Grafemi

Segni, parole, significato.

Il mondo di Nicola Pezzoli (3/4)

Eccoci arrivati alla terza parte del lungo speciale dedicato a Nicola Pezzoli, autore Neo (e prima Kaos), che ci sta raccontando cosa c’è dietro alle sue storie e, con le risposte di oggi, cosa c’è nella sua vita. E’ ancora presto per i ringraziamenti, che arriveranno la settimana prossima, ma intanto mi piace dire che è bellissimo poter approfondire così bene certi aspetti del retrobottega di uno scrittore: in un tempo di tweet e status, il blog rimane ancora un luogo dove si può “andare lunghi” senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.

La settimana prossima, lunedì 25 maggio, ultimo capitolo di questa passeggiata fatta insieme, con una piccola sorpresa. Intanto buona lettura!

Il mondo di Nicola Pezzoli (3/4)

#7
Il tuo romanzo d’esordio, Tutta colpa di Tondelli, era ispirato alla tua esperienza, non del tutto positiva, con il mondo dell’editoria. A distanza di quasi quindici anni dalla fine di quell’esperienza, il tuo giudizio nei confronti dell’editoria è cambiato? E se sì, in che modo?

 tutta colpa di tondelliVorrei sbagliarmi, ma continuo ad avere la sensazione che in Italia l’editoria “che conta” sia un luogo meritofobico, più simile a una via di mezzo fra massoneria e circolo privato del bridge che a una fucina di talenti: un ambiente chiuso, blindato, a cui non si viene ammessi per bravura, ma per fedeltà e sottomissione a una sqhuola (“q” e “h” sono doverose!), a maestrini mediocri e inadeguati, a un’ideologia politica, a una religione, a una mentalità dominante, a conventicole accademiche o giornalistiche o salottiere – oppure per nome, raccomandazione, forza economica o preacquisita fama (penso all’indegno spettacolo di editori che tampinano gente famosa per convincerla a “scrivere” libri, già sapendo che saranno facili da rifilare al grande pubblico grazie alla grancassa di giornali e tv, e a librai che si comportano da banconisti del mercato ittico).
Per i cani sciolti non c’è speranza, nemmeno se fossero Lupi da Nobel. Anzi, magari quelli sono i primi da tenere alla larga, o qualcuno potrebbe accorgersi della differenza e scoprire il giochetto… Non a caso il mio slogan di battaglia è sempre più l’invettiva bukowskiana: “Sbadigli e merda di cane morto sulla povera anima già in frantumi”.

Parrà strano o poco credibile, ma la mia è soprattutto una rabbia di lettore: sono stanco di entrare in certe librerie e trovare soltanto cataste di schifezze, di cagate che non leggerei nemmeno se venissi pagato per farlo! Dovrebbero essere i lettori a diventare più esigenti e selettivi: da alcune settimane una scritta sul mio blog dice “sito anti coprofagia letteraria: merda non ne scrivo, e meno ancora ne leggo”. Vorrei diventasse l’atteggiamento dominante.
Non vedo nessuna volontà di fare ricerca in modo coraggioso e onesto per trovare voci nuove, originali, potenti. Per fare un esempio strambo ma calzante, è come se qualche secolo fa il mondo scientifico si fosse corrotto e fossilizzato con un discorso del tipo: “Abbiamo già Newton, fermiamo pure la Ricerca e usiamo le università per arricchirci, per esercitare potere baronale, per piazzare i nostri mediocri rampolli e le nostre amichette, per premiare la fedeltà di laccaculo e portaborse, e gli esperimenti facciamoli per finta, che tanto chi se ne frega…”

 A ogni stadio del processo, sembra che tutti siano al servizio di tutto tranne che della Narrativa e degli Scrittori (e dei Lettori di un certo livello). Perché ibs mi deve mandare una mail in cui mi dice che Pupi Avati – un regista – ha pronto un nuovo libro “per me” (?!?), invece di accorgersi di avere nel proprio catalogo un prezioso gioiello come Chiudi gli occhi e guarda, e valorizzarlo, mediante una recensione e un mailing mirato? Chi impedisce loro di fare una cosa che sembra così bizzarra e rivoluzionaria, mentre invece dovrebbe essere la norma per chi lavora coi libri?
Forse una medicina (apparentemente assurda) per la malata cronica Italia sarebbe imporre per legge a noi autori di firmare i libri con sigle alfanumeriche e poi sparire – e ricavarne, comunque vada, non più del necessario al sostentamento: faremmo piazza pulita in un colpo solo di mitomani, raccomandati, morti di fama e speculazioni commerciali.

CHIUDI-GLI-OCCHI-E-GUARDA-Nicola-Pezzoli-Neo-Edizioni-vert_referenceMi tirò fuori un bagnino del salvataggio. Colse di sorpresa tanto me quanto la mamma che guardava: doveva aver preso la rincorsa da molto lontano, e s’era buttato vestito, senza levarsi la canottiera nera. Vidi questa cosa oscura materializzarmisi addosso, sentii le sue braccia afferrarmi, strapparmi via in un attimo dall’assalto spumoso della morte, e riportarmi all’asciutto con una facilità quasi irrisoria. Corpicino tremante, relitto malsicuro sugli arti inferiori come un trampoliere ferito, fui scaricato sulla spiaggia sbrigativamente, come fossi stato, invece che un bambino in pericolo, solo un rifiuto prelevato dai flutti per una questione di nettezza marittima.
Poi l’uomo nero scomparve senza avermi detto una parola.
Le gambe non mi reggevano. Mi sedetti sotto il sole a guardare l’abisso a cui ero stato sottratto da quell’angelo fuggitivo. Arrivò la mamma con l’asciugamano. Non disse nulla ma doveva essere sconvolta. Posso solo immaginare il senso di colpa che si sarebbe portata per tutta la vita.

 Nei momenti di sconforto dei suoi giorni futuri, il delicato cavalluccio marino scampato alle onde si chiederà spesso se quell’uomo avesse avuto il diritto di impicciarsi. È la stranezza delle Vite Salvate: in certe culture gli anni rimasti appartengono al salvatore (per questo ti eri dileguato? per la generosità di non rivendicarli?), in certe altre appartengono alla divinità. Di sicuro non appartengono più a te, che vivrai spaesato e fuori posto. L’altra cosa che mi chiedevo era se, non impicciandosi lui, avrei visto la Grande Luce, quella famosa alla fine del tunnel di cui riferiscono gli scampati al coma profondo, quelli che hanno sfiorato da vicino la morte, più da vicino di me, e che a seconda delle credenze religiose all’uscita ci mettono Gesù o Buddha o Manitù o John Lennon che li attende facendo gesti da vigile urbano. Io credevo di sì. Nell’annegare l’avrei intravisto anch’io, quell’accecante bagliore. Ma temevo anche di saper bene di cosa si trattasse. Nessuno vuol sentirselo dire, ma probabilmente non è altro che il nostro primo ricordo, il ricordo della fottuta nascita autoproiettato per consolazione dalla mente, quel tunnel di figa con la lucetta in fondo. In fondo non c’è Grisù o Visnù che fa cucù, nessuna Disneyland After Darkness: in fondo c’è l’ostetrica, e un ospedale di merda, una stanza asettica e squallida, troppo chiara e troppo fredda per noi che stavamo in un posto migliore, che ci ridà il malvenuto per l’ultima volta. Poi basta. Fine della trasmissione.

 

(Chiudi gli occhi e guarda, pagg 118-119)

#8
Tu hai pubblicato con due piccole case editrici, la Kaos e la Neo. Che differenze ci sono tra la piccola e la grande editoria? Quali i vantaggi e quali i limiti di entrambe le realtà?

 Negli ultimi anni la grande editoria italiana sembra aver perso (o voluto perdere) di vista la semplice nozione di chi è Scrittore e di cosa è Narrativa, cioè quella preziosa e benedetta via di mezzo fra l’incudine ammuffita della pedanteria erudibonda e aulica fine a se stessa e il disgustoso martello della banalità superficiale, ruffiana, tele-attualoide e modaiola… Una via di mezzo nello spettro degli stili e delle voci che all’estero allinea tutti i migliori scrittori, mentre da noi è quasi vuota.

Le Lezioni di Italo Calvino vengono ancora stampate, vendute e lette, ma curiosamente non vengono “applicate”. La Leggerezza o non c’è o viene confusa con la vacua stupidità. La Rapidità o non c’è o viene confusa con una sciatteria ragliante e penosa. La Visibilità o non c’è o viene confusa col sensazionalismo più stronzo. La Molteplicità o non c’è o viene confusa con intellettualismi aberranti, o col delirio di sperimentalismi illeggibili… e così via.
Eppure la gente continua a cercarla, la vera Narrativa di buon livello, motivo per cui il 90% dei lettori che conosco preferisce leggere stranieri, che siano tradotti o in lingua originale: spesso all’interno del catalogo dello stesso grande editore esiste uno spaventoso, deprimente e inspiegabile baratro fra il livello degli italiani e quello dei nord e sud americani: non si capisce se sia voluto o se ormai gli editori stessi non siano in grado di rendersene conto. In pratica negli ultimi decenni le loro penne migliori sono stati di gran lunga… i traduttori!

 Sulla grande editoria (i cui vantaggi non sono qualitativi, ma stanno evidentemente nella pubblicità, nelle recensioni più o meno pilotate e nella distribuzione), non posso che confermare una mia vecchia idea: che essa sia ostaggio di troppe inadeguate figure di editor che disdegnano talento e brillantezza, forse perché non ne sono stati a loro volta baciati. Non dico tutti, ci mancherebbe, ma molti di loro sembra quasi che nello scrittore ideologizzato e tedioso, in quello irruento ma sciatto, in quello fantasioso nelle trame ma schiavo di banalità e luoghi comuni nello scrivere, o nel secchioncello privo d’ispirazione e monco di creatività e nuove idee vedano se stessi alla riscossa, incoraggino la clonazione dell’eterno scribacchino limitato e scialbotto, ripetitivo e noioso, mai divertente, possibilmente politicizzato (politicizzato come? diciamo che per il minculpop attuale se sei cattocomunista non sbagli: basta essere abbastanza furbino per capire quando sottolineare il “catto” e quando il “comunista”)… I loro autori paiono tutti sottoposti alla Musa Prevedibilità: se sei anziano devi argomentare su Dante o su Manzoni, sulla bibbia o su Tolstoj, e farlo in modo tale da sembrare l’imitazione di un sonnifero; se sei giovane devi assolutamente scrivere di cretinetti motorinizzati e discotecari e insulse fighette modaiole (e per carità monosessuali etero: Piercazzillo e Mariavulvetta in tutte le salse!); se sei di mezza età puoi vivacchiare ancora sul sessantottismo… Fino a quando dovremo sopportare una simile sbobba?

 Insomma si ha l’impressione che i cosiddetti “grandi” siano tali solo nel senso, appunto, delle dimensioni, e che la differenza fra loro e l’eccellenza dei piccoli (ripeto, l’eccellenza, perché poi pure fra i piccoli c’è tanta gente improvvisata e incompetente, per non parlare del sottobosco a pagamento…) sia la stessa che ci può essere fra un mastodontico megamarket e la bottega di un orafo.

 E qui, non è che io voglia incensare in modo indiscriminato la piccola editoria: di incapaci e di cialtroni se ne trovano di sicuro anche lì. Ma vero è che certi illuminati piccoli editori provano a porre rimedio allo scempio con la loro passione e le loro scelte innovative e libere – come fanno nel cinema mondiale i produttori e i distributori indipendenti.
Solo che quando poi questi piccoli editori sono davvero bravi, onesti, coraggiosi, geniali, ecco che i limiti finiscono con l’essere non tanto i loro peculiari, ma quelli che gli impone un sistema di lotta sempre più impari e sleale.
Perché il guaio è che poi questi “grandi” controllano una colossale fetta del flusso mediatico e della vendita al dettaglio, anche se stranamente nessuno parla mai di “trust” o di conflitti d’interesse. Ma il potere editoriale, mediatico e commerciale dovrebbero essere separati, come e più di quello legislativo, esecutivo e giudiziario… E invece lo scempio, vergognoso e imperdonabile, è sotto gli occhi di tutti. Forse, se si facesse sapere a tanti ragazzi che Corradino esiste, si guadagnerebbe per il futuro qualche appassionato lettore in più. A qualcuno interessa, ai cosiddetti piani alti? Pare di no.

 La cosa più insopportabile è quando questi signori, con tronfia sicumera, affermano: “Ma sono i lettori che vogliono questo e non quell’altro…” No, cari miei: il lettore italiano medio ormai legge ciò che voi gli date, si fida (per quanto assurdo possa apparire) di voi e delle vostre scelte. Se aveste il coraggio di proporre qualcosa di meglio, i lettori leggerebbero meglio. E forse non continuerebbero a diminuire a vista d’occhio.
E comunque, che un Romanzo come Quattro soli a motore non abbia avuto MEZZA recensione su un giornale o una rivista a diffusione nazionale è un piccolo Mistero Vergognoso che un giorno qualcuno dovrà spiegare ai posteri, con molta pazienza e senza mettersi a ridere.

 Spesso i libri dei piccoli, per quanto teoricamente ben distribuiti, sono difficili da trovare, quasi se ne volesse ostacolare, sabotare, scoraggiare l’acquisto. Per tornare all’esempio di prima, la tragedia è che pure il megamarket ha il suo reparto gioielleria! Magari i “gioielli” sono ignobile fuffa, sono paccottiglia, sono olive di plastica che costano quanto i gioielli veri dell’orafo o appena poco meno, ma il consumatore, martoriato dalla pubblicità, dall’omologazione dell’offerta (e magari anche un po’ dalla propria pigrizia) i gioielli dell’orafo non sa manco più che esistono! Pare quasi di trovarsi di fronte a un diabolico organismo perfettamente in grado di rendersi conto dell’altissima qualità dei prodotti “esterni”, e che di conseguenza, invece di accoglierli accanto a sé in modo bonario e virtuoso (e, in una prospettiva non miope, vantaggioso per tutti!) li fa attaccare dal suo spietato sistema immunitario. Sì, credo che l’Italia stia diventando un organismo immune alla bellezza, all’intelligenza, all’originalità, al talento artistico, alla buona e onesta Narrativa – e alla libertà di pensiero.

#9
Come si svolgono le tue giornate? Quanto tempo dedichi alla scrittura, quanto alla lettura, quanto ad altro?

 Posso dire che il mio tempo è tutto dedicato alla lettura e alla scrittura, anche quando in apparenza il mio corpo è intento a fare altro. Questo perché sono abbastanza autocosciente, determinato, ostinato e folle da vedermi unicamente come scrittore, e la mia è la vita di un monaco della scrittura (che non consiglierei a nessuno, a meno di non avere sangue di cavallo pazzo come il mio): un po’ perché mi dicono da sempre più parti che, con tutti i miei limiti, sono davvero bravino, un po’ perché in tutta onestà non so fare bene nient’altro, e per il mio modo di pensare sono sempre stato gonfio d’ammirazione per chi sa fare bene il suo mestiere, quale che sia, e di feroce disprezzo per i mediocri e gli scarsoni fuori posto che lavorano da schifo. Certo, so che la situazione italiota (un paese in cui fare bene il proprio mestiere sembra non contare nulla per nessuno) potrebbe lasciarmi senza tetto e senza pane nel giro di pochi anni: e allora? Forse che non falliscono e non si sparano pure gli imprenditori? E perché tutti hanno rispetto per la “vocazione” (anche quando magari è tutt’altro che autentica!) del prete e della suora, e non per quella dell’artista? Io, che metto professionalità e dedizione totale persino nella correzione delle bozze, mentre poi come lettore pagante mi tocca sopportare la Fiera del Refuso, io sono così, vivo così, e non ho intenzione di chiedere scusa. E anche volendo – e non voglio – alla mia età non sarei ormai più riconvertibile: come scrittore sono appena (tardivamente) sbocciato, ma come ragazzo sono quasi vecchio e quasi stanco…

#10

Una domanda di rito: progetti futuri? A cosa stai lavorando?

 Sono impegnato nella promozione del nuovo romanzo, e inoltre sono in attesa dell’uscita di un mio racconto – cattivissimo e perverso, direi quasi vietato ai minori – che è stato incluso in una interessante antologia di Galaad Edizioni sul tema dell’Amore ai tempi dell’Apocalisse, mentre un altro racconto, più divertente e semidemenziale, intitolato Il twist nel momento più inadatto, comparirà in una simpaticissima versione illustrata sulla pregevole rivista Costola, per iniziativa di un gran bel personaggio di nome Filippo Balestra.

Ma naturalmente la mia principale attività rimane scrivere romanzi: sto facendo lievitare e respirare un po’ la prima stesura del prossimo, e nel frattempo butto giù idee, spunti e frammenti per quelli successivi.

quattro soli a motore.aspPoi c’era la dottrina. Quello che adesso chiamano catechismo. La dottrina di oggi fa meno paura perché la gestiscono delle signorine con la minigonna che gli puoi dare del tu e lo capisci subito che non capiscono un put, ma a noi era riservato l’onore di avere come insegnante una suora Superiora, ammantata nel tetro vestito della più infallibile e truce Autorità.

Ci aspettavano tre file di panchette azzurre su all’asilo, e la Superiora pretendeva ogni sabato un disegno di gente sacra sul quaderno (apostoli, santi, samaritani, l’asinoeilbue) ma io a disegnare ero una schiappa e ci pensava la mamma al mio posto.

La Superiora c’intimidiva perché diceva “sovente” invece di “spesso”, e “figliuolo” invece di “figlio”, e perché aveva il potere di non farti fare la Prima Comunione. Inoltre ci rivelò che non beveva mai, neppure a tavola, perché non le veniva lo stimolo della sete. Io la guardavo, tutta nera e incappucciata, mentre spiegava che da piccola sua madre “la riprendeva sovente” perché non beveva una sola goccia d’acqua, e pensavo che tutte le Superiore del mondo appartenessero a particolari ceppi mica tanto umani, forse derivanti da innesti genetici tra l’extragalattico e il madonnifero.

(Quattro soli a motore, pagg 81-82)

Annunci

Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

Un commento su “Il mondo di Nicola Pezzoli (3/4)

  1. cristianamarzo
    25/05/2015

    Non si finisce mai di conoscere Nicola, sia come persona che come scrittore.
    Cristiana

    Mi piace

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 18/05/2015 da in Letteratura, Recensioni, Romanzo con tag , , , .

Inserisci qui il tuo indirizzo email, e riceverai una notifica ogni volta che viene pubblicato un nuovo post

Segui assieme ad altri 2.880 follower

XXI Secolo

In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli. Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra. Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

Post consigliati

Vicini di banco

Un’occhata a Twitter

Archivi

'mypersonalspoonriverblog®

Amore è uno sguardo dentro un altro sguardo che non riesce più a mentire

La voce di Calibano

sembra che le nuvole si spalanchino e scoprano tesori pronti a piovermi addosso

Cherie Colette

Più libri, più liberi

Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

l'eta' della innocenza

blog sulla comunicazione

Voglio scrivere di te

La cartografia delle emozioni

Il Dark che vive in te

OGNI LUCE, HA I SUOI LATI OSCURI

donutopenthisblog.wordpress.com/

di Giulia Sole Curatola

il kalù

Life is too short to drink bad wine

Chez Giulia

Vorrei un uomo che mi guardi con la stessa passione con cui io guardo un libro.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: