Viaggio nel tempo

Non mi stancherò mai di dirlo: la più grande e più importante invenzione del ventunesimo secolo è Google. I suoi creatori meriterebbero il Nobel – per l’economia, la fisica, la pace, la letteratura. Con il motore di ricerca hanno reso reale un racconto di Borges, lo splendido “L’Aleph” in cui si racconta la storia di un uomo che trova, credo sotto le scale di casa sua, l’accesso al mondo nella sua interezza. Il suo scopritore decide di usare questo immenso potere per descrivere tutto, un pezzettino alla volta (se non ricordo male, inizia con la descrizione di un benzinaio in Australia). Un giorno quest’uomo condivide la scoperta con un amico il quale, invece di soffermarsi su dettagli così inutili, riesce ad abbracciare, in un un’unica visione, ogni cosa. Google può essere usato allo stesso modo – la sua potenza è nelle dita di chi lo interroga – e probabilmente, prima o poi, darà vita a una nuova forma di intelligenza che ora non possiamo nemmeno immaginare (già ora mio figlio più piccolo pone domande a Google in linguaggio naturale, convinto di avere a che fare con una macchina che neppure Turing riuscirebbe a smascherare).

E ponendomi di fronte a questo Aleph, personalmente mi sento più simile al gretto omuncolo che scandaglia il mondo in ogni suo più insignificante dettaglio, che al mistico che coglie l’essenza del tutto. Questo sotto, ad esempio, è un benzinaio australiano al quale gli affari non sono andati molto bene – si trova in Ann Street, a Brisbane, nella regione del Queensland, in Australia.

benzinaio australia

Mi capita spesso di aprire le mappe di Google, digitare il nome di una città a caso, e poi scendere con Street View, girare a caso, per farmi un’idea. Com’è Lima? E Tokyo? Come si vive nelle periferie di Città del Messico? E a Poltava, in Ucraina? Una volta sono andato in una città della Groenlandia – non era la capitale, Nuuk, 14.000 abitanti, ma una più a nord, con tanta neve, e girando per le sue strade, passando accanto a pick up e spalaneve, ho visto l’insegna di un locale, che poi ho trovato su Facebook. Nella sua pagina c’erano foto di picccoli concertini dal vivo – gli esquimesi del posto ballavano e bevevano, e si scambiavano commenti. Ho seguito uno di loro, ho sfogliato le foto della sua famiglia, e ho cercato i suoi amici, e ho spiato le loro vite così normali, e così distanti… E’ il piacere dei guardoni, questo? Può essere. Il sesso però non c’entra. Forse gli esploratori sono instancabili voyeur. Per me, è l’ebbrezza di poter osservare un dettaglio sapendo che esiste, e che si trova a migliaia di chilometri da me. Sarebbe buffo scoprire che il mondo che osservo attraverso questo spioncino è in gran parte un’invenzione di Google.

Qualche giorno fa, ho scoperto un’ulteriore incredibile funzionalità: il viaggio nel tempo. Google aggiorna abbastanza spesso le foto di Street View; quelle vecchie, però, non le butta via: gli archivi rimangono sempre in linea ed è possibile passare dal più recente al più vecchio con un semplice click. Nemmeno Borges avrebbe potuto immaginare tanto: non solo possiamo vedere tutto il mondo contemporaneamente, ma anche contemporaneamente tutti i mondi che si sono succeduti nel corso degli anni. Poiché Google dà l’impressione di essere una società con un orizzonte temporale (almeno) dell’ordine del secolo, tra un centinaio di anni sarà possibile vedere come si sono evolute le città, le regioni, le pianure – e perfino i canali di Venezia: con Street View è possibile girare per Venezia a bordo di una barca, con una prospettiva che poche persone hanno il privilegio di avere.

Non voglio annoiare nessuno con i miei viaggi della nostalgia – una nostalgia di breve durata (la foto più vecchia di Padova risale al 2009), piccola, privata – e non voglio nemmeno raccontare i miei viaggi tra i vicoli di Kiev, nei porti di piccole città del Canada, tra le strade affollate di Rio, o nei saliscendi delle colline attorno a Lima, o nel rigore invernale della Siberia, e tutte le ramificazioni che questi viaggi comportano – siti di negozi svedesi di elettrodomestici, prezzi on line di elettrauti portoghesi, programmazione giornaliera di un cinema di Amburgo: ogni voyeur è geloso delle proprie scoperte, perché consapevole che il loro significato sta soprattutto nei particolari occhi di chi guarda. Ma questa sequenza di foto è, a mio parere, divertente – sì, lo so, divertente per uno come me.

Periferia di Bucarest. Strada Mircea Vulcanescu (a fost un economist, filolog, filosof, publicist, sociolog, teolog și profesor de etică român, victimă a represiunii comuniste din România). Siamo nel cuore di una capitale che, con grandissima fatica, sta cercando di allinearsi con l’Occidente (un’inspiegabile ossessione che tormenta tutti i paesi dell’est). In queste foto si intravedono tracce di questo cammino. Luglio 2011.

bucarest 2011Al centro della foto c’è una Trabant posteggiata dietro a un SUV della BMW. Un anno dopo, stessa strada, e la Trabant è ancora là, testimone involontaria di un tempo ormai passato (per spostarsi nel tempo, si usa il riguardo sulla sinistra che si vede nella foto).

bucarest 2012

Ma tra il 2012 e il 2014, finalmente (!) il proprietario di questa macchina riesce a fare il salto! Ora ha una macchina minuscola allo stesso modo, ancora bianca, ma nuova!

bucarest 2014

Tutto il resto – la casa mezza diroccata sullo sfondo, le imposte sempre chiuse della casa davanti, il cancello poco più in là, perfino la macchina parcheggiata davanti – è rimasto identico. Ma quella macchina no: il passaggio dalla minuscola Trabant a una minuscola Ford racconta la storia della Romania degli ultimi cinque anni. Non è l’Aleph – nessuna illuminazione, nessuna visione – ma è qualcosa che a Borges forse sarebbe piaciuta.

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5 thoughts on “Viaggio nel tempo

  1. Bell’articolo, mi ha fatto pensare anche al capitano Marlow di Cuore di tenebra che guardando la carta dell’Africa si scopre attratto dal “fiume possente, che si snodava come un gigantesco serpente, con la testa nel mare, il corpo ripiegato su un immenso territorio, la coda perduta nel cuore del continente.si snoda come un serpente”. Marlow, un uomo così attratto dalle terre misteriose evocate da una semplice carta geografica tanto da decidere di andare a vederle con i propri occhi e giungere alla suggestione del percorrere a ritroso il tempo: “Risalire quel fiume era come compiere un viaggio indietro nel tempo, ai primordi del mondo, quando la vegetazione spadroneggiava sulla terra e i grandi alberi erano sovrani.”

    Tornando a Borges: se Google maps è “L’Aleph”, allora Internet forse sarebbe una gigantesca e labirintica “Biblioteca di Babele”. E sì, credo che ne sarebbe fortemente incuriosito, anche solo per metterne in luce i sottili meccanismi sottesi. E poi cosa potrebbe pensare di Wikipedia? La consulterebbe come l’Encyclopaedia Britannica? Andrebbe a verificare l’esistenza della voce Uqbar? 🙂

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  2. Forse il segreto misterioso della fascinazione di questa specie di voyeurismo è dello stesso tipo di quello che appare in “La carta e il territorio” di Houellebecq, dove tracciare delle linee a caso su delle mappe o stabilire dei punti in posti sconosciuti è come domandarsi se la da loro come qui da noi sia possibile la felicità.
    Complimenti e solo una nota su un dettaglio: la casupola con la sola finestra come un Polifemo dove davanti è la macchina rossa sembra sia stata abbattuta nell’ ultima foto.

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