romanzi scritti tra i primi anni sessanta e la metà degli anni ottanta, per grandezza e complessità, si avvicina (senza raggiungerlo) a Nathan Zuckerman di Philip Roth. La talpa è un capolavoro assoluto – il fatto che parli di spie, di guerra fredda, è del tutto irrilevante: o meglio, lo spionaggio e il tradimento vengono elevati fino a raggiungere un valore universale. Il personaggio principale de La spia è tra le figure più struggenti e memorabili che io abbia mai incontrato in letteratura; quello de Il portiere di notte è il più malinconico ritratto di un uomo che cerca il proprio riscatto; nessuno ha mai saputo raccontare il peso della responsabilità e del potere come ne L’onorevole scolaro. Mi basta solo riportarli alla mente per sentire la pelle d’oca. Ma il suo libro meno famoso, l’unico che non parla di spie, è anche il più bello: Ingenuo e sentimentale amante, storia di un triangolo amoroso dai forti tratti autobiografici (Le Carrè disse che era l’unica storia in cui tutti e tre i personaggi coinvolti hanno scritto un libro su quanto era successo, ma non so, credo che lui non l’abbia mai detto, chi sono gli altri due). La critica lo stroncò, alla sua uscita, nei primi anni settanta, e lui come risposta scrisse proprio La talpa. Ma Ingenuo e sentimentale amante è un capolavoro – grottesco, talvolta farraginoso, con una trama che inciampa su se stessa, ma nonostante tutto questo (o, come accade solo con i grandi, anche proprio per questo), è un romanzo che scava dentro il cuore del lettore come una trivella. L’ho letto nell’estate del 1997, in Sicilia, nella camera matrimoniale di zia Mimma (lei ovviamente non c’era), e a distanza di vent’anni sono ancora convinto che tutto quello che ho cercato di fare con i miei libri è provare a riscrivere esattamente questo libro. Però non lo conosce nessuno: nessuno sa che esiste. Ricopio a mano il finale:

Quanto a Shamus, col tempo Cassidy lo dimenticò del tutto. E se dimenticarlo fu dapprima un esercizio, un’imposizione, divenne poi la cosa più naturale del mondo.
Shamus non esisteva.
Neppure durante le solitarie corse in maccchina verso casa tra le paludi, mentre zaffate di nebbia gli correvano incontro scivolando lungo il cofano della Bentley, neppure quando il nome di Shamus veniva apertamente citato durante i pranzi dati dalle signore della contea con velleità intellettuali, Cassidy ammetteva di conoscere Shamus, colui che si era impossessato della vita e l’aveva sfidata.
Perché in questo mondo, per quanto ne restasse di abitabile, Aldo Cassidy non osava rammentarsi dell’amore.


Per finire, per la prima volta provo a inserire un sondaggio su Grafemi. Ho inserito quattro tra i libri più venduti del 2014, che io non ho letto e dei quali non so dire nulla.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

13 commenti su “5 libri meravigliosi e inspiegabilmente sottovalutati

  1. Sik
    02/02/2015

    Ecco, dato che Nicola Pezzoli l’ho già letto e riletto, m’hai fatto venire voglia di leggere “Cane giallo”.

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  2. Zio Scriba
    02/02/2015

    Stavolta mi limito a condividere in silenzio: sono troppo commosso per parlare…

    (p.s. Cane giallo ordinato da poco: ti farò sapere…)

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  3. Daniela Andreis
    02/02/2015

    ottimo.
    grazie soprattutto per Quattro soli a motore: non so come sia, ovviamente, ma se li affianchi a La vita davanti a sé e a Meneghello per cercare di dire come è scritto, niente, io lo comprerò a occhi chiusi. o con una mascherina nera.
    grazie ancora.

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  4. Daniela Andreis
    02/02/2015

    Zio scriba! Nicola, scusa, non avevo collegato subito che era tuo.
    a maggior ragione.

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  5. Zio Scriba
    02/02/2015

    Ma figurati Daniela. Anzi, grazie per il tuo proposito di lettura… Nel caso attenderò con ansia e curiosità il tuo parere, ma sono sicuro che Corradino, il mio protagonista-narratore, ti conquisterà 🙂

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    • Paolo Zardi
      02/02/2015

      Nicola, vogliamo aggiungere che tra poco uscirà la continuazione di quella bellissima storia? 🙂

      Mi piace

  6. Zio Scriba
    02/02/2015

    Sì, ma per ora lasciamoli un po’ con il fiato sospeso: visto che manca un mesetto, meravigliosi lettori e lettrici come Daniela avranno nel frattempo la possibilità di leggersi la prima puntata… 🙂

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  7. supercaliveggie
    02/02/2015

    Ho da poco letto The beautiful and damned di Fitgerald in lingua originale (angoscia), mi hai fatto venire voglia di leggere The Day of the locust. ora me lo scarico, grazie!

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  8. amanda
    04/02/2015

    ho 4 libri meravigliosi ancora da leggere, ma 4 soli a motore l’ho letto e , a dire il vero, anche “Fai bei sogni” di Gramellini. Non partecipo al sondaggio perché ne ho letti solo due

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  9. simonascudeller
    16/12/2015

    Inganno di Roth! Gli sto facendo la corte da mesi. Dopo aver letto questo articolo mi tocca di concludere.
    Grazieee

    Liked by 1 persona

    • Paolo Zardi
      16/12/2015

      Grazie a te per essere passata di qui! Inganno è un libro che andrebbe riletto ogni cinque anni – le esperienze personali che si accumulano in quel lasso di tempo rendono la lettura sempre più interessante! 🙂

      Liked by 1 persona

      • simonascudeller
        16/12/2015

        Caro mister Paolo grazie a te per gli articoli che condividi ( non amo chiamarli post ). Oltre ad essere scritti in modo che anche una come me che , come dire, si distrae e vaga con la mente, hanno tutta una serie di riflessioni e spunti molto interessanti. Fa bene avere a che fare con – scrittori – viventi e simpatici, aggiungerei!

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Questa voce è stata pubblicata il 02/02/2015 da in Editoria, Recensioni con tag , , , , , .

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