Grafemi

Segni, parole, significato.

Club per il definitivo miglioramento del mondo, di Filippo Balestra

Finita la sbornia di Strega, posso ricominciare a dedicarmi al blog, che ho trascurato per molto tempo, e lo faccio proponendo un nuovo racconto inedito di un autore che io trovo molto interessante. Conosco pochi autori capaci di giocare con l’assurdo, il surreale, e che riescano a rimanere “letterari” – che non trasformino le loro storie in papocchi senza capo né coda. Uno è Carlo Vanin, del quale ricordo questo folle racconto, e un altro è Filippo Balestra, noto anche con il nome Pippo Balestra, che qui su Grafemi aveva già pubblicato questo racconto.

Ed è proprio di Balestra il nuovo racconto che propongo oggi, come punto di ripartenza. Buona lettura!

Club per il definitivo miglioramento del mondo
Filippo Balestra

Zabaione e pistacchio.
Mentre lecco il gelato, penso e ci tengo a precisare a me stesso che devo rimanere anonimo, un eroe anonimo che fa le cose buone, il volontariato e le beneficenze, anche le donazioni, volendo, cospicue donazioni, forse addirittura ingenti, le donazioni, ma comunque anonime. Voglio rimanere anonimo.
Eroe anonimo senza doversi mettere lì e andare a rubare il marmo a una montagna e prendere marmo e mettersi a scalpellare un monumento nuovo, statua nuova di marmo nuovo da mettere in una piazza nuova. Perché dobbiamo lasciare in pace le montagne. E le piazze.

Io se muoio voglio rimanere anonimo, accetterei giusto una targa ma una targa con scritto sopra che sono stato anonimo e bravo e che non ci tenevo ad essere da tutti riconosciuto come eroe nazionale di qualcosa. Eroe un bel niente. Nazionale di cosa?

Lecco il gelato

Finito il gelato torno alla riunione per il miglioramento del mondo che si sta svolgendo in una sala conferenze molto piccola.
Ci sono un divano e un tavolo, nella sala conferenze, delle sedie, credenza, fogli, penne, computer, lavandino e frigorifero: la sala conferenze è la cucina del mio amico Gigi che appena entro si alza e mi viene incontro e mi assale con uno dei suoi discorsi sul mondo e su un nuovo problema inaspettato appena riscontrato lì, così, su due piedi.

– No no, aspetta Gigi, prima mi fumo una sigaretta perché dopo il gelato non c’è niente di meglio di una buona sigaretta.
– Però sul terrazzo.
– Certo, voi continuate, vi ascolto da qui.

Io non so bene l’opinione che devo avere.

Devo avere un’opinione?

Gigi torna a sedere e a parlare con Sandro; sono accorati e accorti, accalorati e accigliati per quel che riguarda il problema del mondo e tutto il resto. Io in bilico schiacciato sul piccolo terrazzo invernale fumo e mi guardo le dita: sulle ultime falangi indice e medio cominciano a ingiallirsi per le troppe sigarette; ero convinto che potesse capitare solo agli altri, ai veri fumatori incalliti, ingialliti, invece anche a me sta capitando. Perplesso constato la sfacciataggine dell’andamento delle cose, la sfacciataggine della realtà che anche a me, come agli altri, si presenta senza favoritismi. Sono io un fumatore incallito?
Ma adesso l’importante è, con le dita, tenere avvicinata la portafinestra. Nella sala conferenze in cucina non deve entrare il fumo e non deve uscire il caldo.
La riunione è cominciata questa mattina, molto presto, abbiamo inizialmente discusso sul nome da darci. Io avevo proposto “club per il definitivo miglioramento del mondo” ma Gigi e Sandro subito m’han detto che no, che non andava bene, che club sembrava qualcosa di elitario, dicevano che così cominciava proprio male, che avremmo dovuto trovare qualcosa di meno esclusivo. Sradicare tutto, dice, sradicare le gerarchie, sradicare tutto, compreso il linguaggio, sradicare tutto, compreso il darsi i nomi: questo il nostro obiettivo.
Ok ragazzi, pensateci bene, ho detto io, intanto vado a prendermi un gelato. E così adesso non so poi come hanno deciso di chiamarsi

apro la portafinestra per chiedere:

– Ma poi avete deciso come ci chiamiamo?
– Sì, abbiamo deciso che “club per il definitivo miglioramento del mondo” va bene, che è un nome semplice, diretto, che arriva a tutti.
– Democratico – aggiunge Gigi.

Sono allora tornato al tavolo
dobbiamo sradicare tutto, dobbiamo cancellare il passato e ricominciare da capo; dobbiamo dimenticarci tenendo presente; niente più vendette e affanni da ultracompetizione; niente più gare statistiche con risultati nulli pari a uno zero di nuovi e bassi stati d’animo inabissati, schiacciati sotto al sottosuolo, dimenticati stati d’animo in uno sgabuzzino nascosto, emozioni disdegnate, sofferenze travalicate da desideri inarrivabili; dobbiamo indagare a fondo, adesso, dobbiamo trovare una soluzione.

Poi Gigi mi guarda e mi chiama per nome (non scrivo qui il mio nome perché voglio rimanere anonimo):

– Marco!
– Ma… Gigi! volevo rimanere anonimo, voglio essere un eroe anonimo, senza compensi né complimenti, lo sai.

Lui non mi ascolta
– allora, Marco, come facciamo eh? come facciamo a migliorare il mondo? da dove partiamo eh? come facciamo a estirpare il male eh? da dove partiamo? il male del mondo è difficile da trovare, dobbiamo scavare in profondità per individuarlo, dobbiamo tornare indietro, Sandro dice che il male è il fuoco ma io dico la mela, eh? che ne pensi? eh? mela o fuoco, eh? cosa ne pensi? eh? il male del mondo? eh? Marco! dacci una risposta Marco, dacci un’opinione Marco, dove vai?

– Cioccolato e variegato all’amarena, grazie.

Con la scusa del cioccolato e del variegato all’amarena prendo una sambuca molinari. Gigi e Sandro mi perdoneranno se prendo una sambuca molinari che è industria mostruosa, dicono, che a quanto pare comprare una sambuca molinari è come aprire un conto in banca e finanziare la produzione di mine antiuomo. E allora me ne prendo un’altra, un altro conto in banca e un’altra sambuca, e mi siedo a contemplare e a sentirne l’odore, le tracce di amputazioni e bombardamenti e accatastate rivendicazioni antiche forsennate… vorrei farci mettere pure il chicco di caffé, la mosca, ma l’industria del caffé è industria alimentare strettamente legata alla farmaceutica e le piantagioni sono in mano ai semi proprietari con fucili spianati comprati al mercato nero delle armi, passando dal turkmenistan all’asia centrale, il mercato delle armi, passando dalla cina di ceausescu, fino ad arrivare al ponte sul fiume kwai dell’africa centrale e good bye vietnam, lenin, naphalm, proiettili incapsulati nei balcani tramandati di padre in figlio e sparati sperperati in cile, polvere pirica convertita dalle innocenti sagre di paese in fuochi d’artificio schiantati su palazzi distrutti e bombe intelligenti iperlaureate pronte bombe ad ammazzare radere al suolo

– pago tre sambuche.
– e il gelato.
– e il gelato, sì
– otto euro e cinquanta.
– pago in contanti, non ho un bancomat.
– ok.
– la tracciabilità dei pagamenti, gli interessi dirottati, l’industria bellica, mine antiuomo, presente? pago in contanti.
– otto euro e cinquanta vanno bene.

Torno nella sala conferenze, mi siedo al tavolo e stanno parlando di fuoco e capitalismo. Alla fine hanno deciso che il male del mondo è tutto da ricondurre al fuoco, non alla mela, come diceva Stanley Kubrick in Apocalypse Now, una visione materialista, insomma, del germe del male insito in ognuno di noi da quel primo momento in cui noi esseri umani, tenendo il fuoco in mano, abbiamo deciso di essere più forti di qualcos’altro.
Io mi trovo d’accordo e annuisco, vorrei subentrare, penetrare, fare parte del discorso ma ne ho perso l’inizio, non ne ho diritto, faccio delle smorfie tentennate che sono accenni di espressività mancate; faccio per dire delle cose finché veramente attiro l’attenzione e mi guardano entrambi e allora parlo:

– mi fumo una sigaretta.
– sul terrazzo.
-certo, continuate pure, vi ascolto da lì

Le dita sono gialle. È il giallo delle multinazionali del tabacco, fumo, uccido qualcuno e mi si ingialliscono le dita, tutto è collegato a tutto, mi stanno contaminando con la mia morte, mi stanno contaminando con la morte altrui, stanno vincendo loro… dovremmo almeno smettere di fumare, penso e dico:

– dovremmo almeno smettere di fumare.
ma non mi sentono, parlo sottovoce e non voglio farmi sentire soprattutto perché loro non fumano, loro stanno elaborando una soluzione e io sono fuori sul terrazzo, al freddo, voglio rimanere anonimo, non voglio migliorare il mondo per poi sentirmi migliore, voglio migliorare il mondo e basta, voglio migliorare il mondo ma in silenzio, senza tutto questo calpestio di intenzioni di opposizioni di non violenti e mancanti progetti, o progetti mancati, impossibili e mai realizzati… e loro parlano, e sono i miei amici, e io sto sul terrazzo e voglio migliorare le mie dita e il mondo, senza che se ne accorga nessuno, nascosto d’un lato, voglio, io, senza farmi notare, rimanere con i miei amici del club del definitivo miglioramento del mondo, io messo lì, acquattato, ascoltare le loro parole, raccogliere le loro ipotesi, prendere piano le loro idee voglio… pronto a sacrificarmi voglio migliorare le mie dita e il mondo, voglio, un mondo migliore, forse, ma soprattutto voglio rimanere con i miei amici: voglio rimanere nel club.


bartoliniFilippo Balestra è nato a Genova nel 1982. Si occupa di editoria indipendente ed è coredattore di Costola, antologia di racconti illustrati. Oltre alla raccolta di racconti Il motivo per entrare, è di recente pubblicazione Poesie Normali, piccola raccolta poetica autoprodotta che porta in diverse letture sparpagliate per l’Italia. É vincitore dell’Atti Impuri Poetry Slam 2014. La Casa Editrice Gigante è la sua finta casa editrice preferita.


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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Nel 2016 ha pubblicato "La nuova bellezza", romanzo breve per Feltrinelli Zoom; nel 2017, il romanzo "La Passione secondo Matteo", per Neo Edizioni.

4 commenti su “Club per il definitivo miglioramento del mondo, di Filippo Balestra

  1. Marina
    11/06/2015

    Molto bello!

    Mi piace

  2. amanda
    12/06/2015

    bello

    Mi piace

  3. Pat
    12/06/2015

    Grande, gelato per tutti al Dragun allora… Paga Albe.

    Mi piace

  4. Jerome Walter
    22/06/2015

    bellissimo !

    Mi piace

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Questa voce è stata pubblicata il 11/06/2015 da in Racconti con tag , .

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