Grafemi

Segni, parole, significato.

Natale

NATALE

Era Natale. Attraversavo la vasta pianura. La neve era come vetro. Faceva freddo. L’aria era morta. Non un movimento, non un suono. L’orizzonte era circolare. Nero il cielo. Morte le stelle. Sepolta ieri la luna. Non sorto il sole. Gridai. Non mi udii. Gridai ancora. Vidi un corpo disteso sulla neve. Era Gesù Bambino. Bianche e rigide le membra. L’aureola un giallo disco gelato. Presi il bambino in mano. Gli mossi su e giù le braccia. Gli sollevai le palpebre. Non aveva occhi. lo avevo fame. Mangiai l’aureola. Sapeva di pane stantio. Gli staccai la testa con un morso. Marzapane stantio. Proseguii.

(Friedrich Dürrenmatt, 1942)

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Informazioni su Paolo Zardi

Nato a Padova, sposato, due figli, ingegnere, nel 2010 ha pubblicato, con la Neo, una raccolta di racconti dal titolo "Antropometria", nel 2012 il romanzo "La felicità esiste" per Alet Edizioni; quindi una seconda raccolta di racconti per la Neo, "Il giorno che diventammo umani" nel 2013, arrivato alla quarta ristampa e il romanzo breve "Il signor Bovary" per Intermezzi, nel 2014. Ha partecipato a diverse antologie di racconti tra il 2008 e il 2015. Nel 2015 sono usciti il romanzo "XXI secolo" per Neo edizione (finalista allo Strega, al premio Simbad, a "Scrivere per amore" e al Premio Letterario "Città di Moncalieri") e il romanzo breve "Il principe piccolo" per Feltrinelli Zoom. Sempre nel 2015 ha curato l'antologia "L'amore ai tempi dell'apocalisse" per Galaad edizioni. Ultimamente, è molto stanco per un lavoro che non gli dà tregua.

5 commenti su “Natale

  1. stravagaria
    24/12/2015

    Auguri Paolo!

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  2. Alessandra
    24/12/2015

    Chissà qual è il vero significato di questa storiella, quello che gli attribuiva realmente lo scrittore quando la scrisse, a poco più di vent’anni o giù di lì… Ho letto in giro opinioni discordanti sull’interpretazione; qualcuno ci vede un tentativo di screditare il valore del Natale e il concetto di Bene che reca con sé (il Gesù Bambino senza occhi, il gusto di pane stantio e raffermo), mentre altri ci scorgono un incitamento ad andare avanti, ad avere fede, a sperare ancora, nonostante il gelo e la desolazione che fanno da contorno… perché il protagonista non solo si ciba di ciò che rappresenta il simbolo dell’eucarestia, ma prosegue poi anche il suo cammino. Personalmente non so cosa pensare; ho letto e apprezzato tutti i racconti di Durenmatt, e più volte sono stata colpita dal suo stile paradossale e grottesco, ma di questa storia non riesco a cogliere il messaggio di fondo… Bisognerebbe conoscere più a fondo l’autore e le idee che aveva in fatto di fede. In ogni caso Auguri, e complimenti per il blog (che ho scoperto da poco).

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    • Paolo Zardi
      24/12/2015

      La mia idea personale su questo racconto è molto più semplice e ingenua: l’ha scritto quando aveva 21, e aveva bisogno di provocare per far sentire la sua voce. Ha quindi preso di mira l’intoccabile Gesù bambino e se l’è mangiato. Non ritrovo, nella sua opera successiva, alcun riferimento alla religione (o almeno io non l’ho colto).
      Grazie per gli auguri, che ricambio di cuore, e grazie per essere passata di qui!
      A presto,
      Paolo

      Liked by 1 persona

  3. Amanda
    25/12/2015

    Poro bambinello, manco marzapane fresco!
    Buon natale, Paolo

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Questa voce è stata pubblicata il 24/12/2015 da in racconto, Satura Lanx con tag , , .

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