L’anima

[Stanza sei per otto, tavolo lungo di vetro nel mezzo, sedie di pelle intorno, quattro uomini, una donna. Quadri alla parete. In uno di questi, è ritratto uno dei presenti in stile Magritte; sotto, la frase “Questo non è una pippa”. Puzza di sigarette. Ore 11:38 AM, Italia]

[Parla l’uomo del ritratto] “Ci hanno chiesto di fare un nuovo spot. Vendita di abbonamento televisivo on demand. Qualche idea?”
“Io ne avrei una”.
“In due parole”
“Ecco…” [rumore di una moto che passa] “così”.
“Altre idee? Idee intelligenti, intendo?”
“Ci provo io, posso?”
“Vai”
“Si potrebbe” [rumore di una nave in partenza] “più o meno”.
“Di chi cazzo è stata l’idea di prendere un ufficio vicino al mare?”
“Ehm, tua credo”
“Ma io non intendevo cosi vicino. Ci cagano i gabbiani in terrazza. E queste navi che partono ogni dieci minuti… Viva Schettino. Comunque l’idea ce l’ho già io. Mostriamo della gente che guarda la televisione e sceglie i canali. Messaggio diretto, senza troppi fronzoli”.
“Per me va bene”.
“Anche per me”.
[Gli altri annuiscono]
“Target: il mondo intero. E’ finito il tempo in cui la tv a pagamento era per quelli ricchi. Ora dobbiamo fare pesca a strascico, caccia grossa, fucile a pallini, bombe a mano. Mettiamo dentro tutti, ok?”
“Ok”
“Ok”
“Ok”
“Ok”

“Tu non sei d’accordo?”
“No no, sono d’accordo, ho detto ok”
“Non si è sentito”
“Ma l’ho detto”
“Ridillo”
“Ok”
“Ora l’ho sentito. Bene, siamo tutti d’accordo. Chi ci mettiamo dentro, in questo spot?”
“Ci vuole almeno un caso umano”
“Questa ragazza sta imparando velocemente. Brava, presto sarai elevata al rango di uomo. Dunque, un caso umano, si diceva. Chi mettiamo?”
“Un paraplegico?”
“Uhm… Quando sorridono fanno impressione”.
“Un vecchio in sedia a rotelle”
“Ok, correggo il tiro. Quando dico che dobbiamo fare pesca a strascico, non voglio dire che dobbiamo tirare su proprio tutti, ok? Cioè, tutti, ma non tutti tutti. No ospizi, no malati terminali. Voglio gente ancora in vita. L’abbonamento dura un anno, voglio che arrivi fino alla fine”.
“Un ragazzo down?”
“Un mongoloide? Mi piace. Età?”
“Piccolo, otto anni”
“Troppo piccolo. Tredici anni. Chi ne trova uno?”
“Cerco io”.
“Prendi una ragazzina, una di quelle che ride sempre. Assicurati che tenga la lingua dentro, durante le riprese, e che non si infili le dita nel naso, loro hanno questa abitudine. Prendine una che si capisca che è mongoloide, ma non troppo. Di quelle simpatiche, sai? E non metteteci accanto genitori vecchi che sennò sembra una disgrazia. E neanche altri bambini, che sennò si capisce troppo la differenza. Qualcosa che dia l’idea che mongoloide è bello. Altri casi umani?”
“Un cieco?”
“Tu sei rincoglionito. Stiamo facendo la pubblicità della televisione”.
“E’ che non mi viene in mente niente”.
“Neanche a me”.
“Ok, basta casi umani. Uno è sufficiente. Tocca alle minoranze etniche. Forza, qualche idea”
“Un cinese?”
“Sono poco fotogenici, i cinesi, che è un modo di dire che sono brutti, alla fine”.
“Una donna di colore? Una coppia con lui bianco e lei scura?”
“Bianco più negra fa colonialista più schiava. Meglio un negro, un uomo”.
“Da solo?”
“No, un negro giovane con una ragazza bianca, un po’ frikettona, di quelle che si fumano le canne, tipo studenti dell’Erasmus. Il negro prendetelo che non sembri un marocchino, che poi la gente si caga adosso a vederlo: serve un africano tipo americano, ma non di quelli così neri che non si capisce che faccia hanno. Serve una specie di mulatto, uno di seconda generazione. E mi raccomando, che non dia l’idea di avere il cazzo enorme, ok? Negozio di cazzi. La commessa dice: ne abbiamo di quattro misure, normali, grandi, enormi e disponibili solo in nero. Questo è il mondo. Ma noi ne prendiamo uno che sembra che abbia il cazzo di un giapponese, così la gente non si chiede perché questi due guardano la televisione invece di scopare. Scritto?”
“Ok”
“Non serve verificare se ce l’ha veramente picccolo, ok? Lo dico a te, che mi dai l’impressione… Quanti anni hai?”
“Ventitrè”
“E da quanto tempo lavori qua?”
“Tre anni”.
“Non ti ho mai visto con una ragazza. Cos’è, non ti piacciono? Non serve che rispondi, c’è la privacy, e poi certe cose non le voglio sapere. Fai finta di essere uno normale, quando ci sono io, ok? Comunque mi hai dato una buona idea. Strizziamo l’occhio al mondo LGBT. Si dice così? Elle bi gi ti? Che cazzo vuol dire?”
“Propongo due lesbiche, sedute sul divano che mangiano pop corn”
“Le ha usate già la Vodafone. Meglio due culattoni, come la McDonald. Pericoloso, lo so, ma proviamoci. E’ una missione. Scrivete: no orsi, no pelati, no ragazzi con gli orecchini, no checche con il rossetto. Due con la barba, con l’aria che se la passino bene.. Assicuratevi che siano eterosessuali, nella vita, così non avranno la faccia di due che dopo lo spot…  Ci siamo capiti. No baci in bocca. Amore casto. Li facciamo vedere per un secondo. Mezzo secondo. Un frame. Così sanno che pensiamo anche a loro, e gli altri non cambiano canale. Quelli non li scegli tu, ok? Tu ti occupi del negro. Meglio tenerti distante dalle tentazioni. Ok?”.
“Ok”.
“Poi… Bambini, tanti bambini. Prendeteli con la testa grande e tanti capelli. Occhi enormi. Ingranditeli anche in postproduzione. Bambini con pannolini e salopette. Mulatti biondi. Ok per italocinesi, no filippini, no coreani. State prendendo nota?”.
“Sì. Nonni ne mettiamo?”
“Uno, su una poltrona per conto suo, da solo, mezzo addormentato. [Con voce acuta e stridula] Nonno, nonno, mettimelo in bocca! [Voce roca] Ma Heidi! [Voce acuta] Mettimelo in mano, nonno… [Voce roca]Heidi, basta! [voce acuta] Nonnino, ti prego, sfondami la figa, mettimelo dove vuoi, ma toglimelo dal culo che mi fa troppo male. [Ride. Ridono tutti] Ecco, ricordate sempre questa storiella, prima di mettere bambine vicino a un nonno, negli spot. Tutti sanno che i nonni si inculano le nipotine. E noi muro contro, ok? Noi siamo quelli buoni, abbiamo una missione”.
“Altro?”
“Mettiamo anche una russa. Prendetene una con la fronte larga, gli occhi piccoli, le labbra sottili e un bel paio di tette. ‘Na tipa da cetrioli e vodka, ok? Quei cetrioli, ci siamo capiti… Le famiglie.. numerose. I figli, fateli sembrare i figli che tutti avrebbero voluto avere, quelli che avrebbero potuto avere, ma che non hanno mai avuto perché non avevano l’abbonamento giusto. Ma niente esagerazioni, ok? No gente con la faccia di Leonardo Di Caprio o la Joahnson, o come cazzo si chiama quella con le labbra da pompino… Facce allegre, facce ben disposte, facce qualunque. Gente da negozio di saponi biologici, ma più allegri. Segnato tutto?”
“Certo”
“Arredamento?”
“Svaligiate l’Ikea. Legno ovunque. Cuscini. Divani comodi. Luce in stile Her, il film del tizio che si scopa il suo cellulare Televisori enormi, ripresi da tutte le angolazioni e telecomandi. Vestiti H&M, cose sobrie: cotone, lino, iuta. E facce da vegani, di gente che non ha mai mangiato un agnellino. Voglio sentire l’odore del tofu, dietro, di uno spezzatino di seitan. Gente buona, capite? Gente innocente, gente che non ha un problema, che può passare il tempo a guardare la tv con la famiglia. Voglio vedere fantascienza, ma con misura. Ventunesimo secolo, ben fatto, con speranza. Diamo salvezza in cambio di soldi. Non dimenticatelo mai. Ok?”
[in coro] “Ok”
“Poi sentite l’ufficio stampa. Ditegli che il prossimo spot sarà orientato al sociale. Che ci sarà un attenzione per il diverso. Fategli capire che siamo impegnati politicamente, che abbiamo preso posizione. No, no, non siamo rivoluzionari. Vogliamo la famiglia classica, ma non chiudiamo le porte agli altri. Citate qualche frase di Papa Francesco. Chi le cerca?”
“Io, che ho amici preti”
“Te lo volevo dire ma non volevo ferirti… Come ti chiami?”
“Francesco anch’io, come il papa”
“Sei fortunato che non c’è più Ratzinger, sennò chissà che cazzo di nome ti toccava avere… [ride] Ce l’hai la faccia di uno che va a messa tutte le domeniche. Cambiati taglio di capelli. Noi siamo laici, non si deve mai sentire l’odore dell’incenso, a meno che non facciamo spot per l’8 x mille. Quelli li farai tu, ok?”
“Va bene”
“Tu, dagli il nome del tuo parrucchiere, ma non farmelo diventare culattone, ok?”
“Ok”
“Siamo in onda tra un mese. Il mondo sarà migliore. Grazie. Potete andare”
[Si alzano tutti ed escono in fila. Lui inspira profondamente. Si sposta davanti al quadro e accarezza il ritratto]
[Sussurrando] “Sono il numero uno”
[Esce in terrazza, si affaccia. Un gabbiano gli caga in testa. Lui solleva un pugno in cielo e lo maledice, ma scivola, cade giù, oltre il parapetto. Fracasso di vetri rotti, urla, rumore di ambulanze. Sullo sfondo, si intravede una nave che rientra. Sul ponte, Schettino che saluta].


La miseria è l’anima del commercio (Franco Marcoaldi, A mosca cieca).

Se l’anima del commercio è la pubblicità, non oso immanare il suo buco del culo (Paolo Zardi, Grafemi).

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10 risposte a "L’anima"

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  1. Bello, dialogo tirato, esce tutto il cinismo che c’è dietro alla pubblicità, soprattutto a quella che vuole apparire socialmente impegnata. Dei personaggi non sappiamo nulla, quattro uomini e una donna, eppure dalle loro battute li vediamo in faccia.
    P.S. poi però ti accusano di essere quasi misogino 😉

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  2. A metà strada tra D.F.Wallace (Mr Squishy) Aldo Nove (Supewoobinda) e un episodio di “Ai confini della realtà” questo in salsa III millennio dove qua le loro profezie si sono tutte avverate, compresa sarebbe stata quella se avessero dato l’ipotesi collettivista di un mondo a divenire ridotto ad un enorme supermarket, bravo Paolo!!!

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