I Signori Grigi – di Riccardo Cesario

I Signori Grigi

di Riccardo Cesario

kajagoogooMichael Ende è uno scrittore tedesco conosciuto per il suo romanzo per ragazzi “La Storia Infinita” da cui è stato tratto anche un celebre film. La canzone portante del film, “Neverending Story”, era cantata da Limahl, cantante dei Kajagoogoo, un gruppo inglese che neanche in videoclip riuscivano a suonare in playback e che, in effetti, solo in Germania, hanno avuto veramente successo. Too Shy too shy… hush hush eye to eyeQuando mi sono trasferito in Italia con la famiglia, nel 1984, approdai in terza media e oltre ai Vanilia Hosen portavo con me la conoscenza musicale di Limahl, di Nena e di FR David. Per fortuna non erano però propriamente questi i miei gusti musicali altrimenti, credo, avrei avuto ancora più difficoltà di integrazione. Confesso che il vinile di FR David l’avevo comprato anch’io, ma perchè era in offerta. In gita, ad Aprile, andammo a Cannes e lungo la riviera, nel pomeriggio, fui l’unico tra i miei compagni a riconoscere Limahl passeggiare in mezzo alla gente che si girava a guardarlo o che lo fermava a chiedergli qualche autografo (pochi). In Germania hanno gusti musicali un po’ strani. I tedeschi. I calzini bianchi con i sandali. I Barclay James Harvest. Gli Alan Parsons Project. Gli Electric Light Orchestra. E, ovviamente, i Queen. Credo che i Queen siano il gruppo più amato in assoluto dai tedeschi. Non esiste un tedesco che non abbia almeno un disco dei Queen in casa e che non sia andato a vedere Flash Gordon al cinema. A me in Germania piacevano i Bap. I Bap cantavano in Koelsch, il dialetto che si parla a Colonia, di cui io non capivo assolutamente nulla. Un pomeriggio venne a casa nostra un compagno di classe di mio fratello e mi tradusse un pezzo di un brano in cui cantavano quel pezzo di me dentro al pezzo di te”. Mi ricordo anche la saccenza con cui me lo spiegava, come se lui fosse avanti anni luce su certe cose. “Ma come? Non capisci cosa stanno cantando? Ma vuol dire che stanno trombando, no?!” Brutto saputello saccente tedesco con i calzini bianchi, i sandali e i Barclay James Harvest. Ti ho detto che non capisco il Koelsch, non i doppi sensi a sfondo sessuale.

Si chiamava Michael. Io avevo 10 anni e lui, come mio fratello, ne aveva 13 e mezzo.

Un giorno mia figlia torna a casa e ci racconta che a scuola le hanno fatto vedere Arrietty. Trovo il film in streaming e ce lo guardiamo tutti e tre insieme sul divano. Un film stupendo. E penso a come sia stata brava la maestra a far vedere ai bambini questo film. Poco tempo dopo però mi ricordo che in Germania, a scuola, ci leggevano Vampiretto, oppure (e soprattutto) Momo. E mi viene un po’ di tristezza pensando che oggi le maestre per tenere buoni la metà dei bambini che eravamo noi non hanno voglia di mettersi a leggere e mettono su un film. Mi ricordo benissimo anche l’enfasi che la nostra maestra, Frau Liebeknecht, poneva sulla eccezionale qualità di Momo del saper ascoltare, invitandoci a fare lo stesso. Quasi si potesse insegnare anche ad ascoltare che, in fondo, è l’argomento centrale del libro. I tedeschi.

Ho sempre amato Momo per questo motivo e penso che sia questo il vero capolavoro di Ende. Un tedesco. Quest’estate ho provato a convincere mia figlia a leggerlo insieme. Lo avevamo già nella nostra libreria perché quando ho conosciuto Barbara glielo regalai perché trovavo in lei la stessa straordinaria qualità che aveva Momo e che avevo trovato in pochissime altre persone prima di lei (e che per fortuna fanno ancora parte della mia vita). Con mia figlia mi ci sono messo quindi di impegno: non ho mai forzato più di tanto per leggergielo e quando lo facevo spiegavo le parole più difficili a lei che ha solo 7 anni. Recitavo le scene lette facendo la massima attenzione alle descrizioni dell’autore riguardo le espressioni dei personaggi, cercando di coglierle in anticipo mentre leggevo. Sembrava attecchire bene finchè l’altro ieri siamo arrivati alla prima comparsa dei… Signori Grigi.

  • Papà, ma chi sono i Signori Grigi? Vogliono giocare anche loro con Momo?
  • Temo di no, piccola. Scoprirai più tardi che i Signori Grigi sono le persone che vogliono rubare il tempo agli uomini. Ma Momo saprà aiutare i suoi amici. Dobbiamo solo andare avanti a leggere e vedere cosa succede…
  • Ma sono persone vere?
  • Potrebbero anche esserlo, amore mio. Come i Pirati nella canzone di Bennato, ricordi?
  • Ma quelli non sono veri. Si travestono così.
  • Sì ma rappresentano le persone che vogliono prendere qualcosa di prezioso che appartiene solo a te e che nessuno ti potrà restituire se lo perdi, e questa cosa è il tempo. E’ un po’ quello che cercavo di spiegarti ieri in macchina, ricordi? E’ per questo che mi sono licenziato, piccola…
  • Sì Papà, però non voglio più leggerlo adesso perché mi fanno un po’ paura…

Ha ragione. La capisco. Pretendo troppo. Forse anch’io in Germania non avevo solo 7 anni quando seguivo Frau Liebeknecht. Spero che riusciamo a riprenderlo.

Dieci giorni fa Paolo mi chiede se avrei piacere a scrivere un pezzo per il suo blog. A parte il fatto che tuttora non riesco a spiegarmi questa richiesta scellerata per ricevere un accozzaglia senza un senso o un filo logico, mi sento comunque onorato e inizio a pensare a cosa scrivere. Capisco che mi chieda di parlare di musica ma mi domando se è consapevole che io non riesco ad averne un approccio strutturale. Il mio blog (radioteque.com) nasce per buttare fuori pensieri disordinati che emergono durante l’ascolto di un particolare CD e che magari non hanno niente a che vedere con la musica. Sono solo l’effetto della musica e non la causa. Quasi mai parlo del CD in sé. Quando ho tentato di farlo è quasi sempre venuto fuori un articolo brutto brutto brutto. Ma l’amicizia con Paolo non si ferma qui. Quindi mi chiede, magari, se riesco – per carità, se voglio inserirci un riferimento alla letteratura. E adesso che faccio? Io che non riesco a scrivere nemmeno per me stesso ora dovrei parlare di musica e in riferimento a un libro o qualcosa di letterario. Non ci riesco proprio. Posso anche aspettare altri 10 giorni. Proprio non mi ispira niente. Allora faccio come per il mio blog. Metto su le cuffie e un CD. Glielo devo. Così impara un finalista dello Strega a imbrattare il proprio giardino con la raccolta indifferenziata della mia immondizia. Cerco di vincere le ultime resistenze e la febbre da palcoscenico e mi concentro ancora sulla scelta del CD. Devo solo trovare quello giusto e il resto è fatto. O no? Ho conosciuto Paolo durante un lavoro da un cliente comune nella nostra vita in prestito a un’attività che ci permette di sopravvivere. Su un ballatoio (ero ancora fumatore) iniziammo a parlare di Philip Roth e di Devendra Banhart e di come sia raro trovare qualcuno che abbia voglia di … ascoltarli.

Vado alla mia CDteca e sotto la lettera B cerco un CD di Devendra. Sono fortunato. E’ da una vita che non riesco più a sistemare i CD in ordine alfabetico ma i suoi sono al posto giusto e li trovo subito. Mi fermo un momento sulla copertina di Cripple Crow. Penso alla fatica che ho fatto ad accogliere questo disco e il suo autore. Penso a quanti ascolti degli mp3 ci sono voluti per acquistarlo. Penso che, per come lo intendo io, è molto difficile soddisfare la richiesta di Paolo di trovare un collegamento tra musica e letteratura. Per i film è più facile. Per quello esistono le colonne sonore. E’ molto bello anche l’esperimento di A Pale Wash of Light su cui magari potrei tornare anch’io. Al momento però mi sono voluto fermare sul concetto dell’ascolto e di come vorrei che mia figlia capisse come la musica o la lettura o qualsiasi altra forma di “ascolto” la possano proteggere dai Signori Grigi. E penso che devo essere grato di avere una moglie e dei buoni amici che possiedono questa qualità.

Per tutti gli altri ci sono i Kajagoogoo

And if I lived in China I’d have some Chinese Children…

 


Postfazione di Paolo

Se dovessi dire dove è nata la mia passione per la scrittura, chi devo ringraziare per aver innescato la sequenza di fatti che poi mi hanno portato a perdere un sacco di tempo davanti a Open Office, probabilmente arriverei fino a un pomeriggio di dieci anni fa, nella sala server di un cliente dove io e un altro consulente eravamo impegnati in una di quelle interminabili sessioni di installazione di Hummingbird DM (credo fosse la versione 5.1), una cosa che allora sembrava estremamente importante e delicata e che ora, a distanza di tempo, non significa più nulla.

Mentre eravamo là, io e Riccardo Cesario, il collega, abbiamo chiacchierato tutto il tempo. Provavo la bella sensazione di aver trovato una qualche forma di assonanza, cosa abbastanza rara, nel mondo lavorativo in cui galleggio. Tra una cosa e l’altra, mi ha parlato di uno scrittore che a lui piaceva molto e che io, ignorante come una capra, non avevo mai sentito nominare. Lo cercò su Google, e mi mostrò la foto. Era questa.

wallace

Amo sempre ricordare la prima impressione avuta in un incontro: quali errori di valutazione avevo commesso, la prima volta? E cosa invece avevo capito? Di questo tizio qui sopra non avevo capito quasi niente. Pensai: come può uno scrittore serio mettersi una bandana in testa, avere i capelli lunghi e sembrare un rapper? Temetti, lì per lì, che Riccardo stesse cercando di consigliarmi uno di quegli autori underground che scrivono storie impossbili da leggere, ambientate in periferie urbane di grandi metropoli americane – pensai proprio così. Fidandomi comunque del consiglio, comprai “Considera l’aragosta” e fu come scoprire un nuovo sistema solare.

Poi, come spesso succede con le persone che si incrociano sul lavoro, ci siamo persi di vista – lui aveva cambiato azienda, e io ero rimasto sempre nella stessa. Ma un po’ di tempo fa il contatto si è ricreato, e abbiamo scoperto che quelle tre o quattro chiacchierate fatte dieci anni fa avevano lasciato un buon ricordo. Dopo aver letto il suo blog, radioteque.com, dedicato alla musica (ma non solo), gli ho chiesto se voleva scrivere qualcosa per Grafemi, per sopperire alla mia mancanza di una seria cultura musicale. L’ho sfidato chiedendogli qualcosa che legasse musica e letteratura. Lui ha accettato, e questo è il post. Bello, no?

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3 thoughts on “I Signori Grigi – di Riccardo Cesario

  1. L’ha ribloggato su Radiotequee ha commentato:
    Un mio vecchio compagno di università diceva sempre: “ragazzi andate piano che gli incidenti del Sabato sera capitano soprattutto dal Lunedì al Venerdì.” Ecco quindi l'”Inserto del Lunedì” che non ti aspetti il Martedì mattina mentre sei dal cliente e fingi di dover andare in bagno per nascondere i lacrimotti che iniziano a salire perchè ti sei appena reso conto che è proprio quell’articolo che avevi scritto tu.
    Lo dicevo io che da certi amici bisognerebbe stare alla larga…. 😉 Grazie Paolo.
    Grazie.

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  2. Bravi!! Adoro questo blog, anche se è più un treno pieno di cose pazzesche che corre, rallenta, impazzisce, si addormenta, ricomincia, su binari lunghissimi e dritti, non una curva, non una sbavatura.. binari che si perdono chissà dove, senza però perdersi mai. I treni – e i binari- che piacciono a me.

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