Grafemi

Segni, parole, significato.

Memento

Circa un anno fa, mentre ero al lavoro, a Milano, mi ha chiamato mio fratello, poco prima di mezzogiorno: “La mamma ha fatto un infarto, o un ictus, è andata al pronto soccorso con l’ambulanza, non ricorda più niente”. Ecco, ho pensato, è così che svolta la vita, è così che cambia: non gradualmente, ma con uno scarto improvviso. Ho pensato al futuro che ci sarebbe stato, a come presto avremo dovuto imparare un nuovo modo di vivere. Ho chiamato in azienda e mi sono fatto anticipare il treno.
Sono arrivato in ospedale intorno alle sei del pomeriggio. Nel frattempo la situazione sembrava un po’ più chiara: i dottori hanno detto che si trattava di un amnesia transitoria, che non c’erano danni cerebrali, che non c’era stato nessun infarto. Mia madre mi ha riconosciuto, ma continuava a chiedermi come mai era là, in ospedale, cosa era successo. Le ho spiegato che aveva avuto un problema alla memoria e si è tranquilizzata, ma dopo due minuti, me l’ha chiesto di nuovo: “Come mai sono qui? Cosa mi è successo?”. Ho iniziato a massaggiarle le spalle, dicendole di stare serena, che presto sarebbe tutto passato.

cervelloIntorno alle sei e mezza, le hanno fatto una nuova visita, alla quale ho assistito anch’io. La dottoressa le ha detto: “ora le dirò tre parole, che lei dovrà memorizzare. Cane, casa, rosa. Ripeta”. E mia madre ha ripetuto:” Cane, casa, rosa”.
Poi le ha chiesto i nomi dei figli, che ha ricordato, e le loro date di nascita. Le ha chiesto in che anno eravamo e lei non ha saputo rispondere; quando le abbiamo detto 2014, lei ha detto: “così avanti?”. Ricordava il nipote più grande, anche se era convinta che fosse alle elementari e non alle medie, ma aveva immagini piuttosto confuse degli altri più piccoli. Sapeva i nomi dei gatti che avevamo vent’anni fa, mentre non sapeva neppure dell’esistenza di Pippo e Susy, gli ultimi due. I suoi ragionamenti non presentavano alcun problema, e sapeva bene chi era, qual era il suo nome, e chi eravamo noi, chi era suo marito.
Alla fine della visita le ha chiesto di ripetere i tre nomi che le aveva detto di memorizzare. “Quali nomi?”
Poi, la diagnosi: TGA, amnesia globale transitoria. Per circa 24 ore il soggetto perde la memoria più recente, e soprattutto perde la capacità di acquisire nuovi ricordi. Rimangono invece i ricordi più profondi, quelli sedimentati nella coscienza. Le cause sono sconosciute. La prognosi è sempre positiva: il soggetto recupera, un po’ alla volta, nel giro di qualche ora, tutta la memoria. L’unica cosa che non ricorderà sarà quel giorno di black out.
Ho passato la notte con lei. Un po’ alla volta i ricordi iniziavano a ritornare: i nomi dei gatti, i nipotini più recenti, i fatti della settimana precedente. E con i ricordi è tornata anche la sua serenità. La mattina dopo era già a casa. Mi ha chiamato a pranzo, e poi a metà pomeriggio, e non era sicura di avermi sentito solo qualche ora prima. Nel giro di uno o due giorni, è tornato tutto come prima.

guy-pearce-memento

Con mio figlio questa mattina ho guardato “Memento” di Christofer Nolan. L’avevo visto nel 2001, quando vivevo a Milano.. La storia si basa su un’idea davvero originale: il personaggio principale non è in grado di memorizzare nulla – la sua vita si azzera ogni due minuti. Per poter gestire la sua vita si tatua sulla pelle i “fatti”, cioè le cose certe e inconfuntabili; sulla base di queste scritte cerca di raggiungere un obiettivo ben preciso: vendicare la morte di sua moglie. Per rendere più forte questa idea, il film, dopo essere stato suddiviso in segmenti di due minuti, è stato montato al contrario. Anche noi, come Leonard Shelby, il protagonista di Memento, ci troviamo ad osservare una realtà della quale non sappiamo praticamente nulla. Lo straniamento che deriva è carico di angoscia, la stessa che leggevo sul viso di mia madre quando non era in grado di spiegare quello che le stava succedendo. C’era qualcosa di terribile, nelle sue domande continue, anche se ci ho messo un po’ a capire cosa fosse. Durante quella notte, prima che arrivasse mio fratello a darmi il cambio, ho capito cosa mi sembrava così tremendo: per lei il tempo non stava passando.

Ci sono alcune idee che, sebbene a livello di intuizione siano molto chiare, non sono facilmente traducibili nel linuaggio “umano”. Una di queste, che mi porto dietro ormai da anni, ha a che fare con la sostanza di cui si compongono le storie – tutte le storie che sono state scritte – l’equivalente della forza gravitazionale che fa cadere una briciola per terra e muovere i pianeti attorno al sole. Al di là della moltitudine di personaggi, ambientazioni, intrecci, e idee, invenzioni, sentimenti, dialoghi, capovolgimenti sempre diversi, le storie sono tempo: tempo che accelera, tempo che rallenta, che si comprime e si espande, si capovolge, va al contrario. Anni raccontati in una pagina, momenti che si dilatano fino a occupare interi capitoli… Il tempo soggettivo, il tempo umano, che si contrappone a quello segnato dagli orologi. Ma come mi è stato chiaro mentre osservavo mia madre con l’amnesia globale transitoria, il tempo scorre solo grazie alla memoria: questo preciso momento (sono le 10.30 di domenica 22 febbraio del 2015) differisce dalle 10.30 di ieri mattina sotto un unico aspetto, cioè la giornata che nel frattempo è trascorsa e che io ricordo… Il risotto ai funghi che ho cucinato, le polpette fatte da Dunja, le chiacchiere dopo pranzo, il giro in centro con i bambini, i piumini che abbiamo scelto, un libro di Marco Drago alla Libreria Zabarella, la pizzetta che Barbara ha offerto a Matija, il ritorno a casa, la pasta con il pesto, il film Matrix alla televisione, la notte, i sogni (vividissimi!), la colazione di questa mattina al bar, e questo post che sto cercando di scrivere… Se non ricordassi tutto questo, ora potrebbe essere ieri mattina. Tempo e ricordo sono, dal punto di vista narrativo, due aspetti inscindibii.

cover11Non solo: il ricordo consente di fare una specie di miracolo e cioè unire punti distantissimi tra loro. Quando il solito Proust addenta la fin troppo celebre madelaine, sta compiendo un viaggio temporale di trent’anni! Il passato si unisce al presente, e la vertigine che ne scaturisce è ciò che definisce la letteratura – è ciò di cui essa si compone. Ma i ricordi, come giustamente osserva il personaggio di Memento, non sono per nulla affidabili. Un testimone oculare può, in buona fede, inventare dettagli che non ha mai visto, e lo può fare per compiacere il suo interlocutore, o per dare consistenza narrativa alla propria storia. Da un punto di vista neurologico, l’emisfero sinistro continua a manipolare la realtà, e ancora di più i ricordi, per cercare di dare un senso alla propria esperienza di vita. Un esperimento classico consiste nel disporre dieci led su un tavolo, i primi cinque gialli, gli altri rossi. Ciascun led rimane acceso per un decimo di secondo, e quindi si spegne; il led accanto si accende immediatamente dopo, e rimane acceso per un decimo di secondo; e così via. Da un punto di vista ottico si ha l’impressione che una luce si sposti da un lato all’altro del tavolo. Cosa dichiarano i soggetti intervistati? Che una luce gialla diventa arancione e poi rossa: questo è il loro ricordo, manipolato a posteriori. La luce non è mai stata arancione, ma le nostre categorie mentali preferiscono, per motivi sconosciuti, “vedere” una transizione continua piuttosto che considerare un brusco cambio di colore. Stiamo parlando di una realtà oggettiva, di sensazioni fisiche, e di ricordi riferiti a cose accadute un minuto prima. Come possiamo credere che il passato che ricordiamo sia davvero ciò che abbiamo vissuto? L’idea che i ricordi siano affidabili è estremamente ingenua e, da un punto di vista narrativo, del tutto inutile.

Lo sa bene Nabokov, che ha lavorato, per anni, alla definizione di una sua poetica basata sul ricordo. In Ada o ardore, il più ambizioso dei suoi romanzi, l’autore sovrappone ricordi dell’infanzia a ricordi più recenti – nel caso specifico, i paesaggi della campagna russa alle praterie americane – creando un nuovo mondo, il suo. Ogni autore dovrebbe provarci, provarci seriamente. Abbandonare l’idea, profondamente sbagliata, che il compito dello scrittore consista nel riprodurre fedelmente una realtà oggettiva, che per inciso non esiste: tutti hanno una versione privata di ciò che ci circonda. Se io e te andiamo a cena, io ricorderò il tuo viso e tu il mio: già questo rende inconciliabili le nostre due versioni. E poi ognuno trasforma continuamente le proprie esperienze in modo del tutto personale, e soprattutto dimentichiamo la maggior parte di quello che abbiamo fatto. Qualche giorno fa ho trovato una vecchia foto in cui io sorrido nell’obiettivo:

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Di questa foto non so nulla: non so chi l’abbia scattata, quanti anni avevo, dove mi trovavo… Non riesco a capirlo nemmeno guardando lo sfondo. Un’ipotesi è che io sia davanti a un bar… ma dove? La linea bianca che si vede dietro è una rotaia di un tram? Eppure io quel giorno c’ero, ero là… Riesco a ricordare l’odore della minestra che le suore ci davano all’asilo, il rumore degli stivali neri di gomma che indossavo alle elementari quando pioveva, e questa precisione a volte mi fa credere che con un po’ di sforzo sarebbe possibile ricostruire ogni giorno della mia vita: non è così. Questa foto, quel momento, è sparito per sempre. Del nostro passato tratteniamo minuscole schegge, spesso casuali, e ancor più spesso travisate – a volte mi capita di scoprire che un luogo che ricordavo perfettamente era in realtà capovolto, la destra con la sinistra! Ma allora, perché nei libri i personaggi ricordano tutto, e così bene? Perché tutto collima in modo così preciso? Ecco, se c’è qualcosa che vorrei leggere (o scrivere) adesso, è una storia in cui tutti – perfino la voce narrante – sono del tutto inaffidabili…

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

2 commenti su “Memento

  1. amanda
    23/02/2015

    un lavoraccio perché poi comunque le loro versioni inaffidabili devono conciliarsi con l’unità narrativa

    Mi piace

  2. Pingback: Produttori di Ricordi – Sincronicità

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Questa voce è stata pubblicata il 22/02/2015 da in Scienze con tag , , .

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