PordenoneLegge 2015 – Fight Reading – Racconto #2

Ecco il secondo racconto, il meno votato dei tre.

Due punto zero

 

Aveva sempre saputo che lo avrebbe lasciato,
fin dal primo giorno.

Clara Usòn

paris3Lei veniva da una famiglia semplice e per bene. Il papà aveva un bar sulla strada che portava a Baggio, a ovest di Milano, vicino a un supermercato dell’Esselunga – lo aveva ereditato da suo padre, che lo aveva ricevuto dal nonno che lo aveva aperto con il bisnonno ai primi del novecento, quando da quelle parti c’era solo un sacco di pianura padana e qualche operaio che andava al lavoro in bicicletta, come in un libro di Céline; la mamma dava una mano dietro il bancone, faceva le iniezioni ai vecchi del quartiere (tre euro a puntura), spazzava i gradini della Chiesa dopo i matrimoni, e leggeva fotoromanzi. Aveva anche due fratelli, uno sempre sul punto di sposarsi, l’altro con aspirazioni da DJ, e uno zio che girava per casa, un omone con i baffetti che da giovane aveva lavorato come buttafuori in una balera, poi era entrato in un brutto giro, si era fatto un po’ di prigione, e ora faceva la comparsa in una serie televisiva sui carabinieri – aveva una divisa da maresciallo, che qualche volta indossava anche la domenica, a pranzo, per darsi un tono. Una famiglia del novecento, insomma, di quelle che ormai si trovavano solo nei libri candidati allo Strega. Ma poi c’era lei, la figlia più piccola, una ragazza tutta ventunesimo secolo, social network e smartphone, che dopo il diploma di ragioneria e un’estate a Rimini a servire cocktail al Cocoricò, aveva scelto di intraprendere la carriera del porno.

Lui, invece, il suo fidanzato, era letteratura primissimi anni duemila: laureato in scienze sociali, lavorava come precario in un call center, aveva i genitori separati ma ricchi (la madre, ora lesbica, veniva spesso scambiata per Stefania Sandrelli), leggeva Chomsky, votava Vendola e scriveva orribili romanzi neo-neo-neo-realisti di satira sociale che nessuno pubblicava mai.

Si erano messi insieme, il precario e l’attrice, quando erano ancora studenti, lui bruttino ma colto, lei ancora inconsapevole del potere ipnotico delle sue tette. Chi li conosceva, sapeva già come sarebbe andata a finire: lei lo avrebbe lasciato. Lo immaginava anche lui, a dire il vero, ma sperava in un capovolgimento del destino, come in certe commedie francesi di fine ottocento.

Quando lei iniziò con i filmini (il suo modello era una certa Valentina Nappi, italiana emigrata a Las Vegas), lo convinse che avrebbe praticato una rigorosa separazione delle carriere. In un’intervista rilasciata in occasione dell’uscita di “Monster horses III”, il primo film al quale aveva partecipato, disse che lei, nonostante le apparenze, era maniacalmente monogama. Qualche volta lui aveva provato a dissuaderla, ma lei diceva che il porno ormai era stato sdoganato. Rocco Siffredi, ad esempio, era andato all’Isola dei Famosi e nessuno aveva avuto niente da ridire. Prima o poi, aggiungeva, anche lei sarebbe approdata in televisione, e allora avrebbe appeso (disse proprio così) le mutande al chiodo.

cv-occhiomalocchioprezzemoloefinocchioIn effetti, erano cambiate molte cose da quando lui, da ragazzino, passava interi pomeriggi al cesso, sfogliando vecchie coppie sgualcite de “Le ore”, ereditate dai fratelli più vecchi. A quei tempi, gli attori porno avevano un aspetto da ex-carcerati, e le attrici assomigliavano tutte alla prostituta che batteva sotto casa sua, una tizia strabica ormai stagionata.

Con gli anni, però, il porno si era dato una bella ripulita: ora nei video c’erano culturisti, calciatori, commesse del centro e giovani parrucchiere. Tutti volevano assomigliare a loro. Le amiche di sua madre dicevano ridendo di essere delle vere MILF, e il figlio di un suo cugino gli aveva confessato, una volta che erano a pranzo insieme per una prima comunione, che lui stravedeva per il genere threesome e che sperava, prima poi, di essere coinvolto anche lui in un rapporto a tre: aveva dodici anni, quel ragazzino, una coltivazione di brufoli in faccia e un cellulare strapieno di foto della Nappi. Era davvero una specie di celebrità, quell’attricetta, e quando lo scoprì iniziò a pensare che forse, nel giro di qualche anno, anche la sua ragazza sarebbe diventata famosa… Ma non era sicuro che la cosa gli avrebbe fatto davvero piacere… Anzi, qualche volta si intristiva al pensiero che prima o poi, da qualche parte, ci sarebbe stato un dodicenne che avrebbe passato il tempo seduto nel cesso di casa, con la porta chiusa, guardando le foto di sua moglie…

A un certo punto, fu chiaro che era solo questione di tempo: presto lei lo avrebbe lasciato. E infatti una mattina lei lo chiamò, gli spiegò che lo considerava un ostacolo alla realizzazione delle sue aspirazioni artistiche e lo scaricò. Qualche mese dopo la vide sulla copertina di Donna Moderna sotto il titolo “Vi spiego io cos’è l’amore due punto zero”. Tornato a casa, bruciò tutti i romanzi neo-neo-neo-neo-realisti che aveva scritto e che nessuno aveva mai pubblicato: gli era diventato finalmente chiaro che, nel ventunesimo secolo, la letteratura non sarebbe mai stata all’altezza della realtà.

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5 thoughts on “PordenoneLegge 2015 – Fight Reading – Racconto #2

  1. Un racconto dove serpeggia una consumata, sapiente perfidia, appena appena appannata dallo scorcio conclusivo, troppo sentenzioso ma certo riflettente l’estro ispiratore della breve narrazione.
    Notevole, poi, la capacità con la quale la narrazione si avvia all’epilogo, infarcita di locuzioni e termini desunti dalla giungla del linguaggio pseudo- tecnologico che, tuttavia, sono funzionali e strumentali proprio a quella perfidia descrittiva, senza farle perdere di leggerezza

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  2. questa cosa delle frasi spunto mi ha fatto venire una nostalgia terribile per la mia insegnante di italiano delle medie che faceva esattamente così, buttava lì una frase e dovevamo scrivere un racconto o una sceneggiatura; così mi leggo le tre frasi, mi cimento come un tempo e allora, solo allora, ti leggo

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  3. In effetti è, a mio parere, il meno riuscito dei tre racconti. Non è così ben amalgamato e omogenizzato nei suoi elementi, non così rapido, efficace e incisivo nella caratterizzazione. Cionondimeno ancora complimenti per la capacità di includere nell’ironica “carrellata” tanta parte della contemporanea (e non) deriva sociale, per di più attraverso la divertente lente del porno.

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