Cronache da chissà dove – Marco Drago

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Prezzo: 6.15 euro!

Mi piacciono le coincindenze, anche se non credo significhino o spieghino qualcosa: sono eventi casuali che creano legami inaspettati. Conviene coglierli con leggerezza. Qualche giorno fa, dopo aver finito di leggere “Cronache da chissà dove” di Marco Drago, un libro uscito per minimum fax nel 2000, e aver iniziato a pensare a tutte le cose che avrei voluto dire di questo libro (giravo intorno a due idee: l’ironia come elemento fondante, ma spesso dimenticato, del romanzo occidentale, e lo stile come vero contenuto di ogni libro), ho iniziato a leggere un libro che mi ha sorpreso con la sua bellezza: si tratta di “La strada blu (viaggio in Canada)” di Kenneth White, uscito per Amos Edizioni, una casa editrice veneta attentissima alla qualità e la cui proposta rivela un progetto editoriale maturo e coerente (due qualità non sempre garantite dalla piccola editoria). E mentre aspettavo il mio turno dal dentista, ho trovato, in questo piccolo libro blu, una frase di Albert Camus in grado di descrivere in modo quasi chirurgico il libro di Marco Drago: “Mai avevo sentito, così intensi, allo stesso tempo il mio distacco da me e la mia presenza al mondo“.

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Marco Drago

“Cronache da chissà dove” racconta, in poco più di cento pagine, i tormenti sentimentali ed esistenziali di un uomo tra i venti e i trent’anni (più verso i trenta che verso i venti), innamorato di Manola (che però ha deciso di sposarsi con un ex fidanzato fotografo), di Marina (collega tentata dall’anoressia) e di Caterina (la sorella sfuggente di Marina). Una storia di gente qualunque, in cui succede poco o niente, se non telefonate, qualche scopata, weekend al mare, due locali che si fanno concorrenza…. Eppure, in questo libro c’è tutto quello che io cerco quando leggo (e che inseguo quando scrivo). Torniamo alla frase di Camus: il distacco da me e la presenza al mondo. Poi torniamo indietro di duecento anni, fino alle parole di Henry Fielding, uno dei padri del romanzo inglese, autore di Tom Jones, alle parole con le quali definisce il romanzo: Poema epico comico in prosa. Epico e comico. Poema in prosa. Il distacco e la presenza. La bellezza del libro di Marco Drago è frutto della potenza dell’ironia, che è l’ingrediente segreto del romanzo. Sterne, Dickens, Joyce, Kafka, Nathanael West, Flannery O’Connor, Vladimir Nabokov, Saul Bellow, Philip Roth, Martin Amis, e Italo Svevo, Italo Calvino, Wallace…. Ognuno di questi giganti ha usato l’ironia come strumento per posizionarsi alla distanza necessaria per poter descrivere il mondo, ma non troppo lontani da perdere il contatto con la vita palpitante. La voce narrante di “Cronache da chissà dove” osserva il proprio dolore senza mai prenderlo davvero sul serio, ma, allo stesso tempo, senza rinnegarlo o considerarlo ridicolo o infondato.

Catullo duemila anni fa: Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Questa è la Domanda attorno alla quale gira intorno tutta la letteratura. Non so perché faccio questo – perché corteggio la donna sbagliata, perchè rinuncio alla donna giusta, perché mi innamoro e perché smetto di farlo – ma so che è così, lo sento e tutto questo mi mette in croce. Il personaggio di “Cronache di chissà dove” è sprofondato fino al collo nel pantano della vita – nel desiderio di infilare la faccia nella “poltiglia rosa della fica” – e soffre; ma (ed è questo che trasforma la storia in un romanzo) la testa è ancora fuori: ancora può ridere dell’assurdità di essere un uomo.

Ecco, io, quando leggo, cerco questo. Un libro che mi faccia sentire che dietro c’è un essere umano pieno di sentimento che non si prende troppo sul serio. Che si domandi, con coraggio, cosa significhi vivere, senza cercare di dare una risposta (come invece fanno i vari Coehlo di turno, che stanno alla letteratura come le religioni stanno al senso del divino). Majakovskij diceva, in una poesia dedicata al poeta Esenin che si era appena suicidato in una camera d’albergo, che morire non è difficile. Vivere è di gran lunga più difficile. E’ vero. Vivere è complicato, con tutti quei desideri, quelle paure, quei rimpianti… Ma ciò che ci salva è l’ironia, la capacità di guardarsi da fuori e sorridere della propria umanità. Quando un autore riesce a essere distante da sè e, allo stesso tempo, dentro al mondo, allora la letteratura ci salva. Se avete sei euro in tasca, andate in libreria e prendete questo libro: sono disposto a risarcirvi personalmente se non vi piacerà.

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