PordenoneLegge 2015 – Fight Reading – Racconto #1

Sabato 19 settembre ho fatto un giro a Pordenone: ero stato invitato da Simone Marcuzzi, scrittore e ingegnere, a scontrarmi in un Fight Reading con Marco Peano ed Enrico Macioci, con il duo comico “I Papu” a fare da moderatore. Qualche mese fa ci erano state inviate tre frasi sulle quali ciascuno dei concorrenti avrebbe dovuto scrivere un racconto. La location era molto bella – sotto la volta della Loggia di Pordenone, tanta gente a farci compangia. In generale, non amo leggere – lo facevo fino a un anno fa per i miei figli, nella loro cameretta, e mi divertivo a fare lo scemo, ma mi manca l’intonazione, la dizione, e tutto il resto. Ma nonostante questa mancanza di inclinazione, è stata un’esperienza emozionante. E poiché la scrittura è come il maiale (non si butta via niente), un po’ alla volta metto i tre racconti qui su Grafemi, partendo dal primo.

L’anello

Lui non sa se star bene significhi veramente fare
quel che si vuole fare
o fare quello che si deve fare

Marcello Fois

Si era consultato con un amico e poi con la madre, chiedendo loro un consiglio: cosa doveva fare con Ilenia, la sua ragazza storica, che stava meditando di lasciare dopo quasi dieci anni di fidanzamento?
L’amico, ovviamente, gli aveva consigliato di procedere senza esitazioni: “se ci stai pensando” gli aveva detto “vuol dire che le cose già non funzionano più. Stai trascinando una carcassa morta. In questi casi ci vuole determinazione e sangue freddo” e gli raccontò la storiella di una donna che, dovendo rimuovere la coda al cane, aveva scelto di fargliene tagliare un pezzettino alla volta, per farlo soffrire di meno. “Non fare lo stesso sbaglio” aveva aggiunto.
La madre, invece, aveva insistito sui doveri che una relazione impone – il rispetto del partner, la tutela della dignità. In una coppia potevano esserci degli alti e dei bassi, e stava a ciascuno dei due saper superare i momenti difficili. “Se avessi lasciato tuo padre ogni volta che ero stufa di lui…” aveva aggiunto sorridendo, con il viso un po’ basso per quella confidenza così intima.
Aveva scambiato anche due parole con suo padre, giusto per non lasciare niente di intentato. Parlarono (più il padre che lui, a dire il vero) degli imperativi categorici di Kant, di stoicismo ed epicureismo, della differenza tra eros e atarassia, fino a che l’ora di cena non li sorprese dalle parti di Plotino. Più tardi, mentre addentava un sofficino che la madre aveva bruciacchiato, realizzò che dopo tutte quelle chiacchiere ne sapeva meno di prima; allora, mangiata una fetta di torta, saltò in moto, corse per una cinquantina di chilometri, e sulla strada del ritorno prese finalmente una decisione: l’avrebbe lasciata.
Il sabato dopo invitò Ilenia a mangiare una pizza. Sperava che a stomaco pieno sarebbe stato più facile. Lei si presentò raggiante. Ordinarono due margherite e un’acqua minerale, per via della crisi. Lui tentò più volte di prendere l’argomento, ma ogni volta lei iniziava un nuovo discorso. Aveva così tanti progetti per il loro futuro insieme, la povera Ilenia… Ma al di là delle chiacchiere contingenti, lei sembrava impaziente di rivelargli qualcosa.
Arrivati al sorbetto, lui prese coraggio e le disse: “Senti, Ilenia, dobbiamo parlare di una cosa importante”. Lei si fece seria, gli prese le mani, e guardandolo negli occhi disse: “Prima io”. Per cavalleria, lui cedette la parola.
Ho fatto una cosa pazzesca. Non ci crederai mai. Un tatuaggio! Ma non il solito tribale sul braccio, o un fiore sulla schiena, no. Mi sono fatta scrivere il tuo nome!”
Il mio nome?”
Sì. Ho trovato un tatuatore bravissimo”.
E dove…”
Lei rimase un attimo in silenzio, per amore della suspense; poi, facendo un piccolo cerchio nell’aria con il dito, sussurrò: “Là dietro, tutto attorno”.
Lui deglutì.
Vuoi vederlo?” gli chiese.
Lui si guardò intorno. Al tavolo accanto c’era una bambina che, dopo aver staccato la testa a una bambola, ora si divertiva a toglierle e a rimetterle un occhio di vetro azzurro. Più in là, due vecchietti avevano passato la sera a non capirsi. “Vederlo qui, adesso?”
Ma non qui, scemo! In macchina! Ho portato anche una torcia”.
Lui deglutì di nuovo – non aveva mai deglutito così tanto in vita sua.
Ilenia, io mi chiamo Se-ba-stia-no. E’ un nome lunghissimo. L’hai fatto tatuare tutto intero… là dietro, tutto intorno al..?”
Sì, niente abbreviazioni. E’ un pegno d’amore. La fede che ci si scambia il giorno del matrimonio si può togliere, e gettare… Un tatuaggio, invece, è per sempre”
Pagarono il conto e uscirono. Fuori, l’aria era frizzante, e già si sentivano i presagi della primavera. Avrebbe voluto lasciarla, ma non era più sicuro che star bene significasse fare quello che si vuole fare: tenendo per mano la ragazza che per amore si era fatta tatuare il suo nome attorno al buco del culo, sentiva che la catena del dovere portava con sé il sottile piacere delle cose ben fatte.
Sotto casa, lei lo guardò e gli disse: “Ma a proposito, tu, cosa volevi dirmi?”
Niente, una cosuccia a cui pensavo da tempo… Ti andrebbe di sposarmi?”
Lei lo abbracciò felice; e a Kant, che li guardava dall’alto, scappò una lacrimuccia.

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6 thoughts on “PordenoneLegge 2015 – Fight Reading – Racconto #1

  1. Frizzante, spigliato, leggero. Ma non perde un colpo. Ritmo perfetto. Pungente ironia, effetto. Sorriso. “La catena del dovere portava con sé il sottile piacere delle cose ben fatte”. Complimenti!

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