La mamma

nonno
Nonno Anacleto in una foto di mia madre

Mia madre ha sempre avuto la passione per la fotografia. Negli anni settanta usava una Petri completamente manuale; negli anni ottanta, invece, si era fatta portare dall’America, grazie a un collega di mio padre, una Nikon piuttoto evoluta, con uno splendido zoom, che le aveva consentito di migliorare ulteriormente i suoi ottimi risultati (la Petri era finita a me, un tredicenne che credeva – sbagliando – di avere un qualche talento per le foto).
Una scelta che spesso le contestavamo era quella di preferire le diapositive alle stampe. A noi, a me e ai miei fratelli, piaceva avere un ricordo fisicamente tangibile, e facilmente condivisibile, del nostro passato. Ogni tanto ci accontentava, e le foto stampate finivano in uno scatolone biancco di legno, confuse con altre foto del passato – il matrimonio dei miei, i nonni ancora giovani, mio fratello a sei mesi, le vacanze a Norcen – e ci piaceva, una volta ogni due  o tre mesi, immergere le mani in questa massa di ricordi in bianco e nero.
Tuttavia, con il tempo, siamo arrivati ad ammettere che mia madre aveva ragione. Il rito della visione delle diapositive, proiettate prima su un muro, con un proiettore tutto manuale, poi su uno schermo in stile cinematografico, con un proiettore dotato di telecomando, fa parte della storia della nostra famiglia: succedeva specialmente la domenica pomeriggio, o qualche sera infrasettimanale – si spegnevano le luci, sceglievamo un caricatore a turno, e commentavamo ogni singola foto; qualche volta ne capitava una infilata al rovescio, a testa in giù oppure con le scritte che andavano da destra a sinistra, e ce n’erano altre che era impossibile mettere a fuoco. Era bello che tutti vedessimo contemporaneamente lo stesso ricordo.

io piccolo
Io a Grado negli anni settanta

Ora la tecnologia ha fatto passi da gigante. Mia madre ha passato qualche mese a riguardarsi tutti i caricatori, scegliendo le diapositive migliori e le ha portate da un fotografo che le ha stampate e ne ha creato una copia in jpeg. Mi sono preso qualcuno di quei cd e ogni tanto sfoglio il mio passato, da solo, sul mio pc. E’ bello, certo, e comodo, ma non è la stessa cosa. Sono arrivato a provare nostaglia perfino dell’odore di polvere bruciata del proiettore appena acceso.
Un po’ di tempo fa, una sera che eravamo andati a mangiare la pizza dai miei, e Dunja, mia moglie, era a Roma per seguire un corso, mia madre mi ha dato una piccola scatolina con dentro una cinquantina di diapositive. “Queste sono tue”, mi ha detto. Ho dato un’occhiata al volo a una di queste, puntandola verso il lampadario della cucina: c’era un me ventenne, con un sacco di capelli in più e qualche chilo in meno.
Una volta a casa, mi sono messo a guardarle con i bambini. Non ho un proiettore (non saprei che farmene) ma abbiamo una lampada che è un cubo di 80 cm, di plexiglass non trasparente, molto luminoso: abbiamo appoggiato le diapositive là sopra, e ce le siamo passate. Guardandole, però, ho capito perché mia madre non le aveva fatte stampare: nella maggior parte di quelle foto non c’ero solo io, ma compariva anche la ragazza che avevo avuto tra il 1986 e il 1999, una specie di moglie della giovine età. I bambini piano piano sono ammutoliti. In una, io e quella ragazza ci baciavamo – avevamo diciotto o diciannove anni – e in un’altra io e quella ragazza camminavamo mano nella mano, sorridenti, su un lungo mare, forse in Sardegna. E’ stata un’emozione buffa – niente di nostalgico o commovente, ma la sensazione che quelle foto riguardassero un’altra persona. Per i miei figli, però, quel tizio che sorrideva dal passato ero proprio io. Avrei dovuto nascondergliele? Far finta di non essere esistito durante gli anni novanta? Jurij, più grandicello, sembrava incuriosito di colmare quella lacuna; Matija, invece, stava sempre più zitto.
“Matija, che c’è? Tutto bene?” gli ho chiesto.
Lui mi ha guardato con i suoi occhioni grandi che si stavano riempiendo di lacrime e mi ha detto: “Ma è vero che la mamma è più bella?” Non credo di aver mai provato tanta tenerezza per mio figlio come in quel momento: nella sua domanda c’era l’espressione di un amore immenso.

Con un po’ di pazienza si sono messi a dividere le diapositive in due gruppi. “Queste” mi hanno detto alla fine dandomi un piccolo sacchetto “non le mostriamo alla mamma”. La stavano proteggendo. Poi si sono messi in salotto ad aspettarla, e quando lei è arrivata, ed è entrata, le sono corsi incontro e l’hanno abbracciata forte, come se, dopo averla perduta, l’avessero di nuovo ritrovata.

io giovane

Annunci

2 thoughts on “La mamma

Se vuoi dire la tua...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...