La mente e le rose – Simona Castiglione – una recensione di Anna Quatraro

“La mente e le rose” è il libro con il quale ho conosciuto Simona Castiglione, della quale si era già parlato qui a proposito del suo romanzo d’esordio “Sottobosco” (Ratio et revelatio): una raccolta di racconti incredibilmente coesa, dove il tema della malattia viene affrontato con un sorriso feroce. In occasione della sua nuova uscita, dopo la prima del 2010, questa volta in formato digitale (qui il link per acquistarlo), ospito con piacere la precisa recensione di Anna Quatraro.

Ci sono rose che crescono oltre il confine stabilito

Anna Quatraro

La ricchezza della silloge La mente e le rose (ed. Transeuropa, 2010) si condensa nella profondità di sguardo che Simona Castiglione rivolge a storie che il senso comune relega ai margini della normalità, nelle sue accezioni più inclementi. Sono personaggi che abitano spesso oltre gli instabili confini della norma, in una sorta di limbo che esula dai canoni sociali, una dimensione definita più per negazione. Chi non avesse ancora letto la raccolta, si rincuori: di recente, è stata pubblicata dall’agenzia letteraria AC² la versione e-book del libro, con possibilità di print on demand, dal sito di Amazon.

Le intenzioni dell’autrice si orientano verso la rivelazione della dignità del malato, al di là delle abituali immagini di angoscia e lutto che accompagnano il dolore: nei suoi prodromi e nel suo svolgersi, la malattia segue un percorso sotterraneo, che, pur manifestandosi attraverso climax ed epifanie, non costituisce il focus di ogni racconto. Pertanto, i personaggi non incarnano un dogma o il fardello di un messaggio, riuscendo invece a emanciparsi da una dialettica di passività. Senza, infine, che il lettore finisca nelle fauci del lessico medico.

Ciò significa che la malattia è colta nei suoi aspetti umani e psicologici e non di rado è contrapposta a una accanita resistenza da parte del malato. L’inclinazione sperimentale di tutta l’antologia fa sì che i racconti siano tracce di un disegno corale, senza ridursi a essere variazioni sul tema. Così, spesso la malattia diventa lo specchio che deforma e annienta i confini del corpo e dello spirito, fino a scindere l’intrinseca separazione fra anima e sensi.

La mente e le rose_CoverEminente l’esempio della giovane Antonia di “Terzo piano”, che perde la percezione dell’intera parte sinistra del corpo, ma è pronta a sferrare “un cazzotto contro la malasorte”, quasi che la malattia risvegliasse moti di rivolta più fisici che trascendenti. Anche Sandra, nel racconto “La maestra e le cavie”, si confronta con l’arresto motorio di entrambe le gambe e diventa insegnante alle elementari, pur definendosi un “granchio scalcagnato”, consolata dal solo amore dei genitori e dal sorriso dei suoi giovani allievi. Ad accomunare molti racconti, c’è l’evidenza di un corpo che sfugge al controllo e obbliga a godere di una sottrazione, cercandone la segreta armonia. Nella mutilazione, infatti, si celano accordi e risorse ancora inespresse.

Riguardo ai fiori contenuti nel titolo, li vedo come un simbolo che contiene la contraddizione umana. L’eleganza della rosa è peritura, ma la forma di questo fiore attraversa la mente in modo indenne, sfiorando l’abbaglio della immortalità. La rosa, proprio come la persona umana, ha bisogno di cura, protezione e amore e la malattia, sfigurandone la bellezza, ricorda il breve bagliore che si espande fra la culla e la tomba, che nulla vale, pur valendo più di ogni altra cosa.

I personaggi di Simona, abbandonandosi alle loro pulsioni animali, a gelosie e competizioni, rivelano che a volte i risvolti patologici non sono più dell’apice di comportamenti che la società foraggia. Inoltre, invitano il lettore a dubitare dalla presunzione di poter dominare in termini assoluti la vita che conduciamo, escludendo a priori margini di imprevedibilità.

Eppure il valore del libro non si ferma allo spessore psicologico che emerge dalle sue pagine, o alle domande che delinea, ma è dovuto a uno stile eclettico e cesellato, alla pienezza espressiva della lingua, che agli splendidi torrenti barocchi che l’autrice predilige, alterna toni puliti e minimalisti, elementi narrativi che denotano una forte consapevolezza post-moderna. Che tuttavia non scolora l’influenza di Gesualdo Bufalino, in particolare dell’esordio Diceria dell’untore (1981). La prospettiva dei malati di tubercolosi in un sanatorio palermitano e la raffinatezza stilistica si rifrangono infatti negli intrecci e nei giochi sapienti della scrittrice catanese, guidati da un simile genius loci.


Simona CastiglioneSimona Castiglione nata a Catania, vive a Padova. Laureata in lettere classiche, ha lavorato a Milano per le principali case editrici. Attualmente insegna lettere e scrittura creativa. Nel 2010 ha esordito con la raccolta di racconti La mente e le rose (Transeuropa); da allora ha pubblicato diversi racconti per antologie (Transeuropa, Galaad Edizioni, edizioni Mazza, CaratteriMobili). Per la rivista «Nuova Prosa» ha curato la raccolta Racconti erotici al femminile con ospite maschile. Ha pubblicato articoli e racconti per riviste, giornali e blog letterari (La Stampa», «Il Gazzettino», «Sicilia & Donna», «Primo Amore», «Doppio Zero», «Vicolo Cannery», «Scuola Twain», «Grafemi»). Ha pubblicato il romanzo cooperativo Lavoricidi Italiani (Miraggi edizioni) e ha curato, assieme a Caterina Falconi, l’antologia La morte nuda, per i tipi di Galaad, dove è presente con il racconto Come fu che divenni una strega. Ha pubblicato il racconto Nicchia nell’antologia Père Lachaise: racconti dalle tombe di Parigi (Ratio et Revelatio Publishing House, 2014) e il racconto Il principe nell’antologia Siria – scatti con parole (Miraggi edizioni, 2014). Sottobosco, uscito per i tipi di Ratio et Revelatio, è il suo primo romanzo.

Anna Quatraro

Anna Quatraro nasce a Padova nel tardo febbraio del 1989. Le piacciono molto i gatti e i romanzi di Virginia Woolf.
Mentre gli altri bambini giocano, legge, fantastica storie sue al gabinetto e con dedizione massimalista dichiara che leggerà tutti i libri esistenti. Però non traduce l’ebraico e il greco a dodici anni.
Nel 2012, si laurea alla triennale in Mediazione Linguistica e vattelapesca, a Padova. Si avvicina quindi alla scrittura e all’editoria frequentando il master breve di Oblique a Roma. Nel frattempo, ha iniziato a collaborare con recensioni di narrativa sulla webzine Flanerì, letto manoscritti come stagista e proseguito gli studi. Tuttavia non ha ancora nessun romanzo in fase di stesura.

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