Grafemi

Segni, parole, significato.

!!!

Un sogno rivelatore

Qualche notte fa ho sognato Salvini e Brunetta: scappavo inseme a loro da un’invasione aliena. Poco dopo, ho avuto una lunga telefonata con Zaia, nella quale gli spiegavo, con una certa fermezza, che non avrei mai potuto votarlo, alle regionali, perché le nostre idee, le mie e le sue, di mondo erano opposte: io ero per l’inclusione, lui per l’emarginazione. Quando mi sono svegliato, mi sono ripromesso di non mangiare mai più peperoni a cena.

La chiacchierata con il governatore del Veneto, la regione in cui vivo da quando sono nato, è stata comunque istruttiva, perché ha chiarito, anche a me stesso, i motivi per cui le idee (ah ah) di Salvini e di Zaia, la loro visione (ah ah) di mondo, siano incompatibili con la mia.

Una rapidissima carrellata storica

Parto da lontano, ma prometto che in due paragrafi arrivo al nocciolo del mio discorso, cioè Salvini. A cosa serve uno stato, nella sua idea iniziale? A garantire che una stretta minoranza di persone possa continuare a godere di alcuni privilegi a scapito degli altri. Il re non rappresenta la nazione, ma una cricca di proprietari terrieri che si definiscono nobili. Il popolo si limita a pagare le tasse, e in cambio riceve protezione da nazioni in mano a fratelli e cugini dei loro regnanti. La rivoluzione francese, quella americana, e l’ascesa della borghesia che caratterizza l’ottocento, non puntano a uno stato diverso nella sostanza dai regni dispotici del secolo precedente: cercano, piuttosto, di estendere la protezione al godimento di privilegi a un numero maggiore di persone. Per tutto il diciannovesimo secolo la porzione di popolo che ha il diritto al voto supera raramente l’uno per cento. Nella Costituzione americana, che dichiara l’uguaglianza tra tutti, si dà per scontato che gli schiavi non abbiano neppure il diritto di chiamarsi uomini. Lo Stato continua ad essere armato per difendere i privilegiati da chi non ha niente. Questo è lo Stato che ama Salvini.

E’ solo nella seconda metà del ventesimo secolo che lo stato si assume un compito completamente diverso: non più strumento per garantire uno status quo consolidato, ma mezzo per estendere a una base sempre più ampia i diritti fondamentali alla salute, a un lavoro, a una casa. Il welfare, una parola che presto dimenticheremo, significava porsi un tipo di domande nuovo: cosa abbiamo fatto quest’anno per rendere più giusto questo paese? Quali minoranze abbiamo tutelato? Quali emarginati siamo riusciti a includere nella nostra società? Quali problemi strutturali abbiamo cercato di risolvere? Questo si domandavano i politici, quelli migliori, della seconda metà del ventesimo secolo.

Lo strano caso di Valeggio sul Mincio

Nella migliore delle ipotesi Salvini è fermo alla fine dell’ottocento. Salvini, che ha sempre vissuto nella parte più ricca di un paese che sta nella parte più ricca del mondo (se Salvini stesse leggendo: Nord Italia, Italia, Europa), che ci ha vissuto per tutti questi anni senza alcun merito e senza contribuire in alcun modo allo sviluppo del benessere, questo politico di professione raccoglie firme a Valeggio sul Mincio per estendere i diritti attualmente garantiti ai rifugiati politici (per intenderci: gente che è scappata dalle zone più pericolose dei paesi più pericolosi del mondo (sottotitoli per Salvini: confine tra Siria e Iraq in Medio Oriente e Libia, Sudan, Nigeria)) di estendere, dicevo, questi diritti anche ai cittadini di questo piccolo paese: persone, per intenderci, nate a Valeggio sul Mincio, vissute a Valeggio sul Mincio, con una casa riscaldata, uno stipendio, e forse un SUV. Ci sono stato, a Valeggio sul Mincio, qualche anno fa: negozi di finti oggetti antichi, pasticcerie, gelaterie, un castello diroccato. Questo pomeriggio ho visto, su un sito internet, le armi folli (insane weapons) inventate in Siria. Le tunnel bombs, tonnellate di esplosivo piazzate in tunnel scavati sotto scuole, condomini, palazzi. Le elephant bullets, chiamate così per il rumore simile a un barrito delle loro esplosioni. E altre mostruosità. Poi, penso a Valeggio sul Mincio, con il suo fiume placido, il mulino in disuso, le passeggiate molto affollate della domenica pomeriggio, e Salvini che raccoglie le firme con i suoi cittadini per poter avere gli stessi diritti dei profughi – che credo consistano in 500 euro al mese e una stanza da qualche parte. Ma Salvini, e Valeggiani del Mincio, perché vi accontentate solo di questo? Perché non chiedete di poter posteggiare nei parcheggi riservati agli invalidi, di ricevere i contributi per i terremotati, il sostegno per gli alluvionati? Perché non raccogliete firme per avere un insegnante di sostegno per i vostri figli, la pensione minima, la disoccupazione, la cassa integrazione e la pensione di reversibilità come se foste già morti? Avrei già pronto lo slogan: non vale che lui ce là e io no, le voio anche io, ma devo ammettere che non è originale, l’ho sentito gridare qualche anno fa in un asilo, da un bambino di quattro anni che voleva le stampelle di un suo compagno di classe paraplegico.

Chi era Nibor Dooh?

Salvini crede (o dice di credere: in lui malafede e ignoranza si danno battaglia) che lo scopo di uno Stato è quello di difendere i cittadini che già godono di diritti (gli abitanti di Valeggio sul Mincio, ad esempio) da quelli che questi diritti non li hanno neppure mai immaginati. Se fosse vissuto nell’America intorno al 1860, sarebbe stato con i sudisti; in Francia, nel 1789, con i nobili. E’ un Nibor Dooh, il negativo di Robin Hood: il suo scopo è garantire che i ricchi stiano sempre meglio, e i poveri… chi se ne frega. Ma non è solo, in questa missione. La Valle d’Aosta, qualche giorno fa, ha dichiarato di non poter ospitare 79 profughi per “mancanza di spazio”. Su Wikipedia leggo che la Valle d’Aosta ha una densità di abitanti per chilometro quadrato pari a 39 – un decimo di quella italiana. Leggo anche che in Valle d’Aosta vivono 130.000 persone, di cui i 79 rifugiati rappresenterebbero lo 0.06%. Questo è uno dei pochi casi in cui mi spiace essere ateo, perché vorrei credere che esista una qualche giustizia divina in grado di riparare i torti, almeno nel lungo periodo.

Brioche

Marie_Antoinette_Young3L’Italia che immagina Salvini prevede lo schieramento di navi lungo i confini per evitare, lo dice lui, che “un miliardo di africani vengano in Italia a rubarci il lavoro. MA SIAMO MATTI???” (Salvini, come tutti i bulli, scrive le parole che dal vivo urlerebbe usando le maiuscole, e mette sempre tre punti di domanda o tre punti esclamativi alla fine, per sottolineare che lui è VERAMENTE incazzato!!!). Salvini vorrebbe radere al suolo le case di chi non ha una casa, come i Rom e i profughi ai quali si cerca di trovare un rifugio privo di tunnel scavati sotto le loro fondamenta. Vorrebbe bombardare i barconi sulle coste della Libia – in pratica dichiarare guerra a uno stato – senza chiedersi che fine farebbe la gente che su quei barconi sarebbe stata contenta di salire, e non per farsi una crociera sul Mediterraneo. Se potesse, inviterebbe i poveri a mangiare brioche: nella testa ha le stesse idee che frullavano in quella della povera Maria Antonietta.

Salvini parrucchiere?

parruccheriMa va detto che Salvini, nonostante la sua tracotanza, non conta nulla. Salvini propone, con un bel po’ di maiuscole, la castrazione chimica degli stupratori, senza porsi il dubbio se una legge simile potrebbe essere mai approvata in Italia, o in Europa: la dice su Twitter, la rilancia su Facebook, riceve tre o quattromila mi piace, ed è finita là, perché Salvini non è neppure un parlamentare italiano, o un membro del governo: non può proporre leggi, non può votarle. Ora si è incaponito per legalizzare la prostituzione, dicendo che in Europa funziona così, che è molto meglio per tutti (leggevo un’intervista a una ex prostituta tedesca che, con cognizione di causa, sosteneva esattamente il contrario), ma il sospetto è che dietro ci sia sempre lo stesso desiderio di allontanare dagli occhi il problema per non doverlo risolvere veramente. Un’altra idea: togliere lo stipendio a MARIO MONTI. Cose così, leggi a caso, piccole vendette personali, il bar come un parlamento. Salvini mi fa pensare a una vecchia battuta che diceva più o meno così: è un vero peccato che quelli che saprebbero come fare andare avanti il mondo siano troppo impegnati a fare i parrucchieri e i tassisti. Salvini, però, non sa fare neppure il parrucchiere, e dubito che avrebbe il fegato di fare il tassista, con tutti quei cattivoni con i turbanti che girano per le città: vive di politica da non so quanti anni, è un parlamentare europeo (uno dei più fannulloni), non ha mai lavorato, esattamente come tutti i politici che accusa di vivere di politica.

Ma soprattutto Salvini è senza scrupoli. Esiste un problema mondiale, legato allo squilibrio pazzesco tra Occidente e il resto del mondo: esiste un’ingiustizia chiamata libero mercato che consente a meno di un miliardo di persone di godere di privilegi che non sarebbe disposto a riconoscere a nessun altro – un privilegio che dobbiamo difendere con eserciti sempre più attrezzati, con armi sempre più sofisticate, tollerando (o finanziando od organizzando) guerre tra paesi poveri, in modo che si annullino a vicenda, aiutando con una mano un contendente e con l’altra il suo avversario… esiste questo problema e Salvini fa finta di niente. Sarebbe ingiusto pretendere che Salvini proponga una qualche soluzione reale al problema – servirebbe una mente più acuta, una cultura più ampia, parole con meno maiuscole – ma con i mezzi intellettivi e cognitivi a sua disposizione potrebbe almeno arrivare a riconoscere che i poveracci che muoiono in mare sono davvero dei poveracci (poveracci che, tra l’altro, abbiamo creato noi): preferisce, invece, chiedere steccati sempre più alti – ingiustizie sempre più profonde – per poi proporre il suo partito come la Soluzione, ovviamente finale. Voi abbiate PAURA, che poi NOI ve la faremo passare. Creare emarginazione, squilibrio, segregazione, chiusura, esclusione, ghetti, disparità, rabbia sociale, ingiustizia; quindi, tirare fuori il manganello, agitarlo un po’ e dire “tranquilli, ora ci pensiamo noi”.

La dote di Salvini

Salvini però, glielo devo riconoscere, ha una dote: non si vergogna di essere Salvini. Dice cose orrende, e intanto sorride (sostiene di vivere in un mondo terribile, ma è sempre contento: come mai?). Si mette la maglia con scritto Roma e va a Roma, e parla ai romani, e non gli viene neanche da ridere. Non si vergogna mai, così come non si vergognano i cittadini di Valeggio sul Mincio che con la raccolta di firme si sono prestati a una delle pagliacciate più indecorose degli ultimi anni, e come tutti quelli che mettono mi piace sotto i post di Salvini, pensando di avere ragione quando desiderano uno Stato di polizia che garantisce i privilegi di poco contro i diritti di tutti, e pure come quelli che pensano che in fondo Salvini dice COSE GIUSTE. Salvini non dice cose giuste: Salvini dice quello che gli suggeriscono gli avanzi del cervello di Neanderthal che tutti ci portiamo dentro. Lui, di suo, ci mette solo i tre punti esclamativi alla fine.

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

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Questa voce è stata pubblicata il 11/05/2015 da in Politica con tag , , , .

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In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

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